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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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18/01/2017

“C’è l’amianto? Tanto il tumore arriva tra 30 anni...”

Bisogna assolutamente fare le "grandi opere". A tutti i costi... Anche se bisogna blindare i territori, minacciare le popolazioni residenti che s'oppongono, arrestare, incarcerare, accusare di "terrorismo" chi ostacola i lavori e ricorre al boicottaggio.

Abbiamo sentito mille volte i ministri in carica tuonare contro i "terroristi" che manifestavano, resistendo alle cariche di polizia e persino ai rastrellamenti dell'esercito (in Val Susa ci hanno mandato persino reduci dalla "missione" in Afghanistan).

In Val Susa come sull'Appennino, nei punti in cui si va a scavare – per la Torino-Lione come per il Terzo Valico – è accertata la presenza di amianto. Ma imprese costruttrici e governi hanno sempre assicurato: "nessun pericolo". Anche dopo le inchieste (non molte) della magistratura, quasi sempre incentrate su corruzione e mazzette, più che sulla partecipazione di famiglie mafiose o gli autentici crimini ambientali provocati da lavori peraltro inutili.

Tutti avevano anche provato a contrapporre le popolazioni residenti ai lavoratori impegnati nei cantieri, e qualcuno di loro ci era anche cascato. Ora un'altra inchiesta rende pubbliche delle intercettazioni in cui i dirigenti delle imprese fanno spallucce al ritrovamento di abbondanti vene di amianto durante lo scavo delle "talpe". "Tanto la malattia arriva tra 30 anni...", quando i soldi saranno stati incassati e trasferiti in qualche paradiso fiscale, quando gli attuali ministri e dirigenti aziendali saranno morti e sepolti con tutti gli onori. Quando le famiglie dei "tumorati dalla Tav" cercheranno inutilmente un giudice che apra un processo per omicidio premeditato.

Perché ministri e dirigenti d'azienda sapevano tutto fin dall'inizio e hanno deciso che qualche decina di morti tra 30 anni era "un prezzo accettabile" pur di fare l'opera e incassare profitti o mazzette. Tanto, mica saranno loro a morire di mesotelioma pleurico...

Questo atteggiamento criminale del potere è stato sempre scoperto ex post, a cose fatte. Qui, questa volta, siamo invece "in corso d'opera". Si potrebbe benissimo fermare tutto e incarcerare i responsabili. E soprattutto escluderli per sempre da qualsiasi incarico di responsabilità, pubblico o privato che sia. Come si faceva agli albori del capitalismo (pensa un po' te...), quando esisteva pure la condanna alla prigione "per debiti". Fosse rimasta, il capitalismo familiare all'italiana non avrebbe avuto neppure un capitano d'industria...

Infine. La notizia è stata pubblicata anche da La Stampa, organo di casa Fiat-Fca in procinto di passare al gruppo Repubblica-L'Espresso. Ma opportunamente confinata nella pagina locale di Alessandria. Al resto d'Italia non far sapere...

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Così il dirigente Cociv rispondeva al collega preoccupato per il materiale nei cantieri

Matteo Indice

L’amianto non è sempre stata una preoccupazione per i manager del consorzio che sta costruendo il Terzo valico. Tanto che 18 mesi fa uno dei superdirigenti poi arrestati per gli appalti pilotati, davanti all’allarme di un sottoposto per la presenza della fibra pericolosa nei cantieri lo tranquillizzava: «Tanto la malattia arriva fra trent’anni…». Le cimici della Finanza stavano registrando tutto.
Per contestualizzare la vicenda occorre tornare alla fine del luglio 2015. Fra alcuni tecnici del Cociv, raggruppamento d’imprese capeggiato da Salini-Impregilo che realizzerà la nuova ferrovia Genova-Milano, c’è un po’ di apprensione poiché dagli scavi saltano fuori materiali pericolosi. Gli abitanti delle aree circostanti protestano, sia in Piemonte dove dovrebbe essere realizzata gran parte del tracciato, sia sul versante ligure. In quel periodo le Fiamme gialle e i carabinieri, su ordine delle Procure di Genova e Roma, registrano ogni dialogo negli uffici Cociv del capoluogo ligure: molte commesse potrebbero essere state assegnate in modo illegale dal medesimo consorzio, che svolge il ruolo di general contractor affidando lavori pagati con miliardi di soldi pubblici pur essendo un soggetto privato.

C’è una conversazione fra le altre che fa sgranare gli occhi agli investigatori, sebbene non rappresenti di per sè la prova d’un reato. L’allora numero due Cociv Ettore Pagani – finito ai domiciliari a ottobre proprio per l’affaire appalti (nella foto d'apertura, ndr) – è a colloquio con un collega, allo stato in via d’identificazione. Il secondo si dilunga in una serie di considerazioni più o meno dettagliate sulle rocce che contengono amianto e sulle contromisure da adottare, lasciandosi andare a un certo punto a un commento inquietante: «Il primo che si ammala è un casino», ripete, riferendosi agli operai che lavorano ogni giorno nelle zone più esposte. Da Pagani ci si aspetterebbe un approfondimento dei rischi per la salute, ma il tenore della frase che pronuncia di getto è differente: «Tanto – risponde – la malattia arriva fra trent’anni…». Questo scambio non è contenuto nell’ordine d’arresto notificato nelle scorse settimane, ma fa parte d’un corpo d’intercettazioni già trascritte dagli inquirenti dopo l’ascolto audio, con le quali si focalizza la spregiudicatezza che ha segnato per lungo tempo la gestione dei cantieri.

Pagani ai tempi era un manager di peso, risultando fra l’altro responsabile di progetto per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, opera del cui studio preliminare era stata incaricata Impregilo. A casa sua i militari del nucleo di polizia tributaria genovese avevano trovato mazzette per quindicimila euro, mentre in altre intercettazioni aveva palesato una certa disinvoltura nel rapporto con gli enti locali. Parlando con un altro collega dileggiava l’assessore alle Infrastrutture della Regione Liguria Giacomo Giampedrone (giunta di centrodestra guidata da Giovanni Toti) da cui erano state chieste garanzie sulle ricadute occupazionali nelle zone interessate dagli scavi: «Possiamo dirgli – ridacchiava Pagani – che adesso con quel tunnel facciamo una bella garetta, in cui inviteremo sicuramente delle imprese liguri. Non so quale, tanto poi non prenderà alcun lavoro, eh eh…».

Gli appalti sul Terzo valico rappresentano il cuore dell’inchiesta sulle tangenti per le grandi opere (altri episodi sospetti riguardano i lavori sulla Salerno-Reggio e la nascita del people mover di Pisa) che tre mesi fa aveva fatto scattare 21 misure cautelari. Il tribunale del Riesame le ha confermate e l’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, ha chiesto il commissariamento di Cociv, che aveva nel frattempo rimpiazzato il management.

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27/10/2016

I tunnel dell’Italia infame

Ci abbiamo fatto l'abitudine e non ci riflettiamo nemmeno più. Arrestano un po' di imprenditori, qualche funzionario pubblico, leggiamo di corruzione e di escort come cadeau per facilitare un appalto o la chiusura di entrambi gli occhi sul “cemento come un colla”. Tutto già visto, tutto metabolizzato e dimenticato nel giro di tre giorni. È da quelle parti che si ride quando c'è un terremoto, perché di sicuro fioccheranno appalti pubblici senza troppi controlli. Anzi, mai come in questo caso il terremoto è utile anche a far scivolare rapidamente via dalle prime pagine 35 arresti più o meno eccellenti.

E invece no. Questa inchiesta che ha portato in galera o nei pressi funzionari pubblici, figli di papà famosi, imprenditori vicini alla 'ndrangheta – esattamente come quella sull'Expo milanese, di cui sono sono state pubblicate le intercettazioni (solo sul giornale di Travaglio, pare) – è uno spaccato del potere che governa realmente questo paese. Anche in barba alle prescrizioni e ai controlli dell'Unione Europea. Comunque incontrando un grado di tolleranza molto alto (più dello 0,1%, insomma...).

È necessario non farsi distrarre dalle narrazioni che piovono da Palazzo Chigi o dai diversi scranni istituzionali. Qualsiasi governo del dopoguerra è stato impastato direttamente con questi interessi e questi personaggi. Anche dal punto di vista strettamente capitalistico, questo blocco di interessi rappresenta plasticamente l'“anomalia italiana”.

Che è poi la faccia impresentabile dell'inconsistenza dell'imprenditoria italiota a paragone del grande capitale multinazionale. Un'imprenditoria da appaltisti e “bollettari”, che riesce a vedere un guadagno (non il “profitto”, ma la semplice plusvalenza) solo a ricasco dei finanziamenti pubblici. Questo e non altro sono le grandi opere inutili e devastanti come il Tav, il Mose, l'Expo o le Olimpiadi (per ora forse, e fortunatamente, bloccate).

E' il micromondo in cui l'ex Ragioniere generale dello Stato (presunto cerbero addetto al controllo scrupoloso delle entrate e delle uscite) può passare in una notte alla presidenza di Infrastrutture spa o della Consap (Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici) e in questa veste sponsorizzare e finanziare – con soldi pubblici, ovviamente – i lavori per il Terzo Valico. Opera che viene appaltata al consorzio Cociv (al 64% proprietà di Salini Impregilo), che naturalmente sceglie il figlio di Monorchio, ora arrestato, come direttore dei lavori.

È il micromondo in cui si fanno affari solo se si sta con un piede nel governo e l'altro in Confindustria, scivolando agevolmente da una compagine all'altra e viceversa.

Un micromondo dove ovviamente non c'è nulla da programmare, quanto a sviluppo economico del paese, nessuna strategia industriale da immaginare, ma solo spesa pubblica da gestire, escogitare, ungere, far approvare. Tanto questi vengono classificati come “investimenti”, e i tagli, quando verranno pretesi dagli organismi internazionali, si faranno solo su sanità, pensioni, istruzione, ricerca, ecc.

La coincidenza tra inchieste e terremoto mette in luce proprio lo scarto abissale tra bisogni generali e interessi privati di un ambiente politico-imprenditorial-mafioso.

Ne consegue che l'urgenza vera – quella di salvare vite umane e patrimonio artistico-culturale – sarebbe quella di mettere in sicurezza quel 70% di abitazioni senza garanzie. Un mare di microinterventi, dunque, a basso costo, alta intensità di lavoro (non si possono usare a questo scopo ruspe e talpe giganti, controllate da pochissimi uomini), basso tasso di profitto e alto livello di controllo (i proprietari stessi degli immobili, che si sincererebbero giorno dopo giorno di qualità e velocità dei lavori, nonché dei materiali usati).

Una bestemmia per le orecchie dei “consorziati” specialisti in grandi opere pubbliche. Che preferiscono di gran lunga lavori ciclopici senza controlli, fatti con materiali di scarto e alta intensità di macchinari, pattuglioni di polizia per reprimere eventuali resistenze locali, costi che lievitano di mese in mese con la certezza che lo Stato pagherà fino all'ultimo centesimo grazie a ministri, onorevoli, funzionari foraggiati in molti modi (dalla classica bustarella gonfia all'ancora più classica escort).

Questa Italia non sparirà neanche con la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre. Mentre una catastrofica vittoria dei “sì” le consegnerebbe le chiavi per un dispotismo pressoché assoluto e il potere di schiacciare ogni opposizione sociale con molta più forza di quanta non ne sia stata usata fin qui nei confronti del movimento No Tav.

Per questo la vittoria del NO è solo una premessa, necessaria ma non sufficiente. Urge che un altro e ben più consistente blocco sociale prenda consistenza nel corso di questa battaglia, che lega questioni costituzionali e bisogni sociali, assetti istituzionali futuri e struttura dei diritti. Abbiamo iniziato a metterlo in moto il 21 e 22 ottobre. Si tratta di farlo diventare un soggetto centrale nella dialettica politica del prossimo futuro.

Fonte

Sarà anche un'anomalia italiana, personalmente, però,  trovo che il "il micromondo in cui si fanno affari solo se si sta con un piede nel governo e l'altro in Confindustria, scivolando agevolmente da una compagine all'altra e viceversa" abbia assonanze notevolissime con quell'industria multinazionale, in particolare finanziaria che da 30 anni almeno esprime la stragrande maggioranza della classe politica del mondo anglosassone e delle strutture dell'UE.

Genova. Arresti per mafia su lavori Terzo Valico. Ma và?!

Come ci informa il quotidiano di Confindustria e come ci confermano (con dovizia di particolari i giornali di informazione locale), la Guardia di Finanza ha eseguito una operazione anticorruzione che ha portato ad arresti e misure cautelari nei confronti di imprenditori e politici legati ad alcune opere pubbliche tra cui la più corposa è la tratta genovese e del basso Piemonte del TAV nota come Terzo Valico dei Giovi.

Su questa partita (un progetto complessivo nell’ordine di 6,2 miliardi di euro in parte già finanziato dallo Stato e con lavori già avviati) l’operazione consta di 14 indagati tra cui dirigenti passati e attuali del Cociv, il consorzio di imprese che gestisce i lavori e distribuisce i subappalti. Ovviamente conosciamo la differenza tra le indagini della magistratura e i processi e per questo siamo cauti, ma le ricostruzioni e i video prodotti dagli inquirenti sembrano lasciare poco spazio a dubbi di sorta. Le accuse vanno da tangenti vere e proprie fino alla “normale” collusione legata alla gestione dei bandi per gli appalti con il solito contorno di escort provenienti da paesi esotici. La lotta contro il terzo valico aveva già fatto emergere in passato le infiltrazioni e le corruzioni varie legate all’opera. Ad oggi la magistratura aveva già rivelato infiltrazioni mafiose legate a clan conosciuti ma, più che altro, si era accanita contro gli attivisti NO TAV che hanno fatto il pieno di denunce, misure cautelari, fogli di via. Ovviamente per aver lottato contro un’opera inutile dal punto di vista economico, dannosa per l’ambiente e utile al più ad arricchire le casse di qualche imprenditore. Ora sappiamo che era utile anche a distribuire soldi e appalti a corrotti e corruttori. Detto questo, il terzo valico non è soltanto un’opera legata agli interessi di qualche mafioso o imprenditore corrotto ma è tutt’ora un’opera fondamentale per il Governo Centrale, e per il PD in particolare, che continua a destinare fondi, per il Governo locale che per bocca del Sindaco e della Regione continua a considerare quest’opera come prioritaria, per il Sindacato Confederale che è sceso più volte in campo propagandando l’opera.

Ora attendiamo che costoro si indignino, chiedano chiarezza e pulizia. Ovviamente lo faranno con lacrime di coccodrillo mentre coloro che continueranno a pagare saranno gli attivisti convocati in tribunale rei di averci messo la faccia in presidi e cortei, i cittadini che vedranno il loro territorio devastato da scavi e gallerie inutili, i lavoratori (pochi) che faticano per pochi soldi e rischieranno di essere mandati a casa mentre avrebbero potuto essere impiegati in opere utili alla comunità, i cittadini che faticano a capire perché non ci sono i soldi per la sanità, per i trasporti pubblici, per la messa in sicurezza del territorio, per recuperare il patrimonio abitativo pubblico ma ci sono solo per nutrire gli appetiti dei soliti noti, sia quelli onesti che quelli disonesti. Che poi, come spesso capita, son la stessa cosa.

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26/10/2016

La Tav in mano alle mafie: 21 arresti, per oggi

Ma che strano... La Tav produce crimine e dissipazione di denaro pubblico, anziché sviluppo... Chi l'avrebbe mai detto!

A voler esser seri l'avevano detto in molti a cominciare dal movimento No Tav in Val Susa, in cui a lungo ha campeggiato la scritta “Tav=Mafia” sul fianco di una montagna. Difficile non vederlo, per procuratori impegnati soltanto a perseguire il movimento anziché il sottobosco politico-mafioso che cresce intorno alle “grandi opere”.

A poche ore dalla scoperta – anche la magistratura milanese aveva sancito una sorta di tregua, nell'anno di Expo – di interessi 'ndranghetisti sui padiglioni della mega-fiera amministrata dal neo sindaco Sala, un'altra inchiesta azzera qualsiasi argomentazione a favore delle grandi opere. E spiazza notevolmente la stessa autorità anticorruzione, guidata da quel Raffaele Cantone che dovrebbe sorvegliare tutto ma che appare solo in qualche intervista e nel viaggio per andare a cena da Obama.

Carabinieri e Guardia di Finanza sono stati mobilitati nella notte per procedere ad una lunga serie di arresti per "condotte corruttive per ottenere contratti di subappalto" nei lavori di una tratta della Tav Milano-Genova, del 6° Macrolotto dell'A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa, l'impianto a fune che mette in collegamento l'aeroporto Galileo Galilei con la stazione centrale della città. Tutte opere di notevole portata e costo (per l'A3 sono addirittura incalcolabili, visto che la si costruisce dagli anni '70, la Tav Milano-Genova parte da una previsione di spesa da 6,2 miliardi), che dovrebbero essere dunque sorvegliatissime dalla varie autorità.

Al momento a finire dietro le sbarre sono state 21 persone in tutta Italia, con accuse che vanno dalla corruzione all'estorsione.

Al centro dell'inchiesta c'è il direttore dei lavori di ben tre di queste grandi opere, che non trovava nulla di strano nel fare società con un imprenditore calabrese che si aggiudicava una sostanziosa fetta degli appalti. Alla guida aziendale dei lavori c'è una superpotenza del settore, come il consorzio Cociv, che tiene insieme nomi notissimi della cementificazione come Salini Impregilo, Civ e Condotte. E proprio alcuni funzionari di questo consorzio sono finiti in manette insieme a personaggi di collegamento con la 'ndrangheta.

Il meccanismo di storno degli appalti era infatti gestito dal centro, ossia dallo stesso general contractor che avrebbe dovuto garantire la trasparenza delle procedure di assegnazione dei lotti di lavori.

Solo per ricordarlo ai distratti:
"La funzione dell'Autorità Nazionale Anticorruzione è la prevenzione della corruzione nell'ambito delle pubblica amministrazione italiana, nelle società partecipate e controllate[5] dalla pubblica amministrazione, anche mediante l'attuazione della trasparenza in tutti gli aspetti gestionali, nonché mediante l'attività di vigilanza nell'ambito dei contratti pubblici, degli incarichi e comunque in ogni settore della pubblica amministrazione che potenzialmente possa sviluppare fenomeni corruttivi, evitando nel contempo di aggravare i procedimenti con ricadute negative sui cittadini e sulle imprese, orientando i comportamenti e le attività degli impiegati pubblici, con interventi in sede consultiva e di regolazione".
Come si vede, l'autorità "funziona" benissimo...

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