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20/02/2022

Cronache dalla “guerra a tutti i costi”

“Gli eventi degli ultimi giorni potrebbero capovolgere l’ordine internazionale”, ha avvertito il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo intervento all’annuale Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha descritto questa come “una nuova normalità, per la quale dobbiamo prepararci”.

“La Russia sta preparando la più grande guerra europea dal 1945″: ad affermarlo con toni apocalittici è il primo ministro britannico Boris Johnson in un’intervista alla BBC. “Tutto prova che il piano è già in qualche modo iniziato”. Secondo quanto sostiene l'intelligence britannica, l’intenzione della Russia, è di invadere l'Ucraina per circondare la capitale Kiev. “La gente ha bisogno di capire quanto questo potrebbe costare in termini di vite umane”, ha detto Johnson.

Gli fa sponda dall’altra parte dell’Atlantico l’amministrazione Usa: “Vediamo ulteriori prove della disinformazione russa utilizzata per creare pretesti a un possibile attacco all’Ucraina”, le cosiddette “false flag” scrive su Twitter il portavoce del Dipartimento di Stato USA Ned Price, arrivando poi a negare quello che i corrispondenti sul posto stanno documentando da giorni: “Oggi, la gente del posto a Donetsk ha testimoniato una situazione di calma, contraddicendo le notizie russe di un’autobomba”, ha scritto Price smentito però dai servizi che arrivano dal Donbass.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha deciso di convocare il Consiglio di Sicurezza Nazionale per discutere la situazione in Ucraina. Gli aggiornamenti provenienti dai funzionari Usa presenti sul territorio del confine orientale dell’Ucraina, e in particolare l’aumento delle violazioni del cessate il fuoco, hanno confermato che “la Russia potrebbe attaccare l’Ucraina in qualunque momento”, ha detto Psaki.

A smentire il Dipartimento di Stato Usa, nelle prime ore del mattino l’ufficio di rappresentanza di Donetsk presso il Centro di controllo e coordinamento congiunto per il cessate il fuoco (la missione Osce) ha riferito di un bombardamento in uno stabilimento a Donetsk.

Inoltre sono proseguiti per gran parte della nottata gli scontri nel Donbass fra le forze armate ucraine e le milizie popolari di Donetsk e Lugansk. Secondo gli osservatori internazionali, il numero di violazioni del cessate il fuoco sta aumentando in modo massiccio. Nella regione di Lugansk, sono state registrate 975 violazioni, tra cui 860 esplosioni, secondo un comunicato dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) di domenica sera. Per la regione di Donetsk, sono state segnalate 591 violazioni, tra cui 535 esplosioni.

Due civili risultano essere stati uccisi nella repubblica popolare di Lugansk a seguito di un attacco delle forze di sicurezza ucraine vicino al villaggio di Pionerskoye. A riferirlo è la milizia popolare della repubblica indipendentista, secondo cui questa mattina alcune formazioni armate ucraine, supportate dal fuoco di artiglieria, avrebbero attraversato il fiume Seversky Donets e tentato di attaccare le posizioni della milizia popolare nell’area di Pionerskoye. “Purtroppo, a seguito dell’aggressione dei militanti di Kiev, due civili sono stati uccisi e cinque edifici residenziali sono stati distrutti”, si legge nel rapporto.

Nel frattempo sono già circa 40mila i profughi fuggiti dal Donbass e giunti nella regione russa di Rostov. Lo riferisce l’agenzia Interfax che cita Alexander Chupriyan, ministro ad interim per le situazioni di emergenza. “Più di 40mila persone, che hanno dovuto lasciare le regioni limitrofe, sono arrivate in Russia. A questo punto sono ospitate principalmente in 92 centri di accoglienza temporanea”.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha inrattenuto un colloquio telefonico con il suo omologo russo, Vladimir Putin, nella tarda mattinata di oggi. L’incontro sembra uno sforzo diplomatico di emergenza per cercare di evitare la precipitazione delle tensioni in vertiginoso aumento sul fronte orientale.

Infine, a quadrare il cerchio, è stato il presidente ucraino Zelenski secondo il quale le sanzioni contro la Russia andrebbero adottate subito, anche senza la millantata invasione. Rispondendo alle domande della CNN Zelensky, anche lui alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, ha detto che “non abbiamo bisogno delle vostre sanzioni dopo che ci sarà stato il bombardamento o che il nostro Paese non avrà più confini. L’elenco delle sanzioni serve a loro e a noi per sapere che cosa succede se iniziano la guerra”. Sanzioni a prescindere dai fatti dunque.

La “guerra comunque” deve quindi produrre i suoi effetti: le sanzioni anche senza la guerra o senza infrazioni accertate, in pratica la realizzazione degli obiettivi Usa nei confronti di Europa e Russia.

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