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17/02/2022

Guerra di nervi sul confine tra Russia e Ucraina. Attenzione al Donbass

Le immagini satellitari del confine russo-ucraino sui movimenti delle truppe russe – con Mosca che parla di ritiro e Washington che lo nega – non provengono da fonti ufficiali ma dal satellite di una azienda privata statunitense la Maxar Technologies. La stessa agenzia Reuters non se la sente di confermare in modo indipendente quanto rilevato da questa azienda privata.

La Russia dal canto suo continua ad affermare che dieci convogli militari stanno lasciando la Crimea, al termine delle esercitazioni militari, per tornare alle loro basi permanenti. “La polizia stradale sta scortando convogli di equipaggiamenti militari che stanno tornando alle basi di partenza al termine di un’esercitazione militare in Crimea” affermano le fonti russe.

Ma i mass media e l’amministrazione statunitensi continuano a produrre una versione contrapposta.

La CNN, citando come al solito un alto funzionario dell’amministrazione, afferma che le forze russe ammassate lungo i confini dell’Ucraina sono aumentate di circa 7.000 unità negli ultimi giorni. Per la Casa Bianca tale incremento di forze rende “false” le affermazioni della Russia circa un iniziale e parziale ritiro delle forze di Mosca dal confine. “Ogni indicazione che abbiamo ci dice che intendono solo fare affermazioni sulla riduzione dell’escalation, mentre si preparano silenziosamente per la guerra”, ha detto il funzionario, il quale però dovrebbe almeno spiegare perché ieri non c’è stata l’invasione dell’Ucraina preannunciata nei giorni scorsi con tanta enfasi e tanta precisione.

Ma questa ulteriore insistenza dell’intelligence e dell’amministrazione USA nel voler negare ogni possibile indicatore di de-escalation, comincia a irritare anche qualche partner della Nato. È il caso del presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, il quale in una intervista pubblicata oggi sul quotidiano MF DNES, ha apertamente criticato l’intelligence statunitense per la loro affermazione che la Russia avrebbe invaso l’Ucraina, cosa che finora non si è concretizzata. Zeman ha elencato tutti i casi in cui le informazioni fornite dall’intelligence Usa si sono rivelate manipolate o false: “Il primo è stato in Iraq, dove non sono state trovate armi di distruzione di massa. Il secondo è stato in Afghanistan, quando hanno affermato che i talebani non avrebbero mai conquistato Kabul. E il terzo è adesso”, ha spiegato il presidente ceco.

La Russia, ha fatto sapere che invierà oggi la risposta agli Stati Uniti sulle proposte di sicurezza, in formato cartaceo ed elettronico. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, nel corso della conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, in visita oggi a Mosca. “Oggi invieremo una risposta, sarà pubblica e accessibile”, perché “crediamo sia assolutamente indispensabile che tutti possano avere un’idea precisa di quanto sta accadendo”, ha spiegato Lavrov, altrimenti l’opinione pubblica “dovrà piegarsi alle menzogne che hanno occupato lo spazio mediatico sulla situazione relativa all’Ucraina”.

Le cose però potrebbero complicarsi sul campo e in particolare nel Donbass. È in questa regione infatti che possono avvenire provocazioni e operazioni “false flag” tese a far detonare l’escalation.

Le autorità della Repubblica popolare di Lugansk, hanno accusato le forze governative di Kiev di aver condotto attacchi con mortai contro il loro territorio, in aperta violazione del cessate-il-fuoco previsto dagli accordi di Minsk: sarebbero stati cinque gli attacchi dall’inizio della giornata. Le forze ucraine, accusano i rappresentanti della repubblica indipendentista, hanno usato mortai, lanciagranate e una mitragliatrice in cinque località.

L’esercito ucraino smentisce però di aver esploso colpi di mortaio contro le postazioni separatiste e anzi ha replicato che sono stati i ribelli a cannoneggiare le postazioni di Kiev. Lo riferisce l’agenzia Reuters che però ha sentito al telefono solo un portavoce militare ucraino e non anche uno di Lugansk.

La Duma russa ha approvato una risoluzione che chiede a Putin di riconoscere l’indipendenza delle due repubbliche di Lugansk e Donetsk. Per ora Putin temporeggia e sembra voler usare questa risoluzione solo nella trattativa con il blocco Usa/Nato.

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