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23/02/2022

Russia - A sinistra si plaude al riconoscimento delle Repubbliche, meno a Putin

Nonostante tutto, sui centri del Donbass continuano a cadere colpi di mortai e artiglierie ucraine. Ieri, RIA Novosti riportava di una serie di esplosioni alla periferia orientale di Donetsk, in particolare su Gorlovka, e il canale Novorossija scriveva di intenso martellamento di alcuni centri nel nord della DNR. Si parla anche di razzi “Grad” su Donetsk, dove ieri pomeriggio è fallito per poco (ma un civile è rimasto ferito) un attentato contro l’ex Ministro della difesa della DNR, Vladimir Kononov; mentre a Lugansk un’esplosione ha provocato un incendio alla centrale termoelettrica.

RBK scrive che Vladimir Zelenskij rifiuta di prendere in considerazione la richiesta delle leadership di Lugansk e Donestsk (L-DNR) per il ritiro delle forze ucraine dalle aree del Donbass controllate da Kiev.

Intanto, a Mosca, il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov dichiarava che «la decisione sulla partecipazione del Ministero della difesa russo al conflitto in Ucraina verrà adottata in ragione della situazione, dell’opportunità e delle richieste di L-DNR. Al momento, l’obiettivo primario è la salvaguardia delle vite umane e la garanzia di sicurezza in L-DNR, sottoposte costantemente alle provocazioni delle forze armate ucraine». In effetti, nel pomeriggio di ieri, dopo che Duma e Consiglio di federazione avevano ratificato l’accordo di amicizia e cooperazione con L-DNR, il Parlamento ha accordato a Putin la facoltà di utilizzare le forze armate fuori dei confini russi, in relazione alla situazione in Donbass. La speaker del Consiglio federale, Valentina Matvienko ha precisato che il voto parlamentare presuppone che si tratti di «forze di mantenimento della pace» in L-DNR.

Sempre ieri, il vice Ministro degli esteri Andrej Rudenko ha detto che l’accordo con le due Repubbliche popolari viene concluso per dieci anni e prevede l’utilizzo del rublo russo e il diritto a realizzare basi militari sul territorio delle parti, oltre all’aiuto militare reciproco. Sempre Rudenko, dopo che era stato annunciata la probabile inclusione, tra le sanzioni occidentali, del “North stream-2”, ha dichiarato che Mosca non teme l’effetto di nessuna sanzione.

Di fatto, ieri Kommersant, il giornale della confindustria russa, riferiva di un -7,27% all’apertura della borsa di Mosca, con -8,32% dell’Indice RTS. L’indice delle obbligazioni di Stato tornato al livello 2016 e una leggera flessione del rublo, col dollaro cresciuto del 0,39% e l’euro del 0,53%. Questo per un minimo di cronaca.

Ora, vediamo alcune reazioni in Russia al riconoscimento delle Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk. Secondo uno dei più ferrati osservatori internazionali, il direttore del periodico La Russia nella Politica Globale, Fedor Luk’janov, il riconoscimento di L-DNR non costituisce un passo “fatale” per le relazioni con l’Occidente e, al tempo stesso, con la presenza di truppe russe, è scemato il pericolo di una guerra in Ucraina; tanto più che «è difficile definire lo spostamento di forze in Donbass, un attacco all’Ucraina». In presenza di sanzioni occidentali, ha detto Luk’janov, si assisterà a «nuove accelerazioni dei tentativi di Mosca per orientarsi verso altri mercati».

Diverso il parere del giornalista della “sinistra patriottica”, Maksim Ševčenko, secondo il quale, con il riconoscimento di L-DNR, il mondo cambia in maniera irreversibile: «la linea del fronte viene spostata non solo fino alle regioni di Donetsk e Lugansk, ma per l’intero globo», in particolare verso l’America Latina, Cuba, Venezuela, Nicaragua, ecc. «Per gli americani, la situazione si è fatta più semplice. Ora, possono intervenire in quei paesi, ristabilendo la “dottrina Monroe”». Secondo Ševčenko, uno degli aspetti principali del discorso di Putin alla nazione, è che egli «si è rivolto in pratica e completamente soltanto agli USA. Nel suo discorso, era assente l’Europa quale soggetto dei processi geopolitici. Si è trattato di un inchino a Biden per le sue parole su tre soli centri mondiali: USA, Cina e Russia... così che la tesi di un accordo Mosca-Washington diviene ancor più evidente: la Russia ottiene l’Ucraina e, gli USA, l’Europa».

Non è escluso, conclude Ševčenko, che anche la tirata su Lenin fosse «un segnale all’auditorio americano, dove il comunismo e i suoi capi sono visti come “angeli dell’inferno”». Così che, le suppliche rivolte all’Europa dal Ministro degli esteri ucraino, Dmitrij Kuleba, a «prendere l’Ucraina con sé», non sono che pie lamentazioni.

Ancora Kommersant, senza particolari commenti, riporta, oltre ai dati su forza militare delle milizie, estensione territoriale di DNR e LNR, abitanti, urbanizzazione, ecc., anche alcune cifre sulla rilevanza economico-industriale della regione. Per la DNR, nel 2021 le esportazioni sono state di 48,6 miliardi di rubli, concentrati per il 73% su carbone, antracite, coke, semi-coke, mentre il 18% va a laminati e blocchi ferrosi e ghisa. Nel 2020, nella DNR si sono fuse 640.000 tonnellate di ghisa, 542.000 di acciaio, 503.000 di laminati metallici e si sono prodotte 978.000 tonnellate di coke.

I principali esportatori di merci verso la DNR sono Russia (82%), Bielorussia (4,1%) e LNR (3,2%). Le imprese principali sono: gli stabilimenti metallurgici di Donetsk e di Enakievo, la centrale termoelettrica di Zuevo, la fabbrica di tubature di Khartsyz’k. L’indice della produzione industriale 2021 è stato del 100,2% rispetto al 2020. Per la LNR, il 73% dell’export è dato dalla metallurgia e le imprese principali sono “Krasnodonugol” (carbone), “Roven’kiantratsit” e i combinat metallurgico e chimico di Alčevsk.

E come si commenta il riconoscimento a sinistra? Generalizzando molto, si può riassumere che i commenti negativi si sono prevedibilmente concentrati sui passaggi anti-leninisti di Putin nel suo appello alla nazione, mentre si registra un quasi (non totale: ricorre qua e là dizione di “imperialismo russo”) generale plauso sull’atteso riconoscimento delle Repubbliche popolari.

I comunisti del VKPB, della defunta Nina Andreeva, ripropongono loro prese di posizione di 6 e 7 anni fa, in cui chiedevano alla leadership russa il «riconoscimento politico e giuridico» di DNR e LNR, appoggiando l’obiettivo «delle forze armate della Novorossija (DNR e LNR), in adempimento della volontà popolare espressa nei referendum, di liberare il proprio territorio dagli occupanti» ucraini.

Aggiornando quelle risoluzioni, il VKPB scrive ora che L-DNR erano «nate come repubbliche popolari, con le manifestazioni di massa contro le autorità ucraine. La milizia locale era guidata da capi del popolo. La nazionalizzazione dell’industria era il principale slogan economico dell’insurrezione in Donbass... Negli anni trascorsi dal 2014 la situazione è cambiata. Sotto l’influenza della Russia capitalista, la borghesia si è insediata al potere in DNR e LNR. Di “popolare” in DNR e LNR è rimasto solo il nome. Pertanto, il riconoscimento dell’indipendenza di Donetsk e Lugansk dall’Ucraina nel 2022, non è più lo stesso del 2014-2016 (ecco perché è avvenuto ora...). Nonostante ciò, la separazione di DNR e LNR dall’Ucraina, dominata da un regime neofascista, è sicuramente uno sviluppo positivo».

Per il KPRF (Partito Comunista della Federazione Russa), che la scorsa settimana si era fatto promotore della risoluzione approvata alla Duma sul riconoscimento delle Repubbliche popolari, il leader del partito, Gennadij Zjuganov, si è soffermato su un aspetto negativo del tardivo riconoscimento dell’indipendenza delle Repubbliche popolari. Secondo Zjuganov, i «destini di russi e ucraini sono strettamente intrecciati, nonostante i sentimenti antirussi e antisovietici coltivati dagli occidentali... Per me personalmente, il fatto che Kiev sia caduta sotto dominio nazista, è stata una grande tragedia, e alla Russia non era rimasta altra strada se non il riconoscimento dell’indipendenza di DNR e LNR dall’Ucraina... Se avessimo appoggiato il Donbass cinque anni fa, quegli ucraini che allora avevano 14-15 anni non sarebbero cresciuti sotto gli slogan nazisti dei battaglioni... sotto idee che non hanno nulla in comune col popolo e la storia ucraini... con cui abbiamo fede comune, vittorie comuni, lingua comune. Faremo di tutto per liberare l’Ucraina dal potere fascista».

Il sito web Krasnyj rassvet (Alba rossa) scrive che «Putin ha riconosciuto l’indipendenza di DNR e LNR, ma lo ha fatto alla sua maniera ipocrita. Prima ha avvisato, della sua decisione, gli amici in Occidente... Dopo ha parlato ai russi con un lungo discorso pseudo-storico, da cui si evince che i principali nemici di Putin non sono USA e NATO, ma Lenin e i comunisti».

ROTFront scrive che «L’impossibilità di raggiungere un accordo con i “partner occidentali” e l’aumento dei bombardamenti ucraini, hanno portato al fatto che le autorità borghesi della Federazione Russa siano state costrette a riconoscere LNR e DNR... Il popolo del Donbass è diventato un ostaggio nella lotta tra l’Ucraina nazionalista, con alle spalle gli imperialisti USA, e i regimi oligarchici filorussi delle cosiddette repubbliche “popolari”, con alle spalle gli imperialisti russi... Il riconoscimento di L-DNR non è dettato dall’amore della leadership russa per il popolo del Donbass. Non è che uno strumento in più per negoziare con gli imperialisti occidentali. In caso contrario, queste repubbliche avrebbero potuto essere riconosciute già nel 2014, ma le autorità russe hanno fatto di tutto per evitarlo per 8 anni...

Se il riconoscimento porterà a una riduzione di vittime umane e aiuterà a evitare ulteriori spargimenti di sangue, allora i popoli del Donbass dovranno sfruttare le crepe tra gli imperialisti a proprio vantaggio... La maggior parte di coloro che furono a capo dell’insurrezione popolare nel 2014 sono stati messi da parte o eliminati fisicamente, sostituiti da marionette pro-borghesi apertamente filo-Cremlino... non c’è motivo di aspettarsi che il governo borghese della Russia, che rapina sistematicamente la propria popolazione, porti all’esterno un ordine diverso. “Minatori e trattoristi” combatteranno in trincea da tutte e due le parti, mentre i capitalisti su entrambe le linee del fronte negozieranno e conteranno i soldi»
.

A livello “di massa”, un sondaggio pubblicato da Colonelcassad, su un campione di 3.298 intervistati, dà il 68,5% che appoggia pienamente il riconoscimento, il 15,6% è propenso ad appoggiare, mentre l’11,8% non lo appoggia per nulla o è restio ad appoggiare il riconoscimento.

Un altro sondaggio, pubblicato dall’ufficiale VTsIOM il 21 febbraio, a proposito della evacuazione della popolazione di L-DNR in Russia, dava un 78% di appoggio, 13% contrari (soprattutto tra le classi di età dai 18 ai 34 anni). Il 75% degli intervistati si era dichiarato d’accordo (contrario il 18%) per l’assegnazione una tantum di 10.000 rubli a testa ai profughi.

Insomma, per dirla con Virgilio: «tutti dichiaran che sanno quale sia il bene del popolo, ma sottovoce lo dicono».

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