Uno dei personaggi più fetidi della storia d'Italia è morto ieri sera. Licio Gelli se n'è andato alla tenera età di 96 anni, probabilmente ridendo alle spalle della democrazia che – “finalmente”, diceva – era stata seppellita di fatto. Grazie anche a governi “rottamatori” che hanno concretizzato, e stanno ancora lavorando per finire l'opera, il suo “piano di rinascita democratica”. Che si può ancora leggere per chi è appassionato di storia, ma che è stato copiato pari pari dai governi degli ultimi 25 anni, dai tentativi – non perfettamente andati a segno – di Berlusconi fino alla marcia trionfale di Renzi e Boschi (casualmente di Laterina, a un tiro di schioppo da Castiglion Fibocchi, residenza abituale di Gelli).
La storia del fondatore della P2 – una loggia “deviata” solo per chi sentiva l'urgente necessità di salvaguardare l'intera massoneria italiana, dunque la casse politica quasi al completo e gran parte dei vertici dei vari apparati dello Stato – è una lista inesauribile di carognate, fin dal suo inizio: volontario nazifascista nelle guerra di Spagna, contro chi aveva vinto le elezioni e resisteva al colpo di stato di Francisco Franco.
Personaggio perennemente dietro le quinte, manovratore e “faccendiere”, non certo un leader di prima fila, è stato sempre in mezzo alle più oscure manovre che hanno minato le istituzioni repubblicane con la complicità evidente di buona parte delle stesse istituzioni.
Il meno che si possa dire è che la terra ti pesi addosso come un blocco di piombo.
Il "piano di rinascita democratica", testo completo.
La sua biografia, per come la ricostruisce Wikipedia (da ricordare sempre che le voci di questa “enciclopedia”, soprattutto per quanto riguarda i temi storico-politici, altamente conflittuali, sono spesso ostaggio di gruppi omogenei che impediscono aggiunte e correzioni ritenute incoerenti con l'assunto base del gruppo “padrone”).
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