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25/10/2017

Caso Battisti: libero fino al 31, poi prevarrà l’inciucio Jardim-Orlando?

Intervista con Achille Lollo

Il 25 ottobre – oggi – i deputati brasiliani dovranno votare l’autorizzazione a procedere nei confronti del presidente Temer per permettere alla Procura Generale di fare luce sulla denuncia di corruzione e, eventualmente, sospendere il mandato presidenziale. Il 15 ottobre il giudice del Supremo Tribunale Federale (STF), Luiz Fux, aveva proibito al presidente Temer di firmare il decreto di estradizione nei confronti di Cesare Battisti; poi, il 24 ottobre, lo stesso giudice aveva trasformato l’habeas corpus della difesa di Battisti in contestazione, per poi rimettere il tutto alla decisione del Plenario del STF nella prossima settimana. Nello stesso tempo il giudice Fux ha deliberato che Battisti può attendere il verdetto a piede libero, facendo così cascare tutta l’impalcatura mediatica messa in piedi dal governo Temer, quello italiano e logicamente della TV e del giornale Globo.

Adesso con la decisione del giudice Fux e le dichiarazione del giudice Marco Aurelio il “Caso Battisti” è diventato una questione strategica per il governo Temer, in favore del quale è in corso una tremenda battaglia mediatica per tentare di impressionare i giudici del TSF e l’opinione pubblica brasiliana. Per questo motivo abbiamo intervistato il giornalista Achille Lollo cercando di capire cosa è accaduto e cosa potrà succedere nei prossimi sette giorni.

Il ministro degli esteri, Aloysio Nunes Ferreira ha dichiarato alla stampa che “l’estradizione di Battisti sarebbe un gesto importante per migliorare le relazioni tra il Brasile e l’Unione Europea...”. Ciò significa che ci sarebbero stati dei contatti tra Aloysio Nunes e Federica Mogherini?

Lo escludo perentoriamente! A Bruxelles si parla del Brasile solo per criticare l’estrema lentezza del governo brasiliano nel realizzare la privatizzazione del settore elettrico e di quello petrolifero, promesse, nel 2016, dagli emissari delle menti del colpo di stato contro Dilma Roussef, cioè Michel Temer, oggi presidente, e Eduardo Cunha – ex presidente del Parlamento, ora detenuto per diversi reati di corruzione. Fu in funzione di queste promesse che l’Unione Europea e i rispettivi governi non condannarono il colpo di stato ritenendo validi i motivi dell’Impeachment. Di Cesare Battisti, dell’estradizione negata dal presidente Lula, alla Mogherini, a Schulz e via dicendo, non gliene frega proprio niente. E, tra l’altro non si sono mai manifestati sul caso Battisti. Il ministro Aloysio Nunes e i giornalisti della TV Globo, e dei giornali Estadao e Folha de Sao Paulo stanno usando quest’argomento per condizionare i giudici del STF e l’opinione pubblica brasiliana, facendo capire che se il governo brasiliano non estrada Battisti l’Unione Europea penalizzerà il Brasile. E’ una bufala!

Però il ministro della giustizia, Torquato Jardim, dopo aver affermato che “l’estradizione di Battisti è un ostacolo che blocca le relazioni tra l’Italia e il Brasile” ha anche confermato l’esistenza di trattative segrete tra i due governi. Questo scenario può influenzare la decisione del STF del 31 ottobre?

Innanzitutto vorrei precisare che le relazioni politiche, diplomatiche e soprattutto quelle economiche tra il Brasile e l’Italia non sono mai entrate in crisi per la mancata estradizione di Cesare Battisti. Recentemente ci sono state delle trattative, quasi segrete, tra il Ministro della Giustizia Italiano, Andrea Orlando e quello brasiliano, Torquato Jardim, che si sono concretate proprio quando il Presidente Michel Temer è precipitato nei sondaggi (3,6%), perché il banchiere Luis Funaro aveva confermato la denuncia dell’industriale Wesley Batista sulla diretta partecipazione di Temer nella divisione dei proventi della corruzione. Quindi, per il governo brasiliano, il “Caso Battisti” è diventato un utile strumento per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica brasiliana, giacché Michel Temer, che oggi è accusato da Funaro e Wesley Batista di corruzione, è stato anche il principale articolatore dell’Impeachment contro la presidente di Dilma Roussef, per “supposti motivi di corruzione”, poi risultati inesistenti...

Comunque quando il presidente Temer annunciò di aver annullato lo status di rifugiato a Battisti, il ministro Andrea Orlando disse che l’iter per l’estradizione era pronto, anche se il giudice Fux aveva proibito al presidente Temer di firmare il decreto di estradizione. Potresti fare un minimo di chiarezza sull’attualità del Caso Battisti?

L’arte della manipolazione è fare un collage di tante piccole frasi, alterandone i tempi e il contesto. Infatti il 12 ottobre i giornali brasiliani annunciavano che Temer aveva revocato lo status di rifugiato a Cesare Battisti. Il 13, il giudice Fux proibiva a Temer di prendere decisioni contro Battisti. Il 14 il ministro della giustizia Jardim diceva che il presidente avrebbe legittimato la sua decisione solo il 24 per non contraddire il STF. Da parte sua il ministro Orlando dopo la riunione del Consiglio Europeo di Giustizia confermava la concessione dell’estradizione dicendo “questo non è il momento di commentare, ma di lavorare con grande determinazione...”. Il 15 ottobre, il ministro degli esteri Alfano, pur smentendo, riaffermava che il 24 ottobre il STF avrebbe finalmente finito il processo di estradizione di Battisti. In questo modo l’opinione pubblica brasiliana, ma anche quella italiana non capisce più nulla!

Infatti la stampa brasiliana ha ripreso alcune frasi del vice-ministro Cosimo Ferri pubblicate in Italia da “Il Giornale”, secondo cui il governo italiano avrebbe permutato la condanna all’ergastolo di Cesare Battisti per una di 30 anni. In questo modo il governo brasiliano avrebbe accettato di estradare Battisti. Questo sarebbe l’argomento delle trattative segrete tra i ministti Jardim e Orlando?

Innanzitutto vorrei ricordare che Cosimo Maria Ferri è appena il secondo sottosegretario del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e che non è mai stato nominato vice-ministro. Tantomeno esiste una circolare ministeriale che lo autorizza a sottoscrivere documenti in nome del governo. In realtà, il ministro Andrea Orlando, per non compromettersi, ha chiesto a Ferri di inviare una lettera formale all’ambasciatore italiano in Brasilia per, attraverso questo, comunicare al ministro brasiliano Torquato Jardim che il Ministero della Giustizia italiano rispetterà le norme giuridiche brasiliane, facendo scontare a Battisti una pena di 30 anni e non l’ergastolo. Per questo Ferri afferma che “...Questa decisione proteggerà le ragioni dei due paesi...”. In fatti il Brasile non riconosce la pena dell’ergastolo e per questo ha sempre negato l’estradizione di Battisti.

Ma se questa fosse la posizione ufficiale del governo italiano, perché non è stata presentata con una seconda richiesta di estradizione dicendo ufficialmente che la pena è di 30 anni e non più dell’ergastolo?

A questo punto si mette in evidenza l’inciucio Jardim-Orlando. Cioè un accordo informale, che viola le norme costituzionali e quelle di procedura penale italiane. Infatti, quando una sentenza è divenuta definitiva, la stessa può essere modificata solo con un nuovo processo o con la grazia del presidente, se a richiederla è il condannato o un suo parente. Il Ministro della Giustizia non ha il potere di cambiare le sentenze. Può renderle solo più miti in base alla buona condotta o a causa di malattie terminali del detenuto, ma anche in questi casi la sentenza della condanna non è modificata. Se così fosse, il prossimo Ministro della Giustizia di un governo di destra potrebbe revocare i benefici che Cosimo Ferri promette nella sua lettera e tornare a ufficializzare l’ergastolo per Cesare Battisti. D’altra parte se il Presidente della repubblica, Mattarella, per garantire l’estradizione, firmasse un decreto per ridurre a Battisti la pena dell’ergastolo con una detenzione di 30 anni, creerebbe un presupposto giuridico che permetterebbe a tutti gli ergastolani di richiederne l’applicazione. Primi fra tutti i mafiosi! Per questo gli avvocati di Cesare Battisti hanno rivelato ai giudici del STF tutte le incongruenze giuridiche dell’inciucio Jardim/Orlando, al punto che la stampa brasiliana non usa più quest’argomento...

Per questo che c’è stata la messa in scena dell’arresto di Battisti a Corumbà, per estradarlo con nuovi motivi?

La messa in scena dell’arresto di Cesare Battisti a Corumbà è un’operazione dei servizi italiani in collaborazione con la cosiddetta Divisione di Intelligenza della Polizia Federale brasiliana. Infatti, alcuni giornali brasiliani immediatamente dissero che Battisti era stato arrestato con una quantità di cocaina e molti dollari, e quindi accusato di traffico di droga, evasione di divise e riciclaggio. Con questo “fatto nuovo” Battisti sarebbe stato estradato in meno di 48 ore se le accuse fossero state vere! Infatti dopo 48 ore l’accusa è caduta e il giudice di Corumbà ha dovuto liberare Battisti, perché non hanno trovato droga, era in compagnia di altri due amici che hanno dichiarato di essere i proprietari di una parte dei dollari che dovevano usare nello shopping boliviano. Quindi, mentre i media gonfiano nelle prime pagine l’operazione “intelligente” della Polizia Federale, il Presidente Temer subito dichiarava di voler annullare lo status di rifugiato che l’ex-presidente Lula aveva conferito a Battisti nel 2010, “perché con la sua fuga verso la Bolivia Battisti aveva rotto il rapporto di fiducia con il Brasile....”.

Ma perché per i governi italiani e i partiti presenti in Parlamento voglio a tutti i costi l’estradizione di Battisti al punto da farla apparire una vendetta?

Innanzitutto non si tratta di una vendetta personalizzata contro Battisti. La verità è che Cesare Battisti è l’ultimo dei militanti della lotta armata che ha ricevuto il rifugio politico e con grande difficoltà. Per cui ottenere l’estradizione di Battisti significa chiudere in bellezza il capitolo delle Leggi Speciali, poiché i differenti governi italiani hanno accumulato sconfitte giuridiche una dietro l’altra. Voglio ricordare il no della Svezia per Enrico Di Cola, all’epoca del processo Valpreda, per poi ricordare il no della Francia con la Dottrina Mitterrand. Il no della Svizzera per Alvaro Lojacono. Il no del Brasile per l’estradizione del sottoscritto, e poi di Pasquale Vallitutti, di Luciano Pessina e di Piero Mancini, oltre al no dei governi del Nicaragua. Un capitolo in cui ci sono stati dei casi di autentico “sequestro”, come l’estradizione di Paolo Persichetti dalla Francia e quello di Rita Algranati all’aeroporto del Cairo, dopo la “vendita” da parte dei servizi algerini a quelli italiani. Per cui la cosiddetta caccia al cosiddetto terrorista di sinistra, iniziata nel 1990, è stata una condizione “sine qua non” per tutti i governi di destra, di centro-destra e di centro-sinistra. Indistintamente, da Andreotti a Prodi e poi da Berlusconi fino all’attuale Gentiloni.

Ma di quali Leggi Speciali stai parlando, adesso siamo nel 2017 e Battisti e gli altri che hai nominato sono soggetti politici e giuridici di 30 o anche di 40 anni fa?

Capisco che possa sembrare strano, ma in Italia, tuttora, vigono le Leggi Speciali che sono pienamente integrate nel Codice Penale e nel Codice di Procedura Penale, così come nell’organizzazione carceraria. Leggi che hanno creato la cosiddetta Cultura dell’Emergenza, che, la destra, il centro-destra e il centro-sinistra hanno mantenuto in vita fino ai nostri giorni. In pratica dal 1969 fino al 1989, poco più di 20.000 militanti rivoluzionari sono stati inquisiti dai tribunali, 6.000 detenuti hanno scontato poco più di 50.000 anni di carcere. Oggi risultano detenuti gli ultimi 37 militanti della lotta armata, mentre altri 250 figurano nelle liste dell’Interpol come “pericolosi terroristi ricercati”.

Ma perché i partiti di destra e di centro-destra mantengono in vita l’Emergenza se non c’è più la lotta armata? Perché non è stata fatta una amnistia?

Guarda che le Leggi Speciali, l’Emergenza, non sono un prodotto della Destra come è stato in America latina. In Italia il PCI di Berlinguer è stato uno dei principali assertori di queste leggi, appoggiando con entusiasmo le misure più autoritarie. Chi afferma questo fatto è Francesco Cossiga, l’ex Presidente della Repubblica e Ministro degli Interni nel periodo più cruente degli Anni di Piombo. Infatti, Francesco Cossiga, nel 1997, in un’intervista a Sette disse: “Del resto fummo io e un compagno di partito di Napolitano (cioè il PCI, N.d.R.), ora mai ricordato, Ugo Pecchioli, a metter su una guerra psicologica per trasformare i terroristi rossi in criminale comuni”. Poi per quanto riguarda l’amnistia lo stesso Cossiga insiste nel ricordare che “Fin da quando ero al Quirinale ho sostenuto la necessità di un indulto, di un’amnistia, comunque di un atto capace di definire la ri-contestualizzazione della lotta armata e giungere ad una soluzione politica dell’Emergenza. Purtroppo il PCI, in particolare, non l’ha voluta, nonostante tutti sapessero che l’amnistia non è il perdono. E’ uno strumento politico per chiudere politicamente un periodo storico. Quella del ’68 e del ’77 è stata una generazione di militanti!” Lo stesso Cossiga in una lettera del 2002 a Paolo Persichetti sottolineava: “Purtroppo ogni tentativo mio e di altri colleghi della destra e della sinistra di far approvare una legge di amnistia e di indulto si è scontrato soprattutto con l’opposizione del mondo politico che fa capo all’ex partito comunista”.

Le dichiarazioni di Cossiga spiegano molte cose, però non dicono il perché l’Emergenza è durata tanto tempo? A chi faceva comodo?

Adesso entriamo in un argomento che anche in Italia è praticamente dimenticato. Infatti, nel 1968 esplode la contestazione studentesca e nello stesso tempo l’autonomia della classe operaia prende piede nelle principali fabbriche. Anche nelle campagne ci sono le prime avvisaglie di rivolta. La polizia fa le prime vittime, però il processo di rivolta studentesca, operaia e proletaria nei quartieri delle grandi città è devastante per lo Stato e per il cosiddetto mercato. Per cui divenne necessario ammutolire e impaurire il popolo con una violenza occulta, vale a dire con attentati sanguinosissimi, sui treni, nelle piazze, nelle banche, nelle stazioni ferroviarie associati a una continua minaccia di colpi di stato che dal 1969 fino al 1989 hanno caratterizzato la storia italiana. Da sottolineare che tutto ciò, conosciuto anche con il termine “Strage di Stato”, fu realizzato dai servizi segreti italiani che all’occorrenza utilizzarono i gruppi dell’estrema destra e non solo. In questo scenario s’inserisce la magistratura che ha sempre usato due misure, durissima con i militanti della lotta armata e blanda, se non “molto discreta”, con i fascisti. In realtà l’Emergenza è servita a coprire lo scenario di una guerra civile a bassa intensità, le cause della crisi economica e le contraddizione della crisi sistemica. Con la frase Lotta al Terrorismo, scomparivano le cause della disoccupazione giovanile, dell’evasione fiscale, delle grandi truffe di industriali e delle multinazionali e, soprattutto si copriva la scalata che la massoneria e le differenti mafie realizzavano nell’apparato statale.

In pratica vuoi dire che in Italia, quando si parla di Magistratura, servizi segreti e di gruppi fascisti è successo qualcosa di simile al Brasile e all’Argentina?

In termini politici ci sono grosse somiglianze, poi è chiaro che esistono molte differenze determinate dal contesto socio-politico di ogni paese. Quello che è certo è che c’era un legame politico, da cui non bisogna escludere i poderosi gruppi massonici. Non fu una casualità che i membri dell’eversione nera passassero per Rio de Janeiro, Buenos Aires, Montevideo, Santiago del Cile e Santa Cruz de la Sierra!

Per questo Cesare Battisti sarebbe l’ultimo prototipo criminale che i media e i governi italiani utilizzano per mantenere in vigore la Cultura dell’Emergenza e il sistema delle Leggi Speciali?

Esattamente. E a questo proposito mi limito a citare il magistrato Fernando Pomarici che il 7 ottobre dichiarava alla stampa “Battisti è uno dei peggiori ceffi che ci sono stati nel terrorismo italiano... Di fatto se riescono a portarlo nel nostro paese, qualunque sia la riduzione della pena per i benefici penitenziari, Battisti finirà la vita in carcere”. Cioè oltre a decretare che Battisti deve morire in carcere, Pomarici cancella definitivamente quell’etichetta politica per la quale Battisti fu condannato all’ergastolo, per poi dire, oggi nel 2017, quello che Cossiga disse nel 1997. Cioè “trasformare i terroristi rossi in criminale comuni”. Forse adesso puoi capire cosa sia la Cultura dell’Emergenza e perché i due responsabili dell’attentato nella stazione di Bologna (2 agosto 1980 N.d.R.) in cui morirono 85 persone e altre 200 rimasero ferite, dal 2009 sono invece “uomini liberi!”. A questi Pomarici non ha mai augurato di morire in carcere!

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