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28/03/2024

Gli Houthi yemeniti spiegano la loro linea di condotta su Gaza

In un discorso tenuto lo scorso 25 marzo in occasione della Giornata della Fermezza, il comandante del movimento yemenita Ansarallah, Sayyed Abdulmalik Badr El-Din Al-Houthi, ha spiegato in alcuni passaggi la postura adottata dall’organizzazione yemenita sulla resistenza del popolo palestinese e i suoi riflessi in Medio Oriente.

“Il nostro caro popolo è in prima linea tra le nazioni in termini di preoccupazione e interesse per la sicurezza nazionale della nazione araba e per la sicurezza di tutta la nostra nazione islamica. Tutti i paesi arabi e il mondo islamico dovrebbero vedere il popolo yemenita come un popolo che incarna la vera fratellanza e che è un sostegno per l’intera nazione.
Il nostro nemico è il nemico dell’intera nazione, e il nemico “israeliano” rappresenta un pericolo reale per tutti i musulmani, specialmente per gli arabi”
ha affermato il leader di Ansarallah.

In relazione alle azioni di sostegno ai palestinesi, Sayyed Abdulmalik Badr El-Din Al-Houthi ha sottolineato che “Il nostro paese, con la grazia e il successo di Allah, ha assunto una posizione onorevole con il popolo palestinese e lo ha pienamente sostenuto. Le nostre operazioni militari continuano, così come vari livelli di movimento popolare diffuso e attività in tutti i campi. I nostri media sono diretti con tutta la loro energia e capacità a sostenere il popolo palestinese”.

“Per il nemico israeliano, la normalizzazione è un mezzo per consolidare e rafforzare il suo controllo e la sua influenza per estenderli all’intera patria araba e al mondo arabo. Il progetto di normalizzazione mirava a superare l’aggressione ‘israeliana’ al fine di provocare guerre e sedizioni all’interno della nostra nazione.
È un grande disastro e una chiara perdita per la nazione che alcuni paesi arabi impieghino le loro risorse e capacità per servire i piani americani e israeliani. Sfortunatamente, gli Stati Uniti continuano la politica di coinvolgere alcuni regimi arabi in direzioni interne ostili e di provocare sedizioni e conflitti all’interno della nazione”
.

Il sito web economico Calcalist ha riferito che l’ultima volta che una nave con auto è arrivata al porto israeliano di Eilat è stato il 20 novembre dello scorso anno e il mercato automobilistico prevede una carenza di forniture. Nel frattempo, le forze armate yemenite continuano a condurre operazioni contro navi legate al regime israeliano, oltre ad attaccare Eilat con missili balistici e droni.

Sullo scenario che vede l’intervento di una flotta statunitense e britannica – oltre a quella europea Aspides – nel Mar Rosso per combattere il boicottaggio degli Houthi yemeniti sul traffico navale diretto e proveniente da Israele, il leader yemenita ha chiarito che: “Ora ci troviamo in un confronto chiaro e diretto tra noi e l’asse del male: gli Stati Uniti, Israele e la Gran Bretagna”.

“L’aggressione contro il nostro paese è un’aggressione sotto la supervisione e la pianificazione americana, britannica e ‘israeliana’ all’interno di un piano mirato all’intera regione. L’obiettivo generale dietro l’attacco alla nostra nazione è quello di liquidare la causa palestinese e fare in modo che gli “israeliani” guidino la regione”.

Non è mancato un passaggio critico verso le leadership delle petromonarchie del Golfo contro le quali gli Houthi yemeniti hanno condotto per quasi dieci anni una sanguinosa guerra di resistenza. Ma il linguaggio appare decisamente più diplomatico che in passato:

“I sauditi e gli emiratini dovrebbero passare dalla fase della distensione a quella dei diritti di pace, se vogliono davvero la pace. I diritti di pace sono la fine totale dell’assedio, dell’aggressione, dell’occupazione, dello scambio di prigionieri e del risarcimento dei danni. Consigliamo a tutti di liberarsi dalla cieca dipendenza dagli Stati Uniti e speriamo di raggiungere una soluzione giusta che porti all’attuazione dei diritti di pace”.

Nel discorso del comandante di Ansarallah, è interessante come non venga fatto alcun accenno alla flotta militare Aspides inviata dall’Unione Europea nel Mar Rosso. In diplomazia sarebbe una finestra interessante, ma al momento i vertici politici-militari europei hanno escluso stupidamente questa strada preferendole quella muscolare.

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