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mercoledì 19 dicembre 2018

Più disoccupati, più analfabeti funzionali e più malati. La situazione sociale del paese è in caduta libera

Nel terzo trimestre dell’anno che sta per chiudersi, l’occupazione è diminuita ancora, con 52 mila unità in meno rispetto ai tre mesi precedenti. Calano anche i disoccupati, 14 mila in meno ma a questa flessione, corrisponde un aumento molto simile sul numero di inattivi, saliti di 123 mila unità che escono dal mercato del lavoro e assommano a 13 milioni 299 mila unità nella fascia di età 15-64 anni. Sono questi i dati pubblicati da Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal nella Nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione relativa al terzo trimestre 2018.

Ma non è l’unico dato critico sulla situazione sociale del paese. In Italia un giovane su quattro, il 24,1%, non studia e non lavora (Neet). Un dato in ulteriore peggioramento rispetto al passato. Particolarmente critica la dinamica dell’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione (14% dei giovani di 18-24 anni) in crescita dopo 10 anni di ininterrotta diminuzione, specialmente al Nord.

In Italia – si legge nel rapporto Bes dell’Istat – i principali indicatori dell’istruzione e della formazione si mantengono molto inferiori alla media europea.

Le persone di 30-34 anni che hanno completato un’istruzione terziaria (università e altri percorsi equivalenti) sono state il 26,9%, una percentuale ancora distante dalla media europea (39,9%). Tra i paesi Ue soltanto in Romania il valore è inferiore (26,3%).

Anche la percentuale di persone di 25-64 anni con almeno il diploma è significativamente più bassa di quella media europea (rispettivamente 60,9% e 77,5%). Solo Spagna (59,1%), Malta (51,1%) e Portogallo (48%) hanno segnato percentuali più basse.

Infine, ma non certo per importanza, secondo le recenti elaborazioni su dati Istat presenti nel Rapporto OASI 2018, una famiglia con un reddito basso in Italia spende in media ogni mese per la propria salute un decimo di quanto spende una famiglia appartenente al gruppo di reddito maggiore: 25 euro contro 254 euro, fra medicinali, cure dentistiche, dispositivi biomedicali e assistenza. La metà delle famiglie appartenenti al primo gruppo risiede nelle regioni del Sud, quasi un componente su cinque è disoccupato e tre su quattro non hanno un diploma.

La situazione sociale della salute vede ormai oltre mezzo milione di italiani che nel 2018 non hanno potuto permettersi cure mediche e farmaci. 13,7 milioni hanno limitato le spese per visite ed accertamenti.

Nel contempo la spesa farmaceutica non sostenuta da Sistema Sanitario Nazionale e, quindi, a carico delle famiglie è arrivata al 40,6%.

Tutto questo fa il paio con l’aumento della mortalità, 50mila in più nel 2015 rispetto al 2014, 35mila in più nel 2017 rispetto al 2016, picchi analoghi a quelli registrati nel corso della seconda guerra mondiale e della crisi del 1929 (Fonte: rapporto 2018 Fondazione Banco Farmaceutico Onlus). Altro che aumento delle aspettative di vita. I dati forniti dalle autorità sono taroccati e funzionali solo a mantenere un sistema pensionistico infame e ingiusto.

La situazione della sanità, ci parla poi di liste d’attesa infinite, di sempre più farmaci a carico dei pazienti, di sempre più privatizzazione dei servizi sanitari e di calo di qualità dei servizi pubblici.

Fermare questa caduta libera della situazione sociale del paese sta diventando un'emergenza. I pannicelli caldi annunciati dal governo sono risibili, e non spezzare i diktat della gabbia dell’Unione Europea significa, nella migliore delle ipotesi, accompagnare questa caduta non fermarla. Per questo occorre un cambio di passo e di mentalità politica, dall’alto e dal basso, rompendo i vincoli imposti da Bruxelles e facendo saltare la camicia di forza dei Patti di Stabilità a tutti i livelli: europeo, nazionale, locale. Prima lo si fa, meglio sarà per tutti.

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