Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

lunedì 3 dicembre 2018

Che cosa voglio i gilets jaune?

Abbiamo tradotto la loro piattaforma!

E abbiamo scoperto che al centro non c’è, semplicemente, l’aumento del costo del carburante, ma il fatto che nessun aumento né la transizione ecologica vengano mai fatti pagare ai ricchi, che prima di gravare ancora sul popolo, non sia stata fatta una patrimoniale seria e una tassazione sui profitti!

Così nelle rivendicazioni del movimento che sta infiammando la Francia ci sono le nazionalizzazioni, il controllo pubblico, le politiche sul lavoro a favore degli ultimi, la lotta all’austerità.

Speriamo di aver fatto cosa utile, per districarsi tra disinformazione e fake news e farsi un’idea oggettiva della realtà! Buona lettura.

Abbiamo tradotto l’elenco delle rivendicazioni che il movimento francese dei Gilets Jaunes ha presentato, lo scorso 29 Novembre, ai media. Molto si è detto, in queste settimane, su questo movimento, anche a sinistra. Se inizialmente la sola France Insoumise aveva sostenuto la protesta di piazza, successivamente anche sindacati come la CGT si sono ricreduti, ed oggi, 1 Dicembre, in molte parti della Francia sono scesi in piazza insieme, Gilets Jaunes et «rouges», nel rispetto della reciproca autonomia.

L’illuminazione sulla via di Damasco, tuttavia, non ha colto tutti: sono numerosi, infatti, i settori del movimento di sinistra francese che continuano a snobbare o avversare questo movimento, innanzitutto considerandolo come qualcosa di diverso dalle proteste che negli ultimi due anni hanno sconvolto la Francia; ancora, enfatizzando gli ultramediatizzati episodi di intolleranza che, qua e là nei presidi, hanno fatto fare alla stampa mainstream l’equazione gilets jaunes = estrema destra.

L’elenco delle 41 rivendicazioni – che noi abbiamo rozzamente organizzato per temi per facilità di comprensione – mostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, un ritratto completamente diverso. Le istanze del movimento sono tipiche delle classi lavoratrici o della piccola borghesia impoverita e impaurita: un blocco sociale che, in assenza di direzione, può rivolgersi a destra come a sinistra, ma che in sé rappresenta oggettivamente esigenze di classe.

Quelle che attengono alle condizioni materiali di vita – lavoro, casa, welfare, tasse – sono indiscutibili, al di là della maggiore o minore «correttezza» formale, ed esprimono in alcuni casi una radicalità che stentiamo a ritrovare nelle teorie più accorate di moda a sinistra (nessuno, dalle nostre parti, osa più difendere, ad esempio, il sistema di calcolo retributivo delle pensioni, o la « scala mobile »).

Quelle riguardanti la politica esprimono una sfiducia che noi, in Italia, ben conosciamo, e che si concretizza però non solo in una generica rivendicazione di riduzione dei costi e dei benefici per i deputati, ma anche in una domanda di maggiore democrazia, diretta e dal basso (la Costituzione francese è, ad oggi, una delle meno democratiche dell’Europa occidentale).

I punti che riguardano le migrazioni sono il frutto di una paura e di un rimosso, esprimono un costrutto ideologico più che dei bisogni concreti, eppure, nonostante ciò e nonostante il rifiuto esplicito di caratterizzarsi, non trasudano il razzismo che invece dalle nostre parti è alimentato dalla totalità dei partiti dell’arco parlamentare.

Non aggiungeremo ulteriori commenti, perché riteniamo che l’accesso diretto a questo breve testo sia più chiarificante di mille parole. Consigliamo, a chi volesse farsi un’idea complessiva della vicenda, l’ottimo e ricco contributo di Aurélie Dianara, coordinatrice nazionale di Potere al Popolo!, che vive e lavora a Parigi. Nonché i numerosi articoli comparsi nelle ultime settimane su Contropiano. Buona lettura!

Elenco delle rivendicazioni presentate dal movimento detto dei Gilets jaunes a deputati e media

Lavoro e salario

1. Più progressività nell’imposta sui redditi, che significa più scaglioni;

2. Salario Minimo a 1300 euro netti;

3. Il sistema pensionistico deve restare solidale e quindi socializzato. No al sistema contributivo;

4. Nessuna pensione al di sotto di 1200 euro;

5. I salari di tutti i francesi, le pensioni e i sussidi devono essere indicizzati all’inflazione;

6. Proteggere l’industria francese: vietare le delocalizzazioni. Proteggere la nostra industria significa proteggere le nostre competenze e il nostro lavoro;

7. Fine del lavoro distaccato. Non è normale che una persona che lavori sul territorio francese non benefici dello stesso salario e degli stessi diritti. Ogni persona autorizzata a lavorare sul territorio francese dev’essere sullo stesso piano di un cittadino francese e il suo datore di lavoro deve versare la stessa quantità di contributi di un datore di lavoro francese;

8. Per un lavoro sicuro: limitare di più il numero dei contratti a termine per le grandi imprese. Noi vogliamo più contratti a tempo indeterminato;

9. Salario massimo fissato a 15.000 euro;

10. Creare posti di lavoro per i disoccupati;

11. Pensione a 60 anni e per tutti coloro che hanno svolto lavori usuranti, diritto alla pensione a 55 anni;

Diritto alla casa

12. Zero Senza Fissa Dimora: URGENTE;

13. Limitare il costo degli affitti. Più alloggi a prezzi calmierati, in particolare per studenti e precari;

14. Grande piano di isolamento termico delle abitazioni per praticare l’ecologia facendo fare dei risparmi alle famiglie;

Welfare, investimenti, infrastrutture, politiche pubbliche

15. Favorire i piccoli commerci dei paesi e dei centri urbani. Stop alla costruzione di grosse zone commerciali intorno alle grandi città che uccidono il piccolo commercio e più parcheggi gratuiti nei centri urbani;

16. Aumentare i sussidi per i disabili;

17. Dal momento che un bambino di sei anni non si sorveglia da solo, occorre continuare col sistema di aiuti PAJEMPLOI fino ai dieci anni;

18. Stesso sistema di welfare per tutti, compresi artigiani e lavoratori autonomi. Fine della cassa separata per gli autonomi;

19. Stop immediato alla chiusura delle piccole linee di trasporto, degli uffici postali, delle scuole e dei reparti di maternità;

20. Benessere per le persone anziane, basta con i soldi guadagnati sugli anziani. L’oro grigio è finito, inizia l’era del benessere grigio;

21. Massimo 25 alunni per classe dalla materna alle superiori;

22. Strumenti adeguati per la psichiatria;

23. Divieto di vendere beni appartenenti alla Francia (dighe, aeroporti...);

24. La giustizia, la polizia, la gendarmeria e l’esercito devono avere strumenti adeguati. Le ore di straordinario devono essere pagate o recuperate;

25. Tutto il denaro ricavato dai pedaggi delle autostrade deve servire alla manutenzione di strade e autostrade e alla sicurezza stradale;

26. Il prezzo del gas e dell’elettricità sono aumentati da quando c’è stata la privatizzazione, noi vogliamo che ritornino nelle mani del pubblico e che i prezzi scendano di conseguenza;

27. Favorire il trasporto delle merci su ferro;

Fisco e politiche economiche

28. Tasse: che i grandi (McDonald's, Google, Amazon, Carrefour) paghino tanto e i piccoli (artigiani, piccole imprese) paghino poco;

29. Fine dell’aumento delle tasse sui carburanti;

30. Nessun prelievo di denaro a monte (in Francia le tasse, anche per il lavoro dipendente, si pagano “a valle”);

31. Basta col credito d’imposta per le imprese. Usiamo questo denaro per il lancio di un’industria francese delle auto a idrogeno (che sono davvero ecologiche, al contrario di quelle elettriche);

32. Basta con l’austerity. Smettiamola di rimborsare gli interessi sul debito che sono dichiarati illegittimi e cominciamo a rimborsare il debito senza prendere i soldi dai poveri e dai meno poveri, ma cercandoli tra gli 80 miliardi di frode fiscale;

33. Divieto di far pagare ai commercianti una tassa quando i loro clienti utilizzano una carta per gli acquisti. Tassare il carburante marittimo e il cherosene.

Democrazia e costi della politica

34. Ogni rappresentante eletto avrà diritto al salario mediano. Le sue spese di trasporto saranno controllate e rimborsate se sono giustificate. Diritto al ticket restaurant e allo cheque vacanze;

35. Il referendum popolare deve entrare in Costituzione. Bisogna creare un sito leggibile ed efficace, gestito da un organismo indipendente di controllo, dove le persone possano fare una proposta di legge. Se questa proposta ottiene 700.000 firme dev’essere discussa, completata, emendata dall’Assemblea Nazionale che avrà l’obbligo (un anno dopo l’ottenimento delle 700.000 firme) di sottometterla al voto dell’insieme dei Francesi (attualmente la Costituzione Francese non prevede un referendum);

36. Ritorno ad un mandato di 7 anni per il presidente della Repubblica. L’elezione dei deputati due anni dopo quella del presidente della Repubblica permette di mandare un segnale positivo o negativo a quest’ultimo, riguardo la sua politica. Ciò contribuirebbe dunque a far sentire la voce del popolo (al momento le elezioni parlamentari si svolgono un mese dopo le presidenziali, proprio per garantire maggioranze “coerenti” col voto del Presidente della Repubblica);

37. Stop alle indennità presidenziali a vita;

Integrazione e migrazioni

38. I richiedenti asilo devono essere accolti degnamente. Noi dobbiamo fornire loro alloggio, sicurezza, cibo ed educazione per i minori. Bisogna lavorare con l’ONU per far sì che dei centri di accoglienza siano aperti in numerosi paesi del mondo, nell’attesa del risultato della domanda di asilo;

39. Bisogna affrontare le cause che determinano le migrazioni forzate;

40. Coloro a cui è stato negato il diritto di asilo devono essere riportati ai loro paesi d’origine;

41. Una vera politica d’integrazione dev’essere messa in essere. Vivere in Francia significa diventare francese (corso di lingua francese, corso di storia della Francia e corso di educazione civica con un certificato a fine percorso).

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento