Avessi aspettato ancora un po' sarei arrivato alle pulizie di primavera, altro che bilanci annuali... comunque, il dato saliente dello scorso anno è stato l'avvicendamento tra fonti che, per altro, ha avuto più riverberi a livello umano che sonoro.
Il versante che interessa queste righe, infatti, non ha subito scossoni sostanziali, ma anzi è stato caratterizzato da un certo consolidamento dei gusti col grunge a farla da padrone sia nella veste di ascolti conosciuti (il quartetto storico di Seattle) che nuove scoperte – TAD, Skin Yard – in cui la palma se la portano a casa i Mad Season, il cui unico album, insieme agli STP di Core, ai Soundgarden di Badmotorfinger e i Nirvana di Nevermind, ha occupato la stragrande maggioranza dei miei ascolti.
Grandi soddisfazioni le ho ricavate anche da approcci quasi completamente estemporanei come gli Smiths, consumati con passione per diversi mesi, i Marlene Kuntz e la coppia This Will Destroy You / God in An Astronaut che ha rinverdito suggestioni ambient/doom dimenticate da tempo.
Per il resto, tanta roba ascoltata in lungo e in largo ma che non accenna a stancarmi: Depeche Mode, Pink Floyd, Vasco Rossi, CCR, Negrita, Fear Factory, Helmet, Killing Joke.
Molto ridimensionata, invece, EBM ed elettronica "pump" in genere, che mi aveva preso benissimo nel primo trimestre dell'anno ma è andata rapidamente scemando lasciando intonsi i soli Die Krupps.
A dispetto degli anni precedenti, nel 2015 è probabilmente mancato l'effetto "nuova scoperta" a valanga, che trasmetteva scariche di adrenalina ad ogni nota, sostituito da ascolti più introspettivi e ragionati in particolare coi precedentemente citati Core ed Above.
Per un certo periodo ho pensato che la cosa potesse diventare limitativa; nel corso dei mesi, invece, mi sono accorto che la differenza la fa l'approccio, al punto che, da ascolti conosciuti, quel che si può prendere diventa virtualmente inesauribile.
Il tempo s'incaricherà di verificare se avrò avuto torto o ragione.
Nessun commento:
Posta un commento