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martedì 7 agosto 2018

TAP - Strategicità? Differenziazione? Risparmio economico? Tutte bufale!

Vi chiediamo di leggere fino in fondo questo comunicato, anche se è un po’ più lungo del solito, perché quello che emerge è fondamentale per valutare realmente cosa è Tap. A differenza delle passerelle televisive e dei titoloni tendenziosi di giornale, noi ci informiamo, e scoviamo documenti reali e dati di fatto su quella che sembrerebbe una delle più grandi prese in giro della storia economica mondiale, il TAP.

E’ di Luglio 2018, pubblicato il 2 Agosto scorso, un nuovo articolo scientifico di Simon Pirani, “Senior Visiting Research Fellow on natural gas” dell’Oxford Institute of Energy Studies. Già il titolo di questo articolo non lascia dubbi: “Non esageriamo. Le prospettive per il 2030 del Corridoio Sud del Gas”.

In questo articolo, una bomba che smaschera le illazioni ignoranti e non documentate degli sciacalli della speculazione, vengono utilizzati scientificamente i dati a disposizione, per arrivare a decretare l’inutilità di Tap.


L’apertura è già significativa: “l’Europa riceverà circa 10 miliardi di metri cubi, non più del 2% della sua domanda complessiva, attraverso il corridoio meridionale [...]. Mentre i leader politici continuano a dipingere le prospettive del corridoio dopo il 2021-22 con colori molto brillanti, le dinamiche del mercato [...] sono meno promettenti. Le condizioni commerciali per il successo del corridoio meridionale sono peggiorate con il crescere del sostegno politico”. In premessa, viene affermato dunque che gli interessi che ruotano attorno al Corridoio Sud del Gas sono esclusivamente di natura politica, poiché economicamente e strategicamente l’opera non porterà alcun beneficio a nessuno! Ma andiamo avanti:

Strategicità: falso!

“[...] il corridoio meridionale è stato avviato in una forma molto più modesta di quanto previsto, con l’obiettivo di fornire circa il 2% della domanda di gas europea nel 2020, piuttosto che il 10-20% inizialmente previsto. [...]” E in prospettiva, il giacimento di Shah Deniz è in costante e repentino esaurimento: “La produzione di prima fase dovrebbe entrare in declino naturale nel 2024, raggiungendo 4,1-4,2 miliardi di metri cubi nel 2030 e cessare la produzione prima del 2035.”

Come inoltre afferma lo stesso autore, “[...]È importante sottolineare la portata modesta di queste prospettive, al fine di contrastare le affermazioni vaghe ed esagerate che appaiono regolarmente nei media, non solo da alti funzionari azeri, ma anche da ricercatori.”

Differenziazione: falso!

Gazprom è implicata direttamente nella costruzione del Corridoio Sud del Gas, nella gestione dei giacimenti petroliferi nel Mar Caspio e nel trasporto di gas in Europa. Come afferma Pirani, “[...] È nell’interesse commerciale di Gazprom vendere volumi di gas, con profitto, ai clienti in Azerbaigian e Georgia che sono serviti da oleodotti esistenti. Ma non è nell’interesse di Gazprom vendere a un prezzo inferiore al netback europeo, altrimenti potrebbe liberare volumi di gas azero per l’esportazione in Europa, dove sarebbe in concorrenza con il gas di Gazprom. [...]”.

Ma non basta: nell’articolo si legge che la gestione del Mar Caspio, dal punto di vista giuridico, è in alto mare e la Russia si propone come paese capofila per definirne la gestione! “Un ostacolo di lunga data [...] è stato lo status giuridico irrisolto del Mar Caspio e le controversie di demarcazione in sospeso tra alcuni stati litoranei...”, “Il progetto di Convenzione sul quale la Russia sta lavorando non è stato pubblicato, ma ne sono state riportate notizie nei media russi. La bozza include una clausola sulla costruzione di condotte sottomarine [...]”, e soprattutto “La posizione della Russia è cambiata: la sua priorità sembra essere quella di consolidare la sua posizione strategica e di sicurezza nel Caspio, in linea con il suo ruolo più attivo in Asia centrale e in Medio Oriente.”

Ancora più interessante è la conclusione: “Mentre Gazprom preferirebbe non incoraggiare un concorrente diretto, potrebbe preferire trarre profitto dall’offrire a tale concorrente un accesso limitato a una rotta verso l’Europa che controlla, piuttosto che consentire l’apertura di una nuova rotta.”

vantaggi economici: falso!

“[...]Il confronto principale si trova tra il costo stimato del trasporto dal confine orientale della Turchia al punto di prelievo di Eskisher ($ 79/mcm) e il costo stimato del trasporto da il confine orientale della Turchia verso l’Italia ($ 103/mcm per TANAP e $ 75/mcm per TAP, totale $ 178/mcm. [...]”. Si evince, dall’articolo, che solo per il trasporto del gas andremmo a pagare più del doppio del costo naturale! Ma non basta. Continuando a leggere, notiamo che “Il costo di trasporto verso l’Italia è essenzialmente proibitivo: è difficile vedere le circostanze in cui il gas potrebbe competere con altre forniture in Italia per un periodo prolungato.”

Continua dicendo: “il livello della domanda nei mercati europei e turchi e il livello dei prezzi del gas, che sono bassi rispetto ai costi di consegna del gas del corridoio meridionale, hanno anche limitato i progressi del corridoio meridionale e continueranno a farlo. Il costo della fornitura di gas dall’Azerbaijan è stato stimato in $ 273-293/mcm in Italia e $ 179-189/mcm in Turchia [...]”. Sono costi esorbitanti rispetto agli attuali costi del trasporto e fornitura di gas in Europa, per cui, dove starebbe la convenienza economica? Questi costi influirebbero inevitabilmente sulle tasche dei cittadini! E infatti, come afferma lo stesso Pirani, “[...] tali volumi potrebbero faticare a competere nei grandi mercati europei contro le fonti alternative di approvvigionamento”. “[...]Il gas azero è molto meno competitivo in Europa agli attuali prezzi di mercato, e infatti il gas prodotto dai giacimenti di acque profonde e trasportato su lunghe distanze sarà sempre difficile da competere in un contesto di prezzi bassi. [...]” e, in conclusione, “[...] Nei maggiori mercati europei, la flessione della domanda nel periodo 2009-2014, la natura limitata della ripresa della domanda, le previsioni di una crescita della domanda molto graduale negli anni 2020 e i grandi volumi di gas russo e GNL potenzialmente disponibili, tutto ciò significa che i prezzi potrebbero rimanere bassi. Questa prospettiva ha inibito i progetti di condotte in generale e ha contribuito a ridurre le dimensioni del corridoio meridionale rispetto alle aspettative iniziali.”

Le conclusioni dell'articolo sono estremamente sintomatiche dell’inutilità di quest’opera:

“1. Il gas azero farà fatica a essere competitivo nei grandi mercati europei in un ambiente a basso costo. [...] 2. Il gas azero e probabilmente altri gas del corridoio meridionale potrebbero essere trasferiti in Turchia o nelle destinazioni dell’Europa sud-orientale in modo competitivo, più facilmente che nei più grandi mercati europei. 3. [...] altre fonti di gas importato sono disponibili per il mercato europeo a costi inferiori. 4. I paesi considerati dalla CE come potenziali fornitori del corridoio meridionale hanno investito in vie di esportazione alternative [...]. 5. L’Azerbaijan, l’unico paese con risorse di gas scoperte che è probabile che contribuisca materialmente al corridoio meridionale durante il 2020, avrebbe difficoltà a sviluppare tutte queste risorse simultaneamente. [...]”

Infine, dice che la situazione potrebbe essere differente dopo il 2030, ma “[...] tali fattori che favorirebbero l’espansione del corridoio meridionale potrebbero essere annullati da altre tendenze. Un’attuazione seria delle politiche di decarbonizzazione potrebbe significare che la domanda di gas in Europa sarà ulteriormente ridotta. Altre potenziali fonti di approvvigionamento potrebbero essersi espanse a quel punto. I cambiamenti politici ed economici a più lungo termine possono influenzare non solo i potenziali fornitori del corridoio meridionale [...]”.

Un documento di questa portata, redatto da uno degli istituti più importanti al mondo in materia energetica, non può passare inosservato. Anziché andare in televisione a fare dichiarazioni populiste e ignoranti (“abbasseremo la bolletta del 10%”, “il gas è strategico per l’Europa”, ecc.), Ministri e politici farebbero bene a studiare e a informarsi realmente!

TAP non serve, è inutile, anacronistico e figlio di un sistema speculativo. Non lo diciamo noi, lo dice la scienza! Basterebbe questo articolo per la tanto acclamata “analisi costi/benefici”, per arrivare alla conclusione che Tap non si deve fare!

Politici e giornalisti continuano la loro campagna del terrore, noi informiamo!

Fonte

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