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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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16/05/2026

Corea del Sud - 18 giorni di sciopero alla Samsung, in pericolo la filiera internazionale dei chip

Non bastano le aperture dell’ultimo minuto e gli appelli alla responsabilità: il principale sindacato di Samsung Electronics ha confermato la volontà di procedere con uno sciopero di 18 giorni, a partire dal prossimo 21 maggio. La notizia ha scatenato il panico sui mercati, con il titolo del gigante tecnologico che è arrivato a perdere fino al 9,3% durante la sessione di venerdì, trascinando verso il basso l’intero indice azionario sudcoreano, il KOSPI.

Al centro della disputa c’è un profondo disaccordo sul sistema dei bonus e sulla ripartizione degli utili. Il sindacato, che rappresenta oltre 50.000 lavoratori, accusa l’azienda di aver creato un divario salariale inaccettabile rispetto alla rivale SK Hynix. Le richieste sono chiare: i dipendenti pretendono che il 15% dell’utile operativo venga destinato ai premi di produzione, oltre alla rimozione dei tetti massimi sui bonus.

Samsung, dal canto suo, ha cercato di mediare offrendo il 10% e un pacchetto di compensazione una tantum, ma il tavolo delle trattative mediato dal governo è saltato all’inizio della settimana. Nonostante l’azienda si sia detta pronta a riprendere i colloqui senza precondizioni e i vertici si siano recati personalmente al campus di Pyeongtaek per incontrare i leader sindacali, la linea dei lavoratori resta chiara: si torna a discutere dopo lo sciopero, che prenderà avvio il 21 maggio.

Le ripercussioni economiche di una mobilitazione così prolungata rappresentano una leva sindacale enorme. Secondo un rapporto di JPMorgan, l’impatto sull’utile operativo di Samsung potrebbe oscillare tra i 21 e i 31 trilioni di won (circa 14-20 miliardi di dollari), con una perdita di vendite stimata in 4,5 trilioni di won.

A preoccupare molti analisti è soprattutto la continuità delle forniture. Inoltre, l’incertezza sulla capacità di Samsung di onorare gli impegni con i clienti sta spingendo gli investitori verso i concorrenti. Già durante una manifestazione, lo scorso 23 aprile, il sindacato aveva rivendicato un calo del 58% nella produzione delle fonderie di chip e un calo del 18% nella produzione di memorie digitali.

Una chiusura di quasi tre settimane potrebbe paralizzare le catene di approvvigionamento globali. Questo ha spinto a muoversi persino il governo. Il Primo Ministro e il Ministro delle Finanze sudcoreani hanno avvertito che uno sciopero in Samsung rappresenta un rischio sistemico per la crescita economica e le esportazioni del paese.

Il Ministro dell’Industria, Kim Jung-kwan, è stato ancora più diretto, definendo il danno potenzialmente irreparabile e accennando alla possibilità di ricorrere all’arbitrato d’emergenza, uno strumento legale che solo il Ministro del Lavoro può attivare per interrompere forzatamente la protesta in settori critici per l’economia nazionale.

Dalla sua Blue House, la presidenza sudcoreana per ora predica cautela, sperando in una risoluzione diplomatica dell’ultimo minuto. Ma che l’azione di Samsung sia politicamente ed esplicitamente antioperaia lo confermano i risultati economici. Solo poche settimane fa, Samsung aveva annunciato risultati record per il primo trimestre dell’anno, con un utile operativo balzato del 750% grazie al boom della domanda di chip per l’intelligenza artificiale.

È proprio questa enorme disponibilità a spingere i lavoratori a chiedere una fetta più grande della torta, in quella che è ormai diventata la crisi sindacale più grande della storia del paese, probabilmente. Oggi si tenterà un ultimo round di mediazione, ma è evidente che rimane il punto politico: la rapacità della multinazionale contro i suoi lavoratori non deriva dalla congiuntura, e gli operai chiedono un riequilibrio delle relazioni industriali interne.

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29/08/2019

Radiofrequenze oltre il limite. Negli Usa intentata causa contro Apple e Samsung

Negli Stati Uniti un gruppo di persone ha intentato un’azione legale contro Apple e Samsung in California, sostenendo che i telefoni cellulari di queste società violano i massimi standard di radiofrequenze e mettono a rischio la salute.

Secondo la denuncia, i telefoni cellulari di queste società espongono gli utenti alle emissioni in radiofrequenza “in alcuni casi del 500 percento” al di sopra dei limiti imposti dalla Federal Communications Commission (FCC).

Citando “numerose pubblicazioni scientifiche recenti”, i richiedenti sottolineano come queste emissioni causino “un aumentato rischio di cancro” e altri effetti avversi, tra cui danni genetici, alterazioni del sistema riproduttivo e disturbi neurologici.

Nessuno dei querelanti afferma di aver sofferto di alcuna malattia o conseguenza medica derivante dall’uso di questi telefoni, ma cerca invece un risarcimento da quelle società per crimini presumibilmente incorsi come negligenza, violazione della garanzia, frode del consumatore e arricchimento ingiusto.

La violazione citata nella causa giudiziaria deriva da una recente indagine di laboratorio commissionata dal Chicago Tribune, in cui è stato misurato un indicatore di radiazione chiamato “tasso di assorbimento specifico” e misurato in watt per chilogrammo (w / kg) su dispositivi appena acquistati di modelli come iPhone 8, iPhone X e Galaxy S8.

La Federal Communications Commission nota che nessun telefono venduto negli Stati Uniti può superare 1,6 w/kg, ma la sua regolazione consente di misurare questa velocità fino a 25 millimetri dal dispositivo. La nuova indagine ha incluso misurazioni a 10 millimetri, 5 millimetri e 2 millimetri, distanza che potrebbe essere tra la gamba di un utente e il telefono in tasca.

Tutti i modelli Samsung e Apple esaminati a 2 millimetri presentavano misurazioni superiori al limite consentito, tra cui diversi iPhone 7 testati che non erano conformi a 5 millimetri, la distanza alla quale quest’ultima azienda verifica le radiazioni dei suoi prodotti.



Commentando questi risultati, Apple ha affermato di utilizzare un metodo di misurazione diverso da quello utilizzato nell’inchiesta, e sia Apple che altre società sottolineano che finora nessuna organizzazione della sanità pubblica è stata in grado di collegare l’uso del telefono cellulare con il cancro o altri disturbi gravi. La FCC, tuttavia, ha dichiarato che effettuerà la propria verifica di questi telefoni nei prossimi due mesi.

Alcuni definiscono inadeguate le linee guida di 1,6 w/kg, stabilite nel 1997 quando i telefoni cellulari erano molto meno potenti di quelli attuali. Studi recenti suggeriscono che una radiazione 2.000 volte più bassa può indebolire il DNA dei ratti di laboratorio e ridurre il loro numero di spermatozoi, mentre dosi fino a quattro volte inferiori sono state collegate a una maggiore probabilità di tumori maligni nei ratti.

I ricercatori sottolineano inoltre che i bambini possono assorbire fino al 150% in più di radiazioni rispetto agli adulti, una preoccupazione che si aggiunge ai potenziali problemi che potrebbero presentare nuove e più potenti tecnologie di telecomunicazione, come il 5G.

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28/08/2015

La competizione sugli smartphone. Amazon licenzia decine di ingegneri

Il Wall Street Journal, fa sapere che Amazon ha licenziato decine di ingegneri che lavoravano al progetto Fire phone all'interno del famoso Lab126, il centro di ricerca della multinazionale nella Silicon Valley. Un colpo pesante per la divisione di ricerca e sviluppo (e per chi vi lavorava) di Amazon, che da quando e' stata fondata a Seattle, undici anni fa, si vantava di non aver mai subito tagli al personale. Anzi la forza lavoro era aumentata fino a arrivare al numero di 3.000 dipendenti. In tutto questo, continua il Wall Street Journal, Amazon starebbe anche tagliando altri progetti ambiziosi all'interno di Lab126, come quello di un tablet con schermo più grande, e riorganizzando la divisione. La causa sarebbe il fiaco di Fire phone, lo smartphone con cui Amazon contava di competere con i rivali, tra cui Apple e Samsung. Intanto il colosso di Seattle avrebbe in mente di rallentare altri progetti in fase di studio come quello di un pc per controllare la cucina (nome in codice Kabinet) o quello di un tablet con schermo da 14 pollici, conosciuto con il nome di Project Cairo.

Secondo alcune analisi, le vendite di smartphone sono destinate ancora a crescere nel 2015, ma a ritmi inferiori a quelli attesi. La conferma viene da Worldwide Quarterly Mobile Phone Tracker, la ricerca condotta dalla società di analisi International Data Corporation (IDC) che quest'anno registra un rallentamento nei numeri legati al mercato mondiale dei dispositivi mobile, anche se i numeri appaiono tuttora in positivo. Nel 2015 a livello mondiale le vendite di smartphone dovrebbero segnare ancora un più 10,4 per cento (raggiungendo le 1,44 miliardi di unità), ma analisi di tre mesi fa parlavano di un meno 11,3 per cento di crescita rispetto all'anno precedente. La Apple ha in mano solo il 15,6 del mercato ma i suoi profitti sono più alti di quelli della concorrenza.

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19/05/2013

Cina: suicidi tra i lavoratori della Foxconn e della Samsung

Altri tre suicidi in un impianto della Foxconn e un altro in uno della Samsung in Cina. Sotto accusa le tremende condizioni di lavoro e l'iper sfruttamento.


Altri tre suicidi in un impianto della Foxconn, l'azienda taiwanese con molte sedi in Cina, che produce e assembla iPhone, iPad e prodotti per Nokia, Sony, Samsung e altre aziende. I tre suicidi, secondo quanto denuncia China Labor Watch, sono avvenuti nel giro di 20 giorni nella fabbrica di Zhengzhou, nella provincia orientale dell'Henan. 
L'ultimo suicidio è avvenuto lo scorso 14 maggio, quando un trentenne si è lanciato dal tetto della fabbrica. Prima di lui, una collega ventitreenne si era lanciata dal dodicesimo piano del dormitorio della fabbrica il 27 di aprile. Tre giorni prima, era stata la volta di un ventiduenne, assunto da appena due giorni, a lanciarsi dal tetto del dormitorio. Secondo l'organizzazione – statunitense
che monitora e controlla le condizioni di lavoro degli operai cinesi, i suicidi si devono associare alle cattive condizioni di lavoro nella fabbrica. Altri parlano di reazione all'obbligo imposto dalla Foxconn di non poter rivelare le loro condizioni, altri invece si riferiscono a problemi relazionali.
La Foxconn era stata interessata già nel 2010 e negli anni successivi da un'ondata di suicidi, una ventina, in diversi impianti. La cosa fece molto scalpore tanto che la Apple, una delle grandi aziende fornite dalla Foxconn, impose apparentemente, anche su spinta di sindacati e associazioni statunitensi, condizioni di vita e lavoro più umane per i dipendenti locali. L'azienda taiwanese si impegnò anche ad aumentare gli stipendi fino al 70%, ma in molti lamentano ancora condizioni di lavoro e di vita, all'interno dei dormitori, inumane. I dipendenti sono obbligati a orari lunghissimi e vivono tutti insieme in grandi dormitori. La vita si svolge nel recinto della fabbrica, e di fatto i dipendenti, per lo più migranti di altre province, non lasciano mai il luogo di lavoro. La società a marzo aveva anche annunciato l'apertura ad un sindacato creato dagli stessi dipendenti, ma l'iniziativa è stata disertata dai lavoratori in quanto considerata una presa in giro mirante esclusivamente a placare le polemiche internazionali.

Di proprietà della taiwanese Hon Hai Precision, la Foxconn possiede solo in Cina 13 impianti industriali, distribuiti in nove città. La più grande, che è stata anche la prima aperta in Cina nel 1988, è quella di Shenzen - nota anche come Foxconn City o iPod City - che ha più di 300 mila dipendenti. In tutto, la Foxconn impiega più di un milione di lavoratori nella Cina continentale e altri 200 mila nelle fabbriche in Europa e America Latina. Fondata nel 1974, la Foxconn é arrivata in Cina alla fine degli anni '80, ma la svolta è arrivata nel 2001, quando Intel le ha affidato la produzione delle schede madri per i computer, per le quali rimane oggi uno dei brand più noti. Oggi dalle fabbriche del gruppo taiwanese escono anche Ps2, Playstation Vita, Ps3, Wii, Nintendo 3DS, Xbox 360, Amazon Kindle e i televisori a cristalli liquidi Bravia della Sony.

Ma la Foxconn non è l’unica azienda i cui dipendenti si tolgono la vita. Il 15 maggio è stata una dipendente della fabbrica di Huizhou della Samsung, nella provincia cinese del Guangdong, che si è suicidata gettandosi dal settimo piano di un palazzo. L'informazione, pervenuta da alcuni colleghi della donna, non è stata però confermata finora né dalla Samsung né da fonti mediche. Nel settembre 2012 China Labor Watch, che ha sede a New York, aveva pubblicato un rapporto investigativo sulla fabbrica Samsung di Huizhou nel quale erano state evidenziate una serie di violazioni dei diritti del lavoratori, comprese ore di lavoro eccessive, violazioni del contratto di lavoro, lavoro forzato senza paga, utilizzo di lavoratori minorenni, discriminazione basate sull'età e sul sesso, mancanza di sicurezza. Dopo la pubblicazione del rapporto Samsung inviò una squadra di propri ispettori sul posto ma tutti i controlli effettuati esclusero la presenza di forme di sfruttamento minorile o anomalie gravi. Ovviamente.


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I risultati della globalizzazione: desertificazione occupazionale e produttiva in occidente e fabbriche lager in oriente.
Un risultato eccellente. 

16/08/2011

Google piglia tutto.

Dodici miliardi e mezzo. Tanto è costata l’acquisizione di Motorola Mobility da parte del colosso informatico Google. A darne notizia le due società in una nota congiunta. Secondo i dati a disposizione di Bloomberg si tratta della più grande operazione nel settore almeno nell’ultimo decennio.

Google e Motorola Mobility, si legge nella nota, annunciano di aver firmato un accordo definitivo in base al quale il gruppo di Mountain View rileverà il produttore di telefoni cellulari al prezzo di 40 euro ad azione, per un controvalore complessivo di circa 12,5 miliardi di dollari, il 63% in più rispetto al prezzo di chiusura del titolo Motorola venerdì scorso.

L’acquisto di Motorola Solutions, il ramo di Motorola che produce Smartphone, telefoni cellulari e tablet, permetterà a Google di diventare un concorrente di tutti i produttori di dispositivi mobili, inclusa la Apple di Steve Jobs.

“L’acquisizione di Motorola Mobility, già partner di Android – si legge nella nota – permetterà a Google di sviluppare ulteriormente l’ecosistema di Android (il sistema operativo per dispostivi mobili di Google, ndr) che resterà comunque un sistema aperto”, a cui potranno quindi continuare ad avere accesso gli altri produttori di smartphone e telefoni mobili. Motorola Mobility resterà “un business separato” all’interno del gruppo di Mountain View.

Secondo l’amministratore delegato di Google, Larry Page, che parla di “una naturale complementarietà” tra Google e Motorola, lo sviluppo del sistema Android porterà “beneficio ai consumatori, ai partner e agli sviluppatori”. “Non vedo l’ora – ha aggiunto – di dare il benvenuto ai ‘Motorolans’ nella nostra famiglia di ‘Googlers’”. Inoltre, “l’acquisizione di Motorola aumenterà la competizione rafforzando il portafoglio di brevetti di Google, fatto che ci permetterà di proteggere meglio Android dalle minacce anti concorrenziali di Microsoft, Apple e altri gruppi”. “La combinazione di Google e Motorola – ha detto ancora Page – non solo migliorerà Android ma rafforzerà anche la competizione e offrirà ai consumatori una maggiore innovazione, più scelta e meravigliose esperienze di uso”.

“L’operazione – ha spiegato Sanjay Jha, amministratore delegato di Motorola Mobility – offre una valutazione significativa per gli azionisti e nuove stimolanti opportunità per i nostri azionisti, clienti e partners nel mondo. Abbiamo condiviso una proficua partnership con Google per migliorare la piattaforma Android e adesso attraverso questa unione saremo in grado di fare ancora di più per realizzare straordinarie soluzioni mobili”.

L’operazione resta soggetta alle ordinarie condizioni sospensive, tra cui l’approvazione delle autorità competenti negli Usa, in unione Europea e in altre giurisdizioni. La transazione dovrebbe chiudersi definitivamente “entro la fine del 2011 o all’inizio del 2012”.

Fonte.

E' curioso (e si presterebbe a numerose speculazioni) constatare come, a fronte della peggiore crisi finanziario - economica dagli anni 30 del '900 a oggi, le multinazionali possiedono comunque la liquidità per operare gigantesche acquisizioni.
Di recente era già successo con Microsoft nei confronti di Skype, ieri invece è stato il turno di Google, che portandosi a casa la divisione mobile di Motorola ha probabilmente fatto il colpo più grande del settore, quanto meno a livello d'immagine visto che sì porta a casa parte dell'azienda che ha inventato le comunicazioni cellulari.
A livello teorico l'operazione dovrebbe segnare il definitivo rilancio del marchio Motorola nel settore mobile, sarà interessante vedere come reagiranno gli altri pezzi da 90 del mercato, non tanto Apple che è ormai un oracolo tecnologico difficile da scalfire, quanto Samsung e l'agonizzante Nokia che se non si riprende alla svelta, rischia di mandare a ramengo una fetta consistente di occupazione (di prima qualità) europea a cui per altro abbiamo contribuito tutti noi con i finanziamenti comunitari dello scorso anno.