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31/07/2022

Civitanova Marche, troppo comodo chiamarla indifferenza

La cosa peggiore che si possa fare è coprire il cadavere, percosso e asfissiato, di Alika con un ipocrita velo di sociologia da ombrellone.

Sono anni che la destra italiana infesta le campagne elettorali di xenofobia: essere un immigrato è una “colpa”, è stato detto in ogni occasione, in ogni dialetto. Guai all’accoglienza.

Sono anni che la destra ha fatto della povertà un problema di ordine pubblico: essere poveri è una colpa, che va perseguitata dalle ronde, dalla polizia locale, dal disprezzo collettivo. Guai alla solidarietà.

È in questo mefitico clima che è possibile che un consigliere comunale spari a un disgraziato di nazionalità marocchina a Voghera, e la passi liscia.

È in questo buio in cui brancola la coscienza civile che è possibile che un disgraziato ammazzi di botte e strangoli, con le sue mani, un disgraziato con un diverso colore della pelle, in pieno giorno, davanti a tutti. Come davanti a tutti Luca Traini andò a caccia di “negri” a Macerata, nel 2018.

Nessuno è intervenuto, perché è stata la rappresentazione plastica di quella che per anni è stata idealizzata dalla destra come la panacea di tutte le contraddizioni, per cui si è chiesto il voto e promesso di “togliere di mezzo” migranti e mendicanti.

A forza di rincorrere le politiche securitarie, le forze politiche “progressiste” – loro sì – sono diventare indifferenti; loro, sì, assistono senza intervenire.

Che fine ha fatto l’abolizione del reato di immigrazione clandestina? E lo ius soli? E il salario minimo? Dove sono finiti i soldi per finanziare programmi di assistenza sociale per i più deboli, fragili, problematici?

Dove è finita la capacità politica di mobilitare lavoratori, giovani, donne, intellettuali contro la deriva autoritaria e fascistoide sui territori? Dove sono le politiche di inclusione sociale? Dov’è finito lo Stato sociale?

In un paese in cui si assiste ogni giorno al capovolgimento della lotta di classe (guai al salario minimo garantito!), anche l’odio di classe ha preso una nuova dinamica sociale (guai al “reddito di cittadinanza”).

Alika era un colpevole predestinato, perché essere povero e immigrato allo stesso tempo è il massimo possibile dell’abiezione, la rappresentazione iconica “del degrado”.

L’odio alimentato contro Alika è sempre stato utile – molto utile – per eleggere sindaci-sceriffi.

Il fatto è che quei cittadini sono diventati assuefatti ai soprusi e alle ingiustizie il giorno in cui hanno scelto di votare sceriffi fascisti, come quello di Civitanova Marche.

Non è indifferenza, chiamatela destra, un’infezione sociale perniciosa. Perché in Italia la destra è fascista. E questo non è un “futile motivo”.

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