Nel giorno della “marcia su Gerusalemme”, organizzata dai movimenti
popolari palestinesi a Betlemme e Ramallah, le autorità israeliane hanno
cancellato il divieto di ingresso nella Moschea di Al Aqsa a donne e
uomini sotto i 40 anni: oggi fedeli di ogni età potranno entrare nella
Spianata per la preghiera del venerdì.
In ogni caso, fa sapere il portavoce della polizia Rosenfeld,
“unità di polizia extra sono dispiegate questa mattina a Gerusalemme
per evitare incidenti dentro e intorno la Città Vecchia”. A costringere
Israele ad un’apertura è stata la visita di ieri del segretario di Stato
Usa Kerry ad Amman, dove ha incontrato il re giordano
Abdallah. Kerry ha di nuovo vestito i panni del negoziatore e portato il
premier Netanyahu e re Abdallah a dichiarare il proprio “fermo impegno”
a evitare tensioni intorno alla questione Al-Aqsa.
Kerry in Giordania ha incontrato anche il presidente
dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas. Abbas ha parlato di “linee
rosse” che Israele sta sistematicamente superando:
“L’escalation delle violazioni israeliane non può essere tollerata”, ha
detto il portavoce del presidente, Nabil Abu Rudeina. Due giorni prima,
mercoledì, l’ambasciatore palestinese all’Onu Mansour aveva inviato al
Consiglio di Sicurezza una lettera in cui chiedeva un intervento
internazionale immediato contro “le quotidiane incursioni ad Al Aqsa che
aggravano le tensioni e scuotono le sensibilità religiose”.
Il segretario di Stato ad Amman ha gongolato per le promesse
israeliane e parlato di “passi pratici, di una via efficace per ridurre
le tensioni”. Ma sul terreno cambia ben poco: l’assedio di Gerusalemme
non si allenta. Israele ha annunciato solo pochi giorni fa
altre 200 unità abitative per coloni nell’insediamento di Ramat
(condannato dal Dipartimento di Stato Usa e definito dall’inviato del
Quartetto Blair "atto ostile e provocatorio"), mentre il ministro della
Pubblica Sicurezza Aharonovitch faceva sapere che avrebbe incrementato
le misure di sicurezza alla Spianata reintroducendo metal detector e
tecnologie per il riconoscimento facciale.
E ieri altri scontri sono esplosi in vari quartieri di Gerusalemme Est. Un
bambino di 11 anni è rimasto ferito ad Issawiya per un proiettile di
gomma sparato a poca distanza dalle forze militari israeliane, quando
circa 100 persone, tra cui molti studenti, hanno cercato di bloccare la
strada che da Gerusalemme porta al Mar Morto come forma di protesta per la chiusura di molti quartieri arabi negli ultimi 10 giorni.
Altri 16 i feriti. Un attivista locale, Raed Abu Riyaal, ha fatto
sapere che è stato il comitato dei genitori di Issawiya a promuovere la
manifestazione a causa delle chiusure che impediscono ai figli di
frequentare normalmente le scuole. Una forma di punizione
collettiva che gli attivisti hanno portato anche in Corte Suprema dove
hanno presentato una petizione per la riapertura delle strade.
Da giugno Gerusalemme è teatro dell’esplosione di tensioni per molto
tempo taciute e venute a galla con la campagna militare israeliana
avviata dopo la scomparsa di tre coloni in Cisgiordania. Con il
brutale omicidio di Mohammed Abu Khdeir, 16enne di Shuafat, bruciato
vivo da tre israeliani, la rabbia è esplosa e solo l’attacco di Gaza
l’ha temporaneamente messa in un angolo. Il popolo palestinese,
in tutto il territorio, si è stretto intorno alla Striscia. Ma oggi a
due mesi dalla fine dell’operazione “Margine Protettivo”, la rabbia per
le vessazioni e le discriminazioni israeliane è esplosa di nuovo.
La risposta israeliana è la punizione collettiva: raid
quotidiani nei quartieri di Gerusalemme Est, arresti, uso della forza
(17 i palestinesi uccisi tra la Città Santa e la Cisgiordania negli
ultimi mesi), attacchi dei coloni. A ciò si aggiungono le
punizioni verso le famiglie dei palestinesi responsabili dei recenti
attacchi contro israeliani: ieri la casa di Maher Hamdi al-Hashlamon, di
Hebron, responsabile dell’accoltellamento di tre persone vicino ad una
colonia e della morte di una di loro, è stata perquisita. Ai familiari è
stato detto che entro due giorni sarà demolita.
AGGIORNAMENTI:
Ore 13.45 – DIECI FERITI IN SCONTRI IN CISGIORDANIA
Durante scontri tra manifestanti palestinesi e esercito israeliano,
dieci palestinesi sono rimasti feriti ad al-Ram, quartiere di
Gerusalemme ora al di là del muro di separazione, e a Sinjil, nord di
Ramallah.
Ore 13.00 – ATTIVISTI PALESTINESI ATTRAVERSANO IL MURO A QALANDIYA, ESERCITO APRE IL FUOCO
Decine di manifestanti palestinesi hanno attraversato il muro di
separazione vicino al checkpoint di Qalandiya, a Ramallah, nell’ambito
dell’iniziativa #On2Jerusalem. Gli attivisti sono passati usando rampe e
tagliando il filo di ferro posto dalle autorità israeliane. I soldati
israeliani hanno fermato il gruppo, organizzato dai Comitati Popolari di
Resistenza aprendo il fuoco e lanciando gas lacrimogeni e proiettili di
gomma.
Alcuni giovani sono rimasti feriti mentre tentavano di passare il
checkpoint. Altri si sono riuniti al checkpoint di Hizma verso
Gerusalemme e all’entrata della colonia di Ma’ale Adumim.
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