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25/07/2016

Prima Orlando, poi Nizza, Heidingsfeld, Monaco… che succede?

Nel giro di un mese abbiamo avuto quattro episodi di stragi che presentano caratteri comuni: Orlando, Nizza, Heidingsfeld  e Monaco (consideriamo a parte la strage di Kabul); in tutti e quattro i casi abbiamo persone evidentemente disturbate che hanno gridato Allah Akbar e manifestato simpatie islamiste (in tre casi esplicitamente per l’Isis che ha rivendicato), ma solo in un caso (Nizza) è stato dimostrato un contatto effettivo con l’organizzazione del Califfato. Allora che sta succedendo? Si tratta di episodi legati al terrorismo islamico o no? E sino a che punto?

Nell’articolo su Nizza, quando non era ancora emerso il contatto di Bohulel con gli emissari dell’Isis, avevamo fatto due ipotesi: che si trattasse di una persona con turbe psichiche che aveva fatto la strage per sindrome imitativa o che si trattasse pur sempre di uno psicopatico, ma istigato e “usato” dagli uomini dell’Isis. Il dubbio si è sciolto in pochi giorni e nel peggiore dei modi: sono vere entrambe le cose, ci sono tanto elementi psichicamente deboli che agiscono per conto proprio quanto quelli che sono usati dall’Isis. Due fenomeni paralleli ed uno più preoccupante dell’altro, cerchiamo di capire perché.

In primo luogo, occupiamoci degli psicopatici “semplici”, quelli che lo fanno per un “attimo di follia” e che, quindi non c’entrerebbero con l’organizzazione islamista. In effetti si tratta spesso di persone che non frequentano le moschee, che hanno uno stile di vita assolutamente non consono ai dettami coranici, che non si sono mai interessate di politica o religione, verissimo, ma si tratta di persone che a casa hanno il drappo nero di Daesh, al quale inneggiano nel momento dell’azione (questo è meno vero nel caso di Monaco, dove comunque l’attentatore ha gridato la frase rituale degli islamisti). Soprattutto le azioni di “guerra fra la folla” ripetono con pochissime varianti lo stesso copione. Dunque abbiamo davanti persone che agiscono da sole (come i lupi solitari) ed in stato di alterazione mentale, ma che hanno un immaginario legato all’Isis ed alla sua lotta contro l’ “Occidente crociato” che opprime l’Islam. Ed è questo immaginario a stabilire un rapporto con la lotta del Califfato. Non si può parlare certamente di “soldati dell’Isis” (come la stessa Isis, che ormai rivendica qualsiasi cosa, dice), ma di una sorta di scia pulviscolare che segue il vettore islamista producendo anche più danni. Quello che si determina è una sorta di sindrome imitativa di proporzioni mai viste.

Gli psicologi sanno che se una persona si suicida buttandosi giù dal campanile di Giotto e questo viene pubblicizzato dai mass media, è fatale che, nei giorni seguenti, altri ripeteranno lo stesso gesto. E qui parliamo di attentatori-suicidi.  Nel ripetere il gesto con le stesse modalità, l’attentatore-suicida trova il coraggio di una azione forse altre volte progettata ma mai attuata, perché imita un altro che poi ha avuto una sua celebrazione nei mass media, che si è vendicato, che ha fatto paura” alla comunità ostile. In definitiva, da uomo solo, escluso, discriminato, ha trovato un “noi” in cui riconoscersi e da contrapporre a un “loro” che lo hanno escluso e perseguitato. Questo è più evidente nel caso di Monaco, dove l’attentatore era un ragazzo confusissimo che mescolava cose opposte fra loro, ma il cui filo conduttore era la vendetta contro i maltrattamenti che avrebbe ricevuto. E c’è da chiedersi come abbia potuto procurarsi una pistola e 300 proiettili (comparato in rete? Mha): certamente non in modo legale, per l’età e perché in cura presso un servizio di igiene mentale. Un bel punto su cui vedere meglio.

Vedo che la stampa accredita l’ipotesi di una imitazione di Otoya (l’eccidio dei giovani laburisti norvegesi), perché la strage è stata compiuta nello stesso giorno, e la tecnica sarebbe simile. E’ possibile che c’entri anche questo, ed in effetti, anche Breivik era un paranoide con un forte disturbo di tipo narcisistico, ma sono piuttosto scettico in proposito. Quella strage è avvenuta 5 anni fa, quando l’ attentatore odierno era poco più che un bambino, inoltre, nei casi di sindrome imitativa, il richiamo è sempre a fatti recenti o relativamente recenti, non di 5 anni prima. Questa ipotesi, più che con la realtà, mi sembra abbia a che fare con il bisogno della polizia tedesca di allontanare il più possibile la matrice del radicalismo islamico per rendere politicamente più gestibile il caso.

Piuttosto dobbiamo chiederci quanto possano ripetersi casi del genere e la vicinanza di almeno tre casi di questi tipo (sintomatico due di seguito nello stesso paese a distanza di pochissimo) fa sospettare che ci sia il pericolo di una scia ancora piuttosto lunga di episodi del genere.

E la cosa è ben più allarmante ove si consideri il caso di Nizza (secondo tipo di attentati, quello su istigazione), perché significa in primo luogo che l’Isis ha scoperto un nuovo bacino da cui attingere gli uomini per i suoi attentati (e, per di più, senza sprecare i suoi veri militanti ma usando psicopatici come “carne da cannone”), in secondo luogo che questo bacino possa essere anche molto numeroso e praticamente imprevedibile.

Morale: l’Isis ha imparato, e bene, a farci guerra psicologica, usando tutti gli anelli deboli della nostra società, mentre noi non abbiamo ancora idea di come fare guerra psicologica all’Isis. Ennesima prova di quanto sia sbagliato  l’attuale contrasto al terrorismo, tutto militar poliziesco, che ignora il contrasto politico e quello psicologico.

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