Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

17/06/2018

33 Giri. Guida ai cantautori italiani. Gli anni Settanta

“Oltre alla dimensione unidimensionale del piombo attraverso cui li si inquadra generalmente, gli anni Settanta sono stati anche un sacco di altre cose”: tra queste, sottolinea Mario Bonanno, possono essere inclusa a buon diritto la musica dei cantautori italiani, a cui l’autore dedica un’agile e preziosa guida che racconta la storia musicale del decennio nel contesto di quelli che il fotografo Tano D’Amico ha sempre definito come “gli anni ribelli”.

33 Giri. Guida ai cantautori italiani. Gli anni Settanta ha la capacità di attraversare un decennio di storia italiana mantenendo come sottofondo il cantautorato di quegli anni. Dal 1970 al 1979 Bonanno sceglie, a suo giudizio, fatti, nomi e dischi indicativi del clima social-musicale di allora, spesso mettendo in rilievo anche curiosità e aspetti particolari legati a quella determinata canzone.

Ogni capitolo del libro riporta, in apertura, alcune strofe della canzone più rappresentativa dell’anno, dalla Primavera di Praga Guccini (1970) al proclama di Eugenio Finardi, Legalizzatela (1979), ma soprattutto, accanto ad ogni autore ed ogni disco, Bonanno alterna considerazioni musicali a riflessioni sulla carriera intrapresa da alcuni cantautori di allora che poi hanno preferito le canzonette alla militanza e ai testi impegnati. Si pensi, ad esempio, alla svolta ideologica di Antonello Venditti, che si adegua alla leggerezza degli anni Ottanta e passa da A Cristo? (1974), per la quale fu accusato di vilipendio alla religione, al disimpegnato album Buona domenica, frutto di un lavoro definito da Bonanno del “contestatario pentito”.

In un decennio come quello dei Settanta, quando la protesta ed il rifiuto dell’ordine costituito portano nelle piazze migliaia e migliaia di persone, gran parte dei cantautori risente del clima di quegli anni, ed un ruolo di primo piano lo assumono Claudio Lolli, con Borghesia (1972), che potrebbe essere benissimo ambientata ai giorni nostri, l’Edoardo Bennato allora vicino alla Nuova Compagnia di Canto Popolare e il Paolo Pietrangeli che a quei tempi era divenuto il simbolo di una generazione in lotta e della sinistra extraparlamentare.

La lettura del libro scorre in maniera gradevole anche per la capacità di Bonanno di segnalare una serie di particolarità che almeno a me, amante della musica, ma non conoscitore e tantomeno esperto, sono servite ad illuminarmi. Ad esempio, il Fiume Sand Creek di De André, che ha per tema un massacro di indiani pellerossa avvenuto nel 1864, fa sottintendere anche alcuni riferimenti al movimento degli indiani metropolitani che caratterizzò il periodo contestatario degli anni Settanta. Inoltre, ho avuto modo di conoscere testi e canzoni a me sconosciuti, a partire dall’antimilitarista Quando stai per cominciare (1975) di Eugenio Finardi.

Un altro merito dell’autore risiede nella capacità di associare i fatti più rilevanti di ciascun anno alle canzoni. La Milano sotto assedio del 1975, descritta da Bonanno come uno “scenario di guerra”, si identifica nel Caramba di Finardi, che invita a tirare fuori dalle prigioni “i compagni incarcerati”, così come il clima di contestazione a tutte le gerarchie, comprese quelle religiose, si riflette nell’Affacciati affacciati (1975) di Bennato che ha come bersaglio Paolo VI.

Sfogliando le pagine del libro è impossibile non canticchiare quelle canzoni che hanno caratterizzato gli anni Settanta, addirittura si ha l’impressione di immergersi dentro a quel decennio, di toccarlo, di immaginarlo, anche per chi non lo ha vissuto e poi molti testi raccontano storie che potrebbero essere benissimo adattate ai giorni nostri, si pensi al Rino Gaetano che parlava degli emigranti in E cantava le canzoni o a Capofortuna (1978), il cui protagonista è un arrampicatore sociale. Prima del cosiddetto riflusso degli anni Ottanta c’è tempo per Eskimo (1978) di Guccini in un’Italia dove ancora si continua a scontrarsi e a sparare, ma che, a livello musicale, aveva assistito per quasi dieci anni, ad una vera e propria rivoluzione.

Mario Bonanno nota che, fino almeno a tutti gli anni Sessanta, “la canzone italiana suonava sulla scorta della tripartizione lirica amore/cuore/dolore e dell’enfatico pedagogismo sentimentale (mamma sempre santa, moglie sempre devota, idem per fidanzate, figli e o mariti lontani, questi ultimi nostalgici e ultrafedeli)”. Per fortuna, gli anni Settanta ci hanno regalato posizioni e una presa di coscienza espressa a livello musicale che si è tramandata fino ai giorni nostri, non a caso, ad ogni manifestazione, non è difficile ascoltare chi intona, ancora oggi, Contessa o La locomotiva.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento