Quando ad aprile fu firmato l’accordo di unità
nazionale, Hamas aveva chiesto al governo di pagare i suoi 45.000
impiegati. Di questi, 27.000 sono civili mentre gli altri sono membri
della polizia e delle forze di sicurezze del partito islamico.
Ma secondo Hamdallah la comunità
internazionale vieta il pagamento di qualunque persona collegata ad
Hamas, organizzazione terroristica per Usa ed Europa. E perdere il
sostegno economico internazionale sarebbe devastante per i palestinesi.
“Se ciò dovesse accadere – ha detto il premier – il sistema bancario
subirebbe un duro colpo che avrebbe poi ripercussioni sull’intera
situazione palestinese”.
La risposta pungente di Hamas non si è fatta
attendere. “Il rifiuto di Hamdallah di venire a Gaza per presunte
minacce è inaccettabile” ha dichiarato il portavoce del
movimento, Sami Abu Zuhri. “E’ il Ministro degli Interni e tutte le
forze di polizia sono sotto il suo comando”. “Hamas – ha aggiunto Abu
Zuhri – lo invita a venire Gaza per assumersi le responsabilità di
fronte alla sua gente e a smetterla di trovare scuse”.
A giugno il Qatar aveva detto che avrebbe risolto la
spinosa questione dei salari donando alle casse di Gaza 60 milioni di
dollari. Finora, però, Doha non ha mantenuto la sua promessa.
Le parole di Hamdallah vengono dopo che il
Presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha minacciato sabato di porre
fine al governo di unità nazionale palestinese se il movimento islamico
non permetterà a Ramallah di operare regolarmente nella Striscia.
“Non accetteremo di collaborare con loro [Hamas, ndr] se il loro status
a Gaza resta così” aveva dichiarato all’agenzia di stato egiziana Mena
appena atterrato al Cairo. “L’unità ha delle condizioni. Questa
situazione non rappresenta alcuna unità. Se Hamas non vuole una
autorità, una legge, un esercito, non lavoreremo con loro”.
Intanto mentre Gaza e Ramallah litigano, la
situazione resta incandescente nelle strade della Palestina occupata.
Ieri decine di giovani si sono scontrati con la polizia israeliana a
Gerusalemme est dopo che è stata annunciata la morte di un giovane
palestinese. Mohammed Abd al-Majid Sunuqrut, 16 anni, è
deceduto per le ferite riportate durante gli scontri con i soldati
israeliani lo scorso 31 agosto nel quartiere di Wadi al-Joz.
I manifestanti hanno lanciato pietre e bombe
incendiarie verso le macchine mentre la polizia israeliana in tenuta
antisommossa ha risposto sparando proietti di gomma. Gli scontri sono
durati diverse ore. Non sono stati registrati feriti gravi.
Le cause della morte di Mohammed saranno chiarite dall’autopsia che sarà effettuata oggi. La polizia israeliana sostiene di aver sparato alla gamba di Sunuqrut e nega qualunque responsabilità sul suo decesso. Diverso è, invece, il parere dei familiari e dei medici: il ragazzo è morto in seguito alle ferite riportate da un proiettile di gomma che ha colpito il suo cranio. Secondo i familiari il ragazzo non stava prendendo parte alla manifestazione ma si trovava vicino casa. Colpito da distanza ravvicinata sarebbe stato poi picchiato dai soldati di Tel Aviv mentre era già a terra.
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