Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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30/06/2022

Su Sky TV le torture dello “Stato democratico”

Si chiama “Un’operazione perfetta” tra virgolette, la nuova serie in onda in questi giorni su Sky TV scritta da Davide Azzolini, Fulvio Bufi e Massimiliano Virgilio (regia di Nicolangelo Gelormini).

La serie affronta in 4 puntate con documenti video dell’epoca e interviste a protagonisti di allora e a commentatori dell’oggi, genesi e conclusione del sequestro del generale NATO Dozier posto in essere il 14 dicembre del 1981 dalle BR Partito Comunista Combattente, la specifica è d’obbligo perché erano già intervenute le scissioni con la colonna milanese Walter Alasia e il Partito Guerriglia di Giovanni Senzani.

Chiunque abbia negli anni scorsi affrontato in modo serio e documentato quella vicenda non scopre nulla di nuovo, ma la gran parte delle “anime belle” che da sempre abbracciano con entusiasmo la vulgata imposta su quegli anni ad uso e consumo dei cosiddetti “sdegnati democratici”, farebbe bene a dargli un’occhiata, perché viene finalmente ricostruito con esattezza il modo con cui si arrivò a compiere quell’“operazione perfetta” con la liberazione del generale.

“Emerge una verità oscura”, scrive Silvia Fumarola su Repubblica, in un articolo dell’11 giugno dal titolo: “Il caso Dozier in una docuserie Sky: luci e ombre di un sequestro”.

Per i più giovani che allora non c’erano, si sappia che quel sequestro di un generale NATO nella base militare di Verona ad opera di quattro ragazzotti travestiti da operai con un semplice furgoncino di risulta, fu una sfida senza precedenti al potente alleato, al punto che l’allora Presidente Reagan avvertì immediatamente il “povero” Spadolini che se non avessero liberato al più presto il loro uomo, tanti saluti al suo bel governo atlantista che in quei giorni stava preparando il terreno ai nuovi anni Ottanta “da bere” dopo vent’anni di conflitti sociali senza precedenti.

Potete immaginare quindi quali scene di giubilo nazionale e dispendio di encomi all’Italia migliore quando verso la tarda mattinata del 28 gennaio 1982 il TG mandò in onda i servizi che celebravano l’“operazione perfetta” dei corpi addestrati di Polizia che erano riusciti a scovare la base padovana di via Pindemonte liberando l’ostaggio senza spargimento di sangue, dopo avere catturato i cinque pericolosi terroristi, tre uomini e due donne, nell’appartamento al primo piano, sopra un gigantesco supermercato.

Il generale venne ricevuto da un orgoglioso Pertini che qualche mese prima del trionfo mondiale di Madrid poteva già gridare al mondo quanto eravamo bravi noi italiani, mentre l’allora Ministro Rognoni sfoggiava davanti all’ammirata stampa mondiale la nostra incommensurabile maestria nell’affrontare e sconfiggere un fenomeno guerrigliero di quella portata con la sola forza della democrazia e della legge.

Chiunque, si diceva, abbia invece approfondito quell’operazione perfetta, sa benissimo che le cose non andarono proprio così, ma anche gli altri, ivi compresa la giornalista di Repubblica, avrebbero dovuto saperlo da tempo, visto che più di dieci anni fa c’erano state le confessioni del Commissario Salvatore Genova, era uscito il libro “Colpo al cuore” di Nicola Rao (Sperling & Kupfer), un giornalista non certo affine alle BR, la cui nomina in RAI è stata oggetto di recenti strali perché ritenuto troppo “di destra”, e persino il popolare programma RAI in prima serata “Chi l’ha visto” aveva dedicato un ampio servizio al caso Triaca.

Enrico Triaca al quale una Sentenza del 15 ottobre 2013 della Corte di Appello di Perugia, aveva revocato, accogliendo la sua richiesta di revisione, la condanna a suo tempo inflittagli per calunnia, riconoscendo, sulla base delle testimonianze di Salvatore Genova, Nicola Rao e Matteo Indice, che quando fu arrestato il 17 maggio 1978 perché gestiva la tipografia di via Pio Foà 31 a Monteverde, nel corso dell’indagine sul sequestro Moro, un gruppo di agenti capitanati dall’allora dirigente UCIGOS Nicola Ciocia, soprannominato “dottor De Tormentis”, lo aveva sottoposto a tortura con il metodo del waterboarding.

Un “simpatico” metodo con il quale, legando mani e piedi su una tavola di legno un soggetto denudato, e infilandogli con una canna di gomma collegata alla gola acqua salata, si simula l’effetto annegamento senza lasciare tracce.

A distanza di 42 anni il documentario di SKY ci racconta come andarono le cose.

Per trovare il luogo ove era trattenuto il generale fu messa in piedi una “squadra speciale” UCIGOS diretta da Umberto Improta e Gaspare De Francisci perché replicasse quel metodo “spiccio” e che venne chiamata “squadra dell’Ave Maria” con a capo il “dottor De Tormentis”, e a forza di retate in ogni dove negli ambienti della sinistra extraparlamentare del veneto, il 26 gennaio 1982 un gruppo composto da Salvatore Genova, Nicola Ciocia, Oscar Fioriolli e Luciano Di Gregorio fa irruzione nella casa di Elisabetta Arcangeli, il cui nome era stato fatto da Paolo Galati, fratello del brigatista Michele in carcere, oppure non ricordo se a sua volta passando prima per altro militante, Nazareno Mantovani.

Sta di fatto che i militari trovano casualmente in quella casa anche il suo compagno, tale Ruggero Volinia, il quale viene torturato insieme alla donna di modo che ne senta gli urli, finché, la notte del 27, Volinia ammette di fare parte delle BR con il nome di Federico e di avere guidato il furgone che il 17 dicembre 1981 aveva trasportato il sequestrato Dozier a Padova, in Via Pindemonte.

Ecco come mai “miracolosamente” il giorno dopo, giovedì 28 gennaio, una squadra speciale dei NOCS fa irruzione nell’appartamento indicato dal Volinia e il generale viene liberato con la cattura di Antonio Savasta, Emilia Libera, Emanuela Frascella, Cesare Di Lenardo e Giovanni Ciucci.

Tutti e cinque a quel punto verranno successivamente a loro volta torturati di brutto, e il capo colonna Antonio Savasta a seguito delle torture inflitte anche alla sua compagna Emilia Libera sarà il secondo, ed esiziale, grande pentito delle BR, dopo Peci di due anni prima, facendo arrestare oltre un centinaio di militanti.

Cesare Di Lenardo denuncerà sin sa subito le pesanti torture subite per indurlo a fare i nomi dei compagni e a consentirne la cattura (evidenziate da alcune foto raccapriccianti) ed il fatto venne confermato dalle testimonianze del capitano Ambrosiani del SIULP e dell’agente Trifirò, che verrà ucciso 4 anni dopo in seguito a un misterioso conflitto a fuoco.

Il giornalista Buffa de l’Espresso, che aveva raccolto il dossier sulle torture inflitte ai brigatisti arrestati, verrà a sua volta arrestato, ma in breve nasce un tale clamore pubblico che verrà istruito un apposito processo a Verona per le torture inflitte a Di Lenardo e che si concluderà in Appello con la prescrizione dei reati contestati agli agenti, senza la presenza del loro comandante Salvatore Genova, che nel frattempo aveva usufruito della immunità parlamentare, in quanto prontamente candidato ed eletto dal PSDI.

Per la verità già in precedenza, oltre al citato caso di Enrico Triaca, c’era stata la denuncia del nappista Alberto Buonoconto al futuro PM del caso Tortora, Lucio Di Pietro (potete immaginarvi che fine fece la denuncia), era uscito il libro Processo all’istruttoria di Laura Grimaldi, dove si riferiva delle torture inflitte ai ragazzi della Barona in occasione dell’inchiesta milanese sull’omicidio Torregiani, quando Sisinio Bitti, Umberto Lucarelli, Roberto Villa, Gioacchino Vitrani, Annamaria e Michele Fatone presentarono un esposto all’Autorità Giudiziaria che non ebbe seguito alcuno.

E successivamente al fatto Dozier, il 21 febbraio 1982, Lotta Continua pubblicherà una lettera inviata al proprio legale dalla brigatista Paola Maturi, arrestata a Roma il 1° febbraio, che denunciava le torture subite in Questura dopo l’arresto.

In seguito, vi sarà la pubblica denuncia di Sandro Padula (Alex Paddy) in occasione del suo arresto alla fine del 1982 e, quindi, la cooperativa editrice Sensibili alle foglie fondata da Renato Curcio, raccoglierà, in un apposito volume del Progetto Memoria, Le torture affiorate, alcune testimonianze di ex lottarmatisti sottoposti a tortura dopo l’arresto.

Anche Mario Moretti, nel libro Una storia italiana, aveva raccontato che Maurizio Iannelli, arrestato a Roma alla fine del 1980 mentre stava rubando un’auto che sarebbe dovuta servire per il sequestro D’Urso, gli aveva detto in carcere di essersi dovuto buttare contro una finestra della Questura per rompere il vetro e far sanguinare entrambi i polsi per un ricovero di urgenza che lo sottraesse alle pesanti torture cui era sottoposto da ore, affinché rivelasse “il covo romano dove abitava Moretti”.

Si scoprirà così che, oltre a quelli citati, furono numerosi i militanti che hanno dichiarato di essere stati “torturati” (evidentemente c'è anche chi non lo ha detto...) e tra essi Luciano Farina, Nazareno Mantovani, Francesco Emilio Giordano, Fernando Cesaroni, Vittorio Bolognese, Gianfranco Fornoni, Armando Lanza, Ennio Di Rocco, Stefano Petrella, Anna Maria Sudati, Alberta Biliato, Roberto Vezzà, Giovanni Di Biase, Annarita Marino, Lino Vai, Giustino Cortiana, Daniele Pifano, Arrigo Cavallina, Luciano Nieri, Giorgio Benfenati, Aldo Giommi, Federico Ceccantini, Adriano Roccazzella più altri ancora.

Però è stato necessario attendere che l’ex commissario Salvatore Genova decidesse di “vuotare il sacco” in un’intervista rilasciata al Secolo XIX e quindi la successiva uscita del citato libro di Rao, perché anche la nostrana televisione pubblica si occupasse del caso con una puntata di Chi l’ha visto su Rai 3, dove già compariva una lunga intervista a Enrico Triaca che interviene più volte nella serie su SKY.

E così pure ci sono voluti anni per sapere che quel famigerato “prof De Tormentis” era l’alto funzionario dell’UCIGOS Nicola Ciocia, che dopo essersi occupato della colonna napoletana dei NAP compariva proprio vicino al ministro Cossiga nelle immagini scattate in via Caetani, il giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, e appurare che lo stesso, dopo essersi dimesso dalla Polizia, si era iscritto all’albo degli avvocati di Napoli, dove ha esercitato la libera professione fino al 2011.

Per tutte quelle torture nessuno è stato dichiarato responsabile, mentre Cesare Di Lenardo si trova tuttora in carcere senza avere mai usufruito di neppure un giorno di permesso dal gennaio del 1982, e grazie anche al paziente lavoro dell’allora giornalista di Liberazione, Paolo Persichetti, che compare più volte nella serie SKY unitamente all’ex BR Francesco Piccioni, nel 2012 era stata presentata un’interpellanza parlamentare dall’Onorevole Rita Bernardini del Partito Radicale, ossia di quel partito che ai tempi si era sentito rispondere dall’allora sdegnato ministro Rognoni, Sciascia in primis, che mai nessuno in Italia tra le forze dell’ordine aveva usato metodi illegali.

Interpellanza che non portò a risultato alcuno, però in compenso in quello stesso anno, 2012, la Polizia di Stato scelse per dirigere la nuova “Scuola di formazione per la tutela dell’ordine pubblico” che avrebbe dovuto dare una risposta forte alla mattanza del G8 di Genova, il prefetto Oscar Fioriolli, proprio colui che sottopose a tortura Elisabetta Arcangeli («Li sta interrogando Fioriolli. Il nostro capo, Improta, segue tutto da vicino. La ragazza è legata, nuda, la maltrattano, le tirano i capezzoli con una pinza, le infilano un manganello nella vagina» cfr. “Ex Commissario Digos Salvatore Genova” su l’Espresso del 6 aprile 2012), fino a quando, nel gennaio dell’anno dopo Oscar Fioriolli verrà arrestato per sospetta corruzione in appalti pubblici.

Perfetta ma non troppo, insomma quella liberazione del Generale NATO, ma chissà mai se le “anime belle” guarderanno la serie su SKY per poi magari definire, come ha fatto la giornalista di Repubblica, “una vicenda ancora controversa”, quanto invece non è controversa affatto perché si sa benissimo da tempo cosa successe 42 anni fa anche se lo si era sempre fino ad oggi tenuto rigorosamente nascosto, tanto che sono certo che in ben pochi lo sanno.

La quarta e ultima puntata è prevista per il 29 giugno, e le prime tre sono ancora visibili.

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18/05/2017

Sky licenzia chi non accetta il trasferimento da Roma a Milano

Sky ha inviato le lettere di licenziamento a 124 suoi dipendenti, che non hanno accettato il trasferimento forzato da Roma a Milano. Non pensate che siano divi della tv che si lamentano di guadagnare solo poche centinaia di migliaia di euro, non ci sono i Fabio Fazio tra di loro. I licenziati sono in gran parte uomini e donne addetti al lavoro tecnico, che prendono stipendi normali e per i quali trasferirsi per sempre a Milano comporterebbe costi materiali e umani insormontabili. Sky ha deciso e imposto il trasferimento forzato di oltre 600 suoi dipendenti a 600 chilometri di distanza. Sono tagli e ristrutturazioni di una grande multinazionale che così pensa di guadagnare di più. E per migliorare il tasso di profitto niente di meglio che schiavizzare il lavoro, così fan tutti.

Quindi l'azienda di Rupert Murdoch ha deciso di risparmiare sulla sede romana e di concentrarsi su Milano. Ai lavoratori è stato imposto un aut aut, o trasferimento o licenziamento. E per rendere più efficace il ricatto si sono offerti piccoli incentivi ai primi che accettavano. I lavoratori sono stati trattati come i biglietti di Ryanair. I primi che avessero detto sì al trasferimento avrebbero avuto condizioni migliori degli ultimi. Per sua vergogna la Federazione Nazionale della Stampa ha accettato queste condizioni per i giornalisti, mentre i sindacati confederali, che ora piangono i licenziamenti, hanno mostrato tutta la loro solita arrendevolezza. Così circa 400 lavoratori hanno accettato la deportazione, 100 sono stati costretti a licenziarsi da sé e gli altri che resistevano sono stati sbattuti fuori. Ero presente poche settimane fa ad un incontro promosso da questi lavoratori, ed ho sentito la rabbia ed il dolore di chi si vedeva sconvolta la vita, madri e padri con i figli piccoli che semplicemente dicevano: ma come faccio a trasferirmi a Milano? Ci ha pensato Sky a risolvergli il problema, lasciandoli semplicemente in mezzo ad una strada.

Quando guarderete la tv ricordatevi di questi licenziamenti, ricordatevi che vengono fatti dall'azienda di uno degli uomini più ricchi del mondo, ricordatevi che più sono ricchi, più sfruttano ed affamano.

PS: Sky è arrivata a censurare anche Papa Francesco, che nel marzo scorso aveva espresso pubblica solidarietà ai lavoratori colpiti dalla ricerca smodata di profitto da parte dell'azienda.

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09/05/2016

Scaglione: "Assad aiuta l'isis? Ecco perchè è una balla"

L’ex vicedirettore di Famiglia Cristiana prova a smontare l’accusa di Skynews secondo la quale il presidente siriano si sarebbe messo d’accordo con l’autoproclamato Stato Islamico.

di Fulvio Scaglione www.gliocchidellaguerra.it

La rivelazione totale globale definitiva di questa settimana è che Assad e le sue truppe sono in torta con l’Isis. Palmira non è stata persa o conquistata ma passata di mano in mano. E da anni le due parti commerciano allegramente: petrolio per fertilizzante, pare. Chi lo dice? Sky News dalla Gran Bretagna. E chi lo dice a Sky News? Qui le cose si fanno un po’ meno chiare.

Eh sì. C’è sempre un momento in cui queste notizione si afflosciano come un soufflè venuto male. Diamo un’occhiata. La stringa internet che porta all’articolo firmato dal chief correspondant Stuart Ramsey dice: i file rivelano che Assad è d’accordo con i militanti (che starebbe per Isis).

I file, cioè i 22 mila documenti digitali dell’Isis di cui circa un mese fa Sky era venuta in possesso, grazie alla chiavetta trafugata da un disertore.

Nei primi articoli sui file si diceva che erano “una miniera di informazioni” e che avrebbero permesso di risalire all’identità di molti foreign fighters, anche di quelli partiti dalla Gran Bretagna. In quell’occasione Afzal Ashraf, esperto di anti-terrorismo del prestigioso think tank inglese Royal United Services Institute (RUSI), disse che quei documenti avrebbero potuto indicare “non solo chi sono (i foreign fighters, nd.r.) e da dove vengono, ma anche condurre agli individui che li hanno radicalizzati e hanno facilitato la loro partenza (verso la Siria, n.d.r)”.

Niente accordi tra Assad e l’Isis, all’inizio delle rivelazioni. Ma è comprensibile, 22 mila file sono tanta roba, per leggerli ci vuole un po’ di tempo. Poi però è passato un mese e quei file di strada ne hanno fatta. Per esempio sono passati proprio per gli uffici del Royal United Services Institute (RUSI), a cui Sky li ha conferiti per un esame preliminare. E che cosa ci trovano, Clare Ellis e Raffaello Pantucci, i ricercatori messi al lavoro dal prestigioso Rusi? Ci trovano quello che poi raccontano sul sito dell’Istituto e che qui posso riassumere senza tema di smentita: migliaia e migliaia di schede personali di foreign fighters, che i burocrati dell’Isis censiscono all’arrivo in Siria e catalogano in base a 23 diverse voci, che vanno dal nome e cognome alla conoscenza della legge islamica (shari’a) alle capacità di combattimento. Con uno spazietto per l’eventuale data di morte, perché si sa, in guerra può succedere anche di lasciarci la pelle.

Per tranquillità del lettore metto qui anche l’originale inglese:
The majority of the documents appear to be arrival forms, completed by or for Daesh recruits as they sought entry into Daesh-controlled territory between early 2013 and late 2014. They are bureaucratic in nature, with 23 fields recording details from basic biodata to level of Sharia-related knowledge; there is even a space on the form where the date of the individual’s death can be entered, should the recruit die while fighting with Daesh.

While of evident value, it is important to acknowledge the limitations of this database. They offer only a partial snapshot of those who travelled to Syria and Iraq – it is impossible to know how many others travelled during this period, or how this specific dataset compares against the broader picture. Nevertheless, they provide important details not only about individuals but also about how Daesh administers its territory; about the recruitment, radicalisation and mobilisation of foreign fighters; and about how the group has learned from the experiences of its precursor organisation, Al-Qa’ida in Iraq (AQI)”.
Vi prego di notare le parti in neretto. La prima dice: “La gran parte dei documenti sono formulari d’arrivo”. La seconda dice: “Anche se di evidente valore, questo database ha limiti che vanno riconosciuti. Offre un quadro solo parziale di quelli che si sono recati in Siria e in Iraq”. Quindi: gli esperti di anti-terrorismo del RUSI esaminano i documenti, dicono che è roba interessante ma non clamorosa. Ma, soprattutto, nulla salta ai loro occhi su eventuali traffici tra Assad e l’Isis. Possibile?

Possibilissimo. Perché lo scoop, o presunto tale, si fa bello con i 22 mila file (vedi anche l’indirizzo internet citato all’inizio) ma con quelli non c’entra. Si tratta, come scrive il chief correspondent Stuart Ramsay, di “new letters”, nuove lettere, appena ottenute da Sky. Niente file, quindi. Ma, cito ancora l’articolo, copie di ordini scritti a mano e mandati dal quartier generale dell’Isis (“The new documents are copies of handwritten orders sent from Islamic State’s headquarters”). Sono queste nuove lettere quelle che dimostrerebbero l’intesa tra Assad e l’Isis. Ordini scritti a mano ma copiati (fotocopiati?) da una qualche talpa annidata nell’Isis.

Uno di questi “documenti” contiene “istruzioni a un comandante (dell’Isis, n.d.r) perché trasferisca “tutto l’equipaggiamento e le armi nel punto di evacuazione concordato. Abbiamo ricevuto una soffiata sul fatto che Al Qasr e i dintorni saranno bombardati il 24 novembre 2013” (“Another letter contains instructions for a commander to “transfer all equipment and weapons to the agreed evacuation point. We have received intelligence that al Qasr and its surroundings will be bombed on 24th November, 2013”). Questo dimostra che i soldati di Assad e i miliziani dell’Isis erano d’accordo, si strizzavano l’occhio, si davano di gomito? Ovviamente no. Ma quelli di Sky dicono di sì, perché... gliel’ha detto un disertore.

Il chief correspondent di Sky scrive che l’autenticità di queste lettere “non può essere provata” (“The authenticity of the latest documents is impossible to verify”) ma che si fida perché chi glieli ha passati gli ha sempre dato roba buona. E sapete chi glieli ha passati? Dei militanti del Free Syrian Army che stanno in Turchia. Ovvero: dei nemici giurati di Assad che sono stati presi a calcioni anche dall’Isis, e che adesso giurano che il nemico Assad e il nemico Isis sono d’accordo. E siccome lo dicono loro, che la guerra l’hanno vista in Tv da Istanbul dove li mantengono da anni gli Usa di Obama e la Turchia di Erdogan, il colosso informativo Sky ci dice che è vero. Oro colato. Rivelazioni imperdibili. Senza il minimo dubbio di essere stati manipolati da chi ha tutto interesse a figurare come l’unico onesto e buono del mazzo.

Chiunque abbia incontrato un fronte come quello siriano, o come quello iracheno ancor prima, per non parlare del Libano o di Israele, sa benissimo che in una guerra civile non si interrompono mai del tutto i rapporti tra i due fronti. Spesso ci si combatte tra ex vicini di casa, ex colleghi, ex compagni di scuola. E quando questi contatti ci sono (e sicuramente in Siria come in Iraq ci sono), non finiscono su biglietti scritti a mano, pronti per essere fotocopiati e passati alla stampa, ma restano nelle teste e negli occhi di coloro che, sul campo, un giorno possono trovare un accordo per far passare un ferito e il giorno dopo spararsi addosso. Dio salvi la Regina (e anche noi) dagli scoop.

25/10/2015

Torta in faccia a SkyTg24

Siamo stati per un istante tentati di tirare la torta in faccia all'onorevole Gianluca Buonanno, che è comparso su Sky con un pistolone più grande di lui, che maneggiava con evidente difficoltà. Ma subito abbiamo pensato che non ci si scaglia contro le macchiette degli spettacoli. Pensiamo ai due nazisti dell'Illinois, immortalati nel film Blues Brothers, possiamo davvero indignarci con loro? Tra l'altro si amano e riescono a dichiararsi solo quando la loro auto precipita. Anche Buonanno mentre impugnava il cannone aveva uno sguardo triste da cagnolino ebete, forse pensava a qualche suo amore nascosto o lontano. No, non si tira una torta contro una maschera, Buonanno nella realtà non esiste come persona, è solo il bambolotto padano del KuKluxKlan. Semmai, ecco, si dovrebbe chiedere se si senta proprio bene chi ha scelto quel nulla come sindaco di Borgosesia, città dove nacquero le camice rosse garibaldine e il grande comandante partigiano Moscatelli.

No, la torta va alla direzione di Sky e a tutto il sistema mediatico che da qualche giorno sta montando la panna attorno al pensionato lombardo omicida. Il dibattito è aperto: fin dove si possono ammazzare i ladri: sulla porta, in giardino, in piazza? La difesa della proprietà privata, rivendicata da quell'altra invenzione televisiva che è Matteo Salvini, in quali circostanze prevede il linciaggio? E quest'ultimo è misura individuale o collettiva? Si può fare un pogrom? Serenamente lo spettacolo televisivo discute di tutto, pretendendo sempre la buona educazione : per favore mi lasci parlare io la rispetto, vorrei solo bruciarla viva.

Compito di questa TV è banalizzare il male trasformandolo in un talk show o in una selezione per partecipare ad un reality. Torta a Skytg24, per ora.

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14/05/2014

Telegiornali addio Il pubblico scappa Affonda l’AllNews

Qualcuno titola drammatizzando, “Tg, tracollo globale”. Esagerato ma vicino al vero. La crisi degli ascolti, come un virus che percorre tutte le azienda televisive, ha contagiato pure l’informazione, quella che trova spazio attenzione. Precipitano Tg La7 e Tg3, affonda senza clamori Rai News 24.


Dall’inizio dell’anno tutti i Tg di prima serata perdono ascolti. Disaffezione numericamente pesante e tutta ancora da studiare. Forse i Tg sono malfatti, forse sono zeppi di politica interna e la politica fa abbastanza schifo. Forse una serie di scelte editoriali o clientelari sono state semplicemente sbagliate. Abbiamo visto già nel sommario che i picchi negativi per i tg generalisti sono per il Tg La7 e Tg3. Il problema delle percentuali, -21,5% e -18,8%, riporta alla statistica del mezzo pollo a testa. Quei due Tg di pollo già beccavano soltanto l’ala e ora rischiano di rimanere solo con l’osso. In numeri veri il Tg3 perde circa 463 mila spettatori ed il Tg La7 428 mila. Quanti ne restano?


Il calo è comunque generale rispetto al 2013 e se i Mentana, Berlinguer e Maggioni piangono e fanno piangere i loro editori, nessun altro ha ragione di ridere. Cosa sta accadendo nel mondo della comunicazione dopo la bomba web? Sta accadendo di tutto e probabilmente ciò che vediamo è soltanto l’inizio di una rivoluzione. Ma perché qualche Tg precipita mentre altri calano con moderazione? Guardando i dati si potrebbe azzardare che chi più annoia più fidelizza gli ascolti. L’Italia che invecchia, anche. Comunque, sul fronte “della noia” vince il Tg1 di Orfeo col -4,4% su Mimun al -6,22%. Poi, Tg4 -7,3%, Tg2 -8,9%. Studio Aperto -11,8%, il peggiore in casa Mediaset.


Ma l’inspiegabile, arriva con le All News. Tutto e solo notizie, come ‘televisione del futuro’, ci raccontò qualcuno che guardava la Cnn quando ancora in Italia dominavano i grandi Tg generalisti. Tutto e solo notizie, come sfida del vecchio elettrodomestico al nemico computer e all’agilità del web. C’è chi ha investito molto su questo. In Rai soprattutto. Ma qualcosa non ha funzionato. Errori di valutazione, errori di scelta di uomini/donne, errori di strategia? Forse un po’ di tutto. Certo ora è il disastro dei numeri. Rainews -15,7% e Skytg24 -21,1%. Ancora numeri da tradurre per capire. Sky è canale a pagamento e soffre la crisi, mentre la supervitaminizzata Rainew è fruibile gratis.

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