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24/10/2014

Centomila lavoratori in 27 piazze, la 'giusta causa' contro Renzi e Unione Europea


Ci avrebbero voluto invisibili, abbiamo bloccato le città": lo gridano forte le 27 piazze riempite dai 100.000 lavoratori e lavoratrici, insieme a disoccupati e studenti, che questa mattina hanno manifestato in tutta Italia, in rappresentanza del milione di lavoratori oggi in sciopero generale con l’USB ed altre sigle del sindacalismo conflittuale convocato contro le politiche sul lavoro e sullo stato sociale del governo Renzi.
“Perché quando si chiama a lottare e scioperare, e su una piattaforma netta e senza ambiguità, le lavoratrici i lavoratori rispondono. Chi li chiama in piazza a fare passeggiate, se ne assuma tutte le responsabilità”, è la valutazione espressa da Pierpaolo Leonardi, a nome dell’Esecutivo Nazionale USB, nel corso del corteo di alcune migliaia di manifestanti che ha sfilato nella capitale.

Forte la risposta nella prima fascia di sciopero nel settore dei Trasporti, con una media nazionale del 60% di adesione. Il 100% ha scioperato a Napoli in tutte le società del Tpl, con una media del 60% nelle aziende della regione Campania. A Trento sciopera il 90%. A Bologna e Forlì fermi il 70% dei bus; il 50% a Reggio Emilia; a Rimini, Cesena e  Ferrara oltre il 40%. Soppresso il 90% dei treni regionali in Emilia Romagna. A Roma bloccati il 70% dei bus; metro A e B rallentate e ferma la Roma-Giardinetti.

Adesione al 30% nel Cotral del Lazio. A Venezia fermo il 70% del trasporto urbano ed extraurbano; a Verona, Sala SCC, 50% degli operatori in sciopero, con ripercussioni in tutto il traffico ferroviario del Veneto. In Friuli, media del 40%. Fermo il Tpl extraurbano in Sicilia. Si rammenta che a Torino e a Perugia lo sciopero è stato impedito dalla Commissione di Garanzia, con l'incredibile motivazione del concomitante svolgimento del “Salone del Gusto” e di “Eurochocholate”.

Cancellazioni, ritardi e disagi anche nel Trasporto aereo, con il tavolo sulla vertenza Meridiana in corso oggi al ministero del Lavoro.

Servizi bloccati, sportelli chiusi o a singhiozzo nei comuni, nella sanità e negli uffici territoriali, con forte adesione in INPS, hanno dato il segno della risposta dei lavoratori pubblici al blocco dei contratti e alla riforma Madia.

“LICENZIAMOLI PER GIUSTA CAUSA”, lo striscione di apertura dei molti cortei: dai vigili del fuoco ai lavoratori del commercio, gli esternalizzati della sanità e i lavoratori della logistica,  i dipendenti del fisco e quelli comunali, autoferrotranvieri ed insegnanti, insieme a precari e senza casa, migranti e rifugiati, lavoratori cassaintegrati e in mobilità.

Alla testa del corteo che ha sfilato nella capitale i lavoratori e le lavoratrici di Meridiana, che hanno poi proseguito in presidio sotto al ministero del Lavoro.
Attorno a Ilario Ilari e Valentino Tomasone, i due autisti sospesi dal lavoro dopo aver partecipato a “Presa Diretta”, il calore ed il sostegno di tanti altri manifestanti.

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