Noam Slonim è un ingegnere IBM che guida il Project Debater (PD) presso l’IBM Research di Haifa. Il PD è un programma di Computational Argumentation (CA), un sistema di dibattito (parlamento) automatico, il quale può performare in autonomia e H24 con altri sistemi CA oppure con politici in carne e ossa, e lo può fare in competizioni elettorali, in trasmissioni televisive, in interrogazioni parlamentari, in question-time e in ogni altra circostanza in cui sia richiesto ragionare su tesi o perorare cause in un contraddittorio – anche accesso.
In un paper pubblicato il 17 Marzo 2021 su Nature, Slonim presenta l’architettura del sistema, mostra il suo funzionamento su una ampia gamma di argomenti e dibattiti e fornisce un resoconto dettagliato delle prestazioni del robot in dibattiti pubblici contro esperti umani.
I risultati sono sorprendenti – da qualsiasi punto li si guardi.
Nel febbraio del 2019 all’IBM’s Think Conference di San Francisco è stato organizzato un Match tra la macchina di Slonim e Harish Natarajan, il peso massimo del WUDC – il Campionato Universitario Mondiale di Dibattito Parlamentare in formato Britannico.
I due contendenti hanno avuto 15 minuti a testa per prepararsi e produrre argomentazioni a favore o contro la tesi proposta. Entrambe le parti hanno presentato una dichiarazione di apertura di quattro minuti, una confutazione di quattro minuti e un riassunto di due minuti. Alla Tribuna hanno partecipato i migliori Debater delle scuole della Bay Area e più di 100 giornalisti.
Il cervello di silicio dell’IBM Debater è stato istruito con circa 10 miliardi di frasi tratte da giornali e riviste. È stato fornito di un Knowledge Graph, una funzione di ricerca semantica, in grado di generare risposte ai dilemmi di politica (corretta e scorretta): essere ciberneticamente controllati è controbilanciato dal diritto alla vita – e questa è ancora vita?
Lasciar strologare 4 virologi, 3 giornalisti, due cantanti, un presentatore di Sanremo, il direttore del Corriere, un noto matematico, due testimoni oculari, un cugino gastroenterologo, Crozza che fa ironia su tutto e tutto ciò che tocca diventa merda; far straparlare tutta sta gente provoca più morti cerebrali di una pestilenza vera e propria? Ecc.
Il passo successivo per il PD, si legge sul sito di IBM, è ascoltare la risposta dell’avversario, digerirla e costruire la confutazione. Generare una buona confutazione, dicono, è la parte più impegnativa del dibattito, sia per gli esseri umani, sia per le macchine. Project Debater applica molte tecniche, comprese quelle per anticipare e identificare gli argomenti dell’avversario.
Per quanto riguarda la produzione di prove, di statistiche, di pezze di appoggio per il ragionamento, di argomenti storici o sociologici, di teorie economiche e formule matematiche, il PD è pressoché imbattibile (newyorker.com) – riesce persino a fare battute, conosce Freud e il motto di spirito, il lapsus, il calembour, la tecnica dell’ironia e del sarcasmo, l’allitterazione, l’esagerazione, la caricatura, l’equivoco, il contrario, il ritmo incalzante, l’imprevisto, l’iperbole, compita più velocemente di Renzi e Salvini, sa quando deve lasciar parlare e quando non sovrapporsi, e se gli facessero digerire 3-4 mila ore di Porta a Porta, saprebbe come civettare, provocare, tergiversare, essere evasivo, simpatico, stronzo, persino maleducato, elegante, galante, zelante, pieno zeppo di spocchia e parolacce, peggio di Cruciani, etc – un autentico politico di silicio, non foderato in pelle.
Quando il PD sarà messo in produzione, il lavoro sporco del politico – partecipare alle tribune elettorali, dare interviste ai giornali, presenziare i programmi televisivi, fare stand-up comedy per le telecamere delle Agenzie, rilasciare dichiarazioni per i telegiornali, farsi intervistare da Maria De Filippi, cantare insieme a Malgioglio, il ponte di Messina, il proporzionale, il doppio turno, jussoli e vulnus, la Democrazia etc – quando il robot sarà pronto e il lavoro sporco sarà meccanizzato, il politico potrà finalmente passare le domeniche in pantofole.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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24/04/2021
10/10/2020
La ristrutturazione di IBM preannuncia la fine dei servizi amministrativi per come li conosciamo?
Giovedì 8 ottobre IBM ha annunciato uno divisione societaria che porterà alla nascita di una NewCo, la quale fornirà servizi legati al cloud ibrido aperto e all’intelligenza artificiale, mentre il settore tradizionale del Global Technology Services rimarrà in capo alla vecchia società.
Si tratta di una mossa che intende riposizionare IBM su un segmento di prodotti a più alto valore aggiunto.
Negli anni Novanta, ha detto Arvind Krishna, amministratore delegato IBM (reuters.com), abbiamo ceduto la rete, nel 2000 abbiamo ceduto i PC, e circa 5 anni fa abbiamo ceduto i semiconduttori.
Adesso tocca al GTS, ovvero a quei servizi centralizzati che riguardano la vendita (o l’affitto) e la gestione di mainframe e software o servizi cloud tradizionali a grandi aziende (banche, assicurazioni, pubblica amministrazione, treni, energia elettrica, gas, agenzie fiscali, medicina, eccetera).
La nuova frontiera è l’applicazione dell’intelligenza artificiale al cloud ibrido. In questa prospettiva è da intendere l’acquisizione nel 2019 per 34 miliardi di Red Hat.
Già nel 2017, sul suo blog, Arvind Krishna scriveva che nonostante l’ampio progresso tecnologico, i moderni sistemi di transazione rimangono pesantemente gravati da pratiche antiquate. Tutto ciò crea un “attrito” che rallenta il commercio globale e ostacola la fornitura di servizi. Le banche, ad esempio, emettono ancora lettere di credito agli importatori, pratica rimasta pressoché invariata per 700 anni dalla sua origine nell’Italia medievale.
Questa pratica richiede un impegno costoso e dispendioso in termini di tempo e intermediazione bancaria.
Anche le normative transfrontaliere, i ritardi doganali, le frodi e la corruzione sono attriti che aggiungono uno strato significativo di costi, tempo e complessità al commercio globale e ai flussi aziendali.
Un test IBM ha stabilito che le pratiche burocratiche, da sole, rappresentavano il 15% del costo di una spedizione di prodotti dall’Africa all’Europa [balza all’occhio la convergenza tra queste tecniche di ingegneria aziendale e l’attacco pervasivo alla burocrazia – leggi lavoratori pubblici].
L’introduzione in questa catena di transazioni del blockchain e dell’intelligenza artificiale può portare all’abbattimento di quel 15% di costi, realizzando un risparmio (sottostimato) di 300 miliardi di dollari.
La stessa tecnologia, introdotta nella gestione dei pagamenti (di cui il pagamento elettronico e la banca virtuale rappresentano, per così dire, il livello del prodotto semilavorato), porterà a una ridefinizione delle tecniche contabili – dunque della fiscalità, della tassazione e della riscossione – che determinerà una trasformazione repentina, straordinaria o forse anche una dissoluzione delle tecniche classiche dell’amministrazione statale.
Il primo tassello di questa nuova scienza dell’amministrazione delle strutture complesse è la costruzione e gestione dei cosiddetti Data Lake, bacini di informazioni non raffinate (materia prima) in cui nessun dato viene rimosso o filtrato prima di eseguirne lo storage.
Per capirci, oggi l’agenzia delle entrate raccoglie dati collezionati alla fonte con schemi precisi di ingresso: imponibile, irpef, addizionale regionale, addizionale comunale, Imu, Tari, detrazioni, deduzioni, credito di imposta, iva, irap, eccetera. Idem le altre agenzie statali.
Nel caso dei Data Lake non sussistono vincoli rigidi di ingresso, o tag fissi o unici. I repository archiviano pool di dati al loro stato naturale, come se fossero forme fluide non ancora filtrate o suddivise in pacchetti. Il flusso dei dati proviene da più fonti e si riversa nel Lake, quindi viene archiviato nel suo formato originale.
I dati all’interno di un Data Lake vengono trasformati solo nel momento in cui occorre analizzarli e, successivamente, viene applicato uno schema per procedere all’analisi. Questo schema è definito “schema on read”, perché i dati vengono elaborati solamente nel momento in cui sono pronti per essere utilizzati (redhat.com)
Il secondo tassello è rappresentato dall’edge computing, in grado di intermediare il Date Lake con l’IoT (Internet of Things), dove il tema dei ritardi e i problemi nella potenza di elaborazione sono di importanza capitale. Si pensi alla gestione di una smart car, in cui l’automobile (intelligenza artificiale + Data Lake + elaborazione e trasmissione dati) deve decidere in millesimi di secondi se ciò che una telecamera vede sulla strada è un effetto ottico, un abbaglio, una sagoma, un cartone per terra, una busta di plastica gonfia di aria, una persona, un altro veicolo, un camion che sbarra la strada, e prendere una decisione – frenare, sbattere, investire, sterzare e finire in un dirupo, uccidere il passante o uccidente il “conducente”, eccetera.
In tutto ciò, sia il problema della latenza (rispetto alla quale il 5g è un avanzamento non sufficiente) sia il problema della decisione – decisione demandata all’intelligenza artificiale – richiedono risposte veloci, adeguate, sicure, e che mettono in campo anche scelte etiche.
L’edge computing consente di spostare sul cloud le parti complesse di calcolo, riservando a una rete distribuita di altri computer in sede il compito di raccolta dati e formulazione delle domande e produzione di risposta, realizzando quella nuova infrastruttura chiamata proprio cloud ibrido.
Dunque, la ristrutturazione (per usare un termine vecchio e chiarificatore, quanto funesto), potrà riguardare il settore bancario, la ragioneria, le agenzie demaniali, fiscali, di riscossione, l’intero settore delle assicurazioni (sopratutto le polizze salute), la filiera sanitaria (medico di base, laboratori di analisi, clinica specialistica), la logistica, i trasporti internazionali, dogane, interporti, aeroporti, eccetera.
Si tratterà di una meccanizzazione, rispetto alla quale, la democrazia diretta, espressa con il click su piattaforma informatica, apparirà come un viaggio in aereo rispetto al teletrasporto.
Fonte
Si tratta di una mossa che intende riposizionare IBM su un segmento di prodotti a più alto valore aggiunto.
Negli anni Novanta, ha detto Arvind Krishna, amministratore delegato IBM (reuters.com), abbiamo ceduto la rete, nel 2000 abbiamo ceduto i PC, e circa 5 anni fa abbiamo ceduto i semiconduttori.
Adesso tocca al GTS, ovvero a quei servizi centralizzati che riguardano la vendita (o l’affitto) e la gestione di mainframe e software o servizi cloud tradizionali a grandi aziende (banche, assicurazioni, pubblica amministrazione, treni, energia elettrica, gas, agenzie fiscali, medicina, eccetera).
La nuova frontiera è l’applicazione dell’intelligenza artificiale al cloud ibrido. In questa prospettiva è da intendere l’acquisizione nel 2019 per 34 miliardi di Red Hat.
Già nel 2017, sul suo blog, Arvind Krishna scriveva che nonostante l’ampio progresso tecnologico, i moderni sistemi di transazione rimangono pesantemente gravati da pratiche antiquate. Tutto ciò crea un “attrito” che rallenta il commercio globale e ostacola la fornitura di servizi. Le banche, ad esempio, emettono ancora lettere di credito agli importatori, pratica rimasta pressoché invariata per 700 anni dalla sua origine nell’Italia medievale.
Questa pratica richiede un impegno costoso e dispendioso in termini di tempo e intermediazione bancaria.
Anche le normative transfrontaliere, i ritardi doganali, le frodi e la corruzione sono attriti che aggiungono uno strato significativo di costi, tempo e complessità al commercio globale e ai flussi aziendali.
Un test IBM ha stabilito che le pratiche burocratiche, da sole, rappresentavano il 15% del costo di una spedizione di prodotti dall’Africa all’Europa [balza all’occhio la convergenza tra queste tecniche di ingegneria aziendale e l’attacco pervasivo alla burocrazia – leggi lavoratori pubblici].
L’introduzione in questa catena di transazioni del blockchain e dell’intelligenza artificiale può portare all’abbattimento di quel 15% di costi, realizzando un risparmio (sottostimato) di 300 miliardi di dollari.
La stessa tecnologia, introdotta nella gestione dei pagamenti (di cui il pagamento elettronico e la banca virtuale rappresentano, per così dire, il livello del prodotto semilavorato), porterà a una ridefinizione delle tecniche contabili – dunque della fiscalità, della tassazione e della riscossione – che determinerà una trasformazione repentina, straordinaria o forse anche una dissoluzione delle tecniche classiche dell’amministrazione statale.
Il primo tassello di questa nuova scienza dell’amministrazione delle strutture complesse è la costruzione e gestione dei cosiddetti Data Lake, bacini di informazioni non raffinate (materia prima) in cui nessun dato viene rimosso o filtrato prima di eseguirne lo storage.
Per capirci, oggi l’agenzia delle entrate raccoglie dati collezionati alla fonte con schemi precisi di ingresso: imponibile, irpef, addizionale regionale, addizionale comunale, Imu, Tari, detrazioni, deduzioni, credito di imposta, iva, irap, eccetera. Idem le altre agenzie statali.
Nel caso dei Data Lake non sussistono vincoli rigidi di ingresso, o tag fissi o unici. I repository archiviano pool di dati al loro stato naturale, come se fossero forme fluide non ancora filtrate o suddivise in pacchetti. Il flusso dei dati proviene da più fonti e si riversa nel Lake, quindi viene archiviato nel suo formato originale.
I dati all’interno di un Data Lake vengono trasformati solo nel momento in cui occorre analizzarli e, successivamente, viene applicato uno schema per procedere all’analisi. Questo schema è definito “schema on read”, perché i dati vengono elaborati solamente nel momento in cui sono pronti per essere utilizzati (redhat.com)
Il secondo tassello è rappresentato dall’edge computing, in grado di intermediare il Date Lake con l’IoT (Internet of Things), dove il tema dei ritardi e i problemi nella potenza di elaborazione sono di importanza capitale. Si pensi alla gestione di una smart car, in cui l’automobile (intelligenza artificiale + Data Lake + elaborazione e trasmissione dati) deve decidere in millesimi di secondi se ciò che una telecamera vede sulla strada è un effetto ottico, un abbaglio, una sagoma, un cartone per terra, una busta di plastica gonfia di aria, una persona, un altro veicolo, un camion che sbarra la strada, e prendere una decisione – frenare, sbattere, investire, sterzare e finire in un dirupo, uccidere il passante o uccidente il “conducente”, eccetera.
In tutto ciò, sia il problema della latenza (rispetto alla quale il 5g è un avanzamento non sufficiente) sia il problema della decisione – decisione demandata all’intelligenza artificiale – richiedono risposte veloci, adeguate, sicure, e che mettono in campo anche scelte etiche.
L’edge computing consente di spostare sul cloud le parti complesse di calcolo, riservando a una rete distribuita di altri computer in sede il compito di raccolta dati e formulazione delle domande e produzione di risposta, realizzando quella nuova infrastruttura chiamata proprio cloud ibrido.
Dunque, la ristrutturazione (per usare un termine vecchio e chiarificatore, quanto funesto), potrà riguardare il settore bancario, la ragioneria, le agenzie demaniali, fiscali, di riscossione, l’intero settore delle assicurazioni (sopratutto le polizze salute), la filiera sanitaria (medico di base, laboratori di analisi, clinica specialistica), la logistica, i trasporti internazionali, dogane, interporti, aeroporti, eccetera.
Si tratterà di una meccanizzazione, rispetto alla quale, la democrazia diretta, espressa con il click su piattaforma informatica, apparirà come un viaggio in aereo rispetto al teletrasporto.
Fonte
23/03/2018
Torino. Alla SI/IBM licenziato lavoratore perché ormai “obsoleto”
La micidiale legge Fornero sul lavoro – la 92/2012 – continua a mietere vittime tra i lavoratori.
Ancora una volta a Torino – dopo la vicenda di Collegno – un lavoratore è stato sottoposto a licenziamento individuale per giustificato motivo, essendo stato ritenuto dall’azienda “obsoleto”.
La Sistemi Informativi, azienda del Gruppo IBM, ha brutalmente licenziato nella sede di Torino il collega Vincenzo Macirelli reo di essere “anziano” (61 anni), ex rappresentante sindacale, “idle” (non allocato dal cliente) e con skill professionale giudicato obsoleto dall’Azienda.
Licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo così come previsto dalla legge 92 del 2012 nota come “Riforma del lavoro Fornero”, una delle leggi, insieme al Jobs Act, che hanno distrutto tutele e diritti conquistati con anni di lotte.
Ma chi è colpevole? Vincenzo che nella sua carriera professionale ha sempre svolto con profitto i compiti che gli sono stati assegnati o l’Azienda che ha rifiutato per Vincenzo, come per tutti gli altri “idle”, qualsiasi investimento formativo? E’ colpevole Vincenzo o l’azienda che si è rifiutata di reinserirlo nel gruppo di lavoro dove per anni ha svolto la sua mansione?
La vergogna è che un licenziamento di questo tipo evidenzia come la Sistemi Informativi si senta in diritto di licenziare i lavoratori da lei ritenuti inadatti, magari per poi impiegare stagisti o lavoratori precari. Come USB vogliamo discutere con l’azienda degli strumenti da mettere in campo per garantire l’occupazione e la professionalità. Negare un approccio di questo tipo significa piegarsi alla logica della pulizia etnica dei lavoratori in possesso di diritti per assumere precari e fare cassa!
Stigmatizziamo infine il comportamento della FILCAMS/CGIL che ha negato il suo appoggio a qualsiasi iniziativa unitaria della RSU aziendale, ha richiesto a nome della sua sola sigla, la riunione presso la Unione Industriali di Roma (riunione inizialmente proposta dai rappresentanti USB) e ha inoltre fatto fallire, non presentandosi e chiedendone l’annullamento senza avvisare i componenti USB dell’RSU, un incontro già fissato dalla RSU stessa con la direzione aziendale, per la discussione del caso.
La RSU Sistemi Informativi di Roma, conferma lo Stato di Agitazione con il blocco degli straordinari, richiede l’immediato reintegro di Vincenzo e sospende qualsiasi relazione sindacale fino a quando non verrà convocato l’incontro richiesto.
Mai il profitto sfamerà l’uomo, piuttosto è vero il contrario!
Vogliamo Vincenzo al suo posto di lavoro!
Fonte
Ancora una volta a Torino – dopo la vicenda di Collegno – un lavoratore è stato sottoposto a licenziamento individuale per giustificato motivo, essendo stato ritenuto dall’azienda “obsoleto”.
La Sistemi Informativi, azienda del Gruppo IBM, ha brutalmente licenziato nella sede di Torino il collega Vincenzo Macirelli reo di essere “anziano” (61 anni), ex rappresentante sindacale, “idle” (non allocato dal cliente) e con skill professionale giudicato obsoleto dall’Azienda.
Licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo così come previsto dalla legge 92 del 2012 nota come “Riforma del lavoro Fornero”, una delle leggi, insieme al Jobs Act, che hanno distrutto tutele e diritti conquistati con anni di lotte.
Ma chi è colpevole? Vincenzo che nella sua carriera professionale ha sempre svolto con profitto i compiti che gli sono stati assegnati o l’Azienda che ha rifiutato per Vincenzo, come per tutti gli altri “idle”, qualsiasi investimento formativo? E’ colpevole Vincenzo o l’azienda che si è rifiutata di reinserirlo nel gruppo di lavoro dove per anni ha svolto la sua mansione?
La vergogna è che un licenziamento di questo tipo evidenzia come la Sistemi Informativi si senta in diritto di licenziare i lavoratori da lei ritenuti inadatti, magari per poi impiegare stagisti o lavoratori precari. Come USB vogliamo discutere con l’azienda degli strumenti da mettere in campo per garantire l’occupazione e la professionalità. Negare un approccio di questo tipo significa piegarsi alla logica della pulizia etnica dei lavoratori in possesso di diritti per assumere precari e fare cassa!
Stigmatizziamo infine il comportamento della FILCAMS/CGIL che ha negato il suo appoggio a qualsiasi iniziativa unitaria della RSU aziendale, ha richiesto a nome della sua sola sigla, la riunione presso la Unione Industriali di Roma (riunione inizialmente proposta dai rappresentanti USB) e ha inoltre fatto fallire, non presentandosi e chiedendone l’annullamento senza avvisare i componenti USB dell’RSU, un incontro già fissato dalla RSU stessa con la direzione aziendale, per la discussione del caso.
La RSU Sistemi Informativi di Roma, conferma lo Stato di Agitazione con il blocco degli straordinari, richiede l’immediato reintegro di Vincenzo e sospende qualsiasi relazione sindacale fino a quando non verrà convocato l’incontro richiesto.
Mai il profitto sfamerà l’uomo, piuttosto è vero il contrario!
Vogliamo Vincenzo al suo posto di lavoro!
Fonte
07/12/2017
Dati sanitari alle multinazionali, si comincia tra una settimana
Già qualche mese fa l’accordo aveva fatto polemica. In cambio della scelta di IBM di aprire un lucroso centro di ricerca (mica un lazzaretto!) a Milano, il governo Renzi aveva promesso alla multinazionale americana 60 milioni di euro di finanziamenti e anche un regalino in più, un pacco di big data senza precedenti: l’autorizzazione all’uso dei dati sanitari di decine di milioni di pazienti degli ospedali italiani.
I dati sanitari (studi clinici attivi, prescrizioni ambulatoriali, trattamenti farmacologici con relativi costi, schede di dimissioni ospedaliere (sdo), etc.) saranno inseriti nel Watson Health Cloud, un’intelligenza artificiale lanciata da IBM nell’aprile di due anni fa per la ricerca medica industriale, la profilazione delle assicurazioni sanitarie e l’invenzione di nuovi farmaci.
Un accordo che s’inseriva nel tentativo di fare della capitale meneghina un centro di ricerca sanitaria a cui si doveva aggiungere l'arrivo della sede dell'agenzia europea del farmaco (poi assegnata ad Amsterdam). A quel tempo persino il sonnecchiante garante della privacy aveva battuto un colpo, dicendosi preoccupato dell’affido a privati dei preziosissimi dati dei pazienti italiani, ricordando che “consenso dell’interessato solo quando la ricerca sia prevista da un’espressa disposizione di legge”. Detto fatto, la settimana scorsa viene pubblicata la Legge europea 2017, con la quale l’Italia traduce nel nostre ordinamento le regole europee. Pubblicato il 27 novembre scorso, il provvedimento entrerà in vigore martedì prossimo, il 12 dicembre. Nel testo due articoli che autorizzano direttamente la cessione dei dati, purché ci sia una non meglio precisata “anonimizzazione” degli stessi. Una tutela ridicola, che mette in luce la totale inadeguatezza di un approccio legislativo in termini di riservatezza alla questione, il solo che interessa il “garante della privacy”.
Nell’economia dei dati ovviamente il nominativo o la singola identità sono del tutto ininfluenti, è il loro carattere cumulativo e multiscalare, la possibilità di combinare le variabili per analisi di mercato e per anticipazioni delle tendenze che costituiscono le basi dei profitti e di un potere propriamente biopolitico pronto ormai a mettere a valore senza mediazioni i corpi sani come i corpi malati. Un tema che dovrebbe far riflettere sul fatto che le nuove possibilità di ricerca, in particolare quelle aperte dell’accumulazione dei dati, dovrebbero essere usati per il bene di tutti e non per gli interessi di pochi. Da chi, come i nostri governi, ha fatto del corteggiamento delle multinazionali un valore in nome della crescita della loro economia c’è tutto il male possibile da aspettarsi.
Fonte
I dati sanitari (studi clinici attivi, prescrizioni ambulatoriali, trattamenti farmacologici con relativi costi, schede di dimissioni ospedaliere (sdo), etc.) saranno inseriti nel Watson Health Cloud, un’intelligenza artificiale lanciata da IBM nell’aprile di due anni fa per la ricerca medica industriale, la profilazione delle assicurazioni sanitarie e l’invenzione di nuovi farmaci.
Un accordo che s’inseriva nel tentativo di fare della capitale meneghina un centro di ricerca sanitaria a cui si doveva aggiungere l'arrivo della sede dell'agenzia europea del farmaco (poi assegnata ad Amsterdam). A quel tempo persino il sonnecchiante garante della privacy aveva battuto un colpo, dicendosi preoccupato dell’affido a privati dei preziosissimi dati dei pazienti italiani, ricordando che “consenso dell’interessato solo quando la ricerca sia prevista da un’espressa disposizione di legge”. Detto fatto, la settimana scorsa viene pubblicata la Legge europea 2017, con la quale l’Italia traduce nel nostre ordinamento le regole europee. Pubblicato il 27 novembre scorso, il provvedimento entrerà in vigore martedì prossimo, il 12 dicembre. Nel testo due articoli che autorizzano direttamente la cessione dei dati, purché ci sia una non meglio precisata “anonimizzazione” degli stessi. Una tutela ridicola, che mette in luce la totale inadeguatezza di un approccio legislativo in termini di riservatezza alla questione, il solo che interessa il “garante della privacy”.
Nell’economia dei dati ovviamente il nominativo o la singola identità sono del tutto ininfluenti, è il loro carattere cumulativo e multiscalare, la possibilità di combinare le variabili per analisi di mercato e per anticipazioni delle tendenze che costituiscono le basi dei profitti e di un potere propriamente biopolitico pronto ormai a mettere a valore senza mediazioni i corpi sani come i corpi malati. Un tema che dovrebbe far riflettere sul fatto che le nuove possibilità di ricerca, in particolare quelle aperte dell’accumulazione dei dati, dovrebbero essere usati per il bene di tutti e non per gli interessi di pochi. Da chi, come i nostri governi, ha fatto del corteggiamento delle multinazionali un valore in nome della crescita della loro economia c’è tutto il male possibile da aspettarsi.
Fonte
20/01/2017
IBM - International Business Machine or… International Butcher Machine?
Il 6 dicembre scorso, dopo l’ennesimo anno di emorragia continua di posti di lavoro, IBM ha comunicato di voler espellere ulteriori 184 impiegati e 60 dirigenti e di trasferire 18 lavoratori dalle sedi di Bari, Cagliari, Catania, Genova e Palermo alla sede di Milano Segrate. IBM ha sempre dichiarato di non essere in crisi e contrariamente alle valutazioni e alle richieste dell’USB, IBM ha rifiutato aprioristicamente l’uso della CIGO, del Contratto di Solidarietà rimanendo ogni volta ferma sui licenziamenti.
Ad oggi ben 137 dipendenti, al prezzo di grandi sacrifici personali, di fronte alla minaccia di licenziamenti hanno preferito aderire al piano di “esodi” incentivati. Nonostante questo sacrificio pesante e drammatico, nell’incontro tenuto in Assolombarda il 17 gennaio, IBM è rimasta irremovibile sia sul numero delle teste da tagliare, che rimane di 184 e sia sui lavoratori da trasferire. Al contrario l’atteggiamento di IBM verso i dirigenti è molto più comprensivo sia sui numeri sia sul piano degli incentivi.
Denunciamo la chiusura arrogante e arbitraria della multinazionale, tanto più che quest’ennesima procedura richiama in causa anche i profili professionali dichiarati in esubero e risolti nella trattativa conclusasi a marzo 2016 presso il Ministero del Lavoro. In quella sede IBM aveva assunto l’impegno di riqualificare e ricollocare le professionalità all’interno del perimetro aziendale.
Il piano di ristrutturazione avviato dalla multinazionale, non è altro che una brutale riduzione dei costi, fatta di licenziamenti collettivi, delocalizzazioni e trasferimenti di ramo d’azienda, a nostro avviso fittizi, verso i fornitori. L’azione di bonifica non riguarda solo i costi, ma anche la presenza sindacale, che per esempio a Roma viene azzerata.
Questa macelleria sociale, negli ultimi 12 mesi, solo per quanto riguarda l’Italia, ha toccato:
• i colleghi ceduti a Modis (305 dipendenti),
• i licenziamenti collettivi di primavera 2016 (290 dipendenti),
• una cessione di parte del Lab di Roma ad HCL (75 dipendenti),
• i licenziamenti in Sistemi Informativi (138 dipendenti),
• gli incentivi “spontanei” all’uscita di ottobre (110 dipendenti),
• ed altri licenziamenti individuali in molte sedi.
L’USB dichiara sin da subito di non essere disponibile ad avvallare i piani aziendali, ci aspettiamo che per il prossimo incontro del 2 febbraio, la direzione IBM venga al tavolo delle trattative con un atteggiamento diverso e chiuda la vicenda onorando gli impegni presi al Ministero del Lavoro, che ritiri i trasferimenti e raccolga le indicazioni avanzate dalle RSU.
Fonte
Ad oggi ben 137 dipendenti, al prezzo di grandi sacrifici personali, di fronte alla minaccia di licenziamenti hanno preferito aderire al piano di “esodi” incentivati. Nonostante questo sacrificio pesante e drammatico, nell’incontro tenuto in Assolombarda il 17 gennaio, IBM è rimasta irremovibile sia sul numero delle teste da tagliare, che rimane di 184 e sia sui lavoratori da trasferire. Al contrario l’atteggiamento di IBM verso i dirigenti è molto più comprensivo sia sui numeri sia sul piano degli incentivi.
Denunciamo la chiusura arrogante e arbitraria della multinazionale, tanto più che quest’ennesima procedura richiama in causa anche i profili professionali dichiarati in esubero e risolti nella trattativa conclusasi a marzo 2016 presso il Ministero del Lavoro. In quella sede IBM aveva assunto l’impegno di riqualificare e ricollocare le professionalità all’interno del perimetro aziendale.
Il piano di ristrutturazione avviato dalla multinazionale, non è altro che una brutale riduzione dei costi, fatta di licenziamenti collettivi, delocalizzazioni e trasferimenti di ramo d’azienda, a nostro avviso fittizi, verso i fornitori. L’azione di bonifica non riguarda solo i costi, ma anche la presenza sindacale, che per esempio a Roma viene azzerata.
Questa macelleria sociale, negli ultimi 12 mesi, solo per quanto riguarda l’Italia, ha toccato:
• i colleghi ceduti a Modis (305 dipendenti),
• i licenziamenti collettivi di primavera 2016 (290 dipendenti),
• una cessione di parte del Lab di Roma ad HCL (75 dipendenti),
• i licenziamenti in Sistemi Informativi (138 dipendenti),
• gli incentivi “spontanei” all’uscita di ottobre (110 dipendenti),
• ed altri licenziamenti individuali in molte sedi.
L’USB dichiara sin da subito di non essere disponibile ad avvallare i piani aziendali, ci aspettiamo che per il prossimo incontro del 2 febbraio, la direzione IBM venga al tavolo delle trattative con un atteggiamento diverso e chiuda la vicenda onorando gli impegni presi al Ministero del Lavoro, che ritiri i trasferimenti e raccolga le indicazioni avanzate dalle RSU.
Fonte
16/12/2016
La controriforma contrattuale dei metalmeccanici
Ci sono piccole parole che assumono grandi significati nel contesto in cui sono collocate. Negli accordi sindacali le parole hanno una loro storia, spesso alcune sono il lascito di duri conflitti.
Nel contratto dei metalmeccanici, nell'articolo sul premio di risultato aziendale, era scritto che quel premio sarebbe stato ANCHE totalmente variabile. Quell'avverbio, anche, era il frutto di una notte di aspre discussioni nella delegazione trattante il rinnovo del contratto nel luglio del 1994. Ricordo che Claudio Sabattini, allora segretario della Fiom, venne in riunione portando un testo nel quale si diceva solamente che il premio aziendale sarebbe stato totalmente variabile. Voleva dire che il salario contrattato nell'impresa sarebbe stato completamente volatile, aleatorio si diceva allora, un giorno c'era, l'altro poteva sparire. Contestai duramente quel testo e inizialmente con Sabattini la discussione tracimò in un pesante litigio. Ma Claudio Sabattini era un grande sindacalista, che usava tutto per alzare il prezzo con la controparte, compresi i dissensi in delegazione. Quindi egli tornò in trattativa e usando spregiudicatamente con la controparte la "rivolta" dei suoi, riuscì a strappare quell'anche. Grazie a quella piccola parola per 22 anni, ovunque fosse possibile, i metalmeccanici hanno strappato alle aziende una quota di aumenti fissi, cioè salario vero che non spariva col cambio di stagione. Ora un semplice tratto di penna cancella la parola "anche" dal nuovo contratto dei metalmeccanici, appena sottoscritto da FIMFIOMUILM, e così il salario aziendale viene abbandonato alle più assurde variabilità dei mercati, fino ai capricci delle direzioni aziendali. Una storia ventennale di vertenze che avevano costituito la stessa identità contrattuale della FIOM, viene eliminata.
La stessa sorte tocca agli aumenti del contratto nazionale. Nel 2001 la Fiom subì il primo di una serie di accordi separati, proprio perché non accettò di rinunciare al principio secondo il quale le retribuzioni dovevano crescere anche oltre l'inflazione programmata. Anche in questo caso contavano molto le parole. L'accordo interconfederale del 23 luglio 1993, complessivamente assai negativo, non chiariva però se gli incrementi di produttività dovessero essere retribuiti solo a livello aziendale, o anche nel contratto nazionale. La Fiom si batté per quindici anni per questa seconda interpretazione, rivendicando per il contratto nazionale il potere di aumentare le paghe di tutti i lavoratori. Fim e Uilm si schierarono invece con la interpretazione restrittiva della Confindustria. A volte ci furono accordi separati, altre però, come nel 2006, ebbe successo l' interpretazione della Fiom, con accordi salariali veri. Ora il contratto del 2016 sopprime il contenzioso, dando completamente ragione, con gli interessi, agli industriali.
È lo stesso concetto di aumento delle retribuzioni che viene eliminato dal contratto nazionale. Trenta anni fa la Confindustria ed il governo Craxi combatterono la scala mobile dei salari, che aggiungeva i suoi aumenti a quelli del contratto nazionale. Basta con gli automatismi, dicevano loro e non solo loro, bisogna contrattare tutto. Ora invece una scala mobile povera e truccata sostituisce gli aumenti del contratto nazionale. I 51 euro lordi dell'aumento triennale, circa 9 euro netti al mese in ragione d'anno, sono in realtà l'anticipo di un meccanismo automatico. Ogni anno sindacati firmatari e Federmeccanica si incontreranno e registreranno l'incremento dei prezzi calcolato con l'indice IPCA, depurato del peso sull'inflazione delle importazioni. Per capirci se il petrolio aumenta la busta paga non deve tenerne conto. Proprio per questo nel 2009 tutta la Cgil rifiutò di sottoscrivere un accordo confederale che adottava l'IPCA come base per i contratti. Ora il contratto dei metalmeccanici istituzionalizza proprio il sistema definito in quell'accordo separato.
Nel contratto nazionale non si aumenta più il salario, ma semplicemente lo si adegua ai miseri indici IPCA, lì non c'è più nulla da contrattare. Per maggiore vantaggio delle imprese, poi, questi adeguamenti retributivi assorbiranno le retribuzioni aziendali, con la sola esclusione dei premi totalmente variabili. Questo vuol dire che se in futuro i lavoratori di una fabbrica dovessero rivendicare e ottenere un aumento per tutti, questo aumento dovrebbe scontare i 51 euro del contratto nazionale. Se poi un lavoratore dovesse ottenere un premio individuale, anche da questo verrebbe sottratta la quota contrattuale nazionale. Nel passato faceva cosi la IBM, che assorbiva gli aumenti del contratto nazionale, e la FIOM si è sempre battuta contro questa sua pratica, che nei fatti annullava il senso stesso del contratto. Ora il modello IBM viene esteso a tutti i metalmeccanici, una parte crescente dei quali dovrà abituarsi nei prossimi anni ad avere incrementi retributivi zero dal contratto nazionale. È il concetto del contratto nazionale "cornice", una cornice senza quadro dentro, rivendicato da sempre dalla Confindustria e rilanciato potentemente dalla lettera Draghi Trichet del 5 agosto 2011.
Attenzione però, qui è necessario un chiarimento di fondo. Nel contratto appena sottoscritto non si assegna un ruolo privilegiato alla contrattazione aziendale al posto di quella nazionale, ma semplicemente si affida più potere all'impresa al posto di entrambe. Non si contratta di più in azienda, ma si ubbidisce di più.
Nel contratto nazionale del 1998, anche qui dopo duri scontri, la Fiom ottenne che i sabati di lavoro supplementare fossero contrattati con le rappresentanze aziendali. Con il nuovo contratto l'azienda decide e basta, beffardamente assegnando al sindacato il compito di trovare i giorni giusti per fare eventuali riposi di recupero del lavoro in più fatto. Persino i permessi della legge 104, per assistere i parenti malati, dovranno essere programmati: o quei parenti adegueranno la loro malattia ai cicli del mercato, oppure dovranno arrangiarsi.
Orari, turni, ritmi e condizioni di lavoro, è tutto in mano all'impresa che accresce i suoi poteri sul lavoratore, compresa la sua qualificazione professionale, anche perché il nuovo contratto si appresta ad accogliere il demansionamento prescritto dal Jobsact. E se ai lavoratori venisse voglia di ribellarsi? Il nuovo contratto pensa anche a questo, affidando ai firmatari il compito di applicare l'intesa confederale del 10 gennaio 2014, alla quale la Fiom si era opposta, in particolare per le sanzioni verso chi non rispetta gli accordi. Qualcuno potrebbe ricordare l'intesa separata della Fiat di Pomigliano nel 2010, che Marchionne impose ai lavoratori minacciando la chiusura dello stabilimento. Ora i principi di quel diktat vengono applicati a tutti i metalmeccanici. Che perdendo ogni diritto ad una vera contrattazione vengono, miseramente, compensati, con buoni spesa, pensioni e sanità private.
I buoni spesa (Coop, Auchan, Ikea, chi farà l'affare?) pari a 150 euro all'anno, pomposamente chiamati benefit come i lauti premi dei manager, sono una mancia data al posto degli aumenti salariali che una volta si ottenevano nei contratti. Nulla in contrario quando simili elargizioni si aggiungano alla retribuzione, ma quando la sostituiscono allora è regressione profonda. I buoni spesa sono solo la versione contrattuale dei voucher.
Altri soldi, anche qui al posto del salario vero nella busta paga, le imprese li verseranno sul fondo previdenziale integrativo e su quello sanitario, quest'ultimo istituito con il precedente contratto separato, anche per questo allora rifiutato dalla Fiom.
È un business di miliardi che vanno a banche ed assicurazioni e che soprattutto non vanno all'INPS e alla sanità pubblica, un'altra picconata allo smantellamento dello stato sociale.
In conclusione il nuovo contratto dei metalmeccanici è un perfetto esempio di politica liberista: si riducono i diritti veri su salario, orario, condizioni di lavoro, e li si compensa con mance e promesse. E con tanta burocrazia. Qui troviamo il ruolo dei sindacati firmatari, che, abbandonata la vera contrattazione, vengono cooptati in una pletora di commissioni, gruppi di lavoro, attività comuni e affari con le imprese. È il sindacato complice di cui parlava nel suo libro verde il ministro del lavoro di Berlusconi, poi fan di Renzi, Maurizio Sacconi. Il sindacato di mercato lo definiva nel passato la Fiom quando lo ha combattuto.
Ora Maurizio Landini porta la Fiom ad aderire completamente al modello sindacale che ha sempre contrastato e lo fa per la via maestra della sottoscrizione del peggiore, umiliante, contratto nazionale dei metalmeccanici. E non mi si venga a dire, come al solito, che non c'erano alternative. C'è sempre un'alternativa alla resa, soprattutto quando essa rischia di compromettere il futuro di milioni di lavoratori, con un contratto che riscrive in peggio tutte le regole. Un contratto che applica alle relazioni sindacali e di lavoro i principi della controriforma costituzionale appena bocciata.
Questo ci dice quanto ci sia da fare per riconquistare i diritti costituzionali da tempo inapplicati e quanto sia necessario liberare il nostro campo da chi quei diritti verbalmente li proclama, ma nella pratica li affonda.
Fonte
Nel contratto dei metalmeccanici, nell'articolo sul premio di risultato aziendale, era scritto che quel premio sarebbe stato ANCHE totalmente variabile. Quell'avverbio, anche, era il frutto di una notte di aspre discussioni nella delegazione trattante il rinnovo del contratto nel luglio del 1994. Ricordo che Claudio Sabattini, allora segretario della Fiom, venne in riunione portando un testo nel quale si diceva solamente che il premio aziendale sarebbe stato totalmente variabile. Voleva dire che il salario contrattato nell'impresa sarebbe stato completamente volatile, aleatorio si diceva allora, un giorno c'era, l'altro poteva sparire. Contestai duramente quel testo e inizialmente con Sabattini la discussione tracimò in un pesante litigio. Ma Claudio Sabattini era un grande sindacalista, che usava tutto per alzare il prezzo con la controparte, compresi i dissensi in delegazione. Quindi egli tornò in trattativa e usando spregiudicatamente con la controparte la "rivolta" dei suoi, riuscì a strappare quell'anche. Grazie a quella piccola parola per 22 anni, ovunque fosse possibile, i metalmeccanici hanno strappato alle aziende una quota di aumenti fissi, cioè salario vero che non spariva col cambio di stagione. Ora un semplice tratto di penna cancella la parola "anche" dal nuovo contratto dei metalmeccanici, appena sottoscritto da FIMFIOMUILM, e così il salario aziendale viene abbandonato alle più assurde variabilità dei mercati, fino ai capricci delle direzioni aziendali. Una storia ventennale di vertenze che avevano costituito la stessa identità contrattuale della FIOM, viene eliminata.
La stessa sorte tocca agli aumenti del contratto nazionale. Nel 2001 la Fiom subì il primo di una serie di accordi separati, proprio perché non accettò di rinunciare al principio secondo il quale le retribuzioni dovevano crescere anche oltre l'inflazione programmata. Anche in questo caso contavano molto le parole. L'accordo interconfederale del 23 luglio 1993, complessivamente assai negativo, non chiariva però se gli incrementi di produttività dovessero essere retribuiti solo a livello aziendale, o anche nel contratto nazionale. La Fiom si batté per quindici anni per questa seconda interpretazione, rivendicando per il contratto nazionale il potere di aumentare le paghe di tutti i lavoratori. Fim e Uilm si schierarono invece con la interpretazione restrittiva della Confindustria. A volte ci furono accordi separati, altre però, come nel 2006, ebbe successo l' interpretazione della Fiom, con accordi salariali veri. Ora il contratto del 2016 sopprime il contenzioso, dando completamente ragione, con gli interessi, agli industriali.
È lo stesso concetto di aumento delle retribuzioni che viene eliminato dal contratto nazionale. Trenta anni fa la Confindustria ed il governo Craxi combatterono la scala mobile dei salari, che aggiungeva i suoi aumenti a quelli del contratto nazionale. Basta con gli automatismi, dicevano loro e non solo loro, bisogna contrattare tutto. Ora invece una scala mobile povera e truccata sostituisce gli aumenti del contratto nazionale. I 51 euro lordi dell'aumento triennale, circa 9 euro netti al mese in ragione d'anno, sono in realtà l'anticipo di un meccanismo automatico. Ogni anno sindacati firmatari e Federmeccanica si incontreranno e registreranno l'incremento dei prezzi calcolato con l'indice IPCA, depurato del peso sull'inflazione delle importazioni. Per capirci se il petrolio aumenta la busta paga non deve tenerne conto. Proprio per questo nel 2009 tutta la Cgil rifiutò di sottoscrivere un accordo confederale che adottava l'IPCA come base per i contratti. Ora il contratto dei metalmeccanici istituzionalizza proprio il sistema definito in quell'accordo separato.
Nel contratto nazionale non si aumenta più il salario, ma semplicemente lo si adegua ai miseri indici IPCA, lì non c'è più nulla da contrattare. Per maggiore vantaggio delle imprese, poi, questi adeguamenti retributivi assorbiranno le retribuzioni aziendali, con la sola esclusione dei premi totalmente variabili. Questo vuol dire che se in futuro i lavoratori di una fabbrica dovessero rivendicare e ottenere un aumento per tutti, questo aumento dovrebbe scontare i 51 euro del contratto nazionale. Se poi un lavoratore dovesse ottenere un premio individuale, anche da questo verrebbe sottratta la quota contrattuale nazionale. Nel passato faceva cosi la IBM, che assorbiva gli aumenti del contratto nazionale, e la FIOM si è sempre battuta contro questa sua pratica, che nei fatti annullava il senso stesso del contratto. Ora il modello IBM viene esteso a tutti i metalmeccanici, una parte crescente dei quali dovrà abituarsi nei prossimi anni ad avere incrementi retributivi zero dal contratto nazionale. È il concetto del contratto nazionale "cornice", una cornice senza quadro dentro, rivendicato da sempre dalla Confindustria e rilanciato potentemente dalla lettera Draghi Trichet del 5 agosto 2011.
Attenzione però, qui è necessario un chiarimento di fondo. Nel contratto appena sottoscritto non si assegna un ruolo privilegiato alla contrattazione aziendale al posto di quella nazionale, ma semplicemente si affida più potere all'impresa al posto di entrambe. Non si contratta di più in azienda, ma si ubbidisce di più.
Nel contratto nazionale del 1998, anche qui dopo duri scontri, la Fiom ottenne che i sabati di lavoro supplementare fossero contrattati con le rappresentanze aziendali. Con il nuovo contratto l'azienda decide e basta, beffardamente assegnando al sindacato il compito di trovare i giorni giusti per fare eventuali riposi di recupero del lavoro in più fatto. Persino i permessi della legge 104, per assistere i parenti malati, dovranno essere programmati: o quei parenti adegueranno la loro malattia ai cicli del mercato, oppure dovranno arrangiarsi.
Orari, turni, ritmi e condizioni di lavoro, è tutto in mano all'impresa che accresce i suoi poteri sul lavoratore, compresa la sua qualificazione professionale, anche perché il nuovo contratto si appresta ad accogliere il demansionamento prescritto dal Jobsact. E se ai lavoratori venisse voglia di ribellarsi? Il nuovo contratto pensa anche a questo, affidando ai firmatari il compito di applicare l'intesa confederale del 10 gennaio 2014, alla quale la Fiom si era opposta, in particolare per le sanzioni verso chi non rispetta gli accordi. Qualcuno potrebbe ricordare l'intesa separata della Fiat di Pomigliano nel 2010, che Marchionne impose ai lavoratori minacciando la chiusura dello stabilimento. Ora i principi di quel diktat vengono applicati a tutti i metalmeccanici. Che perdendo ogni diritto ad una vera contrattazione vengono, miseramente, compensati, con buoni spesa, pensioni e sanità private.
I buoni spesa (Coop, Auchan, Ikea, chi farà l'affare?) pari a 150 euro all'anno, pomposamente chiamati benefit come i lauti premi dei manager, sono una mancia data al posto degli aumenti salariali che una volta si ottenevano nei contratti. Nulla in contrario quando simili elargizioni si aggiungano alla retribuzione, ma quando la sostituiscono allora è regressione profonda. I buoni spesa sono solo la versione contrattuale dei voucher.
Altri soldi, anche qui al posto del salario vero nella busta paga, le imprese li verseranno sul fondo previdenziale integrativo e su quello sanitario, quest'ultimo istituito con il precedente contratto separato, anche per questo allora rifiutato dalla Fiom.
È un business di miliardi che vanno a banche ed assicurazioni e che soprattutto non vanno all'INPS e alla sanità pubblica, un'altra picconata allo smantellamento dello stato sociale.
In conclusione il nuovo contratto dei metalmeccanici è un perfetto esempio di politica liberista: si riducono i diritti veri su salario, orario, condizioni di lavoro, e li si compensa con mance e promesse. E con tanta burocrazia. Qui troviamo il ruolo dei sindacati firmatari, che, abbandonata la vera contrattazione, vengono cooptati in una pletora di commissioni, gruppi di lavoro, attività comuni e affari con le imprese. È il sindacato complice di cui parlava nel suo libro verde il ministro del lavoro di Berlusconi, poi fan di Renzi, Maurizio Sacconi. Il sindacato di mercato lo definiva nel passato la Fiom quando lo ha combattuto.
Ora Maurizio Landini porta la Fiom ad aderire completamente al modello sindacale che ha sempre contrastato e lo fa per la via maestra della sottoscrizione del peggiore, umiliante, contratto nazionale dei metalmeccanici. E non mi si venga a dire, come al solito, che non c'erano alternative. C'è sempre un'alternativa alla resa, soprattutto quando essa rischia di compromettere il futuro di milioni di lavoratori, con un contratto che riscrive in peggio tutte le regole. Un contratto che applica alle relazioni sindacali e di lavoro i principi della controriforma costituzionale appena bocciata.
Questo ci dice quanto ci sia da fare per riconquistare i diritti costituzionali da tempo inapplicati e quanto sia necessario liberare il nostro campo da chi quei diritti verbalmente li proclama, ma nella pratica li affonda.
Fonte
07/12/2016
IBM. Raffica di licenziamenti. Delocalizzazione e profitti contro i lavoratori
È di ieri la lettera alle organizzazioni sindacali con cui IBM annuncia l’apertura delle procedure per il licenziamento collettivo di 184 dipendenti e 60 dirigenti, sparsi su tutte le sedi italiane.
Le aree coinvolte sono: Sales Transaction Support (STS), con 66 lavoratori in esubero perché IBM intende spostare le attività verso le sedi di Bratislava, Praga, Budapest, Dublino e Madrid, dove per l’azienda sono più convenienti costo del lavoro e regime fiscale; la Global Business Services (GBS), con 47 licenziamenti giustificati con il presunto basso valore aggiunto che caratterizza alcune attività e figure di quest’area; la Global Techology Services (GTS), nei suoi rami Infrastructure Service (IS) e Technology Support Services, rispettivamente con 31 e 40 lavoratori dichiarati in esubero, ben 71 licenziamenti motivati con il costo della forza lavoro, la contrazione della domanda ed altre giustificazioni di carattere generale.
Come per le recenti ristrutturazioni, che hanno già prodotto oltre 700 licenziamenti, IBM dichiara che non possono essere utilizzati altri ammortizzatori sociali o part time perché, a suo dire, gli esuberi sarebbero strutturali, chiudendo così lo spazio a qualsiasi reale trattativa.
Secondo l’USB Lavoro Privato, la strategia di IBM è nota da tempo e quest’ultima ondata di licenziamenti conferma il disegno della multinazionale di liberarsi del personale con anzianità e profili ritenuti costosi, appaltando lavoro all’esterno, verso aziende controllate come il CIC, o trasferendo attività in paesi dove i lavoratori hanno salari più bassi e meno diritti.
Una politica sbagliata e ingiusta nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie, che vede IBM sottrarsi a un reale confronto preferendo scaricare sullo Stato i costi della ristrutturazione.
Per contrastare questo disegno l’USB metterà in campo tutte le iniziative possibili, sin dallo stato di agitazione dichiarato già da oggi in tutti le sedi IBM.
Fonte
Le aree coinvolte sono: Sales Transaction Support (STS), con 66 lavoratori in esubero perché IBM intende spostare le attività verso le sedi di Bratislava, Praga, Budapest, Dublino e Madrid, dove per l’azienda sono più convenienti costo del lavoro e regime fiscale; la Global Business Services (GBS), con 47 licenziamenti giustificati con il presunto basso valore aggiunto che caratterizza alcune attività e figure di quest’area; la Global Techology Services (GTS), nei suoi rami Infrastructure Service (IS) e Technology Support Services, rispettivamente con 31 e 40 lavoratori dichiarati in esubero, ben 71 licenziamenti motivati con il costo della forza lavoro, la contrazione della domanda ed altre giustificazioni di carattere generale.
Come per le recenti ristrutturazioni, che hanno già prodotto oltre 700 licenziamenti, IBM dichiara che non possono essere utilizzati altri ammortizzatori sociali o part time perché, a suo dire, gli esuberi sarebbero strutturali, chiudendo così lo spazio a qualsiasi reale trattativa.
Secondo l’USB Lavoro Privato, la strategia di IBM è nota da tempo e quest’ultima ondata di licenziamenti conferma il disegno della multinazionale di liberarsi del personale con anzianità e profili ritenuti costosi, appaltando lavoro all’esterno, verso aziende controllate come il CIC, o trasferendo attività in paesi dove i lavoratori hanno salari più bassi e meno diritti.
Una politica sbagliata e ingiusta nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie, che vede IBM sottrarsi a un reale confronto preferendo scaricare sullo Stato i costi della ristrutturazione.
Per contrastare questo disegno l’USB metterà in campo tutte le iniziative possibili, sin dallo stato di agitazione dichiarato già da oggi in tutti le sedi IBM.
Fonte
17/05/2016
Lavoratori IBM in piazza contro i licenziamenti
I lavoratori dell’IBM organizzati con l’USB sono oggi in piazza di Monte Citorio, dalle ore 13.30, per manifestare contro i licenziamenti negli stabilimenti italiani.
L’IBM ha già espulso circa 300 lavoratori ed altrettanti ne sta per licenziare, liberandosi soprattutto del personale con diritti consolidati, ed ha rifiutato di avvalersi degli ammortizzatori sociali, come l’ipopensionamento.
“Questa azienda, che nel nostro paese si è arricchita, ha ricevuto fondi, commesse statali e utilizzato la Cassa Integrazione in maniera spregiudicata, ora pensa di trattare i lavoratori come merce usa e getta, magari riassumendone altri con meno diritti e meno salario”, denuncia Marco Benevento, dell’USB Lavoro Privato.
“Continua la deindustrializzazione dell’Italia, anche in settori strategici come quello dell’Informatica. Il Governo, invece di fare propaganda sbandierando l’accordo con IBM per il centro nell’area ex-expo, che ancora è tutto da verificare e di certo non riassorbirà licenziamenti, deve intervenire a tutela dei posti di lavoro e delle competenze tecnologiche”, conclude Benevento.
Fonte
L’IBM ha già espulso circa 300 lavoratori ed altrettanti ne sta per licenziare, liberandosi soprattutto del personale con diritti consolidati, ed ha rifiutato di avvalersi degli ammortizzatori sociali, come l’ipopensionamento.
“Questa azienda, che nel nostro paese si è arricchita, ha ricevuto fondi, commesse statali e utilizzato la Cassa Integrazione in maniera spregiudicata, ora pensa di trattare i lavoratori come merce usa e getta, magari riassumendone altri con meno diritti e meno salario”, denuncia Marco Benevento, dell’USB Lavoro Privato.
“Continua la deindustrializzazione dell’Italia, anche in settori strategici come quello dell’Informatica. Il Governo, invece di fare propaganda sbandierando l’accordo con IBM per il centro nell’area ex-expo, che ancora è tutto da verificare e di certo non riassorbirà licenziamenti, deve intervenire a tutela dei posti di lavoro e delle competenze tecnologiche”, conclude Benevento.
Fonte
29/01/2013
Al via il programma di ricerca applicativa del Graphene Monday, 28 January 2013 12:42 Al via il programma di ricerca applicativa del Graphene
Le nanotecnologie dal laboratorio alla possibile industrializzazione.
Con fondi stanziati dalla Ue, perché sennò "i privati" ci dormirebbero
sopra, in attesa di capire che cosa farsene...
Si occupasse più di queste cose, l'Unione europea avrebbe un senso. La Comunità Europea lancia oggi a Bruxelles la Flagship 'Graphene', uno dei due progetti scelti tra le iniziative dei prossimi 10 anni. Il progetto viene finanziato con un miliardo di euro, quasi un record per una nanotecnologia. Ma comunque una cifra non immensa. Stupisce solo gli ingenui il fatto che una cifra così non sia stata messa insieme da imprenditori privati. I quali, notoriamente, preferiscono aspettare che "il pubblico" faccia le scoperte, anche sulle modalità di industrializzazione, e solo dopo intervengono per rilevare i brevetti e cominciare a far soldi. Senza correr rischi.
L'obiettivo è sviluppare le potenzialità del grafene e di altri materiali bidimensionali, producendo uno spettro di nuove tecnologie che possono rivoluzionare molti settori industriali.
Il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) è tra i principali coordinatori dell'iniziativa e guiderà le attività di Graphene dedicate ai settori energetico e dei materiali compositi. Il progetto coinvolge anche altri partner italiani quali Fondazione Bruno Kessler, Istituto Italiano di Tecnologia, Università di Trieste, Politecnico di Torino, Politecnico di Milano e STMicroelectronics.
Il grafene ha innescato un'esplosione di attività scientifica fin dai primi esperimenti che meno di dieci anni fa portarono alla sua scoperta, premiati con il Nobel per la fisica nel 2010 a Andre Geim e Kostya Novoselov. «'Graphene' è il più ambizioso programma di ricerca congiunto mai messo in campo dalla Comunità Europea: coinvolge 126 gruppi di ricerca tra enti, università e industrie in 17 paesi», evidenzia Luigi Ambrosio, direttore del dipartimento Scienze chimiche e tecnologie dei materiali del Cnr. «Le attività, suddivise in 15 aree strategiche, seguiranno una roadmap che porterà il grafene dai laboratori di ricerca alla vita di tutti i giorni con applicazioni in elettronica, ottica, dispositivi flessibili, fino ai materiali compositi e alle batterie di nuova concezione».
Fra i campi di applicazione, ad esempio, l'elettronica di consumo veloce, resistente e flessibile come 'la carta elettronica' o cellulari indossabili e pieghevoli, aerei più leggeri ed energeticamente efficienti.
In particolare, il Cnr coordinerà due attività strategiche. Le ricerche dedicate ai materiali compositi saranno coordinate da Vincenzo Palermo dell'Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività (Isof-Cnr). «Il grafene è il materiale più sottile che esista in natura», spiega il ricercatore. «La sua forma, resistenza e stabilità possono essere utilizzate per creare materiali mai visti prima, provocando una rivoluzione simile a quella causata nel secolo scorso dall'utilizzo dei polimeri per produrre plastica».
Per quali proprietà il graphene è così “rivoluzionario”?
Si tratta di una materiale artificiale, da fabbricare con macchinari non proprio semplicissimi, costituito da uno strato singolo di atomi di carbonio ordinati secondo la struttura della grafite; può essere considerato come l'elemento finale della serie naftalene, antracene, coronene, ecc. La parola grafene va quindi utilizzata per indicare gli strati singoli di carbonio all'interno dei composti della grafite. Il termine "strato di grafene" viene comunemente utilizzato all'interno della terminologia del carbonio.
Nelle prime applicazioni tentate, il grafene ha mostrato ottime caratteristiche come conduttore, ed è quindi utilizzabile per la realizzazione di sistemi a semiconduttori. Nel 2010, un gruppo di ricerca della IBM è riuscito a realizzare un transistor al grafene con una frequenza di funzionamento massima di 100 GHz e lunghezza del gate di 240 nm; Nel 2011, sempre IBM è riuscita a realizzare un transistor dello stesso materiale con una frequenza di 155 Ghz e lunghezza del gate di 40 nm. Sempre nel 2010, all’UCLA, un altro test con il grafene ha toccato il record di velocità di un transistor raggiungendo i 300 GHz.
Un secondo tipo di applicazione, invece, potrebbe riguardare gli impianti di desalinizzazione dell'acqua. Un esperimento di osmosi inversa è stato infatti condotto negli Stati Uniti dai ricercatori del Massachussets Institute of Technology. "La struttura molecolare peculiare del grafene consente di creare dei fori di qualsiasi dimensione sulla sua superficie. Questo ci ha permesso di far passare l'acqua da una parte e i sali dall'altra", hanno spiegato i ricercatori sulla rivista dell'American Chemical Society. "La dimostrazione di questo processo di osmosi inversa non è nulla di nuovo, ma prima erano necessari equipaggiamenti ingombranti e un alto consumo energetico. Tramite il grafene, invece, il processo di desalinizzazione si può svolgere 1000 volte più velocemente e a un costo energetico pari a zero".
(parti, nel finale, tratte anche da Wikipedia)
Fonte
Si occupasse più di queste cose, l'Unione europea avrebbe un senso. La Comunità Europea lancia oggi a Bruxelles la Flagship 'Graphene', uno dei due progetti scelti tra le iniziative dei prossimi 10 anni. Il progetto viene finanziato con un miliardo di euro, quasi un record per una nanotecnologia. Ma comunque una cifra non immensa. Stupisce solo gli ingenui il fatto che una cifra così non sia stata messa insieme da imprenditori privati. I quali, notoriamente, preferiscono aspettare che "il pubblico" faccia le scoperte, anche sulle modalità di industrializzazione, e solo dopo intervengono per rilevare i brevetti e cominciare a far soldi. Senza correr rischi.
L'obiettivo è sviluppare le potenzialità del grafene e di altri materiali bidimensionali, producendo uno spettro di nuove tecnologie che possono rivoluzionare molti settori industriali.
Il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) è tra i principali coordinatori dell'iniziativa e guiderà le attività di Graphene dedicate ai settori energetico e dei materiali compositi. Il progetto coinvolge anche altri partner italiani quali Fondazione Bruno Kessler, Istituto Italiano di Tecnologia, Università di Trieste, Politecnico di Torino, Politecnico di Milano e STMicroelectronics.
Il grafene ha innescato un'esplosione di attività scientifica fin dai primi esperimenti che meno di dieci anni fa portarono alla sua scoperta, premiati con il Nobel per la fisica nel 2010 a Andre Geim e Kostya Novoselov. «'Graphene' è il più ambizioso programma di ricerca congiunto mai messo in campo dalla Comunità Europea: coinvolge 126 gruppi di ricerca tra enti, università e industrie in 17 paesi», evidenzia Luigi Ambrosio, direttore del dipartimento Scienze chimiche e tecnologie dei materiali del Cnr. «Le attività, suddivise in 15 aree strategiche, seguiranno una roadmap che porterà il grafene dai laboratori di ricerca alla vita di tutti i giorni con applicazioni in elettronica, ottica, dispositivi flessibili, fino ai materiali compositi e alle batterie di nuova concezione».
Fra i campi di applicazione, ad esempio, l'elettronica di consumo veloce, resistente e flessibile come 'la carta elettronica' o cellulari indossabili e pieghevoli, aerei più leggeri ed energeticamente efficienti.
In particolare, il Cnr coordinerà due attività strategiche. Le ricerche dedicate ai materiali compositi saranno coordinate da Vincenzo Palermo dell'Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività (Isof-Cnr). «Il grafene è il materiale più sottile che esista in natura», spiega il ricercatore. «La sua forma, resistenza e stabilità possono essere utilizzate per creare materiali mai visti prima, provocando una rivoluzione simile a quella causata nel secolo scorso dall'utilizzo dei polimeri per produrre plastica».
Per quali proprietà il graphene è così “rivoluzionario”?
Si tratta di una materiale artificiale, da fabbricare con macchinari non proprio semplicissimi, costituito da uno strato singolo di atomi di carbonio ordinati secondo la struttura della grafite; può essere considerato come l'elemento finale della serie naftalene, antracene, coronene, ecc. La parola grafene va quindi utilizzata per indicare gli strati singoli di carbonio all'interno dei composti della grafite. Il termine "strato di grafene" viene comunemente utilizzato all'interno della terminologia del carbonio.
Nelle prime applicazioni tentate, il grafene ha mostrato ottime caratteristiche come conduttore, ed è quindi utilizzabile per la realizzazione di sistemi a semiconduttori. Nel 2010, un gruppo di ricerca della IBM è riuscito a realizzare un transistor al grafene con una frequenza di funzionamento massima di 100 GHz e lunghezza del gate di 240 nm; Nel 2011, sempre IBM è riuscita a realizzare un transistor dello stesso materiale con una frequenza di 155 Ghz e lunghezza del gate di 40 nm. Sempre nel 2010, all’UCLA, un altro test con il grafene ha toccato il record di velocità di un transistor raggiungendo i 300 GHz.
Un secondo tipo di applicazione, invece, potrebbe riguardare gli impianti di desalinizzazione dell'acqua. Un esperimento di osmosi inversa è stato infatti condotto negli Stati Uniti dai ricercatori del Massachussets Institute of Technology. "La struttura molecolare peculiare del grafene consente di creare dei fori di qualsiasi dimensione sulla sua superficie. Questo ci ha permesso di far passare l'acqua da una parte e i sali dall'altra", hanno spiegato i ricercatori sulla rivista dell'American Chemical Society. "La dimostrazione di questo processo di osmosi inversa non è nulla di nuovo, ma prima erano necessari equipaggiamenti ingombranti e un alto consumo energetico. Tramite il grafene, invece, il processo di desalinizzazione si può svolgere 1000 volte più velocemente e a un costo energetico pari a zero".
(parti, nel finale, tratte anche da Wikipedia)
Fonte
07/06/2011
Main frame collapse
Sembra che i disservizi che hanno bloccato migliaia di sportelli postali nell'ultima settimana, siano imputabili al guasto del sistema operativo del mainframe IBM che gestisce tutti i terminali della rete di Poste Italiane.
Gli Schizo a sto giro sono obbligatori!
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