Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
09/10/2014
Usa, GB e Francia verso il si all'invasione turca della Siria. Rivolta curda
Nonostante l'arrivo di rinforzi da varie zone della Siria e dell'Iraq ai jihadisti che tentano di conquistare da metà settembre la città curda di Kobane i guerriglieri resistono ancora, pur se la porzione di territorio che controllano si restringe sempre di più. Gli estremisti islamici stanno facendo largo uso di autobombe e di artiglieria pesante contro i combattenti delle Ypg e delle Ypj che però resistono casa per casa, strada per strada.
Intanto nuovi violenti scontri si sono verificati nella notte in numerose città della Turchia tra polizia e migliaia di manifestanti curdi e dell'estrema sinistra turca che contestano l'oggettivo supporto del regime di Ankara ai fondamentalisti dello Stato Islamico.
Malgrado il coprifuoco imposto in sei province del Kurdistan turco e nella principale città anatolica, Amed (Diyarbakir), migliaia di manifestanti sono scesi in strada non solo nel capoluogo, ma anche a Batman, Van, Siirt e altre località lanciando pietre e molotov contro le forze di sicurezza, che hanno risposto ricorrendo a idranti e lacrimogeni. Ed anche a pallottole vere, affiancati ancora una volta dalle squadracce delle organizzazioni islamiste contigue all'Isis che non esitano a lanciare vere e proprie cacce all'uomo contro gli attivisti dei partiti curdi che incitano la popolazione della regione a rimanere in piazza per supportare i propri fratelli sotto attacco nel Rojava.
Scontri violentissimi tra manifestanti e polizia sono stati registrati nelle ultime ore anche a Istanbul, Ankara, Antiochia e Mersin, con centinaia di feriti e arrestati. Il bilancio mentre scriviamo è già di 22 morti.
Ma il governo dell'Akp sembra voler mantenere la linea dura, e il presidente islamista ha accusato i curdi di voler sabotare, attraverso le manifestazioni in corso contro il sostegno turco ai jihadisti, il processo di pace tra Ankara e la guerriglia del Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), in realtà in stallo da molto tempo proprio per responsabilità dell'Akp. "E' molto ovvio che questo gioco mira a sabotare il clima pacifico nell'est e nel sudest oltre al processo di pace e alla nostra fratellanza" ha detto Erdogan nelle sue prime dichiarazioni dopo i violentissimi scontri degli ultimi due giorni.
"Non tollereremo alcuna minaccia o intimidazione che prenda di mira la pace, la sicurezza e la stabilità della Turchia". "Prenderemo le misure necessarie per combattere coloro che assumono queste iniziative" ha aggiunto Erdogan in una dichiarazione che accusa "circoli oscuri" per la "perdita di vite umane e la carneficina" sapendo bene che sono i suoi apparati di sicurezza e i sicari dell'organizzazione islamista Hezbollah a sparare sulla folla dei dimostranti.
Da parte sua il Kck, il Congresso delle Comunità Curde che riunisce varie organizzazioni della resistenza, ha dichiarato che se le autorità turche vogliono salvare il processo di pace in corso con la guerriglia curdi devono acconsentire alla creazione di un corridoio in territorio turco per il passaggio di aiuti umanitari e guerriglieri che possano andare a difendere Kobane e il resto del Rojava.
Il Kck chiede ad Ankara che ai combattenti del Partito dei Lavoratori e di altre organizzazioni popolari dei curdi di Turchia sia consentito di raggiungere da nord la città assediata dai jihadisti dello Stato islamico a est, sud e ovest e difesa finora dalle Unità di Protezione del Popolo che fanno riferimento al Partito di Unità Democratica (Pyd) attivo nel Kurdistan siriano.
Venerdì le autorità turche avevano promesso in un incontro segreto ad Ankara con Salih Muslim, il leader del Pyd, la creazione di un corridoio umanitario, ma fino ad ora non hanno mantenuto la parola data, secondo uno dei leader militari del Pkk Murat Karayilan, citato dall'agenzia curda Firat.
Intanto il ricatto turco nei confronti dei paesi occidentali protagonisti dei bombardamenti – per ora sembra poco più che simbolici visto che l'Isis avanza ovunque – contro le posizioni jihadiste in Iraq e Siria sembra funzionare. E le cancellerie occidentali sembrano piegarsi alla volontà di Ankara che pretende l'assenso a una invasione di terra nel Nord della Siria, con l'obiettivo primario di abbattere il governo di Bashar al Assad e la resistenza curda, oltre che di respingere l'avanzata dei fondamentalisti sunniti.
Gli Stati Uniti e il Regno Unito si sono detti pronti a "esaminare" l'idea di creare una zona cuscinetto sul confine tra la Siria e la Turchia, come richiesto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. "Un'area cuscinetto [...] vale la pena analizzare la proposta molto molto da vicino", ha detto il segretario di Stato americano, John Kerry. "Stiamo prendendo in considerazione questa opzione", ha detto il ministro degli Esteri del Regno Unito, Philip Hammond.
Ieri era stato il presidente francese Francois Hollande a dire di sostenere la creazione di "zone cuscinetto tra la Siria e la Turchia per ospitare e proteggere le persone sfollate".
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