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27/02/2022

L’Unione Europea gioca con la guerra

Purtroppo non sono “voci dal sen fuggite” ma deliberazioni dei governi, o almeno di alcuni governi, dell’Unione Europea, Italia inclusa.

Non ritenendo sufficienti le pesanti sanzioni che sono state adottate – della cui efficacia sulla Russia abbiamo solo annunci ma delle cui conseguenze sulle condizioni di vita delle famiglie in Italia abbiamo certezza – alcuni governi europei annunciano esplicitamente l’invio di armi e armamenti all’Ucraina.

Siamo ben oltre l’invio di contingenti militari nei paesi del fianco est della Nato, siamo ben dentro una partecipazione attiva e dichiarata alla guerra contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina. Su questo non ci sono iprocrisie o arzigogoli giuridici che tengano.

Se la Russia e Putin hanno messo l’Europa di fronte al fatto compiuto entrando militarmente in Ucraina e non solo nelle Repubbliche del Donbass, le avventuriste classi dirigenti europee lo seguono sulla stessa strada dichiarando pubblicamente ed agendo per armare l’Ucraina. Dunque non solo le sanzioni ma forniture di armi.

La Germania ha autorizzato l’invio in Ucraina di 1.000 armi anticarro e 500 missili terra-aria di classe “Stinger”. La Gran Bretagna ha fornito finora all’Ucraina circa 2.000 missili anticarro. La Francia invierà più armamenti, ha annunciato venerdì sera il presidente Emmanuel Macron, ma senza specificare quali. L’Olanda intende consegnare 200 missili antiaerei Stinger oltre ad armi leggere, munizioni e sistemi radar. La Repubblica Ceca ha approvato consegne di armi per un valore di 7,6 milioni di euro, tra cui mitragliatrici, pistole, fucili d’assalto e munizioni. In precedenza, il governo aveva deciso di donare 4000 proiettili di artiglieria.

La Danimarca ha annunciato di voler inviare 2.000 giubbotti antiproiettile e 700 borse mediche. Il Belgio è pronto ad aggiungere 2.000 mitragliatrici e 3.800 tonnellate di olio combustibile. Estonia e Lettonia stanno inviando missili anticarro e antiaerei. La Lituania sta fornendo maschere antigas, passamontagna e imbarcazioni per un valore di 1,8 milioni di euro.

L’Italia, finora ha annunciato l’invio di 3.400 soldati e aerei per rafforzare il fianco est della Nato e l’invio di armi anticarro, armi antiaeree e mitragliatrici all’Ucraina.

Un passaggio questo che allineerebbe l’Italia alle decisioni già prese da altri Stati dell’Unione Europea, ma dovrà esserci una votazione formale in Parlamento per una autorizzazione che appare scontata dato il consenso multipartisan, dal Pd ai fascisti di Fratelli d’Italia. Vedremo se in Parlamento si leverà qualche voce di saggezza e lungimiranza contro quello che, di fatto, diventa un coinvolgimento dell’Italia nella guerra.

Secondo fonti britanniche, i governi che avrebbero inviato o deciso di inviare armi e munizioni in Ucraina sarebbero al momento oltre venti. La Gran Bretagna ha però chiuso la porta alla richiesta di Kiev di un supporto aereo perchè questo “Significherebbe che la Nato dichiara guerra alla Russia”, ha spiegato il ministro della Difesa di Londra Ben Wallace. Una dichiarazione furbesca di chi ha soffiato sul fuoco affinché l’invasione dell’Ucraina avvenisse e che fa il paio con quella di Biden.

Paradossalmente infatti, mentre italiani, francesi e tedeschi si battono il petto con furore bellicista, gli Stati Uniti affidano a Joe “Sleeping” Biden il ruolo del vecchio saggio nel dichiarare che “l’alternativa alle sanzioni sarebbe la Terza Guerra Mondiale”.

Insomma i governi europei vogliono dimostrarsi “più realisti del Re” e si spingono più avanti sul piano dell’escalation di quanto facciano i lontani Stati Uniti, tra l’altro al riparo dalla guerra in Europa e dagli effetti delle sanzioni alla Russia.

Siamo in mano agli avventuristi per un verso e agli apprendisti stregoni per l’altro. Occorre fermarli prima che ci trascinino su quel piano inclinato rivelatosi come tale da almeno venti anni nelle relazioni internazionali, ma che le classi dirigenti occidentali hanno rifiutato di vedere per quello che è. Anzi, hanno agito affinché si inclinasse ancora di più.

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