Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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18/04/2018

L’avanzata dell’autismo. Genetica, inquinamento, farmaci

Il ruolo dei fattori ambientali nello sviluppo dell’autismo è un punto cruciale degli studi sul tema. La genetica influenza notevolmente il rischio dello sviluppo dei Disturbi dello Spettro Autistico, ma tutto questo non dà completa spiegazione dell’autismo, e l’interesse per i fattori tossici, l’inquinamento da sostanze nocive, hanno acquistato una grande importanza.

Sappiamo, tanto per fare un esempio, che l’esposizione in periodo pre-natale alla talidomide e all’acido valproico (sostanze farmacologiche) sono connesse all’autismo. Un nuovo studio (ricercatori del King’s College London, Karolinska Institutet in Svezia, Mount Sinai negli Stati Uniti) afferma che l’autismo, i Disturbi dello Spettro Autistico, sono dovuti per il 50% a sostanze che inquinano l’ambiente.

Lo SPETTRO AUTISTICO (Autistic Spectrum Disorders: Disturbi dello spettro autistico) è il termine con il quale attualmente si definisce unitariamente e clinicamente l’autismo; e comprende diverse patologie, o sindromi, che presentano, a vari livelli o gradi, disturbi neuro-psichiatrici.

Diversi studi hanno già “suggerito” che, tra le sostanze che inquinano l’ambiente, il mercurio, ossia l’intossicazione da mercurio, può essere la causa o fattore favorevole all’instaurarsi della patologia cerebrale dovuta allo Spettro Autistico. Non va dimenticato che il mercurio è un metallo pesante molto tossico e può devastare il Sistema Nervoso Centrale.

Altri studi scientifici, sebbene prevalentemente focalizzati sul mercurio (Hg), hanno dimostrato l’associazione di vari metalli tossici come Cadmio (Cd), Piombo (Pb) e Arsenico (As). Tracce di sostanze tossiche sono state ritrovate in bambini autistici; vi è inoltre correlazione tra la concentrazione di mercurio nei capelli e la gravità dell’Autistic Spectrum Disorders.

L’autismo è considerato “multicausale” e i fattori ambientali hanno una notevole importanza; in particolare, la discussione – a livello internazionale – è focalizzata sulle neurotossine, come mercurio e piombo. Environmental Health Perspectives (Agosto 2013) riporta che l’inquinamento dell’aria contiene molte sostanze tossiche che colpiscono le funzioni neurologiche e che hanno effetti sul feto nell’utero.

Studi recenti pongono in rilievo l’associazione tra l’esposizione pre-natale all’aria inquinata e lo Spettro Autistico nei bambini. L’esposizione pre-natale, il vivere in luoghi inquinati, quindi può aumentare il rischio di autismo nei bambini che nasceranno. Sono proprio le sostanze neurotossiche, presenti nell’ambiente, che possono aumentare l’incidenza nei bambini di casi di Disturbi dello Spettro Autistico. Una delle prime sostanze imputate è la Diossina.

Studi scientifici, pubblicati dall’EPA/NIEHS Children’s Center negli Stati Uniti, affermano che il PCBs (Policlorinobifenile: una diossina) può aumentare il rischio di autismo in bambini geneticamente “suscettibili”. L’EPA è l’agenzia per la protezione dell’ambiente statunitense, l’U.S Enviromental Protection Agency. Altri studi – University of California-Davis e Washington State University – “suggeriscono” che l’esposizione al PCBs può aumentare la probabilità, in alcuni bambini, di Disordini dello Spettro Autistico. L’autorevole giornale scientifico Environmental Health Perspectives ritiene che il PCBs, anche se tale sostanza non è ritenuta “causa”, possa essere aggiunto al rischio di autismo.

Altri studi, effettuati negli Stati Uniti, affermano che i Disturbi dello Spettro Autistico, ma anche tumori e malformazioni, possono essere conseguenza, nei bambini, dell’agente Orange (contente diossina) usato durante la guerra in Vietnam come defoliante, e che ha colpito milioni di bambini vietnamiti e migliaia di soldati americani.

Su Molecular Psychiatry (2014) è stato pubblicato uno studio che valuta e investiga l’associazione tra l’esposizione perinatale alla diossina e i “tratti” autistici in bambini, di circa tre anni, in aree contaminate del Vietnam. Va specificato che per perinatalità si intende il periodo che precede e segue la nascita, e che va dalla ventinovesima settimana di gestazione e a sette giorni dopo il parto.

Livelli elevati di diossina nel latte materno sono stati ritrovati in madri residenti in aree contaminate vicine a basi aeree in Vietnam; si è pensato perciò a un’esposizione perinatale per i loro bambini. Questo studio evidenzia uno specifico impatto perinatale della tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD) sui “tratti” autistici dei bambini.

La rivista scientifica PLOS COMPUTATIONAL BIOLOGY JOURNAL ha pubblicato (2014) dei dati, raccolti su più di 100 milioni di cittadini americani, in cui si evidenzia come lo Spettro Autistico sia una patologia che, oltre a fattori genetici, includa anche fattori ambientali. La forte influenza dell’inquinamento ambientale, come l’esposizione prenatale ai pesticidi, è attualmente dimostrata, anche se c’è ancora molto da studiare e valutare.

Per i ricercatori autori dello studio (Università di Chicago negli Stati Uniti) l’esposizione della madre durante il periodo della gravidanza, e quindi del feto, a sostanze inquinanti come i pesticidi, può rappresentare un grave rischio di contrarre l’autismo. Il professor Andrey Rzhetsky, Department of Medicine Section of Genetic Medicine and Department of Human Genetics, University of Chicago, ha spiegato nel programma statunitense Fox News che alcune molecole, microscopiche particelle “[...] come quelle di farmaci, di prodotti plastificanti, di pesticidi, possono alterare il normale sviluppo del feto”.

Non solo piombo, mercurio e arsenico dunque, ma i pesticidi. Pochi giorni fa, negli Stati Uniti, lo U.S. Center for Disease Control and Prevention afferma che risulta colpito dai Disordini dello Spettro Autistico un bambino su 68. Una “pandemia silenziosa”; questo è il nome che i ricercatori del Mount Sinai School of Medicine di New York usano per gli “avvelenamenti” da piombo, mercurio, arsenico e pesticidi.

Nel 2012 il Mount Sinai Chldren’s Environmental Health Center ha pubblicato una lista, delle dieci sostanze più sospettate di essere causa di Autismo e altri problemi di intelligenza e apprendimento nei bambini. Le sostanze sono:

1) Piombo

2) Metilmercurio

3) PCBs

4) Pesticidi organofosforici

5) Pesticidi organoclorurati

6) Endocrine disruptors

7) Automotive exhaust

8) Idrocarburi policiclici aromatici

9) Brominated flame retardans

10) Composti Perfluorurati (PCF)

Come Endocrine disruptors – interferenti e distruttori endocrini – che si riferiscono al sistema endocrino e agli ormoni, si indicano le sostanze artificiali e non. Queste sostanze possono provocare gravi danni alle popolazioni esposte e non hanno una tossicità acuta. Tra i possibili danni vi sono i problemi legati allo sviluppo, tumori, deformazioni corporee, problemi nello sviluppo sessuale, del cervello, seri deficit dell’attenzione, disturbi dell’attenzione. Queste sostanze includono anche gli idrocarburi policiclici aromatici, tra gli inquinanti ambientali.

Gli Automotive Exhaust sono, detto molto schematicamente, i gas di scarico delle autovetture che producono numerosi effetti avversi alla nostra salute; tra questi vi sono il monossido di Carbonio, il diossido di Azoto e di Zolfo, le particelle sospese PM-10 (particelle di meno di 10 micron), il Benzene, la Formaldeide, gli Idrocarburi Policiclici.

Brominated flame retardans sono, in pratica, i ritardanti di fiamma e vengono commercializzati come ritardanti chimici; i brominati sono la varietà più usata e sono comunemente usati nei prodotti elettrici e elettronici (computer, telefoni cellulari) e riducono la loro infiammabilità. I brominati (BRFs) sono composti organo-bromidici, con componente plastica, adoperati anche in molti oggetti di uso comune e sono presenti anche in mobili e vestiti, cuscini, materassi. Il brominato è potenzialmente neurotossico.

Il Glifosato, che negli ultimi anni viene correlato all’autismo e quindi allo Spettro autistico (Autistic Spectrum Disorder, Disturbi Persuasivi dello Sviluppo) è il protagonista di numerosi studi che vengono incentrati su questo erbicida molto adoperato in agricoltura. Uno studio scientifico pubblicato nel 2018 afferma che “Oggigiorno, sembra esserci un consenso sulla natura multifattoriale dei disturbi dello spettro autistico (ASD).”

Pesticidi e agrotossici sono inclusi nella lunga lista di fattori di stress ambientali correlati all’ASD. L’ingestione di glifosato (GLY), erbicida sistemico ad ampio spettro, può ridurre i batteri benefici nel microbiota del tratto gastrointestinale senza esercitare alcun effetto sulla popolazione di Clostridium, che è altamente resistente al glifosato. Nello studio è stata effettuata una revisione sistematica per valutare la relazione tra i batteri di Clostridium e la probabilità di sviluppare e/o aggravare l’autismo nei bambini.(2).

Come affermano numerosi scienziati e ricercatori, in particolare quelli del MIT (il Massachusetts Institute of Techonology), negli Stati Uniti, nel 2025 un bambino su due sarà autistico; un autentico disastro!

Stephanie Seneff ricercatrice del MIT (non specializzata in epidemiologia) in un articolo (2014) afferma che, oltre agli organismi geneticamente modificati (OGM), “Le prove evidenziano la tossicità del glifosato derivante dall’uso eccessivo dell’erbicida Roundup della Monsanto”. Più recentemente, in una Tavola Rotonda sugli OGM, ha rimarcato che l’autismo è correlato alla tossicità del Glifosato. Affermazioni che meritano sicuramente una grande attenzione e una seria discussione scientifica.

Sappiamo che dal 1980 il numero dei bambini affetti dai disturbi dello Spettro Autistico (ADS) è drammaticamente aumentato e questo non solamente per i progressi e gli avanzamenti delle pratiche diagnostiche; “È noto che il rischio di autismo è associato con l’età paterna avanzata e con il diabete nella madre durante la gravidanza [2]. Esiste una ben nota preponderanza maschile nei casi di ASD [1]. Sebbene l’autismo sia ritenuto, da molti esperti, causato da fattori ereditari, nessuna singola specifica alterazione della sequenza del DNA è stata trovata per spiegare un certo numero di casi.

Un recente rapporto di Yuen et alii [3] ha sollevato interrogativi sull’argomento dei difetti ereditari del gene in relazione alla causalità dell’autismo; poiché l’autismo spesso è già presente nelle famiglie, gli esperti hanno ipotizzato che i fratelli affetti da autismo ereditassero i geni, che predispongono all’autismo, dai loro genitori. Negli ultimi studi effettuati, invece, sembra che potrebbe non essere così.

In uno studio di Koller et alii [4], cellule epiteliali buccali umane sono state esposte solo al glifosato in un test; mentre, separatamente, in un altro test è stata utilizzata la formulazione contenente glifosato nota come Roundup®. Ogni test aveva concentrazioni con una diluizione di 450 volte superiore alle concentrazioni utilizzate nelle irrorazioni di colture in agricoltura.

In ciascuno dei due test effettuati, è stato riscontrato che il danno al DNA si verifica nelle cellule epiteliali esposte. Gli esperti, quando analizzano le cause che potrebbero provocare l’autismo, spesso invocano cambiamenti epigenetici, citando reazioni non specificate, o influenze ambientali. Tali cambiamenti epigenetici, pur non modificando il codice di sequenza del DNA, sono ritenuti ereditari e causali, e potrebbero influenzare il neurosviluppo precoce/fetale. Le cause ambientali quindi non sono state escluse e l’esposizione all’inquinamento atmosferico, soprattutto particolato e metalli pesanti, è riconosciuta come elemento di maggior rischio per l’autismo...” 3)

E’ quanto si riporta in un lavoro scientifico del 2015 sulle cause ambientali o “contributive” dell’autismo; vi è dunque una correlazione, direi consistente, tra il Glifosato (ma anche altri diserbanti) e l’Autismo.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC o CIRC, International Agency for Research on Cancer, o Centre international de Recherche sur le Cancer), che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato, nel 2015, il Glifosato come probabile cancerogeno negli esseri umani.

Nello studio di The Great Plains Laboratory, si evidenzia come il Glifosato sia, come già detto, correlato ai Disturbi dello Spettro Autistico: “Lo studio è anche significativo perché dimostra un potenziale meccanismo attraverso il quale il glifosato potrebbe causare danni al cervello. Le persone sono esposte a quantità elevate di glifosato quando consumano cibi geneticamente modificati che sono progettati per sopravvivere alla tossicità del glifosato...” 4)

Altra questione, molto importante, è la correlazione tra l’uso di alcune sostanze farmacologiche e l’Autismo; in particolare il Paracetamolo, o Acetominofene, e l’antibiotico a uso orale quale l’amoxicillina + acido clavulanico, cioè l’Augmentin.

“Il riconoscimento che i fattori ambientali influenzano l’espressione genica ha portato a sintesi di questo tipo: una ‘epidemia epigenetica’, provocata da agenti ambientali pervasivi che alterano l’espressione di geni vulnerabili, inducono biochimiche autistiche in molte madri e bambini. Due tossine più implicate nell’epidemia di autismo, negli Stati Uniti, sono il paracetamolo analgesico/antipiretico (Tylenol) e l’antibiotico orale amoxicillina/clavulanato (Augmentin). Recentemente il glifosato da erbicida (Roundup) è stato implicato in modo esponenziale…” E’ quanto riportato, molto recentemente, in uno studio scientifico sul Paracetamolo che afferma: “L’acetaminofene è uno dei pochissimi antidolorifici considerati generalmente sicuri da usare durante la gravidanza. Un nuovo studio, tuttavia, suggerisce che potrebbe non essere così sicuro dopo aver identificato un legame tra esposizione prenatale al farmaco e sintomi di autismo e disturbo da deficit di attenzione e iperattività”.

I ricercatori sostengono che le donne incinte, che usano il paracetamolo, hanno maggiori probabilità di avere bambini con sintomi di autismo o ADHD. Lo studio che lo dimostra è condotto da ricercatori del Centro di ricerca sull’epidemiologia ambientale (CREAL) di Barcellona, in Spagna, ed è pubblicato sull’International Journal of Epidemiology.

Il paracetamolo è uno dei farmaci da banco più comunemente usati durante la gravidanza, circa il 65% delle donne incinte, negli Stati Uniti, lo usa; dovrebbero invece consultare un medico, ma per la maggior parte delle future mamme, l’uso di acetaminofene è ancora considerato “sicuro”.

Uno studio del 2010 condotto dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) non ha rilevato un aumento del rischio di difetti alla nascita con l’uso di paracetamolo nel primo trimestre di gravidanza. Ci sono state prove che l’uso di acetaminofene durante la gravidanza possa interferire con lo sviluppo cerebrale dei feti. Nel 2014, uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics ha evidenziato che le future mamme che usavano il paracetamolo avevano maggiori probabilità di avere bambini con comportamenti associati al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)...”

Alcuni esperti sostengono invece che non ci sono prove della correlazione tra paracetamolo e autismo nei ragazzi; uno studio scientifico del 2017, pubblicato sul Journal of International Medical Research, dimostrerebbe però il contrario: “L’ampia gamma di fattori associati all’induzione dell’autismo è inevitabilmente collegata a entrambi, infiammazione o stress ossidativo. L’autismo può essere associato maggiormente all’uso di paracetamolo nei bambini che durante la gravidanza; forse a causa di ben note carenze nella degradazione metabolica dei farmaci durante lo sviluppo iniziale.

L’uso di paracetamolo quindi potrebbe essere una delle cause maggiori di aumento dei casi di autismo, con presenza di infiammazione e stress ossidativo; si nota neurotossicità in neonati e bambini. Tutto questo impone un’estrema urgenza nel sondare gli effetti a lungo termine sull’uso di paracetamolo nei bambini e la possibilità che molti casi di autismo infantile possano effettivamente essere indotti dall’esposizione al paracetamolo poco dopo la nascita.”

Sul fronte opposto, il Sulforafano è un composto del gruppo degli isotiocinati che si ritrova in diversi vegetali come quelli appartenenti alla famiglia delle Crucifere come, a esempio, broccoli, cavoli e cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, rafano, rucola, cavoli rapa, senape, ravanello, crescione.

Il Sulforafano ha oggi una grande attenzione scientifica soprattutto per quanto riguarda la sua capacità anticancerogena; è molto importante sapere che il Sulforafano ha una biodisponibilità (la quantità sufficiente di un farmaco che raggiunge un organo bersaglio per produrre un’attività terapeutica) nettamente più elevata ad altre sostanze vegetali quali la curcumina, la silimarina e il resveratrolo 9).

Le capacità terapeutiche di questo gruppo di piante come antitumorali, erano note da tempo e, per quanto riguarda il cavolo nero, o nero crespo di Toscana, si conoscono numerose varietà. Il cavolo nero, assieme ad altri cavoli, rappresenta un cibo funzionale (functional food); è cioè un cibo che, oltre al valore nutritivo, può dare benefici riducendo il rischio di insorgenza di diverse malattie (cuore, tumori).

Si ritiene che i cavoli siano antitumorali per il loro contenuto in polifenoli, ma anche per il contenuto di glucosinolati: gruppo di sostanze fitochimiche precursori naturali degli isotiocinati. Non bisogna dimenticare che il sulforafano, secondo uno studio, potrebbe agire contro le cellule tumorali della leucemia linfoblastica acuta; ossia il tumore delle cellule sanguigne più diffuso nell’età pediatrica e potrebbe essere d’aiuto nei ragazzi con spettro autistico 10). Alcuni anni fa un piccolo studio clinico, apparso online sugli atti della National Academy of Science, suggeriva che ragazzi in età compresa tra i 13 e 27 anni avevano, nella maggioranza dei casi, un miglioramento sostanziale dopo la somministrazione di sulforafano. Miglioramenti che riguardavano la letargia, movimenti ripetitivi, insoliti manierismi, iperattività, consapevolezza e comunicazione.

Farmacologi del Department of Pharmacology and Molecular Sciences, Johns Hopkins University, Baltimore, I carichi sociali, medici ed economici di ASD (Sindrome dello Spettro Autistico) su famiglie e operatori sanitari sono profondi. Recentemente abbiamo dimostrato in una piccola sperimentazione clinica che il sulforafano (SF) dei germogli di broccoli potrebbe ridurre significativamente i sintomi comportamentali dell’ASD.

Molti genitori e assistenti hanno articolato gli effetti positivi del SF, sia durante la fase di intervento sia nei successivi 3 anni; queste osservazioni possono contribuire alla comprensione dell’ASD e ai trattamenti che possono alleviare alcuni dei suoi sintomi. Le terapie a base di dieta e integratori meritano un’attenta considerazione perché potrebbero fornire informazioni cliniche e biochimiche sull’ASD. Saranno necessari ulteriori studi per confermare l’utilizzo del Sulforafano nei Disturbi dello Spettro Autistico.

Alcuni studi “osservazionali” danno conferma che bambini con autismo migliorano con l’insorgenza di “effetto febbrile” e il Sulforafano potrebbe avere degli effetti metabolici che in qualche modo assomigliano a quelli della febbre 12).

Si continua a discuterne.

Prof. Roberto Suozzi
Medico e Farmacologo Clinico
Suozziroberto.altervista.org

Note:
1) Un mondo di veleni, diffusi e invisibili | Contropiano

contropiano.org › Contropiano.org › Aerosol

29 nov 2016 – Crateva era il medico di Mitridate VI, il re del Ponto, tra il secondo e il primo secolo avanti Cristo. Crateva sapeva che, se si assumono con costanza dosi non mortali di un veleno, il corpo vi si abitua perciò quel veleno diventa non mortale. Mitridate, fiero combattente e avversario di Roma, nel timore di.

Fertilità e interferenti endocrini | Contropiano

contropiano.org › Contropiano.org › Aerosol

3 ago 2017 – Non dimentichiamo che lo Spettro Autistico – l’Autismo e il ruolo dei fattori ambientali nello sviluppo dell’autismo è – un punto cruciale negli studi effettuati su …. J Endocrinol. 2017 Jun;233(3):R109-R129. doi: 10.1530/JOE-17-0023. Epub 2017 Mar 29. Review. Prof. Roberto Suozzi

Il ruolo dell’inquinamento nella diffusione dell’autismo – Mujeres Libres

mujeres_libres.blog.tiscali.it/…/il-ruolo-dellinquinamento-nella-diffusione-dellautismo/

29 mag 2014 – da contropiano.org. 29 Maggio 2014. Roberto Suozzi. Il ruolo dei fattori ambientali nello sviluppo dell’autismo è un punto cruciale negli studi effettuati su questo problema. La genetica influenza notevolmente il rischio dello sviluppo dei Disturbi dello Spettro Autistico, ma tutto questo non dà una spiegazione

2) Clostridium Bacteria and Autism Spectrum Conditions: A Systematic Review and Hypothetical Contribution of Environmental Glyphosate Levels.

Argou-Cardozo I1, Zeidán-Chuliá F

3) The Possible Link between Autism and Glyphosate Acting as Glycine Mimetic – A Review of Evidence from the Literature with Analysis Beecham JE and Stephanie Seneff *

Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge MA 02139, USA

Corresponding Author: Stephanie Seneff, Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory
Massachusetts Institute of Technology, Cambridge MA 02139, USA
E-mail: seneff@csail.mit.edu

Received Date: August 26, 2015 Accepted Date: October 06, 2015 Published Date: October 13, 2015

4) Integrative Medicine: A Clinician’s Journal).,studio di The Great Plains Laboratory, Inc. nel numero di febbraio / marzo 2017.
https://www.greatplainslaboratory.com/articles-1/2017/2/13/elevated-urinary-glyphosate-and-clostridia-metabolites-with-altered-dopamine-metabolism-in-triplets-with-autistic-spectrum- disturbo-o-sospetto-sequestro-disordine-a-case-study
William Shaw, Ph.D. di The Great Plains Laboratory, Inc a Lenexa, KS.

5) Evidence the U.S. autism epidemic initiated by acetaminophen …

https://www.sciencedirect.com/science/…/S240545771730102X i P Good – ‎2017 – ‎Articoli correlati

Two toxins most implicated in the U.S. autism epidemic are analgesic/antipyretic acetaminophen (Tylenol) and oral antibiotic amoxicillin/clavulanate (Augmentin). Recently herbicide glyphosate (Roundup) was exponentially implicated. What do these toxins have in common? Acetaminophen depletes sulfate and glutathione …

6) Acetaminophen use in pregnancy linked to autism, ADHD in offspring Published Monday 4 July 2016

By Honor Whiteman

Acetaminophen is one of the very few painkillers considered generally safe to use during pregnancy. A new study, however, suggests it may not be so safe after all, after identifying a link between prenatal exposure to the drug and symptoms of autism and attention deficit hyperactivity disorder.

Researchers suggest pregnant women who use acetaminophen are more likely to have children with symptoms of autism or ADHD.

The study – led by researchers from the Center for Research in Environmental Epidemiology (CREAL) in Barcelona, Spain – is published in the International Journal of Epidemiology.

7) Experts Dismiss Acetaminophen/Paracetamol Link to Autism Study, Peter Russell, 5 lug 2016 – Scientific experts are dismissing claims that taking paracetamol is strongly associated with autism spectrum symptoms in boys. A study in the International Journal of Epidemiology also found that paracetamol (known as acetaminophen in the United States) use in pregnancy was also

8) The role of oxidative stress, inflammation and acetaminophen exposure from birth to early childhood in the induction of autism William Parker 1, Chi Dang Hornik 2, Staci Bilbo 3, Zoie E. Holzknecht 1, Lauren Gentry 1, Rasika Rao 1, Shu S. Lin.

9) Oxid Med Cell Longev. 2016; 2016: 7857186. Published online 2016 Jan 6. doi: 10.1155/2016/7857186 PMCID: PMC4736808 PMID: 26881038 Sulforaphane and Other Nutrigenomic Nrf2 Activators: Can the Clinician’s Expectation Be Matched by the Reality? Christine A. Houghton, Robert G. Fassett, and Jeff S. Coombes * Christine A. Houghton, School of Human Movement and Nutrition Science, The University of Queensland, Brisbane, Australia

10) LEUCEMIE E AUTISMO I BENEFICI DEL CAVOLO NERO – la …ricerca.repubblica.it › la Repubblica.it › 2014 › 11 › 18 18 nov 2014 – ROBERTO SUOZZI DEL cavolo nero, o nero crespo di Toscana, famiglia botanica delle Brassicacee o Crocifere, si conoscono numerose varietà. Il cavolo nero, assieme ad altri cavoli, rappresenta un cibo funzionale (functional food); è cioè un cibo che, oltre al valore nutritivo, può dare benefici.

11) Sulforaphane from Broccoli Reduces Symptoms of Autism: A Follow-up Case Series from a Randomized Double-blind Study. Article first published online: October 26, 2017; Issue published: January 1, 2017

12) CNS Neurol Disord Drug Targets. 2016;15(5):597-601. Sulforaphane Treatment of Young Men with Autism Spectrum Disorder. Singh K, Zimmerman AW1.

Fonte

02/11/2014

Morto Warren Anderson, il distruttore di Bhopal


L'uomo che portava la responsabilità di un disastro apocalittico, la più grande catastrofe industriale del mondo che provocò la morte di migliaia di indiani, è morto.
Si dice che sulla scrivania di Warren Anderson ci fosse un fermacarte col proverbio cinese “Un leader è migliore quando la gente sa a malapena che esiste”. Dopo la tragedia di Bhopal che nel dicembre 1984 ha ucciso tra 3.787 (conteggio ufficiale) e 15.000 indiani (non ufficiale e ancora in corso), Anderson ha fatto tutto il possibile per far dimenticare la sua esistenza, scomparendo dalla scena pubblica e vivendo nascosto per  quasi 30 anni, per sottrarsi ai deboli tentativi di Nuova Deli di portarlo in giudizio,

Tale era la sua ricerca di anonimato che anche se è morto quasi un mese fa (il 29 settembre), la notizia è emersa solo dopo che il New York Times ha notato il suo necrologio in un piccolo giornale del Connecticut. La famiglia non ha annunciato la morte, che ha dovuto essere confermata attraverso i registri pubblici. Il giornale ha detto che Anderson, che aveva 92 anni, e sua moglie Lillian, che gli sopravvive, hanno vissuto una vita tranquilla e senza pretese in una piccola comunità privata, curando il loro giardino e facendo lunghe passeggiate negli anni immediatamente dopo il disastro.

Ogni anno in dicembre si ritiravano in un piccolo appartamento su un’isola, quando i media cercavano di beccare Anderson - che si è ritirato nel 1986 - nell’anniversario del disastro. La coppia aveva anche una casa antica a Bridgehampton, New York, dove i giornalisti che vi avevano messo piede sono stati cacciati fuori. Negli ultimi anni, Lillian ha affermato che la memoria di suo marito si stava spegnendo e non riusciva a parlare.

Anderson diede solo un’intervista al New York Times nei mesi successivi al disastro, quando fuggi dall’India dopo un breve arresto (alcune fonti sostengono la complicità del governo dell’epoca nel permettergli di uscire su cauzione e lasciare l’India). Al suo ritorno negli USA disse che avrebbe evitato di portare sua moglie a mangiare fuori, perché “se lo avessero visto mentre per qualche motivo rideva lo avrebbero trovato sconveniente”.

"Deve essere come quando qualcuno perde un figlio o una figlia," ha detto. "Ti svegli la mattina e pensi, come è possibile? E  poi capisci che è successo, e che è qualcosa con cui dovrai combattere per molto tempo.

Nessuno lo ha visto lottare, almeno pubblicamente. Il sentimento generale sui social media alla notizia della sua morte è che dovrebbe marcire all'inferno dopo essere stato giudicato dal creatore.

Circa il 75% dell’India di oggi non era ancora nata quando, in una nebbiosa mattina di dicembre, è successa la tragedia di Bhopal, una cittadina conosciuta ai tempi per i suoi laghi incantevoli. Era anche sede di una fabbrica di pesticidi della Union Carbide che, all'insaputa di molti, aveva in stoccaggio molte sostanze tossiche prive di controllo.

La notte fra il 2 e il 3 dicembre un gas velenoso, l’isocianato di metile, è uscito dall’impianto e si è sparso per tutta la città, soprattutto nelle baraccopoli, uccidendo all’istante centinaia di persone. Migliaia ne sarebbero morti alla fine, e più di 500.000, nel corso dei tre decenni successivi,  avrebbero sofferto per problemi di salute conseguenti alla fuga del gas, tra cui cancro ai polmoni e ai reni e insufficienza epatica.

Anderson si recò a Bhopal quattro giorni dopo il disastro e fu immediatamente arrestato. Ma pagò la cauzione in circostanze controverse, tra cui la collusione e il mancato controllo da parte del governo statale e centrale, e volò fuori dell'India, per non tornare mai più.

Nel 1989 la Union Carbide pagò 470 milioni dollari al governo indiano per la definizione del contenzioso derivante dal disastro, ma la transazione fu vista come una svendita. Ricominciarono gli sforzi per l’estradizione di Anderson, ma le successive amministrazioni nordamericane non hanno mostrato alcun interesse a portare lui o la Union Carbide davanti alla giustizia.

di Chidanand Rajghatta da Times of India - traduzione di Alessandra Cecchi

*****

Un reportage di Tommaso Sbriccoli, apparso un anno fa su Il lavoro debilita (una prima versione di questa corrispondenza è apparsa su Giap nel corso del dibattito sul libro di Alberto Prunetti “Amianto. Una storia operaia“)

CORRISPONDENZA DA BHOPAL

Scrivo queste pagine dopo aver passato una giornata a Bhopal a parlare con le “vittime” (parola che non mi piace, sinceramente, ma che uso per ora in mancanza di altre più precise) della Union Carbide. Sono antropologo, vivo in India da quasi un anno, in un piccolo villaggio del Madhya Pradesh. Ho preso qualche giorno di “ferie” con la mia compagna, fotografa, per venire a Bhopal a cercare, credo, parole, più di ogni altra cosa, e la loro matericità, la necessità di vederle incarnate nei corpi di chi racconta, per “dar corpo” a una narrazione, per intravedere qualcosa oltre il velo di ciò che già si sa.

Queste righe devono molto al libro di Alberto Prunetti, “Amianto”, che ho letto da poco e che è rimasto sullo sfondo della mia coscienza per tutta la giornata trascorsa a Bhopal.

È un tentativo, qualcuno dirà maldestro, di spostare un momento lo sguardo per rimettere a fuoco un oggetto sul quale abbiamo fissato la nostra attenzione troppo a lungo. Sono appunti sconclusionati, impressioni buttate giù di getto, rabbia sotto forma di pelle d’oca che si riversa grezza in parole per non trasformarsi in impotenza.

A Bhopal la morte è l’orizzonte. Mi si dirà: lo è per tutti, ovunque. Qui però, dove l’unico punto in cui lo sguardo può correre libero è sui trecento metri di parco attorno alle macerie della Union Carbide, l’orizzonte è la casa alla fine del proprio vicolo.

E quei trecento metri non si possono neanche percorrere liberamente, perché la polizia li controlla con attenzione certosina, dal momento che la gente che circonda il perimetro della fabbrica, quella più colpita dal MIC, il gas fatale, ci torna a rubare pezzi di ferro coperti, guarda caso, d’amianto. Abbiamo sperimentato l’efficienza della polizia di persona. “Arrestati” per una buona mezz’ora per aver provato a raggiungere lo scheletro della UC, 350 rupie, 2 sigarette e il numero di telefono di un ministro dello stato ci hanno aperto i cancelli della “cella”, e della fabbrica. Vivendo in India si imparano i trucchi del mestiere, non poi tanto diversi da quelli del nostro paese…

Poi vieni a scoprire, per aggiungere danno a beffa (e danno a danno), che gli unici accessi permessi all’interno del perimetro della UC sono quello al vecchio campo di cricket della fabbrica – uno dei pochi a disposizione dei ragazzi in questa parte della città – e quello a chi possiede qualche capra e viene qui a pascolarla. Qui, dove capre e bambini mangiano e giocano, sono stati, solo una manciata di anni fa, riscontrati i più alti livelli di tossicità del suolo e dell’acqua di tutta la zona: qui la terra è ancora velenosa, come quello che ci cresce sopra.

Quindi, la morte è l’orizzonte, ed anche il sentiero.

La morte è orizzonte e sentiero perché qui non si combatte per non morire, ma si combatte mentre si muore. Sono passati 28 anni dall’incidente, ma la prima sensazione che mi ha attraversato i polsi stamattina è che la tragedia è avvenuta ieri. Non c’è soluzione di continuità tra l’evento scatenante e il suo “futuro”. Non ci sono genealogie da ricostruire con fatica, archivi da spolverare e su cui rompersi la schiena per tirare fuori un senso. Qui il legame tra capitale, nocività e precarizzazione dell’esistenza è così palese che non serve ragionarci troppo. L’assassino lo si conosce bene fin dalla prima pagina, e non perché uno scrittore si è fatto il culo per anni e, con mestiere, può presentarcelo al primo paragrafo. Il colpevole ti fissa dritto negli occhi, impunito, con strafottenza, e tu non puoi non guardarlo, col sangue che ti sale alla testa. Quindi, l’unica cosa che si può fare è ascoltare le voci che si alzano, dapprima come sussurri, da dietro le sue spalle. E allora ecco che dal fiato delle voci si solidificano poco alla volta, come gocce che ghiacciano all’abbassarsi della temperatura, dei corpi. I corpi di chi ha respirato il MIC, di chi ha bevuto l’acqua contaminata della zona, di chi è nato da questi stessi corpi. I corpi parlano, e raccontano. E dicono che hanno mal di testa, e vomito, e che per fare 500 metri devono fermarsi tre volte, e hanno fibrosi polmonari, disturbi neurologici e tumori, che hanno i reni rovinati, o sette dita dei piedi e deformazioni di ogni genere, le gambe doloranti, gli occhi che bruciano e che non vedono più, che gli hanno tolto vene, che perdono i capelli, che hanno acidità continua e gli si gonfia il ventre. Tu ascolti questi corpi parlanti, pieni di cicatrici, e non capisci davvero cosa hai davanti, in quale mondo sei finito. Un mondo in cui la malattia è la cifra stessa dell’esistenza, la condizione di normalità. Quando poi parlano dell’incidente e di quello che è avvenuto dopo, le storie sono, come molte narrazioni di persone che hanno avuto un trauma (o attraversato grandi eventi collettivi), racconti del proprio racconto, di quella struttura narrativa che negli anni, a forza di provare a raccontare ciò che è impossibile dire davvero a parole, si è cristallizzata in una forma precisa, fatta non solo di parole, ma di pause, gesti, sguardi. Eppure, sotto o oltre questa struttura “stereotipica”, questi corpi essi stessi campi di battaglia, c’è qualcos’altro, come una forza strana che spinge queste storie di sofferenza e ingiustizia verso il futuro: un futuro allo stesso tempo di redenzione e di dannazione. Ecco il paradosso, qualcosa che, senza capirlo subito, ho trovato anche nel libro di Alberto Prunetti. Qui, se vogliamo parlare di mitologemi, più che della morte del padre si parla della morte dei figli. Della morte della capacità di generare o, piuttosto, di generare un destino. Ecco. La chiusura dell’orizzonte, la prospettiva di combattere per ottenere giustizia sapendo che essa non ci permetterà di non morire, e di non vedere i nostri figli morire.

Amida Bi, un’operazione al cuore e il fiato grosso, batte palmo a palmo la città vecchia, va a trovare vecchie compagne di lotta che non possono più alzarsi dal letto (nocività vuol dire anche questo: coloro che colpisci non avranno le energie e tempo a sufficienza per risponderti), e dice ad ognuna che combatterà fino a che morte non la separi dal corpo, devastato dal gas. La gente a Bhopal combatte, e lo fa perché sa che è giusto farlo. E lotta perché vuole vincere, ottenere giustizia, e medicine, e sostegno per sé e le proprie famiglie. Allo stesso tempo, però, il futuro è un muro da scavalcare, e i propri figli avranno anche loro il fiato grosso, e poco tempo ed energie per arrampicarsi.

Mia madre, insegnante elementare, dice sempre che se i bambini a cui insegni non fanno parte di un tuo sogno di insegnante (sogno di un mondo migliore, di giustizia, di futuri immaginati), allora ha poco senso insegnare. Qui, dove sognare vuol dire sperare di avere un figlio sano e di non svegliarsi al mattino con un nuovo sintomo, il punto è proprio questo: come immaginarsi un futuro di giustizia quando quella dannata è la prossima generazione?

Ecco la forza terrificante di questo (neo)capitalismo devastante: ci fa credere di aver appena ucciso i nostri avi, quando in realtà sta già seppellendo i nostri discendenti.

Ci sarebbe tanto altro da dire, e forse proverò a dirlo un’altra volta. Per il momento solo una precisazione ancora: quando dico Bhopal, intendo la Bhopal vecchia che dalla ex Union Carbide sale verso la stazione dei treni e quella dei pullman, e tocca circa 36 “circoscrizioni” colpite dal gas. La Bhopal nuova, quella è un’altra storia, di un capitalismo “cosmopolita” che della strage della UC se ne fotte, quando addirittura non la nasconde.

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06/04/2014

Taranto, la denuncia di Peacelink: “la diossina anche nei bovini”

"A Taranto si aggrava e si allarga la contaminazione da diossina. La diossina è infatti arrivata a Massafra, un comune che dista una quindicina di chilometri da Taranto, e per la prima volta colpisce i bovini". La denuncia viene dal presidente dell'associazione ambientalista Peacelink, Alessandro Marescotti. "La marcia contro l'inquinamento del 6 aprile da Statte a Taranto - aggiunge - si carica così di altra indignazione per lo scoppio di una nuova emergenza. Il trilatero Statte-Taranto-Massafra è diventato il 'triangolo della diossina'".

"Le analisi sono state effettuate dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo, in seguito ai prelievi effettuati dalla Asl su un allevamento di Massafra", spiega Marescotti. "Avendo accertato per la diossina il superamento dei limiti di legge nel latte di mucca, ora si procederà all'analisi della carne. Dopo gli ovini sarà la strage dei bovini?", si chiede l’ambientalista.

"E' molto probabile infatti che nelle carni dei bovini i valori della diossina saranno molto più alti, come ha insegnato l'esperienza delle pecore, nelle quali i valori riscontrati sono risultati anche dieci volte superiori rispetto al latte. Da tempo Peacelink - ricorda Marescotti - chiedeva alla Regione Puglia il controllo della diossina sulle carni macellate senza ottenere però che venisse effettuato".

"Eppure il tavolo tecnico regionale per la diossina conveniva sull'opportunità di un simile controllo sui macelli - aggiunge - Ora si dovrà procedere alla misurazione della diossina nelle carni bovine e questo è un passaggio importantissimo al fine di verificare la sicurezza alimentare di un settore rimasto fuori dai controlli diretti sulla carne, limitatisi fino ad ora solo alla carne di pecore e capre risultate positive al controllo della diossina sul latte".

Scrive lo stesso Marescotti su Il Fatto Quotidiano a proposito della marcia convocata per questa mattina nei territori contaminati:

“La marcia di cinque chilometri, partendo da Statte, arriverà sotto il camino E-312 dell’Ilva, alto 212 metri che è la maggiore fonte della diossina a Taranto. Le informazioni sulla marcia sono sul sito www.peacelink.it. La marcia prende il via mentre si aggrava e si allarga la contaminazione da diossina nelle matrici alimentari. (…)

Il fenomeno che fa riflettere è la contaminazione transgenerazionale. Le mucche sembrano aver trasmesso anche ai vitellini la diossina che trattengono come carico corporeo elevato e tramite l’allattamento dei vitellini si sta determinando una catena di contaminazione a ciclo continuo. Sta avvenendo qualcosa di drammatico che trasmette di generazione in generazione un avvelenamento chimico. Questo rischia di distruggere un pezzo pregiato dell’economia locale, la cui filiera comprende anche le mozzarelle e i pregiati formaggi di mucca locali. Fino ad ora a rischio era stato considerato solo il pecorino. Sarà importante verificare come è avvenuta la contaminazione e se abbia giocato un ruolo il fieno raccolto attorno all’area industriale. Fieno di cui non è stato bloccato, come è avvenuto per il pascolo, e che ogni anno viene raccolto diventando foraggio per i bovini. Su una strada che costeggia i pascoli alla diossina si snoderà domani il fiume umano dei cittadini attivi”
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27/02/2012

Ravenna, diossina nel latte materno. Asl, risposta choc: “Normale in questa zona”

A Ravenna è allarme diossina. I valori del cancerogeno agente tossico nel sangue di due donne incinta e di alcuni polli ruspanti viaggiano ampiamente oltre la norma. Impossibile non stupirsi di fronte ai dati che il Movimento 5 Stelle, Legambiente, Associazione Naturista, Articolo 32 e Ravenna Viva hanno portato alla luce già nel dicembre 2011. Ma è ancor più difficile non rimanere sorpresi di fronte alle parole del direttore dell’Asl di Ravenna, alla richiesta di una commissione regionale di monitoraggio dell’aria: “La presenza di diossine negli organismi umani è una conseguenza inevitabile per chiunque vive in aree industrializzate”.

La vicenda nasce circa un anno fa, ancora prima delle elezioni amministrative, quando il futuro consigliere M5S, Pietro Vandini, rende pubblici alcuni test svolti su due volontarie a Savarna e Porto Corsini. Due donne che hanno alcuni requisiti specifici come risiedere in quelle zone da almeno cinque anni, mangiare cibo proveniente da filiera corta e non fumatrici. I risultati sono critici e non vengono usati in modo “strumentale” perché vanno approfonditi, proprio come spiega al fattoquotidiano.it Vandini: “I livelli di diossina erano fino a quattro volte oltre il limite consentito per il latte vaccino. Poi io una volta eletto e divenuto presidente di una commissione consiliare ad hoc ho fatto richiesta ad Arpa Emilia Romagna ed Asl di Ravenna per iniziare entro i primi di marzo 2012 una campagna di indagine seria, completa e articolata sul tema come avviene negli altri stati dell’Unione Europea”.

Passaggio non obbligato che però ha perfino spinto il sindaco Matteucci a richiedere formalmente di inserire Ravenna in un progetto regionale sulla qualità dell’aria e nel monitoraggio dei contaminanti. Ma al danno si aggiunge la beffa perché il direttore dell’Asl ravennate, Paolo Ghinassi, dichiara ai giornali: “Nelle aree industrializzate è così. Non servono accertamenti”, e aggiunge, “Però se ci sarà la disponibilità di Hera e Arpa anche l’Ausl sarà disponibile per sedersi a un tavolo che partendo dalle conoscenze a disposizione elabori un monitoraggio alla ricerca di nuovi inquinanti, prodotti dalla produzione industriale, che potrebbero avere conseguenze sulla salute dell’uomo.

“Questa affermazione ci fa ribrezzo”, dice il consigliere regionale M5S Giovanni Favia, “E ricorda tanto quella in cui si diceva che con la Mafia dobbiamo convivere. Nel latte materno sono stati rilevati 19,6 picogrammi per grammo di grasso, quando la soglia oltre la quale un prodotto viene ritirato è 5”.

Come se non bastasse pochi giorni fa sono giunti i risultati su un pollo ruspante allevato a Savarna e con un limite di 1,2 picogrammi per grammo di grasso, il volatile ha registrato un pesante 1,9: “Le nostri analisi, pagate privatamente con i soldi dei cittadini e delle associazioni hanno dato il 100% della contaminazione (3 casi su 3). Mentre i 25 campioni dell’Asl non registrano nemmeno un contaminato”, continua Vandini, “Crediamo che non compiano le analisi corrette, analizzando i mangimi  naturali  non del luogo”.

Al centro dell’emissione di sostanze cancerogene l’area tra Sant’Alberto, Savarna, Mezzana e Porto Corsini: un cerchio urbanizzato attorno al famigerato inceneritore Hera, situato sulla statale Romea che produrrebbe diossine provenienti dalla combustione in presenza di cloro. Anche se Arpa non ha mai rilevato particolari criticità e la multiutility ha bollato le analisi dei grillini come “prive di scientificità”.

La richiesta del M5S e delle associazioni ambientaliste e sanitarie sorte attorno all’esperimento che si sta facendo via via più concreto è quella dell’attuazione di un biomonitoraggio del latte materno per mappare le zone più inquinate nonché la ratifica della convenzione di Stoccolma sottoscritta nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004 che prevedeva il divieto di produzione e d’immissione nell’ambiente di inquinanti tossici e persistenti come le diossine. Anche se attualmente sono 151 gli Stati che l’hanno sottoscritta e ratificata, ma l’Italia è l’unico tra i paesi europei ad averla sottoscritta nel 2001 ma a non averla ancora ratificata, ovvero tradotta in legge.

“Sono pessimista rispetto all’evoluzione in senso pratico del problema perché conosco chi amministra da 40 anni Ravenna. E non dimentichiamoci che è altamente probabile che ci saranno problemi respiratori, tumori e patologie cancerogene per le generazioni future”, chiosa Vandini, “visto che abbiamo registrato valori vicinissimi a quelli dell’Ilva di Taranto”.

Fonte.

La salute vien vivendo...