Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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16/12/2021

Criptovalute e paesi socialisti, un’occasione contro le sanzioni

Le principali criptovalute sono valute egualitarie, decentralizzate, digitali e non sono una responsabilità per nessuno, si basano su tecnologie crittografiche per le transazioni e la generazione di valuta, che avviene “collettivamente” sulla rete.

In alcuni paesi sono riconosciute come monete a corso legale e possono quindi essere utilizzate come monete nazionali. Il rilascio di valuta avviene gradualmente e c’è un tetto per evitare l’iperinflazione.

Le transazioni vengono effettuate “Peer to Peer”, senza stabilire la fiducia degli utenti, cioè senza l’intermediario dell’istituto che regola gli scambi.

Dato il crescente uso dell’esclusione finanziaria istituzionale nell’ambito della guerra politica e mercantile, sono state sollevate importanti aspettative sulla fattibilità di organizzare sistemi di pagamento non proprietari con tecnologia blockchain e sulla possibilità di utilizzare le criptovalute come valuta mondiale al posto del Dollaro USA (per maggiori dettagli, vedere Nelson RM, Rosen LW (2019), Digital Currencies: Sanctions Evasion Risks. Congressional Research Service IF10825 February 8, Washington DC).

L’enorme successo delle criptovalute ha portato a prestare particolare attenzione alla tecnologia utilizzata e molte banche centrali hanno annunciato investimenti in questo campo, principalmente perché in alcune aree i sistemi utilizzati dalle banche centrali sono obsoleti e devono essere sostituiti.

Quindi esiste una reale possibilità che le banche centrali emettano criptovalute (valute CBCC-Central Bank Crypto). In questo caso, le CBCC sarebbero emesse da un organismo centrale, ma allo stesso tempo il loro utilizzo sarebbe decentralizzato. Sarebbero disponibili due versioni, una per le transazioni al dettaglio e una per le transazioni all’ingrosso.

Uno dei progetti di criptovaluta che è stato maggiormente analizzato è quello di Fedcoin, una CBCC per le transazioni al dettaglio creata dalla Federal Reserve. In questo modo, come abbiamo già accennato, la moneta sarebbe decentralizzata in termini di transazioni, ma centralizzata in termini di offerta.

La criptovaluta genera anche un controverso doppio vantaggio: l’anonimato, che può esistere per la controparte o nei confronti di terzi. In effetti, sei anonimo, sia per il destinatario sia per la community. Tuttavia, nel caso delle CBCC, il grado di anonimato verrebbe imposto alla banca centrale.

La domanda che ci siamo posti è se non sarebbe stata una strategia vincente per gli stati socialisti essere i primi a controllare questa criptovaluta, usando le sue caratteristiche per contrastare l’imperialismo statunitense.

In effetti, sia la Russia sia il Venezuela hanno adottato le proprie criptovalute statali principalmente per eludere le sanzioni economiche imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.

La creazione di questa criptovaluta, per il presidente Nicolás Maduro, è un segno che il Venezuela è ufficialmente entrato nel 21° secolo. Infatti, come abbiamo già detto, si tratta di una criptovaluta che è stata concepita come un tentativo del Venezuela di superare il blocco economico-finanziario imposto dall’imperialismo, poiché il petrolio rappresenta un’alternativa per le transazioni internazionali.

Il governo venezuelano ha investito molto in questa criptovaluta, tanto da creare l’Osservatorio Nazionale della Blockchain in Venezuela. La blockchain è un sistema di scambio di informazioni digitali su cui si basano gli scambi di criptovalute in tutto il mondo.

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19/10/2021

Venezuela - Una criptovaluta per aggirare il blocco imperiale

Il Venezuela ha lanciato la sua criptovaluta nel febbraio 2018, per cercare di eludere le sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

La Russia ha assistito il governo venezuelano nello sviluppo della nuova valuta. Inoltre, in alternativa al petrolio, nel Paese latinoamericano si sta facendo un uso massiccio di criptovalute.

D’altra parte, però, la moneta nazionale petro può essere acquistata da chiunque, sia esso una persona fisica o giuridica.

Le opinioni su questa valuta sono le più disparate, alcuni sostengono che sia una valuta legata ad interessi del tutto politici, dal momento che il Venezuela ha deciso di mettere sul mercato questa valuta crittografica per fermare la perdita di valore della moneta nazionale, cioè del bolivar.

Poiché non esiste una criptovaluta con le stesse caratteristiche sul mercato, non possiamo prevedere come evolverà la sua situazione. Le criptovalute in genere non hanno riserve internazionali e non vengono immesse nel mercato allo stesso modo, mentre questa viene emessa e creata da un governo, quello di Caracas, quindi dall’ente centrale.

Tuttavia, dal punto di vista della gestione del rischio, il sistema resta da verificare. Attraverso un processo noto come “Novità”, il meccanismo di compensazione dei pagamenti diventa la controparte delle parti coinvolte.

Il petro nasce in uno scenario dalla forte connotazione antimperialista, in risposta alla necessità di delineare un nuovo contesto di alleanze totalmente estranee al dominio degli Stati Uniti. Gli accordi ALBA, di cui abbiamo scritto in precedenza, si inseriscono in questo contesto di lotta e resistenza.

Immediata la risposta dell’allora Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Jorge Arreaza. Quest’ultimo ha ribadito l’importanza dell’accordo, sottolineando il carattere antimperialista dell’iniziativa.

A tal proposito, il presidente Maduro si è così espresso: “Sarà una rivoluzione nella criptoeconomia mondiale come nuovo mezzo di scambio di strumenti finanziari e monetari” (Bello M. 2018).

La criptovaluta petro riuscirà a salvare l’economia del paese? La differenza con altre criptovalute è che il Petro venezuelano è legato alle riserve di oro, petrolio, gas e diamanti che si trovano in Venezuela.

Per questo motivo il suo valore è stabilito in relazione al prezzo del petrolio al barile, secondo una media dei dati forniti dal Ministero del Petrolio venezuelano.

In questo modo si evitano speculazioni finanziarie sul prezzo della valuta virtuale, che acquisirà di conseguenza un valore molto stabile. La criptovaluta creata dal governo venezuelano, in effetti, ha trovato una calda accoglienza da parte del governo russo, che ha suggerito la possibilità di creare una propria criptovaluta, la criptovaluta del rublo.

Pensiamo in questo modo che la Russia possa essere in grado di effettuare pagamenti con i suoi partner commerciali internazionali, totalmente indipendenti da sanzioni.

Al di là della critica puramente politica, infatti, è necessario distinguere tra le criptovalute create dagli Stati – come il Petro – e le altre criptovalute, perché, sebbene possano costituire ancora uno strumento di successo per gli obiettivi fissati dal governo venezuelano, come quello di poter realizzare le transazioni internazionali eludendo il blocco economico imposto dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, potrebbero non avere lo stesso andamento di valorizzazione delle normali criptovalute.

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12/12/2020

La schiacciante vittoria del 6 dicembre rafforza il Venezuela

La nuova crisi economica occidentale si è concretizzata in una crisi del ruolo degli Stati Uniti nell’economia internazionale, con gravi ripercussioni anche in ambito monetario, poiché il dollaro sta perdendo il ruolo di moneta di riferimento mondiale.

Per questo motivo, l’importanza della moneta nel processo di sostituzione delle egemonie mondiali non può essere sottovalutata. Siamo convinti, insieme a tanti studiosi critici ed eterodossi, che le criptovalute siano uno strumento per uscire dal dominio egemonico finanziario degli Stati Uniti, tenendo sempre presente che la sua indipendenza è un fenomeno temporaneo, e nei prossimi anni gli States e le organizzazioni sovranazionali indubbiamente cercheranno di controllarli con tutti i mezzi.

La domanda che ci siamo posti era se non sarebbe stata una strategia vincente, per gli Stati socialisti, essere i primi a controllare questa criptovaluta, usando le sue caratteristiche per opporsi all’imperialismo statunitense. In effetti, sia la Russia sia il Venezuela hanno adottato le proprie criptovalute statali principalmente per aggirare le sanzioni economiche imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.

Le criptovalute giocano un ruolo fondamentale in un sistema che vuole liberarsi dal controllo delle banche centrali sul denaro. In effetti, alcuni studiosi sostengono che l’influenza del potere politico sulle banche centrali non si sia mai verificata, ma viceversa le banche centrali hanno influenzato i governi.

Dato il crescente utilizzo dell’esclusione finanziaria istituzionale nell’ambito della guerra politica e delle merci, sono state sollevate importanti aspettative sulla fattibilità di organizzare sistemi di pagamento non proprietari con tecnologia blockchain e sulla possibilità di utilizzare le criptovalute come valuta mondiale non ancorata al dollaro USA.

Attualmente il Venezuela è il primo paese ad adottare una criptovaluta di stato: il petro. Ed è anche il primo Paese al mondo per le sue riserve di petrolio, e quindi è sotto continuo e costante attacco da parte degli Stati Uniti, il cui obiettivo è cercare di prendere il potere per favorire i propri interessi economici, il controllo del materie prime e il proprio espansionismo geopolitico.

Il Venezuela è anche in una situazione di conflitto non solo con gli Stati Uniti, ma anche con l’Unione Europea, che ha imposto sanzioni convergenti ai blocchi economici, che hanno aggravato la difficile situazione economica del Venezuela a causa della continua aggressione dell’imperialismo statunitense, che si esprime in azioni militari e paramilitari, guerra economica, commerciale e monetaria-finanziaria.

In questo senso, il 14 dicembre 2019, il presidente Maduro ha ribadito le attuali condizioni per il consolidamento dell’integrazione latinoamericana, in commemorazione del 15esimo anniversario della creazione dell’Alleanza Bolivariana, avvenuta lo stesso giorno, nel 2004.

Le parole del presidente, rivolte ai principali gruppi sociali, sono state le seguenti: “Ho una fede e un ottimismo infiniti per il radioso futuro della Grande Patria. Sono tempi buoni e migliori affinché, con l’unione dei popoli e la forza spirituale dei nostri liberatori, possiamo avanzare verso il consolidamento dell’integrazione latinoamericana”.

La schiacciante vittoria del Grande Polo Patriottico del 6 dicembre rafforza le condizioni economiche e monetarie per il luminoso futuro della Grande Patria sulla base di un approccio più forte agli accordi ALBA e una collaborazione sempre più efficace di complementarità con i vari attori di un mondo multicentrico.

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26/04/2020

Venezuela - Maduro: "Basta speculazioni, occupiamo le imprese private"

di Geraldina Colotti

“Superman, spero tu stia bene, la presente è per chiederti un paio di cose che non coincidono con quel che mi hai promesso… Non so se vale ancora la tua promessa di salvare il mondo o se ti sei reso conto che il tuo scudo non serve. Insomma, signor Superman, aiutami a capire cosa sta succedendo nel mondo. Cos’è successo con i grandi eroi che promettevano di salvarci e portarci la pace dopo combattimenti epici? Credo tu ti sia reso conto che il tuo mantello serve solo se lo usi come mascherina… Hai fatto in modo che ti vedessimo come il gran salvatore, magari non tu ma tutti quelli che rappresenti, ci hai detto che il mondo sarebbe stato avvolto nell’abbraccio del tuo sistema una volta che fosse arrivata la crisi, ci hai detto che non sarebbe esistita forza in questo mondo e in nessun altro capace di vincere la libertà del sistema che rappresenti, mi hai ingannato come si fa con un bambino e oggi la tua menzogna già si rivela insostenibile, gli ospedali degli Stati Uniti non sono altro che grandi depositi di morte e ipocrisia. Non sono stati i terroristi arabi che tanti nomini, non sono stati i terribili comunisti che secondo te volevano distruggerci tutti, non è stata una guerra nucleare, né una apocalissi provocata dagli extraterrestri… è stato un personaggio microscopico a mostrarci in un baleno quanto sei fragile, la tua forza era solo una bugia ingigantita dai mezzi di comunicazione. Oggi ho visto, signor Superman, come il tuo paese ruba le mascherine, le medicine, i respiratori e il necessario per i popoli del mondo. L’unico che non ho visto è la tua comparsa nei cieli per affrontare la tirannia di quelli che ti hanno ordinato di fare le piroette”.

Nel Bollettino n. 197 del PSUV, c’è la lettera firmata da “un bolivariano” e da alcune “figlie e figli di Chavez”, e indirizzata a Superman. Vale la pena leggerla e diffonderla, perché sintetizza molto bene la gigantesca operazione di smascheramento del capitalismo prodotta dall’insorgere del coronavirus. Una realtà che, per quanto i grandi media tentino di nasconderla, è sotto gli occhi di tutti, e in Venezuela emerge con chiarezza.

Di certo, gli europei che non guardano VTV non potranno fare il raffronto tra i paludati bollettini quotidiani sul coronavirus e le spiegazioni fornite ogni giorno dal governo bolivariano. I primi servono a creare distanze tra gli “specialisti” e i settori popolari, i secondi mirano ad aumentare la consapevolezza, la responsabilità e l’organizzazione popolare.

Nel 150° anniversario dalla nascita di Lenin, il presidente Nicolas Maduro si è rivolto al popolo venezuelano con un importante discorso. Alle sue spalle, si vedevano dei trattori, parte dei 100 arrivati dalla Cina. Ognuno – ha detto poi il presidente – costa 290 Petro. Il Petro è la critpomoneta con la quale il governo bolivariano ha cercato di disinnescare le strategie di attacco alla moneta nazionale, il bolivar. Strategie tentacolari messe in atto dall’imperialismo nell’ambito di una guerra economico-finanziaria basata su “sanzioni”, sabotaggi, e vere e proprie operazioni di pirateria internazionale.

Il Petro – ha spiegato il ministro dell’Agricoltura, Wilmar Castro Soteldo – è parte di uno schema di finanziamento all’agricoltura, rivolto ai piccoli produttori, ai contadini. Coinvolge l’interscambio diretto, le banche e anche quel settore privato che però sta coprendo i propri costi e garantisce la trasparenza nella filiera tra produzione e distribuzione.

La speculazione è, infatti, un tema spinoso e anche un’arma di pressione politica, parte della guerra economica che preme per far tornare il paese sotto la tutela delle grandi multinazionali. Maduro ha di nuovo preso di petto il problema.

Ha lasciato intendere che potrebbe essere il momento di approfondire la rivoluzione, e ha intimato ai commercianti di non mettere ulteriormente alla prova la pazienza del popolo. “Ci hanno già fatto di tutto – ha affermato – la guerra con il dollaro, e ora hanno messo in campo un nuovo attacco. Agli attori economici dico: fate attenzione, perché siamo disposti ad attivare tutti i meccanismi per difendere il popolo”.

Quindi si è rivolto alla classe operaia, ai contadini, ai lavoratori e alle lavoratrici chiedendo appoggio se occorrerà adottare misure adeguate “contro tutti i settori che pretendono di approfittare della pandemia per rubare al popolo, per speculare contro il popolo”. Quelli che agiranno contro il popolo – ha aggiunto – “si scontreranno con la nostra forza rivoluzionaria, pronta ad attivare tutte le decisioni che occorrano per far rispettare il popolo durante questa pandemia”.
La decisione è arrivata il giorno dopo, comunicata dalla vicepresidente esecutiva Delcy Rodriguez: verranno occupate alcune grandi imprese private, inizialmente per 180 giorni, poi si vedrà. Intanto, per il socialismo bolivariano questa è un’occasione da cogliere, oltreché una questione di sopravvivenza.

Maduro ha messo immediatamente il paese in quarantena – una quarantena “volontaria e responsabile, ma radicale” – basata su una campagna capillare di tamponi gratuiti casa per casa, che sta dando risultati, perché finora i morti sono 10. Al contempo, vengono garantite tutte le coperture sociali, mentre si continua a produrre nei settori essenziali dando ai lavoratori misure drastiche di sicurezza supplementari.

Grazie al pronto intervento della Cina, è arrivato un ulteriore supporto tecnico che ha consentito di riconvertire una parte della produzione per produrre mascherine, reagenti e articoli di igiene. All’interno della Forza Armata Nazionale Bolivariana, funzionano a pieno ritmo fabbriche che prima producevano uniformi, ora tute protettive e mascherine, da distribuire gratis alla popolazione e a chi lavora in campo sanitario, con l’aiuto dei medici cubani.
Produrre per vincere, questa è la consegna. Questa – ha detto il presidente – è la chiave per risollevarsi da una crisi mondiale che metterà a nudo i meccanismi della speculazione finanziaria, dominanti nel sistema capitalista, e riporterà al centro l’economia reale.

Il petrolio – ha affermato – continuerà a essere importante ancora per molto, ma il modello della rendita petrolifera sta facendo il suo tempo. Bisognerà allora, con il controllo dello Stato, diversificare l’economia reale per aumentare le entrate, finanziare tutto il ciclo produttivo.

I CLAP, ha spiegato Maduro, oggi arrivano a 7 milioni di famiglie tramite le organizzazioni del potere popolare, e sono un modello da estendere. Contengono prodotti di qualità a prezzo solidale. Lo Stato recupera il denaro investito, ma allora perché i commercianti devono speculare sui prodotti malgrado il basso costo di origine e in piena pandemia?

Una pandemia che il Venezuela sta affrontando con maturità e coscienza. Sul territorio sono dispiegate 13.000 unità mediche di base che si recano casa per casa. Strutture di prevenzione che consentono di far fronte al coronavirus e che hanno permesso di scoprire un pericoloso focolaio, nello Stato di Nueva Esparta.

Lì, in un’Accademia di Baseball rimasta aperta nonostante la quarantena, si stava festeggiando il contratto di una giovane promessa sportiva che sarebbe andata a giocare negli Stati Uniti. A causa di alcuni infettati, il contagio si è esteso ai ragazzi tra i 12 a i 19 anni che erano presenti e ai lavoratori dell’istituto. Ma, per ora, il Covid-19 resta contenuto grazie alla tempestività e alla scrupolosità delle misure di prevenzione.

Un indirizzo contrario a quello che hanno intrapreso i paesi capitalisti, ignorando le raccomandazioni dell’OMS. Un risultato che ha smentito le previsioni della destra golpista che, ai primi segni della pandemia, aveva pronosticato che in Venezuela il virus avrebbe provocato un’ecatombe.

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05/01/2020

“Si va esaurendo la forza del neoliberismo”. Intervista a Nicolas Maduro

Buonasera, signor Presidente, prima di tutto vorrei ringraziarla per avermi concesso questa intervista, la prima del 2020. Le nostre conversazioni stanno già diventando una tradizione giornalistica, perché ogni primo gennaio, ormai da diversi anni, abbiamo avuto l’occasione di parlare per fare un bilancio critico dell’anno passato, in questo caso il 2019, e anche per analizzare le prospettive e i progetti per il 2020.

Vorrei che questa volta potessimo parlare di tre temi: la politica interna venezuelana, l’economia e anche la politica internazionale sia a livello globale sia latinoamericano.

Vorrei iniziare con una prima domanda sulla politica venezuelana. Ci saranno tre domande per ogni argomento.

Il 2019 è stato un anno di forte intensità per il Venezuela, soprattutto all’inizio dell’anno, quando c’è stato un tentativo di colpo di stato istituzionale, sostenuto dagli Stati Uniti e da altri Paesi, con l’autoproclamazione di Juan Guaidó; poi, il 23 febbraio, c’è stato quel tentativo di invasione al confine con la Colombia, con la “battaglia dei ponti”, con il pretesto degli aiuti umanitari, e così via.

Ma lei finisce quest’anno 2019 a presiedere un Paese che è molto più stabile di altri Stati della regione che erano in prima linea per criticare, attaccare e persino minacciare il Venezuela; penso alla Colombia e al Cile, in particolare, i cui presidenti si sono recati al confine quel 23 febbraio per assistere all’invasione del Venezuela e per assistere alla fine – in diretta e di persona – del suo mandato. È un paradosso che oggi il Venezuela sia uno dei paesi più stabili della regione, sulla strada verso una maggiore prosperità, mentre questi altri si trovano ad affrontare la furia del popolo...

Quindi, la prima domanda è: quale è la ricetta per aver raggiunto questo straordinario cambiamento di panorama, un Venezuela stabile in un’America Latina in protesta e in ebollizione?

Bene, voglio prima di tutto trasmettere a lei e a tutti coloro che ci ascoltano e ci vedono, i miei migliori auguri e tutte le fortune per l’anno 2020. L’anno 2020 è arrivato ed il terzo decennio del XXI secolo è iniziato; è incredibile che siamo già nel terzo decennio. Infatti, queste conversazioni segnano già, dal punto di vista della comunicazione politica, un momento speciale, perché le teniamo il 1° gennaio, possiamo fare la valutazione di quello che abbiamo fatto, di quello che è stato e di quello che abbiamo pensato di fare; ognuno può cercare il riferimento di anno in anno, per confermare qualcosa di molto importante, la coerenza del discorso e la pratica dell’azione della Rivoluzione Bolivariana. È molto importante.

Qual è l’arma segreta, l’arma chiave per la Rivoluzione Bolivariana per poter affrontare, per superare tante aggressioni, tanti attacchi, tante campagne globali, tante aggressioni che abbiamo chiamato multiformi, multidimensionali per l’economia, per la società, per la politica, per le istituzioni? Qual è la nostra formula segreta?

È avere un progetto reale, un progetto per il Paese, che ha la legittimità e il sostegno concreto della gente. Siamo reali, lo dico sempre, come il legno su questo tavolo; siamo reali, abbiamo un popolo, abbiamo una democrazia con le sue libertà, abbiamo istituzioni solide, ben costituite secondo la Costituzione della Repubblica, siamo reali...

Qual è la chiave, l’arma segreta? Ripeto: che siamo concreti, che abbiamo legittimità nel voto popolare e che abbiamo rafforzato le istituzioni; inoltre, il comandante Chávez ha fondato, o rifondato per quest’epoca storica del XXI secolo, l’unione civico-militare, il concetto di Bolívar, quello del “generale del popolo sovrano” Ezequiel Zamora, un concetto storico dei momenti stellari della storia venezuelana, il concetto dell’unione civico-militare, rivoluzionaria.

Non è un’unione civico-militare qualsiasi, no, è l’unione civico-militare per fare la rivoluzione, per fare la patria, per costruire la Repubblica. Questo concetto storico è stato rifondato, e noi lo manteniamo molto forte, lo manteniamo come spirito vitale dello sviluppo degli eventi in Venezuela.

E credo che questo sia ciò che ci fornisce il rinnovamento permanente di energia, di forza, di potere politico reale, affinché possiamo affrontare tutte le circostanze e superare tutto, e mantenere lo sviluppo del Progetto Nazionale Simon Bolivar, in qualsiasi scenario che abbiamo vissuto o vivremo.

Presidente, è stato infatti un anno di forti attacchi, e in particolare di rafforzamento delle misure coercitive unilaterali, quelle che alcuni chiamano “sanzioni”, imposte dagli Stati Uniti contro il Venezuela, contro la Rivoluzione; è stato anche un anno in cui il blocco finanziario e commerciale ha continuato ad attaccare il Paese.

Volevo chiederle se l’investimento sociale, il progetto sociale, la ridistribuzione sociale, il progetto della Rivoluzione Bolivariana in questo senso, è mantenuto? Abbiamo visto ultimamente che siete riusciti a consegnare la casa numero 3 milioni, che è un prodigio in sé a livello internazionale. In che misura questa consegna della casa numero 3 milioni è caratteristica del prolungamento, della continuità della politica di investimento sociale della Rivoluzione Bolivariana?

Si è costruito un modello sociale. Potrei dirle che il nostro modello sociale è stato messo alla prova nelle peggiori circostanze, perché se il modello sociale – facciamo un esempio – funzionasse con un prezzo del petrolio di centomila dollari al barile, esportando due milioni di barili, senza sanzioni, senza blocchi, senza limitazioni per avere conti bancari nel mondo ed effettuare pagamenti, transazioni...

Ebbene, sarebbe una virtù, senza dubbio, una virtù, iniziare la distribuzione della ricchezza e investirla nell’istruzione pubblica per tutti, nella sanità pubblica per tutti, nell’edilizia pubblica, nella cultura, ecc. nello sviluppo, nella creazione di posti di lavoro, nel reddito, nelle pensioni; è stata una virtù in tutti quei tempi in cui la crescita del reddito petrolifero è iniziata senza alcun tipo di sanzioni... ma le missioni sociali, la politica sociale pubblica della Rivoluzione, per favorire lo sviluppo dei diritti sociali e per distribuire la ricchezza, hanno attraversato questa fase, quasi di reddito zero di monete, di sanzioni, di persecuzione finanziaria. Ricordate che quest’anno 2019, circa 30 miliardi di dollari ci sono stati rubati dal governo degli Stati Uniti e dai suoi complici interni, la destra fascista venezuelana...

È una grande virtù del modello sociale fondato dal Comandante Chávez, lo chiamiamo il modello delle Missioni e delle Grandi Missioni, perché il mondo ci ascolti. È il modello che ci garantisce di aver costruito e consegnato 3 milioni di case, case di qualità assoluta, di 65, 70, 80 metri quadrati, quartieri residenziali dove si cura l’habitat, non solo la casa ma l’habitat, e andiamo avanti per 5 milioni di case.

Non ci fermiamo. Quest’anno abbiamo costruito e consegnato più di 500 mila case e ho fissato un nuovo obiettivo di 5 milioni di case entro il 2025, che supereremo perché continueremo a costruire 500 mila case all’anno... in un paese di appena 30 milioni di abitanti... perché ognuno possa fare i propri conti, cioè 3 milioni di case umili, di operai, di insegnanti, di militari, di polizia che hanno le proprie case, quelle umili.

Abbiamo mantenuto un’istruzione pubblica, gratuita, di qualità, compresa l’espansione dell’iscrizione scolastica nella prima infanzia, nella scuola primaria, secondaria e universitaria. Quest’anno abbiamo avuto un’espansione del 6% nelle iscrizioni scolastiche; un’espansione importante e un miglioramento della qualità, dando tutti i libri e gli strumenti agli studenti, e così via abbiamo fatto un grande sforzo...

Dove il blocco, le sanzioni e tutto questo male dell’impero statunitense ci ha colpito di più è nella salute.

È difficile, perché siamo inseguiti nei conti bancari, siamo inseguiti sugli aerei e sulle navi che potrebbero portare i medicinali in Venezuela affinché non li portino; siamo inseguiti sui pezzi di ricambio delle moderne attrezzature che abbiamo nel sistema sanitario del Barrio Adentro I, Barrio Adentro II. È impressionante vedere la persecuzione piena di odio che il governo degli Stati Uniti e i suoi alleati hanno intrapreso contro il Venezuela per distruggere il nostro sistema sanitario.

Ma posso dirvi: abbiamo resistito, abbiamo mantenuto il sistema sanitario pubblico, gratuitamente, e abbiamo mantenuto un livello di qualità che dobbiamo innalzare... Così il modello sociale delle missioni e delle grandi missioni ha superato una grande prova e ha dimostrato la sua efficienza e la sua capacità di servire la gran parte della popolazione, soprattutto i più umili.

Posso darvi una cifra specifica, abbiamo mantenuto oltre il 75 per cento del budget della nazione per l’investimento sociale in alloggi, istruzione, salute, cultura, cibo, i diritti sociali della gente. Nel bilancio appena approvato per l’anno 2020, che governerà l’anno 2020, abbiamo aumentato al 76 per cento l’investimento sociale integrale.

Presidente, quest’anno ci saranno anche le elezioni legislative in Venezuela, il che dimostra che la democrazia in Venezuela è viva, contrariamente a quanto sostengono molti oppositori. Queste elezioni sono anche il risultato di accordi che sono attualmente in vigore – beh, sono il risultato del normale calendario democratico ed elettorale – ma il suo governo è riuscito a stabilire un tavolo di dialogo con una parte dell’opposizione per stabilire garanzie e condizioni democratiche, collettivamente, in modo che le elezioni possano svolgersi con un ampio consenso, al di là delle forze che sostengono il governo. Cosa si aspetta da queste elezioni legislative?

Corretto. Va detto che questa sarà la 26esima elezione in 20 anni di democrazia... Delle 25 precedenti elezioni che abbiamo avuto, le forze bolivariane della Rivoluzione, le forze chaviste, ne hanno vinte 23 – è sempre da ricordare che di queste 25 elezioni ne abbiamo vinto 23 – siamo una realtà concreta, politica, storica, morale. L’opposizione ha vinto 2 elezioni: nel 2007, una riforma costituzionale, ha vinto per circa 20 mila voti, e il comandante Chávez è riuscito a riconoscere immediatamente il risultato; nel 2015, siamo stati vinti in dolorose elezioni parlamentari.

Quando ho avuto il risultato di quelle elezioni, ed è stato pubblico, sono andato a riconoscerlo: l’opposizione aveva vinto, dobbiamo riconoscerlo... C’erano settori del chavismo che erano sconvolti e volevano uscire a manifestare. Ho detto, rispettiamo le regole del gioco, accettiamo i dolorosi, duri risultati... 2015, tutto quello che è successo, 2016, 2017, 2018, 2019, come hanno usato l’Assemblea Nazionale per cospirare, per danneggiare economicamente il Venezuela, per cercare di imporre un colpo di stato, per chiedere un’invasione militare straniera dell’impero americano e dei suoi alleati, con il TIAR (Trattato Inter-Americano di Alleanza Reciproca)... Tutto quello che hanno fatto...

Hanno distrutto l’Assemblea Nazionale, la rappresentanza nazionale. Secondo tutti i sondaggi, questa Assemblea Nazionale è stata un fallimento, è stata inutile per gli interessi del Paese, per i grandi interessi del Paese, e in Venezuela sta arrivando un cambiamento, un grande cambiamento: sta sorgendo una grande forza di cambiamento per trasformare completamente l’Assemblea Nazionale.

Noi, al tavolo del dialogo nazionale con importanti settori dell’opposizione, ci siamo adoperati per costruire tutte le straordinarie garanzie elettorali, per garantire le elezioni all’Assemblea nazionale, al potere legislativo, che sono molto partecipate e che rappresentano un successo democratico e politico per il Paese. Posso dirvi, posso dirvelo in anticipo, praticamente oggi, e così sarà: tutte le forze politiche dell’opposizione e le loro basi, i loro leader regionali che hanno i voti, sono pronti a partecipare alle elezioni dell’Assemblea Nazionale.

Il settore estremista a cui gli Stati Uniti hanno ceduto il riconoscimento di opposizione, il settore di Guaidò, sarà isolato e sconfitto, in anticipo, nel tentativo di sabotare le elezioni parlamentari. Nel 2020 ci saranno le elezioni parlamentari e saranno molto partecipative... E posso dirvi in anticipo che le forze bolivariane del Partito Socialista Unito del Venezuela e il blocco della patria, il Congresso Bolivariano dei Popoli, il Grande Polo Patriottico, otterranno una grande vittoria e noi recupereremo l’Assemblea Nazionale per la pace, per la stabilità politica, per gli alti interessi del Paese... Questo accadrà, potete scriverlo oggi, 1 gennaio 2020: è l’anno della ripresa dell’Assemblea Nazionale, state certi.

Presidente, parliamo di economia. Tutti gli osservatori attualmente ritengono che l’economia venezuelana stia andando meglio, nonostante gli attacchi, nonostante il blocco, e una delle novità di ciò che sta accadendo nell’economia venezuelana è questo fenomeno di “dollarizzazione”, diciamo in ogni caso nelle grandi città, nell’economia di prossimità, c’è una dollarizzazione che si sta sviluppando? Vorrei sapere fino a che punto avete preso questa decisione e fino a che punto pensate che questa dollarizzazione possa favorire lo sviluppo dell’economia venezuelana?

Nell’economia dobbiamo essere molto realistici, molto obiettivi, conoscere i fenomeni che sorgono e imparare ad affrontarli, a condurli, in modo che i fenomeni dell’economia, soprattutto in un progetto bolivariano, rivoluzionario, socialista come il nostro, mirino alla soddisfazione degli interessi nazionali, alla soddisfazione dei bisogni, delle maggioranze e del popolo.

La dollarizzazione, così chiamata, è una realtà economica. Potrei dirvi che l’economia venezuelana è sempre stata dollarizzata; in cento anni è stata dollarizzata con i petrodollari e c’è stata un’economia sovvenzionata con miliardi di dollari e tutti i prodotti importati sono stati acquistati e l’economia ha lavorato con i petrodollari: abbiamo speso 35, 40 miliardi di dollari all’anno per le importazioni di tutti i tipi – di tutti i tipi! – dai beni fondamentali necessari, alimentari, materie prime, input industriali; ai beni di lusso, whisky, ecc.

Ora soffriamo, come abbiamo sofferto prima l’aumento, la brutale caduta – come mai prima d’ora nella storica – dei prezzi del petrolio, indotta dalla politica degli Stati Uniti per come l’abbiamo denunciata, e come poi è stata dimostrata. Abbiamo trascorso 36 mesi con i prezzi più bassi mai conosciuti, che hanno ridotto brutalmente il reddito dello Stato, del Paese, e che hanno portato ad una tremenda riduzione delle importazioni; aggiunta al rifiuto, all’epoca, a seguito della guerra economica internazionale, da parte di tutte le banche internazionali di dare un solo dollaro, in credito, in prestiti di vario genere al Paese. Totale siccità di dollari. Dopo di che è arrivata questa fase – 2017, 2018, 2019 – di sanzioni, persecuzione finanziaria, furto di denaro contante, furto di beni all’estero.

Abbiamo dovuto autoregolamentare le spese dello Stato, dando priorità a ogni singolo dollaro che entrava per comprare medicine, cibo, forniture vitali... E l’economia ha cominciato ad autoregolamentarsi, ad autoregolarsi e praticamente buona parte delle cose che venivano importate e vendute con il dollaro petrolifero dello Stato hanno cominciato ad essere importate con il dollaro privato.

Quella che oggi si chiama dollarizzazione è una zona economica dove i prezzi sono effettivamente dollarizzati, dove le cose sono vendute in dollari, in euro e in alcuni casi anche in bolivar a prezzi esorbitanti.

Direi, in questa fase del gioco, che si tratta di una realtà economica del processo di autoregolamentazione dell’economia e che stiamo conducendo politiche pubbliche affinché tale realtà economica serva gli interessi della crescita del Paese e serva a soddisfare i bisogni della maggioranza... Ci sono molte politiche pubbliche, una di queste è il petro che tutti già conoscono, che potremo approfondire in seguito. E stiamo cercando delle risposte.

L’ho detto in questi giorni – potrebbe essere un peccato quello che sto per dire – ma non credo sia un male che l’economia si sia autoregolamentata nella fase di resistenza. Siamo in un’economia di resistenza e oggi coesistiamo con tre spazi monetari: un bolivar in combattimento, duro, noi che lo difendiamo, moneta nazionale che esisterà sempre; alcune monete, dollari, euro che si muovono nell’economia e aiutano nell’economia di resistenza per alcuni a respirare; infine, il petro che è entrato progressivamente in modo profondo e che serve a completare, a “oliare” l’economia dollarizzata. Lì andremo ad impegnarci, a lavorare, facendo il gioco della stabilità economica, della crescita economica, e siamo già alle porte della crescita economica.

Quindi penso che questi siano fenomeni che devono essere ben osservati, che devono essere ben condotti in modo che non si rivoltino contro la popolazione, ma piuttosto aiutino la crescita e la ripresa di un’economia assediata, attaccata, bloccata, brutalmente sanzionata come nessun’altra economia al mondo. Solo l’economia cubana – potremmo dire – e noi: non c’è nessun’altra economia al mondo contro la quale gli Stati Uniti usino tutto il loro potere finanziario, economico e commerciale per attaccarla.

Ma l’aggressione ha generato risposte intelligenti, risposte di autoregolamentazione, e credo che quest’anno 2020 gestiremo questa situazione per il bene della maggioranza.

Presidente, lei ha appena menzionato il petro. Il suo governo ha prima creato il petro e difeso questo cripto-moneta, ha più volte dichiarato la sua fiducia nel petro. Ritiene che il petro possa contribuire in particolare a combattere una delle peggiori conseguenze di questa situazione economica, che è l’inflazione?

Credo di sì. Il petro è nato in un momento difficile, di aggressione economica; l’architettura costruttiva del petro è emersa dall’invenzione, dalla creazione politica e tecnologica, dalle mani e dalle menti venezuelane. Il petro è una creazione venezuelana, fatta in Venezuela, è un cripto-moneta, che ha come supporto cinque miliardi di barili di petrolio, nel blocco di Ayacucho della cintura petrolifera dell’Orinoco.

Ha come supporto fisico, contanti, 30 milioni di barili di petrolio prodotti che abbiamo nelle riserve strategiche del Venezuela per un uso immediato; ha come sostegno la ricchezza del paese di oro, ferro e bauxite... Ha un solido supporto, è una cripto-moneta, l’unica al mondo, con il sostegno della ricchezza e che ci è servita passo dopo passo, dal punto di vista tecnologico...

Non è facile avere una cripto-moneta nel mondo del XXI secolo. È già stato instaurato e ci è servito per fare alcuni importanti, molto importanti, acquisti internazionali. Ora, ho appena fatto una prova a dicembre, dando mezzo petro ai lavoratori pubblici, 3,5 milioni di persone, e mezzo petro di petro-tredicesima, di tredicesima decembrina, come prova, a 4,5 milioni di pensionati, cioè 8 milioni di venezuelani adulti. 8 milioni! Potremmo dire che sono quasi 6 milioni di famiglie impattate dal petro. E posso affermare che il processo sta andando molto bene.

Si tratta di processi tecnologici: la moneta fisica non viene utilizzata e la gente ha avuto la sua petro-tredicesima, l’hanno resa efficace nei loro conti. Alcuni l’hanno tenuta come risparmio nella loro PetroApp, così chiamata; altri sono andati a comprare in un mercato e rende, il petro rende molto; altri sono andati a comprare altre cose per le celebrazioni di fine anno. È una grande prova ed è andata molto bene, un grande successo per la prova di dicembre. Un gruppo di mercanti ha cercato di sabotarlo, ma noi stiamo già agendo direttamente e ci comporteremo in modo draconiano con i mercanti che vogliono speculare e punire, danneggiare i lavoratori e i pensionati che hanno la loro metà del petro... Più in avanti avremo nuove prove e nuove sorprese.

Così il petro entra già nella vita commerciale interna del Venezuela e anche questo verrà utilizzato poichè viene usato per raccogliere la vendita di petrolio in Venezuela. Venderemo il petrolio venezuelano in petro. Stiamo già vendendo il ferro e l’acciaio del Venezuela in petro, abbiamo già firmato contratti per la vendita di petrolio, acciaio, ferro, alluminio e venderemo parte della produzione di oro in petro.

Ciò significa che il petro non sarà usato solo per le importazioni così com’è, non sarà usato solo per proteggere i lavoratori venezuelani, ma sarà usato per vendere i nostri prodotti e continuare a costruire l’ecosistema di questa cripto-valuta, che è una risposta della Rivoluzione Bolivariana all’aggressione economica, al blocco, alle sanzioni, al diabolico male del governo degli Stati Uniti.

Presidente, in questo momento in cui è in vista la condizione peggiore dell’economia venezuelana dopo tutti questi blocchi che si stanno mantenendo, come identificherebbe i principali nodi che impediscono l’ulteriore sviluppo dell’economia venezuelana?

Il nodo principale di tutti... che volete che vi dica... l’aggressione economica, la persecuzione finanziaria, il blocco economico dell’impero statunitense contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Questo è il nodo principale che deve essere sciolto.

Ci può fare qualche esempio?

Certo. Sentite, il Venezuela è un paese sotto persecuzione, hanno congelato tutti i nostri conti bancari nel mondo, il paese non può fare pagamenti nel mondo. Che mi ascoltino nel mondo: lasciate che congelino tutti i loro conti bancari e non possono pagare nulla nel mondo... siamo perseguitati per aver comprato medicine, siamo perseguitati per aver comprato cibo, il governo degli Stati Uniti sta perseguitando il Venezuela affinché non compri medicine, o cibo. Abbiamo inventato e siamo riusciti ad occuparci e ad alleviare la situazione insieme alla nostra gente. Un paese al quale sono stati congelati in contanti – in contanti! – più di 15 miliardi di dollari. Il nostro denaro, il denaro del Paese, più di 15 miliardi di dollari, un Paese di 30 milioni di abitanti.

Un Paese a cui sono state rubate due fondamentali aziende strategiche, che hanno prodotto denaro per il suo funzionamento economico e che erano nel circuito del petrolio e dell’attività petrolchimica: Citgo, con un prezzo stimato tra i 10 e i 12 miliardi di dollari, ci è stata rubata dal governo di Donald Trump, in complicità con l’opposizione estremista di destra e terrorista di Guaidò in Venezuela, ce l’hanno rubata, ce l’hanno espropriata, ma la recupereremo.

Un paese che è stato derubato di un’altra società in Colombia, chiamata Monómeros, una grande società, e l’hanno mandata in bancarotta. Quindi, se parliamo di un nodo, parliamo di un blocco, di una persecuzione, di una brutale, criminale, sanguinaria – direi – molestia psicopatica, è una persecuzione psicopatica dei funzionari del governo degli Stati Uniti contro il Venezuela.

Ora, anche così, vi dico che possiamo sciogliere i nodi con la produzione. La parola chiave per il 2020, per l’anno 2020 è produzione. Sciogliere i nodi per la produzione dei 16 motori dell’agenda bolivariana, dell’Agenda economica bolivariana, continuare a progredire nella crescita economica: siamo alle porte della crescita economica.

Siamo in attesa dei dati del 2019, perché potrebbe darsi la situazione che nell’ultimo trimestre potremmo già essere a crescita zero. Siamo alle porte della crescita economica, per continuare ad aumentare i livelli di produzione, di produttività di tutti i livelli di cibo, petrolio, oro, produzione industriale, per continuare a controllare l’inflazione.

L’impatto è enorme nella guerra economica che ha indotto l’inflazione. Siamo riusciti a superare l’iperinflazione nella seconda metà del 2019. Sono ottimista sul fatto che possiamo raggiungere un’inflazione a una sola cifra nel 2020 e continuare a progredire nella costruzione del nostro modello economico sostenibile, fatto con sforzo, dall’economia di resistenza che abbiamo oggi, a un’economia di crescita, progresso e prosperità che raggiungeremo.

Presidente, ora parliamo di politica internazionale. E vorrei che condividesse con noi la sua analisi del principale fenomeno che si sta verificando nel mondo in questi mesi, che è questa protesta globale che abbiamo visto da Hong Kong al Cile, ma anche ad Haiti, in Colombia, in Ecuador, in particolare in America Latina.

Come analizza ciò che sta accadendo a livello quasi generazionale in questo momento storico, quando c’è una rivolta di un gruppo di paesi come non si vedeva dagli anni ’60, o come Marx aveva sottolineato nel 1848 quando parlava della “primavera dei popoli” che allora erano tutti in rivolta nell’Europa centrale?

Credo che stiamo assistendo a un secondo ciclo di esaurimento del modello neoliberista distruttivo e che nel mondo del capitalismo neoliberista ci si stia interrogando sui suoi effetti distruttivi sui diritti sociali delle persone, sull’occupazione, sulle pensioni, sull’istruzione pubblica, sulla salute pubblica. È una domanda globale, in Europa, in Francia e in tutta Europa.

In America Latina, in Cile, in Ecuador, in Colombia, in Argentina, in Brasile, ad Haiti, in Honduras e in tutto il mondo, c’è anche un grande e potente interrogativo sugli effetti dannosi sull’ambiente, sul clima, del cosiddetto cambiamento climatico di questo capitalismo distruttivo dello sviluppo.

Ci sono due elementi di critica al modello neoliberista: l’elemento di critica alla concentrazione della ricchezza, nell’uno per cento, all’assenza di politiche sociali per garantire i diritti sociali, all’inversione, alla regressione dei diritti sociali; e una seconda critica, alla questione del cambiamento climatico che ci mette – secondo gli scienziati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite – alle porte di una catastrofe climatica, come è stata denunciata a Madrid recentemente, alla COP MAdrid, per la quale c’è una grande presa di coscienza.

Vi dico che è un secondo ciclo, perché il primo ciclo l’abbiamo vissuto negli anni ’90, alla fine del 1990 e ha portato in America Latina e nei Caraibi, all’emergere di una corrente progressista e rivoluzionaria che ha governato quasi tutti i paesi del continente, guidata dal comandante Hugo Chávez, da Lula Da Silva, da Néstor Kirchner, tra gli altri, da Tabaré, da Correa, da Daniel Ortega, da Fidel, da Raúl.

Una corrente, un’onda progressista, che è stata la risposta alternativa all’esaurimento del primo ciclo, che potremmo chiamare, del neoliberismo. Ora siamo in una seconda fase di esaurimento... Il neoliberismo, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale non hanno risposte né per gli investimenti sociali, né per lo sviluppo dei popoli, né per il cambiamento climatico: sono esausti. Un nuovo modello deve arrivare, e quel modello è segnato da una grande coscienza umanista, collettivista, e direi, socialista del XXI secolo.

Presidente in America Latina, due eventi hanno segnato gli ultimi mesi. Da un lato in Argentina, la vittoria elettorale di Alberto Fernández e Cristina Fernández; dall’altro in Bolivia, il colpo di stato contro il presidente Evo Morales, che faceva parte di questa generazione di leader che aveva trovato una risposta alle devastazioni del neoliberalismo in Bolivia. Come analizza questi due eventi, in che misura sono significativi per questa nuova America Latina?

Si tratta di un’America Latina in lotta in tutta la regione e paese per paese. Gli Stati Uniti hanno deciso di riattivare la Dottrina Monroe, l’America per gli americani, cioè l’America, tutti noi per loro, per i loro interessi, per i loro affari, per la loro geopolitica, e lo hanno fatto senza alcun tipo di vergogna. Hanno dichiarato che è arrivato il tempo della Dottrina Monroe, per portare una dottrina neocoloniale dall’inizio del XIX secolo, 200 anni dopo, all’inizio del XXI secolo.

È davvero qualcosa di antistorico e non ha alcuna possibilità di svilupparsi – credo e crediamo di sì – oggi che l’attacco colpisce paese per paese: l’aggressione contro il Venezuela, l’aggressione contro ALBA, l’aggressione contro il Nicaragua, contro Cuba, il tentativo di colpo di stato in Dominica. Tutta l’aggressione contro ALBA fa parte di quella lotta di contesa in cui l’imperialismo cerca di imporre élite subordinate ai suoi interessi affinché governino e impongano il loro modello, che ha le gambe corte e non durerà.

Lì si vede il colpo di stato in Bolivia: hanno preso il potere, hanno espulso Evo Morales, hanno massacrato il popolo a El Alto, a La Paz, a Cochabamba, un terribile massacro, e il colpo di stato continua la sua marcia, va avanti. Quando consideriamo ciò che i capi del colpo di stato stanno facendo al governo, per accogliere nuovamente i gruppi economici, per preparare la consegna delle ricchezze naturali salvate da Evo, all’imperialismo e alle sue compagnie, per consegnare il gas, il petrolio, il litio.

Queste sono le politiche sbagliate, privatizzare, liberalizzare tutto, e come stanno oggi i boliviani? Molto sconvolti, molto rabbiosi. La Bolivia è una bomba ad orologeria e i capi del colpo di stato non riusciranno a fermare questa forza che permetterà di ripristinare il processo di cambiamento che il nostro fratello Evo Morales ha fondato. Quali risposte possono avere la destra, i capi del colpo di stato, i fascisti e i razzisti della Bolivia? A favore del popolo boliviano, nessuna. Sono esausti. La loro unica capacità con un certo successo è la cospirazione, la trama, la trappola che hanno teso al fratello Evo Morales.

In Argentina, stiamo assistendo alla fine precoce e prematura dell’era Macri, e cosa significava Macri? Neoliberalismo, privatizzazione, negazione dei diritti del lavoro, dei diritti sociali. E in quattro anni si è esaurito. In Argentina non c’è stata un’esplosione sociale, perché c’è un potente movimento sociale e politico. Perché c’è il Peronismo con tutta la sua diversità che ha saputo canalizzare con grandi mobilitazioni di massa e poi con un potente movimento elettorale, una nuova alleanza guidata dal dottor Alberto Fernández e dalla compagna Cristina Fernández de Kirchner, che hanno ottenuto una grande vittoria e stanno muovendo i primi passi per uscire da quella disastrosa epoca di Macrie neoliberismo.

Il continente è un’area contesa e sono sicuro che negli anni a venire, in questo anno 2020, avremo ottime notizie di come questa disputa stia dando priorità agli interessi nazionali, di indipendenza e di integrazione dell’America Latina, rispetto agli interessi del progetto della Dottrina Monroe; priorità agli interessi del progetto di Bolivar e dei liberatori, rispetto al progetto neocoloniale, il monroismo di Truman, fuori dal tempo che hanno cercato di imporci.

Presidente, il 2020 sarà anche l’anno delle elezioni negli Stati Uniti e sappiamo tutti che le elezioni negli Stati Uniti, qualunque sia il risultato, sono importanti per tutto il pianeta. Cosa pensa di queste elezioni che si terranno a novembre di quest’anno? E come vede l’attuale dibattito politico negli Stati Uniti?

Bene, si è a malapena definito il panorama. Il Congresso degli Stati Uniti, alla Camera dei Rappresentanti, ha deciso di avviare i passi per l’impeachment contro il presidente Donald Trump; è sicuro che per tutto questo mese di gennaio, questo confronto diventerà più teso e che definirà il campo elettorale.

Oggi nessuno può dire quali saranno i risultati delle elezioni negli Stati Uniti, nessuno può dire se ci saranno altri quattro anni di Trump, o se verrà un candidato o una candidata democratica. Nel campo del Partito democratico non si definisce nulla, tutti i candidati sono molto uguali, i pre-candidati, e di fronte a Trump sono anche molto uguali. Quindi non possiamo sapere oggi, con qualche certezza predittiva, cosa succederà alle elezioni negli Stati Uniti.

Quindi quello che dobbiamo fare nei nostri Paesi è continuare a prenderci cura di ciò che è nostro, lavorare su ciò che è nostro, lottare per ciò che è nostro. Il grande liberatore José de San Martín ha detto: “Siamo liberi, il resto non conta”. Questo è quello che diciamo dal Venezuela, di fronte a quello che sta succedendo per le elezioni negli Stati Uniti. Una cosa o l’altra, noi siamo liberi, uniamoci, lavoriamo con perseveranza, con la capacità di resistere, con la fede nei nostri, il resto non conta.

Questo significa, Presidente, che qualunque sia il vincitore democratico o repubblicano, il suo governo è disposto a dialogare con la prossima amministrazione statunitense riguardo ai problemi che possono esistere tra Washington e Caracas.

Sempre, assolutamente. Nel corso degli anni 2017, 2018, 2019, abbiamo avuto molteplici modi di comunicare con il governo degli Stati Uniti, molteplici modi, alcuni conosciuti e altri non ancora conosciuti, perché io sono un uomo di dialogo. Credo che gli affari del Nord, di quella superpotenza chiamata Stati Uniti, dei suoi governanti, delle sue élite, debbano essere trattati con la diplomazia, con la Politica (con la P maiuscola) e con la capacità di dialogo.

L’ho detto al governo di Donald Trump e l’ho fatto: quando vuole, dove vuole e come vuole, siamo pronti al dialogo con rispetto, con altezza, con dignità, per affrontare le questioni bilaterali e per stabilire nuove basi di relazioni per la stabilità di tutta la nostra regione, a tu per tu, figli di Bolivar qui, a tu per tu, con i rappresentanti dei governi che esistono negli Stati Uniti.

Così la nostra politica rimarrà immutata, quella politica è stata fondata dal nostro Comandante Chavez: immutata dignità, rispetto e dialogo. Con chi governa negli Stati Uniti, speriamo che prima o poi – siamo sempre uomini di fede e ottimisti sul futuro dei nostri Paesi – speriamo che prima o poi si apra la coscienza delle élite degli Stati Uniti, che l’unico rapporto positivo con l’America Latina e i Caraibi debba essere il rispetto, la cooperazione e il dialogo permanente.

Signor Presidente, per concludere vorrei chiederle se può inviare un messaggio ai giovani in questo anno 2020, giovani che stiamo vedendo manifestarsi in tutto il mondo, giovani che vedono il proprio futuro con preoccupazione e che attendono anche slogan, direttive, consigli che lei può dare con la sua grande esperienza politica.

Bene, i giovani del mondo devono continuare e aumentare le loro manifestazioni, le loro lotte, la loro resistenza contro il modello esclusivo e impoverente del neoliberismo, devono continuare a lottare per il loro diritto alla salute, all’istruzione, all’occupazione, alla cultura, al alla felicità sociale.

La lotta per la felicità sociale, per i diritti sociali, deve avere come avanguardia i giovani, motore fondamentale per la difesa della società, soprattutto la società del futuro che appartiene a questi giovani, e la mobilitazione della coscienza mondiale deve essere aumentata, contro la catastrofe climatica che il capitalismo neoliberale e predatorio ha creato. È il capitalismo, il modello economico e sociale predatorio del capitalismo neoliberista, che ci ha portato sull’orlo di una catastrofe climatica, come denunciano scienziati ed esperti di tutto il mondo.

Quindi i giovani sono gli unici che possono salvare il pianeta, bandiere di lotta, spirito di lotta, creatività, utilizzare i social network. Tutti i giovani alla battaglia perché il futuro appartiene a loro. Il futuro appartiene a noi e ho l’assoluta convinzione che un nuovo modello, un nuovo mondo è possibile, sta nascendo e lo vedremo nascere dalle mani di questi giovani, ne sono sicuro.

La ringrazio molto, signor Presidente, e mi permetta di augurare a lei, alla sua famiglia e al suo Paese un felice anno nuovo.

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