L’Iraq ha un nuovo presidente del parlamento. Dopo un mese di stallo e
fratture interne alla compagine politica nazionale, i parlamentari
iracheni – eletti con il voto di fine aprile – hanno nominato il
presidente, responsabile di affidare il mandato di formare il governo. È
il sunnita Salim al-Juburi, nei giorni scorsi indicato dalle fazioni
sunnite come il proprio candidato. Vice presidenti sono lo sciita Haider
al-Abadi, membro di Stato di Legge, il partito del premier Al Maliki, e
il curdo Aram al-Sheikh Mohammed.
Dopo due fumate bianche, la classe politica irachena pare
uscire dall’empasse e si dirige verso la formazione di un nuovo
esecutivo, mentre un terzo del paese resta sotto il controllo delle
milizie islamiste dell’Isil. Secondo la costituzione irachena,
in due settimane il presidente del parlamento deve nominare il
presidente del paese e in un mese il primo ministro. I parlamentari si
complimentano e plaudono alla rapidità della decisione, memori di quanto
accadde nel 2010 quando impiegarono nove mesi per formare un governo.
Si è complimentato anche il segretario di Stato Usa Kerry che ha chiesto
di non perdere l’occasione per proseguire nella battaglia nazionale
contro l’Isil.
Ora di fronte i primi scogli: da una parte la richiesta di
referendum curda, avanzata da Barzani, e dall’altra la rinomina o meno
dell’attuale premier Maliki, da molti additato come il principale
responsabile della divisione interna dell’Iraq. Inoltre, le
fazioni sunnite chiedono un’amnistia che liberi le decine di migliaia di
detenuti, arrestati senza accuse né processo.
Sul terreno proseguono intanto gli scontri: teatro di
violenze anche la capitale, dove ieri due autobomba hanno provocato 14
morti nel quartiere sciita di Sadr City. Otto i morti in un attentato a
Samarra e altri otto a Maadan. Avanza invece l’esercito
governativo a Tikrit, città natale di Saddam Hussein, parzialmente
occupata dall’Isil le scorse settimane. Le milizie islamiste avevano
preso il controllo dell’università, divenuta loro quartier generale, di
numerosi edifici governativi e di interi quartieri. Nonostante le
dichiarazione ottimistiche dell’esercito iracheno, Baghdad controllava
solo la strada che conduceva alla città. Ieri, le truppe hanno però lanciato un attacco alle postazioni jihadiste, riassumendo il controllo della zona sud di Tikrit.
Il governatore della provincia di Salah-a-din, una delle quattro
sotto il controllo dell’Isil (insieme a Ninawa, Diyala e Anbar), ha
annunciato il via dell’operazione per riprendere la città natale del rais,
importante a livello strategico ma anche dal punto di vista simbolico.
Secondo fonti militari, l’esercito ha preso anche il controllo di
un’accademia di polizia e di un ospedale, oltre ad alcuni edifici
governativi.
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