Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

16/07/2014

Avere 20 anni (disquisizioni sul libero arbitrio)

Di recente ho intrattenuto uno stimolante scambio di battute in cui, tra le altre cose, s'è consumata una breve disquisizione circa la libertà, declinata nell'accezione del libero arbitrio, di quella facoltà di scelta che candidamente ammanta tutte le democrazie liberali, soprattutto di stampo anglosassone dove la questione si tramuta piuttosto rapidamente nel mito del self made man.

La mia interlocutrice sosteneva che la scelta è una facoltà che ci appartiene oggettivamente, in sostanza un valore universalmente riconosciuto, esigibile ed applicabile.

Io, invece, più laconicamente sostenevo che i margini di scelta sono delimitati dal sistema in cui si vive con buona pace dell'universalità della facoltà di scelta con annessa libertà che ne deriverebbe.

Nemmeno a farlo apposta, in questi giorni sto ascoltando con una certa frequenza i Rage Against the Machine, gruppo che fino a poco tempo fa praticamente schifavo.

Ricordo che nel periodo di massimo furore metal (quando le fette di prosciutto sugli occhi, in merito a certe cose ancora abbondavano) ero solito demolire il gruppo (poco "true" vista l'attitudine rap di De La Rocha) affermando che non si può fare propaganda rivoluzionaria ed essere sotto contratto discografico con la Sony.

Un discorso così banalmente lineare che sarebbe stato sufficiente un interlocutore medio solo vagamente preparato per smontarlo, ma col senno di poi è evidente che la compagnia dei tempi era piuttosto debole su certi argomenti...

Spulciando a tempo perso le note biografiche del gruppo, poi (anzi finalmente!) incappo in un paio d'esternazioni di Morello capaci di chiudere il cerchio del mio dibattito di questi giorni, ma anche delle stronzate con cui banalizzavo il lavoro dei Rage Against the Machine.

In merito alla libertà:
L'America si definisce la patria della libertà, ma la libertà principale che abbiamo è quella di entrare in un ruolo di subordinazione nel lavoro. Quando si esercita una libertà del genere è perso ogni controllo su ciò che si fa, che si produce, e su come è prodotto. Alla fine il prodotto non ti appartiene. L'unica possibilità di evitare sfruttamento e prepotenze è la rinuncia ad una vita normale. Tutto questo conduce alla nostra seconda libertà: quella di morire di fame.
In merito al fare i rivoluzionari con contratto Sony:
Quando si vive in una società capitalista, l'accettare la diffusione dell'informazione passa per reti televisive capitaliste. Noam Chomsky obbietterebbe sui suoi lavori se fossero venduti su Barnes & Noble? No, perché ciò avviene dove le persone comprano i loro libri. Non c'importa di predicare per chi si è convertito. È bello occupare illegalmente case abbandonate guidate da anarchici, ma è bello anche saper raggiungere la gente con un messaggio rivoluzionario, da Granada Hills a Stoccarda.
Che dire... touchet!

PS: le parole di Morello sono tratte dalla scheda del gruppo presente su Wikipedia.

Nessun commento:

Posta un commento