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27/02/2022

Il ritorno degli imperi

di Guido Salerno Aletta

Le sanzioni che in questi giorni vengono comminate alla Russia per punire il suo intervento militare in Ucraina, e le ritorsioni che Mosca adotterà per infliggere a sua volta danni economici e finanziari, determineranno nuovi equilibri geo-economici.

Tutte le sanzioni degli Occidentali rafforzeranno comunque il ruolo di arbitraggio che la Cina gioca nei confronti della Russia, e limiteranno ulteriormente le ambizioni geopolitiche della stessa Europa nel Mediterraneo, progressivamente ridottasi per via della accresciuta presenza della stessa Russia e della Turchia e dal rinfocolarsi di vecchie tensioni: dal Libano alla Siria, dalla Libia all'Algeria, la sponda meridionale è quasi impraticabile.

Non saranno più solo i prezzi ed i costi, ma le sanzioni ed i dazi a condizionare i processi economici e finanziari di ciascun Paese: dal mercato globale si sta tornando indietro alle aree di pertinenza, ai tempi in cui ogni impero si garantiva ogni sorta di esclusiva e concedeva ai terzi una qualche preferenza per l'acquisto delle merci e lo sbocco alle produzioni.

Niente di nuovo, ma solo all'apparenza.

C'è una nuova segmentazione, in considerazione della evoluzione dei mercati: mentre c'è da secoli un diritto del mare che garantisce la navigazione in acque internazionali, gli Stati possono invece interdire il sorvolo del proprio territorio al traffico aereo anche di un solo Paese, come atto di sanzione. Sta accadendo da qualche tempo alla Francia da parte della Algeria, con grave ostacolo per i collegamenti verso le aree africane a cui Parigi è molto legata.

Questa stessa misura interdittiva è stata appena adottata dalla Gran Bretagna nei confronti della compagnia di bandiera russa, Aeroflot, e subito per ritorsione dalla Russia nei confronti delle aerolinee britanniche.

A creare nuove distorsione sul mercato ci sono anche i dazi.

Negli scorsi anni abbiamo già assistito alla diversione delle produzioni agricole che è stata determinata da quelli imposti dalla Amministrazione Trump nei confronti della Cina: Pechino si è rivolta sempre più alla Argentina, a danno delle produzioni statunitensi. Nei suoi scambi con l'estero, l'economia argentina è dunque regredita, puntando sempre di più sulla agricoltura e sull'allevamento rispetto alla manifattura. Del pari, l'embargo posto dalla Cina verso il carbone australiano, anche stavolta per ritorsione nei confronti delle insinuazioni sulla responsabilità per la epidemia di Covid, ha completamente stravolto la geografia dei mercati di sbocco.

Il mercato globale si segmenta.

Se la Russia si fa largo militarmente in Ucraina, viene immediatamente spiazzata economicamente e finanziariamente dalle sanzioni degli Usa, della Gran Bretagna e dell'Europa. A sua volta si proietta nel Mediterraneo, in Siria ed in Libia, ed in molti Paesi dell'Africa.

La Cina fa lo stesso, dopo aver subito l'onere dei dazi americani sulle sue produzioni: si crea un'area di relazioni forti nel quadrante indo-pacifico, avanza in Africa pur tra mille difficoltà.

Gli Stati Uniti hanno il vantaggio incommensurabile del dollaro, mentre la Gran Bretagna cerca di tenere vivi i fasti del Commonwealth.

Solo l'Europa si trova sempre più stretta, ad Est dalla Russia colpita dalle sanzioni e a Sud da un Mediterraneo in fibrillazione.

Europa ai margini, mentre Usa, Russia e Cina si spartiscono il mondo

Il Ritorno degli Imperi

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