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29/10/2017

Il tormento della sinistra. Un commento a posteriori su «40 anni dall’autunno tedesco»


Una rivolta fallita lascia promesse non mantenute. Cosa si intende? La rivoluzione di ottobre, la lega spartakista, i repubblicani delle Brigate Internazionali in Spagna contro Franco, Patrice Lumumba, Che Guevara, la RAF, la rivoluzione portoghese dei garofani e Thomas Sankara? In effetti di tutto un po’, anche se questo a stento avviene nel pensiero della sinistra europea, dove in ogni decade si rinnegano le proprie radici perché è questo che l’autorità si aspetta.

Oggi non molti hanno più ricordi vivi di questo, di quanto negli anni ’60 e ’70 fossero spalancate le porte del processo storico. Soprattutto la decolonializzazione dell’Africa, dell’Asia e nel mondo arabo, le lotte sociali rivoluzionarie in America Latina, la lotta di liberazione vittoriosa dei vietnamiti contro gli USA e il patto oriente-occidente, avevano offerto possibilità. Offrivano ogni sorta di ispirazione per la decisione di attraversare ponti, di lasciarseli alle spalle, di bruciarseli dietro e di puntare concettualmente tutto su un’unica carta. Nel contesto della restaurazione nel mondo capitalista dopo la Seconda Guerra Mondale c’erano ragioni più forti per questo che per la costruzione di un ordine degli sfruttatori. A questo si aggiungeva la particolarità in Germania ovest, dove dopo i crimini del fascismo era mancata la giustizia.

Una tale estensione della sfera di possibilità nella storia capita raramente. Ma che questo momento oggi sia difficile da ripercorrere dipende anche dal fatto che i contemporanei negli ultimi due decenni hanno interiorizzato il fatto di pensare che gli obiettivi politici sono legati alle costrizioni della valorizzazione del capitale e non devono essere orientati in base agli sviluppi sociali. Non si può sopportare il continuo «There is no alternative» senza che si scolorisca. Politici agiscono come impiegati dei grandi gruppi del capitale, il primato della politica non viene più nemmeno postulato. Questo ha avuto la forza di risucchiare tutto. All’inizio dello smaltimento della democrazia e del pensiero sociale c’era la massima criminale di Margaret Thatcher, secondo la quale non c’è una società ma solo singoli.

Allo stesso tempo la sinistra europea continua a cadere nella vecchia trappola di ritenere l’Europa l’ombelico del mondo. Democrazia e socialismo devono avere l’aspetto che un tempo è stato inculcato nelle loro teste. E se in Europa non si muove niente, non si muove niente nel mondo. Eppure in concomitanza abbastanza precisa con il caso «caduta del muro», che nella sinistra del vecchio continente ha portato avvilimento e rinuncia a se stessa, è iniziato un esempio spettacolare per le distonie temporali dei processi politici globali. Nel momento dello scioglimento del campo socialista, l’America Latina ha vissuto il «Caracazo» in Venezuela, la rivolta chiave contro l’ordine neoliberista nella regione e oltre. La conseguenza è stato un processo creativo che continua e che sillaba con l’ottimismo di una struttura generazionale molto più giovane sviluppo sociale, economia solidale e democrazia.

La cultura politica della sinistra europea è perseguitata dal tormento dato dal fatto che i suoi dibattiti sono orientati sull’inventare continuamente di nuovo la ruota. E in loro la differenza fondamentale tra critica e distanza viene trascurata. Queste due questioni sono strettamente collegate e la loro mancanza di soluzione impedisce che storicamente avvenga qualcosa come l’accumulazione di esperienza politica e fiducia in se stessi che faccia crescere le forze organizzate per un superamento dell’ordine dello sfruttamento e delle guerre predatrici.

Gli anni ’70 hanno portato una priorità della pratica che ha dovuto prescindere dalle masse rivoluzionarie, se non voleva restare incastrata nell’attesa di «tempi migliori». L’agire ha reso possibile l’apprendere. Le analisi sono state elaborate accuratamente, le conseguenze motivate in base a questo e ampiamente documentate. Questo marchio dell’epoca stimola a dare uno sguardo al presente. Dopo l’anno 2008, con la crisi internazionale della banche, per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale il principio capitalista fondamentale di privatizzare i profitti delle attività economiche, ma di socializzare le perdite, è tornato all’attenzione di una più ampia consapevolezza sociale. Ma in questo momento storico, in cui può svilupparsi una nuova base di massa per un cambiamento sociale e politico, manca una sinistra politica che abbia un pensiero progettuale e che attiri su di sé costanza e tenacia nei propositi.

Intanto il ritorno dello spirito marrone, quindi dell’efficace mobilitazione delle masse contro lo strumento dell’infamia viene verbosamente analizzato. Dalle file della sinistra si lamenta che nelle condizioni date la destra prospetta la ribellione, vengono considerati ribelli dalla popolazione, ma la sinistra no. In questo viene rimossa una delle cause principali per il fatto che la storia della nuova sinistra determini una lunga serie di prese di distanza da passati tentativi di insurrezione, per così dire una creazione di carattere negativo.

Le prese di distanza dalla RAF ormai riempiono libri, film, talkshow e infinità di altre pubblicazioni. Laddove vengono da esponenti della sinistra, anche se sono state dispendiosamente equipaggiate dal punto di vista intellettuale, fin troppo spesso traspare il gesto della sottomissione. Più tardi la presa di distanza dalla DDR, dopo il suo fallimento, è diventato di nuovo momento di motivazione della sinistra tedesca che in parte è rappresentata in Parlamento. Era, temendo per il suo riconoscimento sociale, effettivamente disposta ad accordarsi ai dominanti rispetto al fatto che la DDR fosse uno «Stato di ingiustizia». Con questo, rispetto alla Germania occidentale egemone, di fronte alla RFT della ricostruzione da parte di ex-appartenenti alle SS, a una RFT della persecuzione dei comunisti, del comitato anticrisi e della guerra in Yugoslavia, per quanto riguarda una politica socialista ha perso. Ha perso la faccia.

Chi, a fronte della condizione del mondo e della strategia della sua «distruzione creativa», che lascia dietro di sé la devastazione dei popoli e crea enormi ricchezze per pochi, è in grado di pensare in modo radicale e incorruttibile, dovrebbe riconoscere: il campo socialista nato dalla Seconda Guerra Mondiale nonostante realizzazioni deplorevoli e in parte ottuse, con il suo modello sociale dal punto di vista dello sviluppo umano era più avanti di intere epoche storiche.

Infine un commento di Sebastian Haffner (1939) rispetto a quelli che a volte, senz’altro benevolmente, sanno che tutto «doveva fallire»: «C’è un modo di continuare ad avere ragione che è imbarazzante, e serve solo a dare all’avversario un’insperata gloria.»

Da Junge Welt: Edizione del 28.10.2017

di Christian Klar membro della Rote Armee Fraktion (RAF). Per questo incarcerato dal 1982 fino al 2008

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