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lunedì 3 luglio 2017

Il “misterioso” silenzio occidentale sul Boeing malese abbattuto in Ucraina nel 2014

Il Ministero degli esteri della junta golpista di Kiev ha ritenuto doveroso porgere i propri sentiti ringraziamenti alla UE, per aver prolungato di altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2018, le sanzioni contro la Russia. “Speriamo che a settembre 2017 siano prolungate anche le sanzioni individuali per azioni che intaccano l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina”, è detto nella nota di Kiev.

Tra le diverse e variegate motivazioni addotte a suo tempo per l’adozione, da parte dell’amministrazione Obama – e, a seguito di quella, anche da parte UE – delle sanzioni contro la Russia, una, peraltro lasciata opportunamente nel dimenticatoio per evitare di incorrere nel vecchio adagio maoista secondo cui “i reazionari sono degli stupidi: sollevano una pietra per lasciarsela cadere sui piedi”, riguardava l’abbattimento del Boeing malese MH17, il 17 luglio 2014, nei cieli del Donbass.

Da tempo si è detto che il silenzio caduto sopra il fatto, che costò la vita a quasi trecento persone, già di per sé la diceva lunga sulle accuse lanciate dai golpisti e dalle cancellerie occidentali, in primis contro le milizie popolari, additate come responsabili dirette dell’abbattimento e, per proprietà transitoria, contro Mosca, che avrebbe loro fornito il sistema terra-aria “Buk” atto alla bisogna, salvo poi riportarlo in territorio russo. A proposito del “improvviso silenzio USA sulla responsabilità russa”, alcuni media occidentali avevano da tempo notato come, se davvero Kiev e Washington non avessero avuto la “coda di paglia” e fossero state in possesso del pur minimo indizio contro le milizie del Donbass, non avrebbero mai cessato di accusarle, come invece hanno fatto da tempo.

Bene, ieri, il giorno stesso in cui Kiev rivolgeva i propri ringraziamenti a Bruxelles per le sanzioni, il sito Soveršenno sekretno ha pubblicato materiali secondo cui nell’abbattimento del Boeing malese potrebbero essere coinvolti velivoli dell’areonautica militare ucraina. A dire il vero, la versione non è nuova: dalla testimonianza dell’aviere ucraino che, oltre ad aver visto decollare un caccia e poi rientrare senza i missili di bordo, aveva sentito anche le parole criptiche del pilota sconvolto, ai dati dei sistemi radar russi, che indicavano come un Su-25 ucraino fosse in volo a una distanza di 3-5 km dal Boeing malese, ai numerosi “misteri” della cosiddetta commissione d’inchiesta olandese.

Soveršenno sekretno pubblica ora il piano di volo tracciato e firmato il giorno precedente la tragedia, il 16 luglio 2014, dal capitano Vladislav Vološin, della 299° brigata dell’aviazione tattica ucraina, e controfirmato dal colonnello Gennadij Dubovik. Secondo il piano, il velivolo sarebbe decollato dalla base Čuguev, nella regione di Kharkov, in direzione sudest, secondo una traiettoria che andava a incrociare il Boeing civile malese. Nella pubblicazione sono riportate anche le conversazioni intercorse tra i militari ucraini. Soveršenno sekretno non sostiene che il Boeing sia stato abbattuto dal capitano Vološin, ma si limita a sollecitare uno studio più attento dei materiali, compreso l’ordine di volo 734, preparato dal colonnello Dubovik all’antivigilia dell’abbattimento del Boeing e in cui sono indicati i vari velivoli (Su-25M1 N°08, Su-27 N°36, MiG-29MY1 N°29) che sarebbero stati impegnati in combattimento il 17 luglio. Nulla di sconvolgente, dunque, come scrive lo stesso Soveršenno sekretno; ma, in ogni caso, sufficiente quantomeno a sconfessare quanto si era affrettato a sostenere, alle 8 di sera di quel 17 luglio, Interfax-Ukraina, secondo cui “Oggi l’aviazione delle forze ATO” – l’operazione antiterrorismo, come la junta definisce la guerra contro il Donbasss – “non si è assolutamente alzata in volo: né elicotteri, né aerei, né caccia”. Nella conversazione con la fonte di Soveršenno sekretno, il tenente-colonnello Baturin, al comando del reparto 4104, ha dichiarato che il 17 luglio 2014, aerei militari ucraini “erano in volo per eseguire l’ordine N°1 per la distruzione di obiettivi aerei nella zona di Snežnoe e Torez”. Soveršenno sekretno aveva già in precedenza pubblicato una copia dell’ordine delle Forze armate ucraine per la distruzione di ogni indizio e testimonianza sull’abbattimento del Boeing.

Forse anche per mettersi al sicuro da brutti scherzi che possono mettere a repentaglio “segreti” come quello sull’abbattimento del Boeing malese, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha annunciato ieri che l’Alleanza aumenterà il numero di aerei da guerra in grado di aggirare i moderni sistemi antimissile. Non solo, la NATO ha “intenzione di rafforzare anche i propri sistemi antimissile, compresi i vascelli con a bordo mezzi difesa aerea”.

Così che nessuno possa intervenire a turbare il silenzio sulle responsabilità del prossimo, non così improbabile, abbattimento.

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