Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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05/10/2025
C’è un popolo che ha riscattato un paese, sulla Palestina e non solo
Una marea umana in marcia per la Palestina. Qualcuno annuncia “un milione”, altri ammettono che si tratta di centinaia di migliaia di manifestanti. Per la Questura erano 250mila persone (fate da soli la tara).
Lo si capiva dai grappoli di persone che si dirigevano verso Porta San Paolo a piedi sbucando da ogni angolo di strada, da ogni fermata di metropolitana o autobus che porta nei paraggi.
La manifestazione nazionale per la Palestina, per fermare il genocidio del popolo palestinese a Gaza e fermare il progetto sionista con la resistenza è diventata ben presto una marea incalcolabile che straripa su ogni metro di strada che da Porta San Paolo porta verso Piazza San Giovanni dove sono previsti gli interventi finali del corteo.
La manifestazione è aperta dalle associazioni palestinesi, con tantissimi ragazzi di seconda generazione, poi i sindacati base, e via via innumerevoli spezzoni e striscioni. Ma la gente è talmente tanta che il corteo deve procedere su due corsie su viale Aventino. Gli slogan che si sentono con maggiore decisione sono “Meloni e Salvini assassini”, “Palestina libera”, “Siamo tutti antifascisti/antisionisti”.
Ci sono molti striscioni sulla resistenza. Uno striscione parla del 7 ottobre come giornata di resistenza e l’istinto ci dice appena lo vediamo che sarà quello che non passerà inosservato sulle prime pagine dei giornali di domani e dei servizi dei telegiornali della sera.
Un rapido sguardo alle pagine online dei giornali e ai tg della sera e l’intuizione si rivela giusta. Così come alcuni incidenti marginali lontano dal corteo principale.
Colpisce il grosso spezzone di Livorno per la Palestina, dove dentro vedi dai portuali agli studenti ai boy scout in divisa. In questi giorni hanno bloccato il porto alle navi israeliane per più giorni.
All’altezza di piazza Albania il corteo straripa addirittura su tre corsie, ma nella piazza di partenza ci sono ancora migliaia di persone che non riescono a partire. Si capisce allora che le persone venute a manifestare a Roma sono centinaia di migliaia, anche se la polizia ha creato “imbuti” per rallentare l’afflusso ai caselli delle autostrade o ha dirottato alcuni pullman per non farli arrivare a destinazione.
La manifestazione nazionale arriva a conclusione di settimane di mobilitazione popolare di massa in tutte le città all’insegna del “Blocchiamo tutto”, con ben due scioperi generali – il 22 settembre e il 3 ottobre – e quattro giorni consecutivi di manifestazioni scattate dopo l’assalto israeliano alla Global Sumud Flotilla. Una mobilitazione che ha palesemente “innervosito” il governo.
Se la Palestina va dal fiume al mare, oggi nella strade di Roma c’era un fiume umano ininterrotto da Porta San Paolo passando per il Colosseo fino a Piazza San Giovanni per la Palestina, che è diventato mare, un mare di indignazione contro il genocidio e un governo che se ne è reso complice.
Oggi nella Capitale si è reso visibile un popolo che ha riscattato l’intero paese dalla vergogna del suo governo schierato con Israele e Trump e insensibile al grido di giustizia del popolo palestinese.
Fonte e foto della giornata
03/12/2024
Dopo la manifestazione del 30 novembre, nuovi appuntamenti per la Palestina
Il giorno successivo alla riuscita manifestazione nazionale per la Palestina di sabato, si è tenuta una riunione nazionale di lavoro che ha fatto il punto del percorso con l’assemblea del 9 novembre ed ha messo in campo i passaggi per consolidare una prospettiva comune e convergente nella solidarietà con il popolo palestinese, sul ruolo di Israele e il rischio di una guerra generalizzata in Medio Oriente e non solo. “L’improvvisa” riaccensione del conflitto in Siria è lì a confermarlo.
La riunione del 1 dicembre ha prodotto un comunicato che riproduciamo qui di seguito e che fissa alcuni primi appuntamenti e il percorso di lavoro per i prossimi mesi.
Sulla manifestazione del 30 novembre, nonostante alcune criticità viste in piazza, le valutazioni espresse nella riunione sono state positive, sia da parte delle associazioni palestinesi che delle realtà solidali italiane. Sullo sfondo restano alcuni commenti critici post-manifestazione in circolazione sui social (pessima abitudine che stenta a morire, ndr) ma che per molti aspetti somigliano più a “falli da frustrazione” che a valutazioni politiche utili per il futuro.
La precipitazione degli eventi in Medio Oriente – sulla Palestina e anche nel “nostro mondo” – richiederebbero maggiore lungimiranza e aderenza alla realtà.
Per questo c’era bisogno di un salto di qualità, che da troppo tempo stentava a venire, nella discussione, nell’analisi e nelle caratteristiche della mobilitazione da mettere in campo nel nostro paese.
La riunione del 1 dicembre ha prodotto un comunicato che riproduciamo qui di seguito e che fissa alcuni primi appuntamenti e il percorso di lavoro per i prossimi mesi.
Sulla manifestazione del 30 novembre, nonostante alcune criticità viste in piazza, le valutazioni espresse nella riunione sono state positive, sia da parte delle associazioni palestinesi che delle realtà solidali italiane. Sullo sfondo restano alcuni commenti critici post-manifestazione in circolazione sui social (pessima abitudine che stenta a morire, ndr) ma che per molti aspetti somigliano più a “falli da frustrazione” che a valutazioni politiche utili per il futuro.
La precipitazione degli eventi in Medio Oriente – sulla Palestina e anche nel “nostro mondo” – richiederebbero maggiore lungimiranza e aderenza alla realtà.
Per questo c’era bisogno di un salto di qualità, che da troppo tempo stentava a venire, nella discussione, nell’analisi e nelle caratteristiche della mobilitazione da mettere in campo nel nostro paese.
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Verso una rete nazionale antisionista e anticolonialista per la Palestina. Il comunicato della riunione nazionale del 1 dicembre a Roma
Verso una rete nazionale antisionista e anticolonialista per la Palestina. Il comunicato della riunione nazionale del 1 dicembre a Roma
Come “Assemblea 9 Novembre” esprimiamo la più profonda soddisfazione per il corteo del 30 novembre che ha portato in piazza più di 30mila persone in una manifestazione nazionale in sostegno alla Palestina e al Libano.
Abbiamo urlato contro il genocidio, a fianco delle resistenze, contro il sionismo e il pericolo che Israele rappresenta per tutto il mondo. Nonostante le difficoltà si è arrivati, tramite importanti passaggi assembleari, a costruire un grande corteo unitario, capace di rappresentare le diversità ma convergente verso l’obiettivo comune della solidarietà alla Palestina e al Libano e di denuncia del ruolo di Israele e delle complicità e del sostegno dell’imperialismo occidentale, italiano ed europeo, alla sua politica coloniale.
È fondamentale ora strutturarsi a livello nazionale per proseguire nella mobilitazione, moltiplicare le iniziative di lotta e allargare la solidarietà.
Se la manifestazione è stata una grande prova di forza del movimento, la riunione del 1 dicembre, a cui hanno partecipato decine di realtà palestinesi e organizzazioni italiane, è stata uno straordinario passo in avanti verso la costruzione di una rete nazionale antisionista, per la Palestina e per lottare in Italia contro il governo italiano e tutte le istituzioni guerrafondaie occidentali, come la Nato, che sostengono e usano Israele e l’ideologia sionista per garantire il loro controllo nel Medio Oriente e per inasprire il clima di guerra globale.
La riunione, che ha visto la partecipazione di più di 80 tra organizzazioni, associazioni, reti studentesche, sindacati e partiti, ha voluto rilanciare fin da subito la mobilitazione e un percorso concreto per la strutturazione nazionale.
Si sono assunte le campagne di sostegno a Tiziano, arrestato nel corso degli scontri del 5 ottobre, conseguenza del divieto governativo contro la piazza, e la campagna dei giuristi contro Israele e le complicità occidentali che stanno organizzando una importante assemblea pubblica il 12 dicembre a Roma.
Con il mandato di cattura internazionale per il criminale Netanyahu la questione giuridica assume un peso estremamente importante che va trasformata, oltre che in passaggi di approfondimento tecnico, anche in una campagna politica generale.
Dalla riunione sono stati poi indetti due momenti di mobilitazione nazionale specifici, da costruire nei territori con tutte le realtà disponibili:
a) il 20/21 dicembre con azioni di boicottaggio per lo stop al genocidio e contro Israele nei centri commerciali e vie commerciali,
b) il 17/18 gennaio contro fabbriche di armi, basi militari o istituzioni militari per denunciare le complicità occidentali e per denunciare il riarmo e la corsa agli armamenti, voluta e sostenuta dalla Nato e da tutti i governi euro-atlantici.
Sulla base della piattaforma uscita dal 9 novembre e su quella di indizione della manifestazione nazionale si invitano le realtà aderenti a lavorare collettivamente nei territori per costruire le due giornate di iniziativa e far convergere tutte le forze palestinesi, libanesi e italiane disponibili a costruire la rete nazionale in una nuova riunione in presenza da tenersi a Milano o Bologna, la settimana successiva al 18 gennaio per costituire e definire denominazione e piattaforma della stessa.
Nelle prossime settimane saranno organizzate altre riunioni online e territoriali per continuare nel percorso di avvicinamento alle mobilitazioni e agli appuntamenti di strutturazione nazionale.
La riunione ha poi rilanciato tutti gli scioperi e le azioni concrete che sostengono la causa della resistenza arabo palestinese.
Assemblea 9 novembre
Fonte
01/12/2024
Migliaia in piazza per la Palestina, stop al genocidio, Israele è un pericolo per tutti
Almeno 25mila persone (10mila per la Questura, 30mila per alcuni giornali) sono scese in piazza a Roma provenienti da molte città italiane per riaffermare con forza lo stop al genocidio dei palestinesi, la denuncia del ruolo guerrafondaio di Israele non solo in Medio Oriente e l’urgenza di mettere fine ad ogni complicità del governo e delle istituzioni italiane con la macchina di guerra e propaganda israeliana.
Un lunghissimo corteo si è snodato da Piazza Vittorio fino a Porta San Paolo. Come noto la manifestazione del 30 novembre a Roma ha avuto un percorso non semplicissimo per le divergenze emerse in questi mesi tra le varie anime del movimento di solidarietà con la Palestina e all’interno stesso delle associazioni palestinesi della diaspora in Italia.
Clicca qui per vedere un video della manifestazione.
Per settimane si era addirittura rischiato di avere due cortei diversi. Alla fine si è riusciti a convergere su un unico corteo che, alla luce di quanto visto in piazza, alla fine è diventato un corteo più unificato che unitario. Ma con grande maturità sono stati superati i problemi emersi in queste settimane ed eventuali contrapposizioni in piazza. Questo ha consentito una grande partecipazione che è stata una vittoria per tutti.
Contemporaneamente al corteo di Roma ce n’è stato un altro “gemellato” a Milano con almeno tremila persone che hanno sfilato da Piazzale Loreto al Parco Martesana.
Il percorso avviato con l’assemblea nazionale del 9 novembre e passato per la manifestazione di ieri intende proseguire il lavoro iniziato, provando a fare quel salto di qualità nella mobilitazione sulla Palestina attraverso il confronto in una prima riunione nazionale questa mattina a Roma. Nei prossimi giorni ne vedremo gli sviluppi così come valutazioni più approfondite sulla manifestazione di ieri. Un altro passo avanti è stato fatto.
Fonte e foto delle manifestazioni di Roma e Milano.
Un lunghissimo corteo si è snodato da Piazza Vittorio fino a Porta San Paolo. Come noto la manifestazione del 30 novembre a Roma ha avuto un percorso non semplicissimo per le divergenze emerse in questi mesi tra le varie anime del movimento di solidarietà con la Palestina e all’interno stesso delle associazioni palestinesi della diaspora in Italia.
Clicca qui per vedere un video della manifestazione.
Per settimane si era addirittura rischiato di avere due cortei diversi. Alla fine si è riusciti a convergere su un unico corteo che, alla luce di quanto visto in piazza, alla fine è diventato un corteo più unificato che unitario. Ma con grande maturità sono stati superati i problemi emersi in queste settimane ed eventuali contrapposizioni in piazza. Questo ha consentito una grande partecipazione che è stata una vittoria per tutti.
Contemporaneamente al corteo di Roma ce n’è stato un altro “gemellato” a Milano con almeno tremila persone che hanno sfilato da Piazzale Loreto al Parco Martesana.
Il percorso avviato con l’assemblea nazionale del 9 novembre e passato per la manifestazione di ieri intende proseguire il lavoro iniziato, provando a fare quel salto di qualità nella mobilitazione sulla Palestina attraverso il confronto in una prima riunione nazionale questa mattina a Roma. Nei prossimi giorni ne vedremo gli sviluppi così come valutazioni più approfondite sulla manifestazione di ieri. Un altro passo avanti è stato fatto.
Fonte e foto delle manifestazioni di Roma e Milano.
26/11/2024
Manifestazione nazionale 30 novembre a Roma, ci sarà un solo corteo
Sembrano risolti i problemi di convergenza su un solo corteo unitario per la manifestazione nazionale del 30 novembre a Roma sulla Palestina. Una riunione di tutte le associazioni palestinesi, successiva all’assemblea cittadina di Roma del 21 novembre che aveva indicato questa soluzione, è stata accettata da tutte le diverse realtà solidali con il popolo palestinese.
L’appuntamento di partenza sarà piazza Vittorio e la conclusione a Porta San Paolo, ossia i due luoghi di arrivo delle convocazioni dei due cortei precedenti.
Sul piano politico rimangono sul campo visioni diverse e diversificate, ma almeno sul corteo unitario si è arrivati ad una convergenza. Sabato 30 novembre oltre che a Roma, nel quadro della stessa giornata di mobilitazione, ci sarà anche la manifestazione a Milano.
Per domenica 1 dicembre le realtà che hanno promosso l’assemblea del 9 novembre hanno convocato una riunione nazionale per discutere e coordinare operativamente come sviluppare le iniziative nel prossimo futuro sulla solidarietà con il popolo palestinese e per spezzare le complicità in Italia con la macchina di guerra e di propaganda israeliana.
Qui di seguito il comunicato delle realtà dell’assemblea del 9 novembre e il comunicato delle associazioni palestinesi sulla manifestazione nazionale del 30 novembre a Roma
L’appuntamento di partenza sarà piazza Vittorio e la conclusione a Porta San Paolo, ossia i due luoghi di arrivo delle convocazioni dei due cortei precedenti.
Sul piano politico rimangono sul campo visioni diverse e diversificate, ma almeno sul corteo unitario si è arrivati ad una convergenza. Sabato 30 novembre oltre che a Roma, nel quadro della stessa giornata di mobilitazione, ci sarà anche la manifestazione a Milano.
Per domenica 1 dicembre le realtà che hanno promosso l’assemblea del 9 novembre hanno convocato una riunione nazionale per discutere e coordinare operativamente come sviluppare le iniziative nel prossimo futuro sulla solidarietà con il popolo palestinese e per spezzare le complicità in Italia con la macchina di guerra e di propaganda israeliana.
Qui di seguito il comunicato delle realtà dell’assemblea del 9 novembre e il comunicato delle associazioni palestinesi sulla manifestazione nazionale del 30 novembre a Roma
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CORTEO UNITARIO PER LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA DEL 30 NOVEMBRE. SI PARTE DA PIAZZA VITTORIO.
Il corteo sarà unitario!
Come realtà che hanno partecipato alla costruzione del percorso e all’Assemblea nazionale del 9 novembre a Roma, siamo estremamente soddisfatte/i della convocazione unitaria della manifestazione di sabato contro il genocidio dei palestinesi e il massacro dei libanesi, contro il pericolo globale che rappresenta Israele e la sua escalation in medio oriente e a fianco di tutte le resistenze.
Dopo 13 mesi di mobilitazioni continue ma frammentate e segnate dalle divisioni, l’assemblea del 9 novembre, a cui hanno aderito 250 realtà palestinesi, libanesi e italiane, è stata determinante nel raggiungere l’unità tra le forze palestinesi e lavorare alla massima convergenza di un fronte ampio contro i crimini e le politiche dello stato israeliano.
Riteniamo che la proposta unitaria uscita dall’assemblea cittadina romana di giovedì 21 novembre, organizzata all’occupazione romana di Porto Fluviale, di convergere in un unico corteo – seppure nelle sue diversità – che parta da Piazza Vittorio per riprendersi la piazza vietata del 5 ottobre, piazza di Porta San Paolo, rappresenti un gesto di maturità di tutte le componenti, che hanno abbandonato i particolarismi e hanno deciso di marciare assieme, per la Palestina, il Libano, contro il sionismo e il pericolo di una escalation globale del conflitto.
Convergere, includere nella diversità è possibile e doveroso di fronte a un genocidio e a un massacro che non si fermano, ma anzi diventano sempre più parte di una strategia che vorrebbe far precipitare tutto il Medio Oriente, e non solo, nella guerra. Scendere in campo contro il nostro governo, l’unione europea e tutti i governi occidentali, complici dei crimini israeliani, e chiedere lo stop delle forniture di armi e alle collaborazioni con lo stato di Israele è un dovere politico e umano imprescindibile per tutte e tutti.
Per continuare ad allargare sempre di più il fronte, le pratiche e le iniziative contro il genocidio e contro i suoi responsabili, per dare forma a una rete nazionale in sostegno alla Palestina, al Libano, contro le guerre e i suoi crimini confermiamo e rilanciamo la riunione di domenica 1 dicembre a Roma in presenza e in collegamento. Presto verranno forniti i dettagli dell’assemblea.
• Stop Genocidio in Palestina e Massacro in Libano
• Israele è un pericolo per il Mondo
• Fermiamo le Guerre Globali
• Con le Resistenze
• Stop invio armi ad Israele
• Stop accordi di cooperazione a tutti i livelli
• Stop Occupazione e Apartheid
• Stop Bombing and Kill
• Immediata apertura dei canali Umanitari
Ci vediamo il 30, uniti! Palestina e Libano Libere!
Assemblea 9 Novembre
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Il comunicato delle associazioni palestinesi sulla manifestazione del 30 novembre a Roma
MANIFESTAZIONE NAZIONALE UNITARIA
ROMA – PIAZZA VITTORIO EMANUELE
SABATO 30 NOVEMBRE – ORE 14:00
STOP AL GENOCIDIO IN PALESTINA E AL MASSACRO IN LIBANO
Di fronte al genocidio in Palestina e al massacro in Libano, e all’estensione del fronte della guerra, è dovere di tutti di convergere in un’unica grande manifestazione nazionale che sfili da Piazza Vittorio e in modo unitario si riprenda la piazza vietata il 5 ottobre, Piazza Porta San Paolo.
Come organizzazioni palestinesi in Italia – Associazione Palestinesi d’Italia (API), Comunità Palestinese, Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), Movimento Studenti Palestinesi (MSP), Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP) – abbiamo intenzione di costruire un corteo unico sotto le bandiere palestinesi e libanesi contro il sionismo a fianco della resistenza, lavorando con i movimenti e le realtà solidali per ribadire che il sionismo, nella sua natura di progetto imperialista, non rappresenti un pericolo solo per i popoli arabo, ma per tutto il mondo.
È nostro dovere continuare ad organizzarci per pretendere dignità e libertà per i nostri popoli, come è nostro dovere raccogliere il mandato della nostra Resistenza.
La Resistenza e la sua storia ci insegna anche che la lotta può essere compromessa facilmente, nel momento in cui si lascia spazio al collaborazionismo.
La Resistenza palestinese e libanese hanno indicato con chiarezza la via da percorrere: continuare a lottare, unendo i fronti, fino alla vittoria, fino alla liberazione totale dall’imperialismo e dall’oppressione coloniale.
È con questa consapevolezza che ribadiamo il ruolo centrale delle organizzazioni palestinesi – affiancate da tutte le realtà italiane che si sono mobilitate nel corso di quest’ultimo anno in supporto della lotta di liberazione palestinese – e una piattaforma unitaria di lotta contro il sionismo e contro il Governo Meloni complice .
Scenderemo unitariamente in piazza il 30 novembre per ribadire:
-La fine immediata del genocidio in Palestina e dell’aggressione militare in Libano;
-Lo smantellamento dell’entità sionista, in quanto progetto coloniale di insediamento fondato su pulizia etnica e genocidio sistematico del popolo palestinese, così come è stato riconosciuto dalla Corte Internazionale di Giustizia il 24 maggio 2024)
-sostegno incondizionato alla resistenza del popolo palestinese e libanese;
-liberazione di tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri “israeliane” e italiane, oltre all’immediata apertura di canali umanitari per il popolo palestinese;
-l’attuazione del diritto al ritorno, così come riconosciuto anche dall’ONU (risoluzione 194/1948) e il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese;
-Chiediamo al movimento per la Palestina di superare la semplice solidarietà con azioni di boicottaggio concrete che danneggiano gli interessi “israeliani” e quelli dell’imperialismo europeo e statunitense in Italia, specialmente nel settore militare, dell’industria bellica e della ricerca;
-Chiediamo il ritiro dell’Italia dalla guerra in Palestina e Lbano, e quindi:
-la cessazione della vendita e l’esportazione di armi verso l’entità coloniale sionista;
-il ritiro dei cittadini italiani che in Palestina e in Libano combattono tra le fila dell’esercito di occupazione sionista;
- La fine di ogni accordo, o altra forma di collaborazione militare e bellica con l’entità coloniale sionista;
- Lo smantellamento della NATO e delle organizzazioni militari strumentali e complici dell’entità coloniale sionista;
- Chiediamo che il governo italiano ritiri ogni atto o provvedimento repressivo e di censura emesso contro i movimenti in lotta e chi ne fa parte;
- Chiediamo che governo e Parlamento italiano interrompano e cessino immediatamente l’approvazione del cd. “Pacchetto Sicurezza” (“ddl 1660”).
Associazione Palestinesi d’Italia (API)
Comunità Palestinese
Giovani Palestinesi d’Italia (GPI)
Movimento Studenti Palestinesi (MSP)
Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP)
Fonte
16/11/2024
Dopo la riuscita assemblea di sabato scorso a Roma, si è messa in moto la marcia di avvicinamento alla manifestazione nazionale del 30 novembre che coincide con la Giornata Internazionale per la Palestina delle Nazioni Unite del 29 novembre.
Una prima riunione ampia del comitato promotore, sulla base di quanto scaturito dalle decine di adesioni e degli interventi all’assemblea, ha cominciato a discutere l’appello di convocazione tenendo conto dei contributi ricevuti e che continuano a pervenire.
Intorno ad alcune parole chiave condivise – lo stop al genocidio dei palestinesi e al massacro in Libano, la minaccia di guerra per tutti rappresentata da Israele e il sostegno alla resistenza – si sta cercando di arrivare ad una sintesi comune alla quale poi ogni realtà potrà aggiungere prima e durante il corteo del 30 novembre i propri contenuti.
Inutile nascondere che in questi giorni le attenzioni più che sui contenuti siano però concentrate sul rischio di due manifestazioni dopo le divergenze manifestate da Udap e Giovani Palestinesi verso le altre associazioni palestinesi e l’assemblea unitaria del 9 novembre.
Divergenze ancora di non facile lettura, sia perché chi aveva manifestato a Roma il 12 ottobre e promosso l’assemblea lo aveva fatto anche il 5 ottobre in risposta al divieto del ministero degli Interni, sia perché i contenuti della manifestazione lanciata dall’assemblea corrispondono pienamente a quelli delle mobilitazioni unitarie sulla Palestina di questi mesi.
Comunque le notizie che circolano lasciano intendere che si cercherà di lavorare con convinzione per una ricomposizione e una manifestazione unitaria da molti auspicata, magari con una discussione affidata meno agli equivoci dei social e più a confronti di persona.
Tra l’altro i promotori dovranno tenere conto delle difficoltà materiali di spostamenti per la manifestazione nazionale a Roma. I costi proibitivi di pullman e treni sono un ostacolo non facilmente aggirabile per una manifestazione autorganizzata e autofinanziata. In tal senso si va profilando la proposta di tenere un’unica convocazione di manifestazione nazionale ma con due cortei nella stessa giornata, uno a Roma e l’altro a Milano, città dove la continuità della mobilitazione è stata rilevante in questi tredici mesi e che consentirebbe di raccogliere maggiore partecipazione dalle regioni del nord.
A Milano tra l’altro ieri si è registrato un atto gravissimo da parte della Questura che ha dato il foglio di via a Mohammed Hannoun, uno degli esponenti più noti dell’Associazione Palestinesi in Italia, vietandogli di venire o essere presente nelle manifestazioni nel capoluogo lombardo. Da mesi, se non da anni, Hannoun è oggetto di una intensa campagna di criminalizzazione da parte dei giornali della destra e filo-israeliani.
Sullo sfondo rimane la necessità di quel salto di qualità della mobilitazione evocato nell’assemblea del 9 novembre ma anche nell’interessante articolo di un esponente del poderoso movimento britannico di solidarietà con la Palestina che abbiamo pubblicato alcuni giorni fa.
L’estensione e l’incrudimento della “guerra senza limiti” di Israele in tutta la regione mediorientale, sta determinando una fase diversa da quella di pochi mesi fa, indicando come Israele sta diventando una minaccia non solo per i palestinesi e i libanesi ma per tutti i popoli, inclusi quelli dei nostri paesi.
Fonte
Una prima riunione ampia del comitato promotore, sulla base di quanto scaturito dalle decine di adesioni e degli interventi all’assemblea, ha cominciato a discutere l’appello di convocazione tenendo conto dei contributi ricevuti e che continuano a pervenire.
Intorno ad alcune parole chiave condivise – lo stop al genocidio dei palestinesi e al massacro in Libano, la minaccia di guerra per tutti rappresentata da Israele e il sostegno alla resistenza – si sta cercando di arrivare ad una sintesi comune alla quale poi ogni realtà potrà aggiungere prima e durante il corteo del 30 novembre i propri contenuti.
Inutile nascondere che in questi giorni le attenzioni più che sui contenuti siano però concentrate sul rischio di due manifestazioni dopo le divergenze manifestate da Udap e Giovani Palestinesi verso le altre associazioni palestinesi e l’assemblea unitaria del 9 novembre.
Divergenze ancora di non facile lettura, sia perché chi aveva manifestato a Roma il 12 ottobre e promosso l’assemblea lo aveva fatto anche il 5 ottobre in risposta al divieto del ministero degli Interni, sia perché i contenuti della manifestazione lanciata dall’assemblea corrispondono pienamente a quelli delle mobilitazioni unitarie sulla Palestina di questi mesi.
Comunque le notizie che circolano lasciano intendere che si cercherà di lavorare con convinzione per una ricomposizione e una manifestazione unitaria da molti auspicata, magari con una discussione affidata meno agli equivoci dei social e più a confronti di persona.
Tra l’altro i promotori dovranno tenere conto delle difficoltà materiali di spostamenti per la manifestazione nazionale a Roma. I costi proibitivi di pullman e treni sono un ostacolo non facilmente aggirabile per una manifestazione autorganizzata e autofinanziata. In tal senso si va profilando la proposta di tenere un’unica convocazione di manifestazione nazionale ma con due cortei nella stessa giornata, uno a Roma e l’altro a Milano, città dove la continuità della mobilitazione è stata rilevante in questi tredici mesi e che consentirebbe di raccogliere maggiore partecipazione dalle regioni del nord.
A Milano tra l’altro ieri si è registrato un atto gravissimo da parte della Questura che ha dato il foglio di via a Mohammed Hannoun, uno degli esponenti più noti dell’Associazione Palestinesi in Italia, vietandogli di venire o essere presente nelle manifestazioni nel capoluogo lombardo. Da mesi, se non da anni, Hannoun è oggetto di una intensa campagna di criminalizzazione da parte dei giornali della destra e filo-israeliani.
Sullo sfondo rimane la necessità di quel salto di qualità della mobilitazione evocato nell’assemblea del 9 novembre ma anche nell’interessante articolo di un esponente del poderoso movimento britannico di solidarietà con la Palestina che abbiamo pubblicato alcuni giorni fa.
L’estensione e l’incrudimento della “guerra senza limiti” di Israele in tutta la regione mediorientale, sta determinando una fase diversa da quella di pochi mesi fa, indicando come Israele sta diventando una minaccia non solo per i palestinesi e i libanesi ma per tutti i popoli, inclusi quelli dei nostri paesi.
Fonte
11/11/2024
Fermare Israele per fermare il genocidio e la guerra senza limiti in Medio Oriente
La riuscita di questa assemblea è la conferma di quanto fosse forte e diffusa l’esigenza di fare un salto di qualità nella mobilitazione a sostegno del popolo palestinese e di convergenza tra tutte le forze impegnate nelle mobilitazioni di questi mesi. Altrettanto forte è l’esigenza di una grande manifestazione nazionale che punti a diventare un fatto politico che governo e apparati filo-israeliani non possano ignorare.
Vogliamo sinteticamente portare l’attenzione dell’assemblea su quattro questioni:
1) Da mesi lo scenario in Medio Oriente è cambiato, non è lo stesso di ottobre 2023 né di sei mesi fa. Inoltre la vittoria di Trump aggraverà ulteriormente la situazione.
Oggi in gioco non c’è più solo il genocidio dei palestinesi a Gaza e l’annessione dei territori occupati in Cisgiordania e cioè di un fattore che vanifica materialmente la possibilità della nascita di uno stato palestinese indipendente e che legittima pienamente il diritto di resistenza del popolo palestinese. Oggi è la guerra senza limiti in Medio Oriente scatenata da Israele che va fermata.
2) Israele già adesso si ritiene uno stato “in guerra su sette fronti”: palestinesi a Gaza e Cisgiordania, Iran, Libano, Yemen, Siria, Iraq, in pratica è in guerra con più di mezzo Medio Oriente. Israele è dunque una minaccia di guerra per la regione ma anche per il resto del mondo ed in modo particolare per l’Europa.
L’onda lunga della guerra senza limiti di Israele arriva anche qui da noi e nei paesi europei.
a) C’è l’aggressività e il senso di impunità dei gruppi ultrasionisti. Lo abbiamo visto spesso a Roma, ma anche in Francia. Gli stessi avvenimenti di Amsterdam vanno letti in questa ottica.
b) C’è l’intimidazione e la criminalizzazione politica, legale e mediatica in diversi paesi europei contro chi solidarizza con i palestinesi nelle università, nelle istituzioni e nei mass media.
c) C’è la stretta compenetrazione tra le aziende militari e tecnologiche italiane (ed europee) e quelle israeliane in un crescente clima di economia di guerra, incluse le aziende nel settore della cybersicurezza, dello spionaggio e del controllo.
Uno stato canaglia che ignora le risoluzioni dell’Onu e dei tribunali internazionali, che delegittima e attacca le organizzazioni dell’Onu, incluso il contingente Unifil, ed al quale è stata consentita l’impunità per decenni e che pratica il terrorismo di stato, va fermato ad ogni costo. In tal senso va sostenuto l’appello dei giuristi italiani e internazionali che chiede l’espulsione di Israele dalle Nazioni Unite.
3) Infine, e non per importanza, c’è il coinvolgimento e la complicità dell’Italia.
Un recente articolo riferisce di come il ministero dell’Economia israeliano ha dichiarato che in Italia: “Le piazze sono contro di noi ma il governo sta con noi, per cui gli affari vanno bene ed anzi sono aumentati senza problemi”.
In Italia quindi dobbiamo chiederci e agire su una questione: come indeboliamo qui da noi il progetto bellicista di Israele? È questo il nodo da sciogliere e su cui possiamo e dobbiamo intervenire.
Ci sono le campagne per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni, ma dobbiamo anche incalzare un governo complice e una politica che quando non è apertamente complice è inerte, sia sul genocidio dei palestinesi che sui pericoli di guerra in cui ci sta trascinando Israele.
4) In conclusione c’è bisogno di un salto di qualità nelle mobilitazioni e nel confronto su questi scenari in Medio Oriente e c’è bisogno di convergenze di tutte le forze, di maggiore coordinamento delle iniziative e di maggiore maturità, anche per dare espressione e capacità di incidere alla diffusa e crescente indignazione della maggioranza della società contro uno stato-canaglia, il genocidio in corso dei palestinesi e il pericolo di guerra rappresentato oggi da Israele.
Una grande manifestazione popolare su questi temi deve mandare in tal senso un forte segnale politico e di massa. Il 30 novembre dobbiamo provarci, favorendo le convergenze e riducendo le divergenze.
Fonte
Vogliamo sinteticamente portare l’attenzione dell’assemblea su quattro questioni:
1) Da mesi lo scenario in Medio Oriente è cambiato, non è lo stesso di ottobre 2023 né di sei mesi fa. Inoltre la vittoria di Trump aggraverà ulteriormente la situazione.
Oggi in gioco non c’è più solo il genocidio dei palestinesi a Gaza e l’annessione dei territori occupati in Cisgiordania e cioè di un fattore che vanifica materialmente la possibilità della nascita di uno stato palestinese indipendente e che legittima pienamente il diritto di resistenza del popolo palestinese. Oggi è la guerra senza limiti in Medio Oriente scatenata da Israele che va fermata.
2) Israele già adesso si ritiene uno stato “in guerra su sette fronti”: palestinesi a Gaza e Cisgiordania, Iran, Libano, Yemen, Siria, Iraq, in pratica è in guerra con più di mezzo Medio Oriente. Israele è dunque una minaccia di guerra per la regione ma anche per il resto del mondo ed in modo particolare per l’Europa.
L’onda lunga della guerra senza limiti di Israele arriva anche qui da noi e nei paesi europei.
a) C’è l’aggressività e il senso di impunità dei gruppi ultrasionisti. Lo abbiamo visto spesso a Roma, ma anche in Francia. Gli stessi avvenimenti di Amsterdam vanno letti in questa ottica.
b) C’è l’intimidazione e la criminalizzazione politica, legale e mediatica in diversi paesi europei contro chi solidarizza con i palestinesi nelle università, nelle istituzioni e nei mass media.
c) C’è la stretta compenetrazione tra le aziende militari e tecnologiche italiane (ed europee) e quelle israeliane in un crescente clima di economia di guerra, incluse le aziende nel settore della cybersicurezza, dello spionaggio e del controllo.
Uno stato canaglia che ignora le risoluzioni dell’Onu e dei tribunali internazionali, che delegittima e attacca le organizzazioni dell’Onu, incluso il contingente Unifil, ed al quale è stata consentita l’impunità per decenni e che pratica il terrorismo di stato, va fermato ad ogni costo. In tal senso va sostenuto l’appello dei giuristi italiani e internazionali che chiede l’espulsione di Israele dalle Nazioni Unite.
3) Infine, e non per importanza, c’è il coinvolgimento e la complicità dell’Italia.
Un recente articolo riferisce di come il ministero dell’Economia israeliano ha dichiarato che in Italia: “Le piazze sono contro di noi ma il governo sta con noi, per cui gli affari vanno bene ed anzi sono aumentati senza problemi”.
In Italia quindi dobbiamo chiederci e agire su una questione: come indeboliamo qui da noi il progetto bellicista di Israele? È questo il nodo da sciogliere e su cui possiamo e dobbiamo intervenire.
Ci sono le campagne per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni, ma dobbiamo anche incalzare un governo complice e una politica che quando non è apertamente complice è inerte, sia sul genocidio dei palestinesi che sui pericoli di guerra in cui ci sta trascinando Israele.
4) In conclusione c’è bisogno di un salto di qualità nelle mobilitazioni e nel confronto su questi scenari in Medio Oriente e c’è bisogno di convergenze di tutte le forze, di maggiore coordinamento delle iniziative e di maggiore maturità, anche per dare espressione e capacità di incidere alla diffusa e crescente indignazione della maggioranza della società contro uno stato-canaglia, il genocidio in corso dei palestinesi e il pericolo di guerra rappresentato oggi da Israele.
Una grande manifestazione popolare su questi temi deve mandare in tal senso un forte segnale politico e di massa. Il 30 novembre dobbiamo provarci, favorendo le convergenze e riducendo le divergenze.
Fonte
10/11/2024
Il 30 novembre manifestazione nazionale per la Palestina e contro la guerra
Una sala strapiena, decine di interventi, una forte esigenza di convergenza sul piano delle mobilitazioni, un salto di qualità rispetto ai nuovi scenari di guerra in Medio Oriente. L’assemblea nazionale a Roma lancia la manifestazione nazionale per la Palestina e contro la guerra senza limiti di Israele per il 30 novembre.
Nel video tutti gli interventi dell’assemblea:
Qui di seguito il comunicato finale dell’assemblea
Nel video tutti gli interventi dell’assemblea:
Qui di seguito il comunicato finale dell’assemblea
FonteIsraele è un pericolo per il mondo! Stop genocidio! Fermiamo il sionismo con la resistenza!
Israele ha calato la maschera: dopo aver demolito ogni edificio, spezzato decine di migliaia di vite, e a loro dire eliminato ogni leader della Resistenza sia in Palestina che in Libano, non arresta la sua azione distruttiva, ma anzi la intensifica provocando una escalation senza limiti in tutto il Medio Oriente e rischiando di coinvolgerci direttamente nel conflitto.
Le recenti elezioni negli USA con la vittoria di Trump rappresentano un ulteriore elemento di instabilità per l’area. Il neopresidente statunitense non ha mai fatto mistero delle sue politiche e intenzioni aggressive verso l’Iran e tutti gli stati e le organizzazioni non allineate dell’area, con il rischio concreto di un allargamento esponenziale del conflitto anche tenendo conto della presenza di basi russe nell’area.
Il governo italiano e tutta l’Unione Europea, seguendo i diktat di Washington, non solo sono complici del genocidio ma anche dell’escalation in corso e corresponsabili nell’esporre anche i popoli europei al rischio di guerra. Dal Governo italiano e da tutti i governi della UE si ripete costantemente il ritornello del diritto di Israele a difendersi, ma questa non è difesa perché non c’è offesa ma solo occupazione. E contro un’occupazione tutte le modalità di resistenza sono legittime. Riaffermiamo con forza infatti il diritto alla resistenza dei popoli e in particolar modo a quelli esposti al colonialismo israeliano e sionista.
Non scorgendo all’orizzonte alcuna reale ed efficace risposta politica e opposizione allo scenario di guerra che si sta aggravando nel panorama internazionale, è fondamentale mobilitarsi e allearsi per un fronte ampio contro la guerra, il genocidio e le politiche bellicistiche.
L’Assemblea, aperta a tutte le realtà palestinesi, libanesi e dei solidali con la Palestina e con i popoli del Medio Oriente e contro le guerre, intende rilanciare la mobilitazione contro Israele, il genocidio, le guerre, per l’autodeterminazione dei popoli mediorientali e per la liberazione di tutta la Palestina da Israele e dal sionismo.
Per questo indiciamo una manifestazione nazionale unitaria il 30 Novembre a Roma che rilanci queste parole d’ordine:
– stop al genocidio e ai crimini di guerra e contro l’umanità;
– affermare il pericolo che ora Israele rappresenta per tutto il Mondo;
– stop ai bombardamenti in Libano e all’escalation in Medio Oriente;
– riconoscere il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi;
– incriminazione per i principali responsabili del massacro e sostegno alla mozione proposta dal Sud Africa alla Corte Internazionale di Giustizia;
– fine dell’occupazione, colonialismo d’insediamento, pulizia etnica e crollo dello stato d’apartheid;
– diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi;
– libertà per tutt* i prigionieri palestinesi anche su suolo italiano;
– sanzioni totali al settore militare israeliano, con deciso embargo sulle armi;
– interruzioni dei rapporti accademici, economici, militari, diplomatici e politici con Israele;
– sostegno alla Resistenza Palestinese, che prosegue da oltre 76 anni;
– stop invio di armi da parte di tutti i governi occidentali in tutti gli scenari di guerra;
– immediata dissoluzione della Nato e di tutte le strutture militari e oppressive che l’imperialismo ha costruito negli anni;
– dimissione del governo italiano responsabile di sostenere il genocidio e lo stato terrorista di Israele;
– intersezionalità delle lotte, affianco a tutti i popoli in rivolta;
Seguendo queste parole d’ordine, costruiremo un futuro alternativo. Proponiamo inoltre una riunione per Domenica 1 Dicembre di bilancio della manifestazione e per creare una rete antisionista e contro le guerre che coordini le future iniziative e mobilitazioni a livello nazionale.
Palestina Libera! Intifada fino alla Vittoria!
ASSEMBLEA del 9 Novembre
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