Quest’anno gli orrori del mondo reale hanno sostituito quelli posticci dell’orrenda invenzione statunitense di Halloween. Orrori prodotti dalla dominazione occidentale del mondo, si tratti del genocidio del popolo palestinese, che gli occupanti israeliani stanno facendo morire di fame e malattie col sostegno dei loro complici, tra cui il governo Meloni, o della catastrofe di Valencia con centinaia di vittime annegate.
Il colpevole di quest’ultima? Verrebbe di dare ipocritamente la colpa al cambiamento climatico, ma sarebbe come addebitare al fuoco vittime e danni di un incendio appiccato da un piromane.
La scienza ha fatto da tempo chiarezza su cause e conseguenze del cambiamento climatico, provocato dall’effetto serra generato dal modello energetico imperniato sul fossile (petrolio, carbone, gas).
Ma una classe dirigente zoticona ha fatto tesoro della propria sconfortante e irrecuperabile ignoranza per poter svolgere al meglio il proprio ruolo di marionette della grande finanza, i padroni del mondo ben descritti nel bel numero di MillenniuM in edicola, che continuano ad investire nel fossile e in altri settori ad altra efficacia distruttiva come gli armamenti.
Di florilegi della distruttiva ignoranza di troppa parte dei “nostri” politici sono ahimè piene le sconsolanti cronache da vari anni a questa parte. Si vedano da ultime le sconcertanti esternazioni di Salvini sul fatto che d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo, “che c’è di strano”? Banalità allucinanti ben funzionali a coprire l’ecocidio di cui il ministro dei Trasporti è un aficionado, come dimostrato fra l’altro dal devastante progetto del Ponte sullo Stretto.
In questo senso la classe politica italiana, quanto meno quella di governo, ma non è detto che il PD sia sempre meglio, è addirittura peggio di quella spagnola, anche se va detto che le determinanti di fondo sono le stesse in tutto l’Occidente: predominio delle lobby finanziarie, taglio della spesa pubblica a finalità ambientale, incuria del territorio, smantellamento delle strutture di protezione civile, incapacità totale di orientare il sistema produttivo verso le energie rinnovabili come confermato dal misero fallimento delle politiche europee in materia.
Si vedano da ultimi i pesanti tagli ai bilanci del ministero dell’Ambiente e alle somme stanziate per incentivare la produzione di automobili elettriche, un settore, come anche quello in genere delle fonti rinnovabili, nel quale la Cina è molto più avanti grazie alla superiorità del sistema (la pianificazione -ndR) socialista.
E non basta. Non solo il governo liquida in anticipo la risposta preventiva al cambiamento climatico, ma procede altresì sordamente colla repressione dei movimenti che ne denunciano responsabilità e conseguenze: è infatti noto che tra i bersagli del famigerato disegno di legge 1660, indebitamente intitolato alla sicurezza, ci sono proprio gli attivisti ambientali.
Se l’Italia non fosse la penosa caricatura di Stato che è, dovrebbero invece essere proprio loro, e non già i rampolli delle dinastie che hanno basato su mafia e corruzione le loro fortune, a ricevere le onorificenze della nostra povera Repubblica.
I loro meriti sono infatti grandi, dato che sfidano la polizia, impropriamente degradata a violento servizio d’ordine delle lobby, e il carcere per tentare di aprire gli occhi di un popolo bovino e rassegnato che vive alla giornata e ha perso ogni dignità di soggetto collettivo, abbandonando il proprio presente e il proprio futuro al potere economico e politico fautore della guerra e della devastazione ambientale.
Un popolo visibilmente frastornato da oltre trent’anni di berlusconismo e centro-sinistra, che attende rassegnato la prossima catastrofe, sia essa ambientale o bellico-nucleare.
A testimonianza della tristezza estrema della situazione italiana stanno anche la povertà e l’inconcludenza della giurisprudenza in materia di sanzionamento della responsabilità del cambiamento climatico, a fronte di quella ben più coraggiosa di altri Paesi. Una recente sentenza del Tribunale di Roma è giunta addirittura ad affermare l’esistenza di un difetto assoluto di giurisdizione in materia.
Peraltro tali penose vicende, unitamente ad altre, quali la reticenza a prendere in considerazione l’esposto-denuncia contro le complicità italiane nel genocidio palestinese, dimostrano come l’intento di “impaurire i magistrati” giustamente denunciato dall’Associazione nazionale magistrati si sia almeno in parte realizzato.
Non si può del resto pretendere che siano i magistrati a raddrizzare un sistema, pure profondamente illegale e anticostituzionale che, per riprendere il paragone idraulico, fa acqua da tutte le parti e che andrebbe rovesciato al più presto e sostituito con un altro che metta finalmente al centro delle sue preoccupazioni l’essere umano e la natura e non i profitti e gli interessi del pugno di ricchissimi alienati che dominano il pianeta in corsa verso la catastrofe.
Ma quali le forze politiche, sociali e culturali adatte a tale compito?
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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05/11/2024
Spagna - Le responsabilità politiche dietro la strage a València
Da Barcellona. Il devastante fenomeno meteorologico che si è abbattuto su València e sui piccoli paesi circostanti (con precipitazioni inaudite anche per una zona in cui le piogge torrenziali sono ben note) affonda le proprie radici nei mutamenti generati da uno sviluppo capitalistico totalmente sordo alle necessità della tutela ambientale, come ben spiegano gli studiosi della materia.
Ma una volta sgombrato il campo dalle ricostruzioni complottiste, che non a caso ripropongono acriticamente il modello capitalista, è evidente la responsabilità del governo della Generalitat Valenciana (monocolore del Partido Popular de la Comunitat Valenciana) nella gestione dell’emergenza e nel suo tragico e ancora provvisorio bilancio. In altre parole, se il fenomeno atmosferico era inevitabile, al contrario la strage si poteva scongiurare. Ma l’operato del governo Mazón ha aggravato la situazione.
L’agenzia spagnola per gli eventi atmosferici (AEMET) ha previsto il fenomeno atmosferico già venerdì 25 ottobre. Lunedì 28 ha avvisato del rischio di possibili inondazioni. Durante la mattina di martedì 29, l’AEMET ha emesso reiteratamente diversi comunicati (alle 7, alle 8, alle 9 e alle 9,20) esortando la popolazione a non uscire e a prendere le dovute precauzioni abbandonando le zone inondabili. Di conseguenza alcune istituzioni pubbliche hanno sospeso le loro attività, come nel caso dell’Autorità Portuale. L’Università di València aveva sospeso la didattica già il giorno prima.
Tuttavia il presidente Mazón non solo ha ignorato gli avvisi dell’AEMET, via via più preoccupanti nel corso della mattinata, ma alle 13 ha fatto una dichiarazione nella quale affermava non esistere nessun rischio idrogeologico e che perciò non era necessario prendere alcuna misura particolare.
Pochi minuti dopo, l’acqua inondava le strade di alcuni paesi della provincia, portandosi via auto e persone. Nelle ore successive la situazione si è fatta sempre più grave ma l’allarme inviato per SMS dal governo della Generalitat alla cittadinanza è arrivato soltanto alle 20, quando c’erano già i morti nelle strade.
Dopo la dichiarazione delle 13, in seguito cancellata dai propri social, Mazón e il suo governo sono scomparsi lasciando la popolazione in balia delle inondazioni. In molti hanno denunciato la incompetente sottovalutazione del rischio, ma alla base del comportamento di Mazón c’è un calcolo ragionato ben più grave: per il governo regionale del PPCV l’attività economica viene prima della vita della popolazione e non può essere fermata neppure davanti alla catastrofe imminente.
La supremazia del capitale è il segno distintivo dell’Unione Europea e il governo Mazón così come le grandi imprese presenti sul territorio del País Valencià non fanno eccezione.
Secondo numerose testimonianze nei magazzini e nei negozi di Inditex, Mercadona, Carrefour, Transfesa i lavoratori sono stati costretti a cominciare il turno o a rimanere sul posto di lavoro anche dopo il tardivo allarme inviato per SMS alle 20. In molti casi non hanno potuto tornare a casa per soccorrere i propri familiari e vicini.
E la dimostrazione che la supremazia dell’impresa è un principio ormai condiviso anche dalla “sinistra” statale, sono le parole pronunciate dalla vice presidente del governo spagnolo. Yolanda Diaz ha raccomandato alle imprese soltanto “il rispetto delle norme”, scaricando interamente sui lavoratori la responsabilità di recarsi oppure no al lavoro in questi tragici giorni. Una posizione quantomeno deludente per il governo che si definisce come “il più progressista della storia spagnola”.
I più di 200 morti (una cifra ancora provvisoria), i 1900 dispersi e le distruzioni materiali invocano ben altre misure. Secondo la Candidatura d’Unitat Popular è necessario un decreto che dichiari lo stato d’emergenza e sospenda tutte le attività produttive non essenziali. Altre forze politiche e sindacali, quali Compromís, hanno chiesto le dimissioni di Mazón, mentre l’indignazione e la rabbia popolare si sono palesate questa domenica a Paiporta, uno dei municipi più colpiti dalla tragedia.
Il monarca spagnolo, accompagnato da Pedro Sánchez e dal presidente della Generalitat Valenciana, pensava di fare una passeggiata in un feudo fedele: il País Valencià è governato dalla destra e ha storicamente ospitato un neofascismo ampiamente foraggiato dallo stato in funzione anticatalanista. Qui, soprattutto tra gli anni ’80 e ‘90, si è dato campo libero a bande neofasciste che si sono macchiate di violenze e omicidi di militanti antifascisti (come nel caso di Guillem Agulló).
Qui si sono spese molte energie per consolidare la dipendenza dalla capitale e scongiurare la minaccia rappresentata dai legami culturali, economici e storici con la Catalunya, in altre parole la minaccia dell’unità dei Països Catalans. E proprio qui il monarca ha subito una dura e bruciante contestazione.
Tanto che la reazione non si è fatta attendere: un giudice di Torrent, un municipio in província di València, ha già aperto un’indagine per accertare le responsabilità della popolazione di Paiporta nella contestazione a Felipe VI. I reati ipotizzati sono attentato e disordini pubblici. Il ministro dell’interno Fernando Grande Marlaska si è detto fiducioso di poter identificare i colpevoli. L’apparato giudiziario statale non agisce sempre con la stessa solerzia: la Fiscalia, un organo che risponde al governo centrale, non ha aperto finora alcuna indagine sulle responsabilità di Mazón e delle grandi imprese.
Fonte
Ma una volta sgombrato il campo dalle ricostruzioni complottiste, che non a caso ripropongono acriticamente il modello capitalista, è evidente la responsabilità del governo della Generalitat Valenciana (monocolore del Partido Popular de la Comunitat Valenciana) nella gestione dell’emergenza e nel suo tragico e ancora provvisorio bilancio. In altre parole, se il fenomeno atmosferico era inevitabile, al contrario la strage si poteva scongiurare. Ma l’operato del governo Mazón ha aggravato la situazione.
L’agenzia spagnola per gli eventi atmosferici (AEMET) ha previsto il fenomeno atmosferico già venerdì 25 ottobre. Lunedì 28 ha avvisato del rischio di possibili inondazioni. Durante la mattina di martedì 29, l’AEMET ha emesso reiteratamente diversi comunicati (alle 7, alle 8, alle 9 e alle 9,20) esortando la popolazione a non uscire e a prendere le dovute precauzioni abbandonando le zone inondabili. Di conseguenza alcune istituzioni pubbliche hanno sospeso le loro attività, come nel caso dell’Autorità Portuale. L’Università di València aveva sospeso la didattica già il giorno prima.
Tuttavia il presidente Mazón non solo ha ignorato gli avvisi dell’AEMET, via via più preoccupanti nel corso della mattinata, ma alle 13 ha fatto una dichiarazione nella quale affermava non esistere nessun rischio idrogeologico e che perciò non era necessario prendere alcuna misura particolare.
Pochi minuti dopo, l’acqua inondava le strade di alcuni paesi della provincia, portandosi via auto e persone. Nelle ore successive la situazione si è fatta sempre più grave ma l’allarme inviato per SMS dal governo della Generalitat alla cittadinanza è arrivato soltanto alle 20, quando c’erano già i morti nelle strade.
Dopo la dichiarazione delle 13, in seguito cancellata dai propri social, Mazón e il suo governo sono scomparsi lasciando la popolazione in balia delle inondazioni. In molti hanno denunciato la incompetente sottovalutazione del rischio, ma alla base del comportamento di Mazón c’è un calcolo ragionato ben più grave: per il governo regionale del PPCV l’attività economica viene prima della vita della popolazione e non può essere fermata neppure davanti alla catastrofe imminente.
La supremazia del capitale è il segno distintivo dell’Unione Europea e il governo Mazón così come le grandi imprese presenti sul territorio del País Valencià non fanno eccezione.
Secondo numerose testimonianze nei magazzini e nei negozi di Inditex, Mercadona, Carrefour, Transfesa i lavoratori sono stati costretti a cominciare il turno o a rimanere sul posto di lavoro anche dopo il tardivo allarme inviato per SMS alle 20. In molti casi non hanno potuto tornare a casa per soccorrere i propri familiari e vicini.
E la dimostrazione che la supremazia dell’impresa è un principio ormai condiviso anche dalla “sinistra” statale, sono le parole pronunciate dalla vice presidente del governo spagnolo. Yolanda Diaz ha raccomandato alle imprese soltanto “il rispetto delle norme”, scaricando interamente sui lavoratori la responsabilità di recarsi oppure no al lavoro in questi tragici giorni. Una posizione quantomeno deludente per il governo che si definisce come “il più progressista della storia spagnola”.
I più di 200 morti (una cifra ancora provvisoria), i 1900 dispersi e le distruzioni materiali invocano ben altre misure. Secondo la Candidatura d’Unitat Popular è necessario un decreto che dichiari lo stato d’emergenza e sospenda tutte le attività produttive non essenziali. Altre forze politiche e sindacali, quali Compromís, hanno chiesto le dimissioni di Mazón, mentre l’indignazione e la rabbia popolare si sono palesate questa domenica a Paiporta, uno dei municipi più colpiti dalla tragedia.
Il monarca spagnolo, accompagnato da Pedro Sánchez e dal presidente della Generalitat Valenciana, pensava di fare una passeggiata in un feudo fedele: il País Valencià è governato dalla destra e ha storicamente ospitato un neofascismo ampiamente foraggiato dallo stato in funzione anticatalanista. Qui, soprattutto tra gli anni ’80 e ‘90, si è dato campo libero a bande neofasciste che si sono macchiate di violenze e omicidi di militanti antifascisti (come nel caso di Guillem Agulló).
Qui si sono spese molte energie per consolidare la dipendenza dalla capitale e scongiurare la minaccia rappresentata dai legami culturali, economici e storici con la Catalunya, in altre parole la minaccia dell’unità dei Països Catalans. E proprio qui il monarca ha subito una dura e bruciante contestazione.
Tanto che la reazione non si è fatta attendere: un giudice di Torrent, un municipio in província di València, ha già aperto un’indagine per accertare le responsabilità della popolazione di Paiporta nella contestazione a Felipe VI. I reati ipotizzati sono attentato e disordini pubblici. Il ministro dell’interno Fernando Grande Marlaska si è detto fiducioso di poter identificare i colpevoli. L’apparato giudiziario statale non agisce sempre con la stessa solerzia: la Fiscalia, un organo che risponde al governo centrale, non ha aperto finora alcuna indagine sulle responsabilità di Mazón e delle grandi imprese.
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04/11/2024
Spagna - Piovono cazzate
Diverse teorie cospirative sui social media spagnoli sono emerse dopo la terribile tempesta Dana, che ha devastato Valencia e fatto centinaia di vittime.
Alcune incolpano il Marocco ed il suo programma di Cloud Seeding: in sostanza, quella procedura che prevede la stimolazione di formazioni nuvolose troppo deboli da causare pioggia, in modo da spremerle un po’ prima che si disperdano. Una tecnica nota da anni, che produce qualche risultato a livello locale. Naturalmente, l’effetto massimo è ottenere da queste nuvole recalcitranti qualche limitata precipitazione sui luoghi sottostanti.
Cosa c’entra tutto questo con i disastri climatici a livello globale, dei quali il cataclisma di Valencia è l’ultimo episodio di una lunga serie?
È un bel misto cospirativo, condito con abbondante salsa di odio nazionalista/razzista e di avversione alle energie rinnovabili.
Tutto parte dal sito spagnolo “Maldito Clima”. Esatto: Clima Maledetto.
La teoria cospirativa sostiene che il Marocco “potrebbe essere coinvolto nella manipolazione del meteo attraverso tecnologie non comprovate come HAARP, presumibilmente per danneggiare l’agricoltura spagnola durante una stagione di raccolta chiave per arance e verdure”.
Dicono quelli del Maldito Clima: “Non si chiama DANA o Cold Drop. Si chiama GEOENGINEERING HAARP. E forse il Marocco c’entra qualcosa: lo fanno per rovinare i propri concorrenti nel bel mezzo della stagione delle arance e delle verdure. E, a proposito, per aiutare le grandi aziende ad acquisire terreni a basso costo per le energie rinnovabili”.
Oramai, questi personaggi li riconosciamo appena aprono bocca o scrivono mezza frase.
Facile da capire: si rimpolpa una bufala cospirativa (“HAARP geoingegnerizza il cambiamento climatico”) sbugiardata da tutti e da tempo, con l’avversione contro “gli arabi” (il razzismo in Spagna contro “i marocchini” è storia passata e disgustosa che ha origini Franchiste, ora è morta e sepolta, ma la destra neofascista e forcona cerca di riportarlo in vita) ed a buon peso contro le energie rinnovabili, altra bestia nera dei borghesi ignoranti di destra, che odiano essere costretti a rinunciare alle loro automobili a benzina.
Queste teorie cospirative sono spesso alimentate per questi poco nobili fini politici, oppure da coloro che cercano di trarre profitto diffondendo sensazionalismo online.
Se ci fosse una base reale per queste affermazioni, ci aspetteremmo dichiarazioni ufficiali dalle autorità spagnole o marocchine. Comprensibilmente, per evitare di finire impelagate in dispute inutili, e magari dannose, non commentano neppure.
Basta poi ricordarsi che né la Spagna né il Marocco possiedono le capacità satellitari per controllare i modelli meteorologici, nonostante abbiano solidi sistemi di monitoraggio, capacità di previsione avanzate e numerosi esperti che potrebbero rispondere ufficialmente o ufficiosamente, se necessario.
Ancora, ricordiamo che HAARP – un trasmettitore radio situato in Alaska utilizzato per studiare uno strato superiore dell’atmosfera (chiamato ionosfera) – non è in grado di manipolare il meteo, né tanto meno il clima.
La tempesta su Valencia, una delle più intense dell’ultimo secolo nella regione, si è verificata, come negli altri casi in passato, quando l’aria fredda soffia sulle calde acque del Mediterraneo. Ciò fa sì che l’aria più calda salga rapidamente, formando dense nubi cariche d’acqua che possono indugiare sulla stessa area per molte ore, aumentando il loro potenziale distruttivo.
I meteorologi affermano che l’evento può talvolta innescare grandi tempeste di grandine e tornado, come si è visto questa settimana. La Spagna orientale e meridionale sono particolarmente soggette a questo fenomeno a causa della loro posizione tra l’Oceano Atlantico e il Mar Mediterraneo. Masse d’aria calda e umida e fronti freddi convergono in una regione in cui le montagne facilitano la formazione di nubi temporalesche e forti piogge.
Anche il Marocco ha avuto piogge, anche se meno intense, ma comunque consistenti (e benefiche), in particolare nelle regioni settentrionali e occidentali dopo l’indebolimento di Dana, mentre le masse d’aria umida in movimento da nord hanno portato nevicate sulle cime delle montagne.
Fun fact. Poco prima della tempesta DANA, circolava un’altra teoria cospirativa che coinvolgeva un programma di inseminazione delle nuvole (Al Gaith) da parte del Marocco per concentrare le precipitazioni all’interno dei suoi confini, impedendo alle masse d’aria umida portatrici di pioggia di raggiungere la Spagna: i marocchini ci rubano la pioggia, insomma.
Anzi no, ce ne mandano troppa, dicono ora.
L’importante è trovare un nemico da odiare, al quale dare – in pura isteria – la colpa. Distogliendo l’attenzione dalle vere cause di questi disastri.
Un ultimo risvolto tragicomico; pur entrandoci come i cavoli a merenda, si sono buttati a pesce nella gazzarra anche i complottisti italiani. Abbondano foto di cieli a pecorelle su Valencia, “prova inequivocabile” che stimolare la pioggia in Marocco provoca cataclismi a Valencia: basta guardare il cielo per capire senza ombra di dubbio che, se non sono stati i marocchini, allora sono “senza dubbio” le scie chimiche: anzi, scie chimiche più cloud seeding, più probabilmente il fatto che a Valencia l’intera popolazione era vaccinata.
Contribuisco io pure con una foto che ritrae un cielo fortemente ingegnerizzato, evidentemente strapieno di scie chimiche. Non è però a Valencia, è fatta dal mio balcone di casa, a Torino, un bel tramonto sulle Alpi Occidentali, come riesco a vederne parecchi, da qui. Nessuno però finora mi aveva “illuminato”. Non avevo idea del pericolo che correvo: sarà meglio che domani esca portandomi l’ombrello.
Perché piovono ca**ate (in spagnolo, està lloviendo tonterias), meglio essere prudenti.
Alcune incolpano il Marocco ed il suo programma di Cloud Seeding: in sostanza, quella procedura che prevede la stimolazione di formazioni nuvolose troppo deboli da causare pioggia, in modo da spremerle un po’ prima che si disperdano. Una tecnica nota da anni, che produce qualche risultato a livello locale. Naturalmente, l’effetto massimo è ottenere da queste nuvole recalcitranti qualche limitata precipitazione sui luoghi sottostanti.
Cosa c’entra tutto questo con i disastri climatici a livello globale, dei quali il cataclisma di Valencia è l’ultimo episodio di una lunga serie?
È un bel misto cospirativo, condito con abbondante salsa di odio nazionalista/razzista e di avversione alle energie rinnovabili.
Tutto parte dal sito spagnolo “Maldito Clima”. Esatto: Clima Maledetto.
La teoria cospirativa sostiene che il Marocco “potrebbe essere coinvolto nella manipolazione del meteo attraverso tecnologie non comprovate come HAARP, presumibilmente per danneggiare l’agricoltura spagnola durante una stagione di raccolta chiave per arance e verdure”.
Dicono quelli del Maldito Clima: “Non si chiama DANA o Cold Drop. Si chiama GEOENGINEERING HAARP. E forse il Marocco c’entra qualcosa: lo fanno per rovinare i propri concorrenti nel bel mezzo della stagione delle arance e delle verdure. E, a proposito, per aiutare le grandi aziende ad acquisire terreni a basso costo per le energie rinnovabili”.
Oramai, questi personaggi li riconosciamo appena aprono bocca o scrivono mezza frase.
Facile da capire: si rimpolpa una bufala cospirativa (“HAARP geoingegnerizza il cambiamento climatico”) sbugiardata da tutti e da tempo, con l’avversione contro “gli arabi” (il razzismo in Spagna contro “i marocchini” è storia passata e disgustosa che ha origini Franchiste, ora è morta e sepolta, ma la destra neofascista e forcona cerca di riportarlo in vita) ed a buon peso contro le energie rinnovabili, altra bestia nera dei borghesi ignoranti di destra, che odiano essere costretti a rinunciare alle loro automobili a benzina.
Queste teorie cospirative sono spesso alimentate per questi poco nobili fini politici, oppure da coloro che cercano di trarre profitto diffondendo sensazionalismo online.
Se ci fosse una base reale per queste affermazioni, ci aspetteremmo dichiarazioni ufficiali dalle autorità spagnole o marocchine. Comprensibilmente, per evitare di finire impelagate in dispute inutili, e magari dannose, non commentano neppure.
Basta poi ricordarsi che né la Spagna né il Marocco possiedono le capacità satellitari per controllare i modelli meteorologici, nonostante abbiano solidi sistemi di monitoraggio, capacità di previsione avanzate e numerosi esperti che potrebbero rispondere ufficialmente o ufficiosamente, se necessario.
Ancora, ricordiamo che HAARP – un trasmettitore radio situato in Alaska utilizzato per studiare uno strato superiore dell’atmosfera (chiamato ionosfera) – non è in grado di manipolare il meteo, né tanto meno il clima.
La tempesta su Valencia, una delle più intense dell’ultimo secolo nella regione, si è verificata, come negli altri casi in passato, quando l’aria fredda soffia sulle calde acque del Mediterraneo. Ciò fa sì che l’aria più calda salga rapidamente, formando dense nubi cariche d’acqua che possono indugiare sulla stessa area per molte ore, aumentando il loro potenziale distruttivo.
I meteorologi affermano che l’evento può talvolta innescare grandi tempeste di grandine e tornado, come si è visto questa settimana. La Spagna orientale e meridionale sono particolarmente soggette a questo fenomeno a causa della loro posizione tra l’Oceano Atlantico e il Mar Mediterraneo. Masse d’aria calda e umida e fronti freddi convergono in una regione in cui le montagne facilitano la formazione di nubi temporalesche e forti piogge.
Anche il Marocco ha avuto piogge, anche se meno intense, ma comunque consistenti (e benefiche), in particolare nelle regioni settentrionali e occidentali dopo l’indebolimento di Dana, mentre le masse d’aria umida in movimento da nord hanno portato nevicate sulle cime delle montagne.
Fun fact. Poco prima della tempesta DANA, circolava un’altra teoria cospirativa che coinvolgeva un programma di inseminazione delle nuvole (Al Gaith) da parte del Marocco per concentrare le precipitazioni all’interno dei suoi confini, impedendo alle masse d’aria umida portatrici di pioggia di raggiungere la Spagna: i marocchini ci rubano la pioggia, insomma.
Anzi no, ce ne mandano troppa, dicono ora.
L’importante è trovare un nemico da odiare, al quale dare – in pura isteria – la colpa. Distogliendo l’attenzione dalle vere cause di questi disastri.
Un ultimo risvolto tragicomico; pur entrandoci come i cavoli a merenda, si sono buttati a pesce nella gazzarra anche i complottisti italiani. Abbondano foto di cieli a pecorelle su Valencia, “prova inequivocabile” che stimolare la pioggia in Marocco provoca cataclismi a Valencia: basta guardare il cielo per capire senza ombra di dubbio che, se non sono stati i marocchini, allora sono “senza dubbio” le scie chimiche: anzi, scie chimiche più cloud seeding, più probabilmente il fatto che a Valencia l’intera popolazione era vaccinata.
Contribuisco io pure con una foto che ritrae un cielo fortemente ingegnerizzato, evidentemente strapieno di scie chimiche. Non è però a Valencia, è fatta dal mio balcone di casa, a Torino, un bel tramonto sulle Alpi Occidentali, come riesco a vederne parecchi, da qui. Nessuno però finora mi aveva “illuminato”. Non avevo idea del pericolo che correvo: sarà meglio che domani esca portandomi l’ombrello.
Perché piovono ca**ate (in spagnolo, està lloviendo tonterias), meglio essere prudenti.
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Appendice tecnica di @Giuseppe Maria Amato
Immancabili!
Sono passate poche ore dalla tremenda notizia dell’alluvione che ha colpito Valencia e la costa mediterranea spagnola e, subito, lo sciacallaggio negazionista e complottista ha alzato il tiro.
Migliaia i post che accusano il cloud seeding e più in generale le “scie chimiche” per il cataclismatico nubifragio.
Ora, sapere che poche ore prima della pioggia venuta giù sulla sfortunata città iberica il cielo fosse “a pecorelle” non è sinonimo di alcuna manipolazione tecnocratica. I cirrocumuli, così si chiamano le “pecorelle”, non sono altro che una condizione particolare della nuvolosità tipicamente legata alle condizioni favorevoli alle precipitazioni piovose, non avrebbe altrimenti senso l’esistenza di proverbi ben più antichi di qualsiasi aereo, recanti chiari richiami al cielo a pecorelle.
Il cloud seeding, poi, viene effettuato con regolarità su aree desertiche e predesertiche, anche del Marocco, spargendo particelle di sali, soprattutto di Ioduro d’Argento, che, si badi, costa 127 Euro più IVA ogni 25 grammi, cioè circa 5.000 Euro al chilo, più IVA.
Proprio per i costi dello stesso sale, ai quali va aggiunto il costo dei voli, non certo a basso prezzo, la pratica si effettua solo direttamente sulle aeree dei bacini imbriferi delle dighe e solo se sulle stesse aree sono presenti nubi capaci di dare precipitazione. In caso diverso la pratica risulterebbe vana e dispendiosissima.
Ora, che si sia effettuata dispersione sul lago di Mehcra, in Marocco, a 600 chilometri in linea d’aria da Valencia, e che, per una serie di sfortunati eventi (cit. Brad Silberling), le particelle siano finite a inseminare i cirrocumuli sull’area valenciana, è talmente poco probabile da diventare ben più probabile che ad inseminare le nuvole siano stati i tappeti sbattuti al balcone da tutte le massaie valenciane.
La verità è che non è la prima volta che la città iberica si ritrova a dover piangere i morti per le alluvioni, ma che questa volta – da un lato la impermeabilizzazione dei suoli e dall’altro la temperatura altissima e ben fuori la media della superficie del mare Mediterraneo – hanno enormemente amplificato la già potente pioggia.
Sono venuti giù in meno di un giorno i quantitativi pari ad un anno di precipitazioni e la gente è finita in balia di una tale massa d’acqua che è stato impossibile intervenire. A questo si aggiunga il sempre più probabile fallimento del sistema di protezione civile valenciano e spagnolo, tutto con responsabilità gravissime.
Per dirla tutta ha ucciso più l’uomo che il tempo.
Adesso vogliamo capirlo che il cambiamento climatico è in atto o ancora stiamo a menare il can per l’aia?
Fonte
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