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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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17/07/2024

Indagine per corruzione a Venezia, appalti pubblici piegati all’interesse privato

Dopo i casi di corruzione elettorale a Bari e provincia, dopo il crollo del sistema Liguria, continuano a emergere casi di collusione tra politici e imprenditori per usare i beni e l’autorità pubblici a favore dell’interesse privato. Questa volta sono i vertici di Venezia ad essere travolti da quelli che è difficile chiamare scandali giudiziari, considerato che sono ormai all’ordine del giorno.

Sono 18 le persone indagate a vario titolo nell’indagine della Guardia di Finanza che ieri mattina ha portato all’esecuzione di una ventina di misure cautelari, tra cui l’arresto dell’assessore veneziano alla Mobilità Renato Boraso. Anche il sindaco della città lagunare, Luigi Brugnaro, ha ricevuto un avviso di garanzia riguardante la gestione del suo blind trust.

Con esso si intende quel tipo di fondo istituito per separare un soggetto dalla gestione del suo patrimonio, ed evitare i conflitti di interessi. Su di esso le forze dell’ordine stanno effettuando accertamenti, in particolare in merito alla vendita dell’area dei Pili a Chiat Kwong Ching, imprenditore di Singapore, e possibili variazioni urbanistiche favorevoli e ad essa connesse.

Ad essere indagati sono anche il capo di Gabinetto e Direttore Generale del comune di Venezia, Morris Ceron, e il vicecapo di Gabinetto, Derek Donadini. I reati imputati rimandando sostanzialmente a una pratica che abbiamo imparato bene a conoscere, quella dello scambio di tangenti in cambio di appalti pubblici.

Come già detto, l’assessore Boraso è stato arrestato e la sua casa è stata perquisita, così come la sede dell’azienda del trasporto pubblico lagunare Avm/Actv. Inoltre, i finanzieri hanno proceduto anche al sequestro preventivo di beni per circa due milioni di euro, sia del politico sia di alcuni imprenditori sotto indagine.

È lo stesso Gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, a scrivere nell’ordinanza di custodia di Boraso che egli “ha sistematicamente mercificato la propria pubblica funzione, svendendola agli interessi privati” degli imprenditori indagati. Un “sistema criminoso“, con pressioni sugli uffici comunali “ridotti al servizio del privato“.

Le operazioni sono scattate ieri mattina perché tramite le intercettazioni la Procura era venuta a sapere che, nonostante fosse stato informato di accertamenti in corso, l’assessore non aveva posto fine alla sua attività illegale. Anzi, Boraso si stava pure prodigando nella distruzione di documentazione compromettente, anche con la collaborazione delle propria segreteria privata.

È stato posto in custodia cautelare anche un imprenditore edile, e non è l’unico della sua categoria a essere indagato. Da sottolineare che tra di essi vi sono anche il Direttore Generale dell’Actv, Giovanni Seno, e il responsabile del settore appalti del Comune di Veenzia Fabio Cacco.

Insomma, una trama di relazioni e collusione che rimanda ancora una volta al “sistema criminoso” che unisce l’imprenditoria parassitaria del paese a un ventaglio di politici che sono poco più che passacarte dei diktat di Bruxelles e Washington. Questa vicenda somiglia a tante di cui abbiamo già sentito più volte nei telegiornali.

Dirigenti d’azienda che si lamentano in continuazione di tasse e lavoratori con troppe pretese pagano una classe dirigente sempre meno rappresentativa ed espressione di interessi collettivi. Che si arricchisce mettendo al servizio del profitto privato il bene pubblico e le proprie funzioni, a discapito della maggioranza della popolazione.

Ricordiamo che Brugnaro era colui che, poco più di un anno fa, aveva criticato con parole profondamente classiste gli studenti che lottavano contro il caro-affitti. Nei discorsi di allora aveva mostrato uno strano concetto di merito, e alla luce di queste ultime vicende sarebbe il caso di chiedersi se le due cose non siano collegate.

Ovvero, se non sia questa classe dirigente a esprimere una visione culturale e di governo irrimediabilmente compromessa, sia nei principi su cui dice di fondarsi sia nelle pratiche che poi utilizza. Una visione che è il risultato del processo politico di smantellamento delle tutele collettive e delle organizzazioni dei settori popolari, in favore dello strapotere del privato più ricco.

Sarebbe il caso di chiedere allo stesso sindaco Brugnaro cosa pensa ora del merito e della speculazione edilizia, alla luce di queste indagini.

Fonte

18/05/2023

La classe dirigente del sindaco Brugnaro

Il sindaco di Venezia ha espresso una strana concezione di “merito” in un’intervista riguardo il problema del caro-affitti sollevato dalle mobilitazioni studentesche di questi giorni. A suo avviso, se paghi 700 euro una stanza non dovrebbero darti una laurea, perché la futura classe dirigente non può “farsi fregare così”.

Sottolineiamo subito una cosa: per essere classe dirigente si dovrebbero innanzitutto conoscere i principi fondamentali su cui si fonda il paese in cui si ha un ruolo di governo. Le parole di Brugnaro esprimono un evidente disprezzo per i principi fondamentali della Costituzione.

La Repubblica, secondo la Carta, deve infatti “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana“. Evidentemente il libero mercato dei fitti produce uno di questi ostacoli, e chi vi opera in senso speculatorio non ha problemi a “fregare la gente”. Gioca su un bisogno oggettivo, che “il pubblico” ha smesso di affrontare per scelta dei governi.

Ci sono poi diverse sentenze della Corte Costituzionale che hanno sostanziato il fatto che esista un “dovere collettivo di impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione“. E poiché solo motivi di sanità e di sicurezza possono porre dei limiti alla libertà di movimento, di certo questo dovere vale anche per gli studenti fuorisede.

Infine, c’è il diritto allo studio, che dovrebbe garantire ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi“. È evidente che in una regione in cui fino a un paio di mesi fa gli ‘idonei non beneficiari di borsa di studio’ erano intorno ai 2 mila, questo diritto è già di per sé leso.

Brugnaro continua a farsi gioco dei diritti costituzionali quando dice che è una risposta “fighetta” la promessa di studentati, e la risposta immediata è andare a lavorare durante gli studi, come lui stesso ha fatto. A quanto pare questa classe dirigente non è capace di risolvere i problemi per cui è chiamata a governare; l’unica indicazione che riesce a dare è di “arrangiarsi” a livello individuale.

Evidentemente Brugnaro non conosce nemmeno i dati Almalaurea, che nel decennio successivo alla crisi del 2007-8 ha registrato una flessione degli studenti con esperienze lavorative (che rimanevano tuttavia il 65%), dovuta però anche al ridursi della popolazione universitaria. Il sottinteso è che più persone di quelle che “si potevano permettere l’università” hanno semplicemente rinunciato ad andarci.

In tanti di coloro che invece hanno completato la formazione sono comunque dovuti emigrare per cercare un’opportunità di vita dignitosa: secondo uno studio della London School of Economics un terzo degli italiani all’estero rientra nella categoria dei lavoratori qualificati. In termini economici, dal 2015 a oggi è come se avessimo perso 14 miliardi di investimento ogni anno. Non molto lontano da una finanziaria, ma senza neanche contare le perdite future dovute a “mancanza di personale qualificato”.

La classe dirigente di questo paese, di cui Brugnaro è parte, dovrebbe farsi un esame di coscienza rispetto alla propria capacità di dare sviluppo al paese, invece di fare il passacarte dei diktat di Bruxelles e Washington. Del resto, però, il sindaco di Venezia rappresenta l’esempio tipico del governante nostrano.

Andando oltre la critica in punta di diritto e di statistiche, ricordiamo chi è Brugnaro. Un imprenditore, tra i dirigenti di Confindustria fino all’inizio della sua esperienza politica, che ha colto al volo l’occasione del pacchetto Treu per costruire la sua fortuna su quella che oggi è la quinta più grande agenzia interinale d’Italia.

La classe dirigente di questo paese è quella che viene dallo smantellamento dei diritti dei lavoratori e dallo sfruttamento parassitario di sussidi e pezzi di industria pubblica privatizzati. Una classe dirigente concentrata sull’arricchimento individuale e che è, appunto, incapace di immaginare un modello di sviluppo che risponda agli interessi della maggioranza della popolazione.

Chi invece si organizza e produce una visione alternativa per l’Italia è davvero il seme della futura classe dirigente che può riscattare il paese. Se, come diceva Gramsci, dopo che i fascisti lo avranno mandato in rovina, spetterà ai comunisti ricostruire il paese, anche a Venezia ne hanno avuto un piccolo assaggio in scala.

La conferenza stampa organizzata dell’organizzazione giovanile comunista Cambiare Rotta – in occasione della mobilitazione nazionale del 16 maggio davanti la sede della Regione Veneto – ha ottenuto un tavolo di confronto con l’amministrazione. La nostra futura classe dirigente si forma nel conflitto per ottenere conquiste sociali, nella generalizzazione delle lotte e nella rappresentanza politica degli interessi che quelle battaglie esprimono.

Fonte

24/11/2019

Venezia - Oggi corteo contro Mose, Brugnaro, Grandi Navi

Domenica 24 novembre 2019 anche noi in corteo per salvare Venezia dal Mose, dai cambiamenti climatici, dalle grandi navi, da Brugnaro.

La sequenza di acque alte, straordinarie ma non imprevedibili, che si sono susseguite la settimana scorsa, hanno messo a nudo la fragilità del territorio veneziano, ma soprattutto la grave inadeguatezza dei governi, nazionale, regionale e comunale, di prevedere e prevenire disastri, governare adeguatamente la città e proteggere la popolazione.

DAL MOSE

Spacciato come sistema di alta tecnologia per salvare Venezia dalle acque medie-alte, è uno degli emblemi delle Grandi Opere Inutili e Dannose. Fin dal suo concepimento le associazioni ambientaliste, sostenute da scienziati ed esperti, avevano evidenziato le carenze tecniche del meccanismo e la sua inadeguatezza a risolvere il problema. I test, i collaudi, gli studi e il tempo hanno confermato queste previsioni. Ai danni conclamati alla Laguna si devono aggiungere quelli stimati, inclusa la stabilità delle paratie, che in particolari condizioni di mare e di vento, potrebbero far crollare l’intero sistema, mettendo a rischio la popolazione. Non mancano naturalmente gli illeciti e le corruzioni: è confermato dalle indagini che queste grandi opere servono solo ai politici, ai costruttori e facilitatori coinvolti. L’ultimo bilancio è di quasi 6 miliardi di euro, cui aggiungere il costo di esercizio e di manutenzione, che si stima intorno ai 100-130 milioni all’anno. Risorse sottratte al vero progetto utile per la Laguna e Venezia: ripristino morfologico, inversione del degrado, al restringimento delle bocche di porto, opere di innalzamento delle parti più basse, tutte soluzioni alternative più volte presentate e ignorate da chi ci governa. Chiediamo l’immediata sospensione del MoSE!

DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Da diversi anni il mondo scientifico lancia l’allarme e svela scenari allarmanti, che fanno presagire l’inondazione quasi continuativa delle basse pianure da Ravenna, Venezia, Caorle, Marano già nel 2050.

Senza azioni efficaci di mitigazione, a partire dall’uscita immediata dalla dipendenza dai fossili, l’incidenza del cambiamento sarà tale da rendere l’adattamento inefficace se non impossibile. Senza strategie complessive di adattamento ai cambiamenti climatici, la vita in luoghi come Venezia diventerà insostenibile già tra pochi anni. Ma come nel resto d’Italia, la gestione del “rischio accettabile” nei confronti della sfida meteo-climatica è praticamente inesistente. Non possiamo più tollerare che le autorità invochino lo stato di “calamità naturale”, che si traduce solo nello stanziamento di qualche soldo per rimborsare le perdite e che arriva sempre in ritardo. Pretendiamo che venga adottato il principio di precauzione, che vengano messe in atto azioni di prevenzione, basate su un approccio ecosistemico, da un serio monitoraggio e previsione dei fenomeni, alla prevenzione e allo sviluppo conoscitivo e tecnologico, mettendo in campo soluzioni che non pregiudichino gli interessi delle generazioni future. E la risposta non è il MoSE, non è quest’opera che salverà Venezia.

DALLE GRANDI NAVI

È fondamentale per la salvaguardia di Venezia e della sua Laguna l’estromissione delle grandi navi dalla laguna come misura urgente, immediata e senza compromessi. Le grandi navi contribuiscono notevolmente al moto ondoso che erode barene, argini e rive; e richiedono l’approfondimento di canali esistenti e lo scavo di nuovi, cambiando l’assetto idrologico e atrofizzando la rete dei canali naturali. E ci opponiamo al turismo croceristico perché ha delle esternalità pesanti, a partire dall’inquinamento atmosferico; infatti l’Istituto Oncologico Veneto ha affermato che nella provincia di Venezia vi è un eccesso significativo di casi di neoplasia al polmone rispetto al resto d’Italia. Fuori le navi dalla Laguna! Al bando il crocerismo!

DA BRUGNARO

Anche nel governo della città, dall’approvazione del MoSE, si afferma progressivamente una logica speculativa, che ha raggiunto l’apoteosi con il sindaco attuale Luigi Brugnaro. La città è vista come un grande affare, da pubblicizzare e sfruttare per estrarne il massimo valore economico. La monocultura turistica alla quale ci ha abbandonato il primo cittadino erode la millenaria storia di una città unica, non solo per la sua forma fisica, ma anche per la vita sociale che in essa si manifesta. Non più case e residenti, ma airbnb, alberghi e commercio orientato al turismo. Ciò che ingrassa la rendita immobiliare va bene, tutto il resto è dimenticato. La città più famosa del mondo, è una città che manca delle più elementari strategie che servono per farla restare una città per i cittadini. L’abbandono degli abitanti al loro destino di queste ultime settimane è la conferma dell’incapacità di guidare non solo il futuro di questa città, ma anche l’immediato, il contingente. Brugnaro dimettiti!

Potere al Popolo! scenderà nelle calli e nei campi a fianco del Movimento No Grandi Navi e dei Fridays for Future Venezia–Mestre che hanno organizzato questa mobilitazione cittadina, che è preceduta da un assemblea pubblica che si tiene oggi pomeriggio alle 17.00.

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