Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/05/2016

Livorno tra circo e teatrino

Raccontare quello che è stato il Consiglio Comunale di ieri a Livorno, dentro e fuori, è triste. È triste perché in questa città è diventato impossibile parlare di politica e scelte, a causa di situazioni e personaggi che inquinano quotidianamente il dibattito politico e a causa delle ingerenze esterne dei due grandi partiti nazionali di distrazione di massa: M5S e Pd. Che sulla pelle di Livorno si giocano le amministrative nelle grandi città.
Prendiamo atto che nel dibattito consiliare di ieri e sui social network sono state acquisite parole coniate da noi in questi giorni per descrivere la situazione politica cittadina: romanizzazione, circo e boomerang. Tre parole che riassumono in pieno le speculazioni mediatiche e politiche sulla città e sulla sua Giunta, il livello da Bagaglino di molti attori politici e delle loro fazioni e il problema di cultura politica di un movimento come il M5S che è vicino ad essere il primo partito nazionale.

Romanizzazione. Sulla romanizzazione della politica livornese scriviamo da dicembre prevedendo che con l’avvicinarsi delle elezioni romane si sarebbe scatenato un attacco mediatico sulla città. E ci siamo anche stancati di ripeterlo. La spregiudicatezza di Renzi, appoggiato da tutti i media nazionali, e la strumentalità dei vertici dei 5 Stelle sono deflagrate su Livorno. A proposito, nel circo che si è scatenato ieri tra supporter 5 Stelle (venuti anche da fuori) e l’asse Pd-Cgil-Valiani più i lavoratori Aamps a colpi di offese, slogan e provocazioni, è apparso anche uno striscione con scritto “Io sto con Il Tirreno. No Censura” che entrerà nella storia delle comicità di questa città. La firma “No Censura” in particolare è un’intuizione che sarà difficile da superare.

Circo. Da giorni alcune parti dell’opposizione preparavano questo Consiglio Comunale. Sapevano che c’era stampa e tv nazionale e quindi un boccone succoso da giocarsi a costo anche di abbassare ulteriormente il livello politico e rendere ridicola la città, come è stato. Si sono mobilitati con loro anche i lavoratori Aamps, visto che la partecipata dei rifiuti era argomento sia del Consiglio sia dello spettacolo tv legato agli avvisi di garanzia. Non stiamo a fare la cronaca dei cori e degli slogan (roba da Sandra Milo e i piccoli fans), nemmeno delle provocazioni e delle scaramucce teatrali. Sono scene per cui un antropologo e uno psichiatra potrebbero vincere diversi assegni di ricerca. Forse la cosa più triste è stata il “Bella Ciao” cantato dal gruppo Pd-Cgil-Valiani più i lavoratori Aamps. Un canto che significa libertà, partecipazione e azione per la collettività che male si concilia con battaglie strumentali e interessi di bottega. Quando le vecchie Amministrazioni facevano danni erano tutti a casa sul divano. Altro che Bella Ciao.

Aamps. Abbiamo detto più volte che per noi il concordato, in particolare in quel modo e con quei tempi, è stata una scelta sbagliata perché ha significato delega alla magistratura e rinuncia a governare. Così come sarebbe stato un crimine la ricapitalizzazione che avrebbe tolto più di 10 milioni al bilancio con tagli al sociale e ai tanti appalti dove lavorano persone certamente meno remunerate e tutelate di quelle di Aamps. La via di mezzo poteva essere la ristrutturazione del debito, anche se era stata una strada già percorsa che non ha risolto i problemi, perché i problemi di Aamps sono strutturali: di impostazione del ciclo dei rifiuti e di costi. Oltre che del fatto che una parte di città non ce la fa più a pagare la tariffa e prima di pagare quella dei rifiuti pagano le bollette altrimenti gli staccano la luce, mentre i cassonetti ce li trovano uguale. Negli ultimi giorni c’era stata una minima apertura del Cda sulla ristrutturazione del debito. La risposta del Pd della ditta B&B (Bacci-Bellandi) è stata quella di andare subito al contrattacco. La sceneggiata di ieri poi ha ancora di più avvelenato e politicizzato la situazione così che ad oggi ogni mediazione pare impossibile. Ma perché accade questo? Semplice, per i 5 Stelle, Aamps ormai è una questione politica e preferiscono impiccarsi che fare marcia indietro. Pd e Cgil sono interessate esclusivamente all’ingresso nella privatizzata Reti Ambiente e quindi a questo punto sanno che la non soluzione della crisi Aamps porta diritti nel carrozzone interprovinciale. I lavoratori (alcuni) sono strumento di questa battaglia. Nelle immagini della ridicola scaramuccia di piazza del Municipio (a Livorno ormai la gente non sa più nemmeno picchiarsi) si vede tra i più infervorati un delegato sindacale di Aamps che ha più volte esternato di rimpiangere i bei tempi di discariche e inceneritori. Quando tutti stavano comodi, e anche un po’ di più.

Il futuro della città. E quindi? In questi giorni sta girando una mozione di sfiducia presentata da 4 ex grillini per logiche tutte interne a vicende del M5S. Probabilmente non troverà il favore delle altre opposizioni sia per i contenuti che per le modalità di presentazione. Ma le forze politiche a questo punto devono guardarsi in faccia: vogliono continuare a farsi questo tipo di guerra e screditarsi agli occhi della città, visto il livello infimo di dibattito che propongono, o vogliono mettersi a sedere e decidere cosa vogliono fare? Vogliono dare la città ad un Commissario senza aver risolto il problema di Aamps, facendogli gestire il 36% di quote di acqua pubblica, con il nodo dell’ospedale da risolvere ed in piena emergenza abitativa per farlo risolvere a lui con un colpo di penna, un po’ di privatizzazioni e un po’ di Celere, oppure vogliono alzare il dibattito e trovare soluzioni? L'accerchiamento mediatico a Nogarin è un fatto reale e preoccupante ma non può essere un eterno alibi.

Raspanti (BL) nel suo intervento ha fatto un quadro condivisibile sulle mancanze di questa amministrazione e su una lotta al massacro che fa solo male alla città (opposizioni comprese, aggiungiamo noi). Ha posto il problema del dibattito politico rasoterra ed ha chiesto a Nogarin quale è il suo modello. Tutto legittimo e ben spiegato. Ma ha dribblato il nodo di tutto: cioè il che fare. Uno scalino molto grosso tra la retorica politica ben articolata e gli scenari reali futuri. Di sicuro la soluzione non può essere un ritorno al passato.

Può darsi che presto, invece di buffonate come quelle di ieri, ci siano alle porte del Municipio orde di persone che chiedono risposte per ciò che un’Amministrazione può fare (conosciamo bene l’infame quadro nazionale in cui si trovano ad operare) o a rincorrere sciacalli e speculatori. Vedremo. Sappiamo un’altra cosa. Che a differenza di chi ieri ha fatto le sceneggiate, il popolo arrabbiato si sa picchiare un po’ meglio.

Redazione, 14 maggio 2016

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17/02/2016

Una città che soffre di grillismo

In questi due giorni abbiamo assistito esterrefatti alle due commissioni che hanno riguardato le due partecipate più in crisi della città: S.P.I.L. e A.AM.P.S.

Siamo rimasti colpiti dal basso livello politico presente in una delle più importanti commissioni della nostra città. E’ piuttosto evidente che la caduta del PD ha lasciato grandi macerie dietro il tendone del va tutto bene. Bisogna guardare al passato per capire il presente.

Gli ultimi venti anni di governo piddino hanno innescato un meccanismo terribile e deleterio che ha distrutto politicamente la città. Gli abitanti sono stati diseducati e disabituati alla partecipazione e alla crescita politica. La città è stata governata da vari comitati di affari ben lontani dall’idea di politica emersa dal dopoguerra. Un po’ come negli anni ’70 le forze più attive del paese vennero emarginate, così come i sindacalisti più agguerriti vennero messi da parte in nome della concertazione, così a Livorno negli anni ’90 è arrivata ancora più dirompente la piaga delle decisioni calate dall’alto. Tutto ciò ha portato a sfaldare il tessuto politico cittadino emarginando le forze migliori se non allineate con il Potere. Il risultato è stato che da un lato i cittadini hanno pensato che chi governava, lo faceva bene a prescindere, e dall’altro chi si voleva opporre veniva marginalizzato nelle sue istanze.

Il modello però, quando le cose vanno bene, funziona per chi ha le redini in mano. Lì in alto si sgomita un po’ e la partita se la giocano in pochi lasciando ogni tanto cadere in terra delle briciole per poter fare un altro giro. Il problema è quando il giochino si interrompe e il mohicano sullo scranno più alto diviene l’ultimo. Il panico deve aver invaso una fetta di città perché quando non c’è più niente da dividersi, servono proposte e non questue. Fatta questa premessa, oggi servirebbe una cittadinanza attiva che risollevasse questa città, che aiutasse la discussione e stimolasse una crescita collettiva. Ma al momento siamo sempre lontani e troppo spesso la discussione è relegata nelle aule del Comune, fra consigli e commissioni.

Ma andiamo al sodo e partiamo con un'altra premessa: se il PD aveva tenuto un bilancio comunale in ordine, è solo perché aveva nascosto tutta la polvere sotto il tappeto delle partecipate: Spil e Aamps sono due di queste.

Tra lunedì 15 e martedì 16 si è svolta la Seconda Commissione Consiliare (Bilancio e Patrimonio). Sono stati ascoltati la presidente di Spil, Barbara Ferrone e il CDA di Aamps. Molti si attendevano che a fronte di soggetti così importanti ed al centro di battaglie politiche si pronunciassero spesso due parole magiche. Due parole che sono al centro del destino delle due società pubbliche (o semipubbliche): paduletta e Reti Ambiente.

Convinti che le due parole magiche sarebbero state pronunciate nei primi interventi dei consiglieri delle commissioni, abbiamo atteso invano per oltre 5 ore un giorno e altrettante il successivo.

Dopo 10 ore di commissione pensiamo invece che urga una riflessione politica sulla preparazione dei consiglieri e quindi sulla rappresentatività della città nei banchi del Consiglio. Una delle spiegazioni circa l’assenza delle due paroline magiche e alla mancanza di dibattito strategico su quelle due questioni probabilmente possiamo imputarlo ai venti anni di sonno politico che devono essere duri da digerire. Ma questa riflessione non basta a spiegare su cosa si è spostato il dibattito della commissione.

La batosta elettorale del PD deve aver messo talmente paura che probabilmente i consiglieri pensano che in città sono diventati tutti grillini. Altrimenti non c’è altra spiegazione a ciò che abbiamo sentito. Tutti i consiglieri, di ogni schieramento politico, si sono focalizzati su temi cari al Movimento a cinque stelle.

Secondo il consiglio comunale livornese il problema di SPIL non sono le speculazioni fatte in passato, le difficoltà finanziarie, il ruolo delle banche che dall’interno aspettano di spartirsi i gioielli di famiglia o il disastroso investimento dell’Odeon che rischia di mangiarsi tutto. Oppure il fatto che l’amministrazione di fronte a una situazione grave pare giocare troppo sull’attendismo senza un piano forte di rilancio. E nemmeno si è fatto cenno al blitz che i poteri forti hanno tentato di fare all’interno del vecchio CdA solo pochi mesi fa e di cui parlammo in questi articoli (123). No, il problema di SPIL del quale si è parlato tutto il tempo è se Quick Parking e l’ex consulente Aamps Marzovilla hanno o avranno un ruolo nel posteggio Odeon. Ma c’è un aneddoto che è stata la ciliegina sulla torta: la presidente di Spil Ferrone ha ammesso che c’è stata un’offerta da parte di un supermercato per il foyer dell’Odeon e che lei ha escluso verrà accettata per motivi di indirizzo politico e perché non in linea con la valorizzazione urbana (minuto 75 dello streaming del 15 febbraio 2016). Sembra una barzelletta, ma dopo che un consigliere un po’ distratto aveva capito il contrario di quanto detto dalla Ferrone costringendo la presidente a ripetere la sua posizione di contrarietà, ecco che stamani Il Tirreno titola: “Un supermercato nel foyer dell’Odeon”. Evidentemente la crisi della città interessa anche l’informazione, ma ultimamente il buon Giulio Corsi pare un po’ distratto. Sull’affermazione del consigliere grillino che non legge i giornali invece tralasciamo, perché vogliamo sperare che non si sia saputo spiegare in quello che forse voleva essere un attacco al tirreno, ma che è uscito mediaticamente malissimo. E forse è bene anche tralasciare le affermazioni e gli apprezzamenti fatti al microfono da un altro consigliere, sull’avvenenza della Ferrone. Ma su Paduletta, zolle d’oro, utilizzo delle stesse e valore in caso di vendita, nessuno si è sentito di dire o chiedere niente.

Nella giornata di oggi invece al CDA di Aamps sono state fatte tutte le domande possibili e immaginabili tranne quella sulla percentuale di rischio che il concordato porti in Reti Ambiente e su come praticamente si svilupperà il concordato con le nuove norme. I consiglieri fuoriusciti/espulsi dal Movimento 5 stelle hanno parlato tutto il tempo delle briciole dimostrando anche poca conoscenza politico-amministrativa oltre che il solito sensazionalismo: siamo passati da dichiarazioni su circa 800 (ottocento!) persone coinvolte nella perdita del lavoro a causa del concordato, alle domande sullo stipendio che prenderanno i tre amministratori del CdA e l’avvocato Lanzalone. Come se il progressivo deterioramento negli ultimi 10 anni di Aamps fosse stato il lautissimo compenso che prendeva Angelo Rosi (a proposito, quelli del Pd/CGIL al tempo fecero le barricate per quel lautissimo compenso?) Ormai la cultura dello scontrino e del giocare al piccolo commercialista ha prevalso su analisi e prospettive di società pubbliche strategiche. Sarebbe da chiedersi perché in altre città queste società funzionano bene, danno un buon servizio e rimangono 100% pubbliche.

Ma se per chi proviene dalla cultura “grillina” scontrini, compensi e rimborsi sono spesso il centro dell’interesse politico, il vero problema affiora quando anche altre opposizioni, che vorrebbero cambiare passo, si avvitano nell’incomprensione più totale, nei linguaggi filosofici e nei tecnicismi. Non è citando atti, protocolli, forme o l’amletico dubbio se ci sarà o meno un direttore generale, che si dà una scossa a chi amministra o si fa comprendere alla città le mappe del potere. Né tantomeno chiedendo insistentemente quanti soldi potrebbe mettere il Comune successivamente alla procedura per saldare i creditori che troveranno eventuale accordo. Non ci vuole molto per capire che ciò vuol dire andare a giocare una mano di strip poker già nudi e con le carte scoperte.

Infine non possiamo non segnalare il fatto che una buona parte del consiglio comunale, dopo aver per mesi abbaiato con la bava alla bocca per l’assunzione dei precari, abbia quest’oggi passato ore a contestarne la decisione una volta che queste assunzioni sono state fatta, anche contro la volontà dei revisori. Ma non finisce qui, perché mentre molte forze politiche chiedevano la testa dei precari assunti perché non attuata secondo le procedure, il pubblico e i lavoratori Aamps applaudivano chi voleva che l’assunzione non fosse valida e fischiavano il consigliere a cinque stelle che difendeva tale atto. Siamo al delirio.

Che fine farà Aamps lo vedremo presto. Se finirà in Reti Ambiente consigliamo ai lavoratori di mettersi il giacchetto pesante. Basta andarsi a leggere l’accordo sindacale.

Da parte nostra aspettiamo ancora che qualcuno dica qualcosa di sinistra!!!

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02/02/2016

Renzi, l’inceneritore

Renzi, contrariamente alle indicazioni sullo smaltimento dei rifiuti che giungono a livello europeo e mondiale, punta tutto sugli inceneritori, anche in Toscana. E la situazione di Aamps mette Livorno in condizione di debolezza, sia per il quadro nazionale sia per le scelte cervellotiche dell’Amministrazione, a partire dal concordato.

renzi posa«A partire dalla rivoluzione industriale lo sviluppo delle nostre economie è avvenuto all'insegna del "prendi, produci, usa e getta", secondo un modello di crescita lineare fondato sul presupposto che le risorse sono abbondanti, disponibili, accessibili ed eliminabili a basso costo. È opinione sempre più diffusa che questo modello compromette la competitività dell'Europa. La transizione verso un'economia più circolare è al centro dell'agenda per l'efficienza delle risorse stabilita nell'ambito della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Utilizzare le risorse in modo più efficiente e garantire la continuità di tale efficienza non solo è possibile, ma può apportare importanti benefici economici. Nei sistemi di economia circolare i prodotti mantengono il loro valore aggiunto il più a lungo possibile e non ci sono rifiuti.»

Sono le parole di qualche visionario o di qualche sognatore additato da quelli che la sanno lunga come il solito illuso che chiacchiera senza cavare mai un ragno da un buco? No, è una comunicazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo dal titolo “Verso un'economia circolare: programma per un'Europa a zero rifiuti”. In un mondo con 8 miliardi di persone e con risorse sempre più scarse, anche chi ci comanda e ci rende la vita sempre peggiore in cambio dei loro profitti, si è accorto che la cultura dell'usa, getta (discarica) o brucia (inceneritore) non è più sostenibile dal punto di vista sia economico che ambientale, salute compresa. Anzi, i rifiuti sono diventati una cosiddetta miniera urbana visto che si sta sempre più sviluppando (lentamente perché non sostenuto da politiche economiche incentivanti) un mercato delle materie prime-seconde, cioè derivate dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti. La vera sfida del futuro sarà però una politica per la riduzione dei rifiuti, a partire dagli imballaggi.

Renzi in controtendenza. Mentre a Parigi al Cop21 si parla di ambiente, a Roma gira una bozza dei decreti attuativi del famigerato “Sblocca Italia” dove si parla di 9 nuovi inceneritori in 8 regioni. A luglio dovevano essere 12, ma Piemonte, Lombardia e Veneto sono stati graziati sia perché territori già altamente inquinati, sia perché hanno raggiunto livelli di raccolta differenziata molto alti, tra cui spicca il Veneto con il 76%. La Toscana secondo gli ultimi dati Arpat è ferma al 45% e avrà un inceneritore in più oltre a quello già in costruzione a Sesto Fiorentino. Ma perché l'Italia continua su questo crinale? Perché rischia la procedura di infrazione Ue per eccesso di rifiuti in discarica e perché il decreto “Sblocca Italia” ha fatto degli inceneritori “infrastrutture strategiche di interesse nazionale” (autorizzazioni più veloci e meno poteri di controllo locale). Renzi unisce quindi l'utile al dilettevole: evita la procedura di infrazione e regala profitti alle multiutilities come Hera, Iren e A2A che gestiscono i principali inceneritori italiani, che dopo questo decreto diventeranno 55 (40 in attività, 6 in costruzione e 9 autorizzati). L’Ue, in realtà, ci sanziona non perché mancano inceneritori, ma per il mancato rispetto dell’obbligo di pre trattamento del rifiuto che va in discarica. In 10 anni in Italia i rifiuti bruciati sono aumentati del 34%, ma aumentano anche i tumori: Il Fatto Quotidiano in un articolo sulle bozze di questi decreti svela anche che a giugno lo studio epidemiologico Arpa sull’inceneritore di Vercelli ha dimostrato che, tra la popolazione esposta, la mortalità aumenta del 20% e la comparsa di tumori maligni del 60% (+400% al colon-retto e +180% al polmone). L'Ue considera l'incenerimento come ultima istanza per lo smaltimento dei rifiuti, vale a dire per tutto ciò che non si può riciclare (senza dimenticarsi che gli inceneritori producono tonnellate di ceneri tossiche che poi vanno smaltite). In Italia però non è stato raggiunto il livello del 65% di differenziata entro il 2012, come era previsto e per cui tutti continuiamo a pagare multe. Morale della favola: siccome è stato fatto poco fino ad oggi per un ciclo dei rifiuti virtuosi e siccome lo stesso Ministero ha ribadito che tutto ciò che va in discarica va “pretrattato” e non buttato “tal quale” come prima, i costi di conferimento in discarica sono aumentati e allora, secondo loro, meglio fare tanti inceneritori. Ma gli inceneritori disincentivano la raccolta differenziata perché hanno bisogno di rifiuti da bruciare per produrre energia e incassare per rientrare dei grossi costi di costruzione e gestione. È un cane che si morde la coda, dove però alla fine ci rimettono i cittadini e la salute e ci guadagnano i capitali. Ottimo per Renzi, meno per noi.

Reti Ambiente. In una recente intervista uscita su Il Tirreno l’assessore pisano all’ambiente, Sanzo, ha svelato quale sarà la strategia di Pisa, che ricordiamo è la provincia all’interno dell’Ato Costa (Livorno, Pisa, Massa Carrara, Lucca) che spinge di più per entrare in Reti Ambiente: porta a porta sempre maggiore per ridurre i rifiuti, e differenziarli meglio perché ormai conferire il “tal quale” in discarica non si può più e quindi diventa poco conveniente. Per fare un porta a porta generalizzato chiederanno una Tari un po’ più salata fino al 2018, calcolando che poi con un buon livello di differenziata la bolletta scenderà. Quindi anche i privatizzatori e gli inceneritoristi più convinti sanno che quel sistema di raccolta e differenziazione alla lunga porta vantaggi al portafoglio e alla salute. Ma come fa allora a conciliarsi differenziazione e inceneritori? Si conciliano malissimo, perché come mostrano i dati di Brescia e come può confermare ogni investitore, un inceneritore per avere un equilibrio tra costi e ricavi deve bruciare a pieno regime i rifiuti, prendendoli anche da fuori, e tutto ciò scoraggia investimenti nel porta a porta o in impianti di riciclo. E allora perché vogliono entrare in Reti Ambiente? Per le economie di scala risponde l’assessore. Più grande è l’azienda più si riducono i costi fissi. In Ato Sud (Grosseto, Siena e Arezzo) però, non sembrerebbe così. 
Infatti con la gara per la gestione unica vinta da Seitoscana Srl, le bollette sono aumentate di oltre il 10% e nel giro di un anno e mezzo le quote pubbliche (60%) sono state mangiate in parte dal privato che ora la fa da padrone. Ma cosa dice il “nostro” Ato Costa sui lavoratori? Dice che, per 5 anni, i circa 1500 lavoratori non potranno essere trasferiti dai territori in cui lavorano. Dopo quel termine invece è tutto buono e un dipendente di Livorno potrà andare a lavorare a Massa se ce ne sarà bisogno. E l’inceneritore del Picchianti? Basta andare al punto 4.5.2.1 del Piano Straordinario dal titolo “Prescrizioni per l'inceneritore di Livorno”: L'impianto è previsto come impianto a regime. La gestione dell'impianto compete al gestore unico. Il Gestore unico realizzerà gli adeguamenti, conversioni e ristrutturazioni necessarie all'esercizio dell'impianto per la durata dell'affidamento.  
Cosa significa? Che Livorno contribuirà con l’impianto di incenerimento che brucerà quanto ritenuto necessario a mantenere l’equilibrio economico e la chiusura del ciclo dei rifiuti di Ato. Quindi l’inceneritore potrebbe rimanere a regime delle 60/70 mila tonnellate annue oppure essere adeguato, convertito e ristrutturato calibrandolo su altre quantità di rifiuto. Decideranno loro.

Aamps. Su Aamps ci siamo già espressi in modo costante sul nostro sito. La scelta dell’Amministrazione di andare al concordato (se verrà concretizzata, dato che il CdA non ha ancora inoltrato la richiesta) la riteniamo un salto nel buio, o meglio una delega che mette in mano il futuro dell’azienda ed un servizio essenziale (e le scelte che ne comportano) ad un giudice. La questione dei precari è solo un primo assaggio di ciò che comporta aver scelto la via del concordato. Non bisogna mai scordarsi, in ogni modo, che i punti nodali per garantire un servizio come quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani sono due: l’individuazione del ciclo dei rifiuti che si vuole intraprendere (con calcolo delle tonnellate di rifiuti prodotti e costi) e l’individuazione delle risorse finanziarie per gli investimenti a sostegno del ciclo che si è scelto (elemento difficilissimo in questa fase visto che i soldi della bolletta coprono a mala pena il servizio ma non gli investimenti). L’ex sindaco Cosimi, come ha ribadito in sede di commissione di inchiesta, aveva individuato questi due punti nel raddoppio dell’inceneritore del Picchianti e nel conferimento dell’azienda in Reti Ambiente. A noi quella scelta non piaceva, e ci siamo opposti insieme a tanti altri in questa città. Per contrastare quel sistema però ne serve uno alternativo. E non bisogna mai scordarsi che i due punti nodali sono ineludibili. L’Amministrazione sul ciclo dei rifiuti e su Aamps si gioca una larga fetta di credibilità e quindi non c’è da fare troppa retorica o politiche dell’annuncio ma trovare soluzioni concrete percorribili. Mandare tutto a rotoli o eludere i due punti nodali significherebbe far sì che in una situazione di vuoto e di emergenza emergerebbe il più forte (banche e capitali privati). E il più forte solitamente è anche il più pericoloso. Basti vedere che depredano territori e risorse pubbliche dall’alto per poi presentarsi come risolutori.