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28/01/2014

Doha, la tomba dei migranti nepalesi


Quasi 200 lavoratori di origine nepalese sono morti lo scorso anno in Qatar, impiegati nella costruzione delle infrastrutture per i mondiali di calcio del 2022. A diffondere i dati sono stati oggi i funzionari dell'ambasciata nepalese a Doha e del ministero degli esteri di Kathmandu. Molte più vittime, quindi, di quelle denunciate qualche mese fa in un articolo del quotidiano The Guardian, che censiva 44 morti in due mesi nei cantieri del piccolo emirato.

La strage dei migranti nepalesi corre al ritmo dei lavori per la costruzione degli stadi che ospiteranno milioni di visitatori tra otto anni: 191 morti nel 2013, contro i 169 dell'anno precedente. Decessi "innaturali di uomini giovani e sani dai 20 ai 30 anni", secondo Harikanta Paudel, funzionario dell'ambasciata nepalese a Doha: la prima causa di morte è l'arresto cardiaco, seguita dagli incidenti stradali. Al terzo posto si attestano gli incidenti sul lavoro. Una situazione che riguarda 400 mila nepalesi presenti nell'emirato.

I lavoratori migranti impiegati nei numerosi cantieri del Qatar sono sottoposti a condizioni di lavoro disumane, tra mancanza di sicurezza, trattenimento dello stipendio, scarsità di cibo e acqua e prolungate ore di lavoro, pericolosissime durante la torrida estate del Golfo. Solo nel mese di luglio, come ha aggiunto Paudel, sono morte 32 persone.

Il regno degli al-Thani è sotto processo mediatico da mesi per il boom di morti bianche, che coincide con una rapidissima crescita edilizia. Amnesty International ha pubblicato un report lo scorso novembre denunciando le condizioni lavorative e le discriminazioni subite dai migranti, chiamati "animali" dai loro superiori qatarioti. Le autorità dell'emirato, che continuano a tacciare come esagerazioni le denunce delle organizzazioni umanitarie, hanno promesso inchieste e provvedimenti sulla situazione lavorativa dei migranti, senza finora attuarli.

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