Raccontare quello che è stato il
Consiglio Comunale di ieri a Livorno, dentro e fuori, è triste. È triste
perché in questa città è diventato impossibile parlare di politica e
scelte, a causa di situazioni e personaggi che inquinano quotidianamente
il dibattito politico e a causa delle ingerenze esterne dei due grandi
partiti nazionali di distrazione di massa: M5S e Pd. Che sulla pelle di
Livorno si giocano le amministrative nelle grandi città.
Prendiamo atto che nel dibattito
consiliare di ieri e sui social network sono state acquisite parole
coniate da noi in questi giorni per descrivere la situazione politica
cittadina: romanizzazione, circo e boomerang. Tre parole che riassumono
in pieno le speculazioni mediatiche e politiche sulla città e sulla sua
Giunta, il livello da Bagaglino di molti attori politici e delle loro
fazioni e il problema di cultura politica di un movimento come il M5S
che è vicino ad essere il primo partito nazionale.
Romanizzazione. Sulla romanizzazione della politica livornese scriviamo da dicembre
prevedendo che con l’avvicinarsi delle elezioni romane si sarebbe
scatenato un attacco mediatico sulla città. E ci siamo anche stancati di
ripeterlo. La spregiudicatezza di Renzi, appoggiato da tutti i media
nazionali, e la strumentalità dei vertici dei 5 Stelle sono deflagrate
su Livorno. A proposito, nel circo che si è scatenato ieri tra supporter
5 Stelle (venuti anche da fuori) e l’asse Pd-Cgil-Valiani più i
lavoratori Aamps a colpi di offese, slogan e provocazioni, è apparso
anche uno striscione con scritto “Io sto con Il Tirreno. No Censura” che entrerà nella storia delle comicità di questa città. La firma “No Censura” in particolare è un’intuizione che sarà difficile da superare.
Circo. Da giorni alcune
parti dell’opposizione preparavano questo Consiglio Comunale. Sapevano
che c’era stampa e tv nazionale e quindi un boccone succoso da giocarsi a
costo anche di abbassare ulteriormente il livello politico e rendere
ridicola la città, come è stato. Si sono mobilitati con loro anche i
lavoratori Aamps, visto che la partecipata dei rifiuti era argomento sia
del Consiglio sia dello spettacolo tv legato agli avvisi di garanzia.
Non stiamo a fare la cronaca dei cori e degli slogan (roba da Sandra Milo e i piccoli fans),
nemmeno delle provocazioni e delle scaramucce teatrali. Sono scene per
cui un antropologo e uno psichiatra potrebbero vincere diversi assegni
di ricerca. Forse la cosa più triste è stata il “Bella Ciao” cantato dal
gruppo Pd-Cgil-Valiani più i lavoratori Aamps. Un canto che significa
libertà, partecipazione e azione per la collettività che male si
concilia con battaglie strumentali e interessi di bottega. Quando le
vecchie Amministrazioni facevano danni erano tutti a casa sul divano.
Altro che Bella Ciao.
Aamps. Abbiamo detto
più volte che per noi il concordato, in particolare in quel modo e con
quei tempi, è stata una scelta sbagliata perché ha significato delega
alla magistratura e rinuncia a governare. Così come sarebbe stato un
crimine la ricapitalizzazione che avrebbe tolto più di 10 milioni al
bilancio con tagli al sociale e ai tanti appalti dove lavorano persone
certamente meno remunerate e tutelate di quelle di Aamps. La via di
mezzo poteva essere la ristrutturazione del debito, anche se era stata
una strada già percorsa che non ha risolto i problemi, perché i problemi
di Aamps sono strutturali: di impostazione del ciclo dei rifiuti e di
costi. Oltre che del fatto che una parte di città non ce la fa più a
pagare la tariffa e prima di pagare quella dei rifiuti pagano le
bollette altrimenti gli staccano la luce, mentre i cassonetti ce li
trovano uguale. Negli ultimi giorni c’era stata una minima apertura del
Cda sulla ristrutturazione del debito. La risposta del Pd della ditta
B&B (Bacci-Bellandi) è stata quella di andare subito al
contrattacco. La sceneggiata di ieri poi ha ancora di più avvelenato e
politicizzato la situazione così che ad oggi ogni mediazione pare
impossibile. Ma perché accade questo? Semplice, per i 5 Stelle, Aamps
ormai è una questione politica e preferiscono impiccarsi che fare marcia
indietro. Pd e Cgil sono interessate esclusivamente all’ingresso nella
privatizzata Reti Ambiente e quindi a questo punto sanno che la non
soluzione della crisi Aamps porta diritti nel carrozzone
interprovinciale. I lavoratori (alcuni) sono strumento di questa
battaglia. Nelle immagini della ridicola scaramuccia di piazza del
Municipio (a Livorno ormai la gente non sa più nemmeno picchiarsi) si
vede tra i più infervorati un delegato sindacale di Aamps che ha più
volte esternato di rimpiangere i bei tempi di discariche e inceneritori.
Quando tutti stavano comodi, e anche un po’ di più.
Il futuro della città. E
quindi? In questi giorni sta girando una mozione di sfiducia presentata
da 4 ex grillini per logiche tutte interne a vicende del M5S.
Probabilmente non troverà il favore delle altre opposizioni sia per i
contenuti che per le modalità di presentazione. Ma le forze politiche a
questo punto devono guardarsi in faccia: vogliono continuare a farsi
questo tipo di guerra e screditarsi agli occhi della città, visto il
livello infimo di dibattito che propongono, o vogliono mettersi a sedere
e decidere cosa vogliono fare? Vogliono dare la città ad un Commissario
senza aver risolto il problema di Aamps, facendogli gestire il 36% di
quote di acqua pubblica, con il nodo dell’ospedale da risolvere ed in
piena emergenza abitativa per farlo risolvere a lui con un colpo di
penna, un po’ di privatizzazioni e un po’ di Celere, oppure vogliono
alzare il dibattito e trovare soluzioni? L'accerchiamento mediatico a
Nogarin è un fatto reale e preoccupante ma non può essere un eterno
alibi.
Raspanti (BL) nel suo intervento ha
fatto un quadro condivisibile sulle mancanze di questa amministrazione e
su una lotta al massacro che fa solo male alla città (opposizioni
comprese, aggiungiamo noi). Ha posto il problema del dibattito politico
rasoterra ed ha chiesto a Nogarin quale è il suo modello. Tutto
legittimo e ben spiegato. Ma ha dribblato il nodo di tutto: cioè il che
fare. Uno scalino molto grosso tra la retorica politica ben articolata e
gli scenari reali futuri. Di sicuro la soluzione non può essere un
ritorno al passato.
Può darsi che presto, invece di
buffonate come quelle di ieri, ci siano alle porte del Municipio orde di
persone che chiedono risposte per ciò che un’Amministrazione può fare
(conosciamo bene l’infame quadro nazionale in cui si trovano ad operare)
o a rincorrere sciacalli e speculatori. Vedremo. Sappiamo un’altra
cosa. Che a differenza di chi ieri ha fatto le sceneggiate, il popolo
arrabbiato si sa picchiare un po’ meglio.
Redazione, 14 maggio 2016
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