Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

15/05/2016

Livorno tra circo e teatrino

Raccontare quello che è stato il Consiglio Comunale di ieri a Livorno, dentro e fuori, è triste. È triste perché in questa città è diventato impossibile parlare di politica e scelte, a causa di situazioni e personaggi che inquinano quotidianamente il dibattito politico e a causa delle ingerenze esterne dei due grandi partiti nazionali di distrazione di massa: M5S e Pd. Che sulla pelle di Livorno si giocano le amministrative nelle grandi città.
Prendiamo atto che nel dibattito consiliare di ieri e sui social network sono state acquisite parole coniate da noi in questi giorni per descrivere la situazione politica cittadina: romanizzazione, circo e boomerang. Tre parole che riassumono in pieno le speculazioni mediatiche e politiche sulla città e sulla sua Giunta, il livello da Bagaglino di molti attori politici e delle loro fazioni e il problema di cultura politica di un movimento come il M5S che è vicino ad essere il primo partito nazionale.

Romanizzazione. Sulla romanizzazione della politica livornese scriviamo da dicembre prevedendo che con l’avvicinarsi delle elezioni romane si sarebbe scatenato un attacco mediatico sulla città. E ci siamo anche stancati di ripeterlo. La spregiudicatezza di Renzi, appoggiato da tutti i media nazionali, e la strumentalità dei vertici dei 5 Stelle sono deflagrate su Livorno. A proposito, nel circo che si è scatenato ieri tra supporter 5 Stelle (venuti anche da fuori) e l’asse Pd-Cgil-Valiani più i lavoratori Aamps a colpi di offese, slogan e provocazioni, è apparso anche uno striscione con scritto “Io sto con Il Tirreno. No Censura” che entrerà nella storia delle comicità di questa città. La firma “No Censura” in particolare è un’intuizione che sarà difficile da superare.

Circo. Da giorni alcune parti dell’opposizione preparavano questo Consiglio Comunale. Sapevano che c’era stampa e tv nazionale e quindi un boccone succoso da giocarsi a costo anche di abbassare ulteriormente il livello politico e rendere ridicola la città, come è stato. Si sono mobilitati con loro anche i lavoratori Aamps, visto che la partecipata dei rifiuti era argomento sia del Consiglio sia dello spettacolo tv legato agli avvisi di garanzia. Non stiamo a fare la cronaca dei cori e degli slogan (roba da Sandra Milo e i piccoli fans), nemmeno delle provocazioni e delle scaramucce teatrali. Sono scene per cui un antropologo e uno psichiatra potrebbero vincere diversi assegni di ricerca. Forse la cosa più triste è stata il “Bella Ciao” cantato dal gruppo Pd-Cgil-Valiani più i lavoratori Aamps. Un canto che significa libertà, partecipazione e azione per la collettività che male si concilia con battaglie strumentali e interessi di bottega. Quando le vecchie Amministrazioni facevano danni erano tutti a casa sul divano. Altro che Bella Ciao.

Aamps. Abbiamo detto più volte che per noi il concordato, in particolare in quel modo e con quei tempi, è stata una scelta sbagliata perché ha significato delega alla magistratura e rinuncia a governare. Così come sarebbe stato un crimine la ricapitalizzazione che avrebbe tolto più di 10 milioni al bilancio con tagli al sociale e ai tanti appalti dove lavorano persone certamente meno remunerate e tutelate di quelle di Aamps. La via di mezzo poteva essere la ristrutturazione del debito, anche se era stata una strada già percorsa che non ha risolto i problemi, perché i problemi di Aamps sono strutturali: di impostazione del ciclo dei rifiuti e di costi. Oltre che del fatto che una parte di città non ce la fa più a pagare la tariffa e prima di pagare quella dei rifiuti pagano le bollette altrimenti gli staccano la luce, mentre i cassonetti ce li trovano uguale. Negli ultimi giorni c’era stata una minima apertura del Cda sulla ristrutturazione del debito. La risposta del Pd della ditta B&B (Bacci-Bellandi) è stata quella di andare subito al contrattacco. La sceneggiata di ieri poi ha ancora di più avvelenato e politicizzato la situazione così che ad oggi ogni mediazione pare impossibile. Ma perché accade questo? Semplice, per i 5 Stelle, Aamps ormai è una questione politica e preferiscono impiccarsi che fare marcia indietro. Pd e Cgil sono interessate esclusivamente all’ingresso nella privatizzata Reti Ambiente e quindi a questo punto sanno che la non soluzione della crisi Aamps porta diritti nel carrozzone interprovinciale. I lavoratori (alcuni) sono strumento di questa battaglia. Nelle immagini della ridicola scaramuccia di piazza del Municipio (a Livorno ormai la gente non sa più nemmeno picchiarsi) si vede tra i più infervorati un delegato sindacale di Aamps che ha più volte esternato di rimpiangere i bei tempi di discariche e inceneritori. Quando tutti stavano comodi, e anche un po’ di più.

Il futuro della città. E quindi? In questi giorni sta girando una mozione di sfiducia presentata da 4 ex grillini per logiche tutte interne a vicende del M5S. Probabilmente non troverà il favore delle altre opposizioni sia per i contenuti che per le modalità di presentazione. Ma le forze politiche a questo punto devono guardarsi in faccia: vogliono continuare a farsi questo tipo di guerra e screditarsi agli occhi della città, visto il livello infimo di dibattito che propongono, o vogliono mettersi a sedere e decidere cosa vogliono fare? Vogliono dare la città ad un Commissario senza aver risolto il problema di Aamps, facendogli gestire il 36% di quote di acqua pubblica, con il nodo dell’ospedale da risolvere ed in piena emergenza abitativa per farlo risolvere a lui con un colpo di penna, un po’ di privatizzazioni e un po’ di Celere, oppure vogliono alzare il dibattito e trovare soluzioni? L'accerchiamento mediatico a Nogarin è un fatto reale e preoccupante ma non può essere un eterno alibi.

Raspanti (BL) nel suo intervento ha fatto un quadro condivisibile sulle mancanze di questa amministrazione e su una lotta al massacro che fa solo male alla città (opposizioni comprese, aggiungiamo noi). Ha posto il problema del dibattito politico rasoterra ed ha chiesto a Nogarin quale è il suo modello. Tutto legittimo e ben spiegato. Ma ha dribblato il nodo di tutto: cioè il che fare. Uno scalino molto grosso tra la retorica politica ben articolata e gli scenari reali futuri. Di sicuro la soluzione non può essere un ritorno al passato.

Può darsi che presto, invece di buffonate come quelle di ieri, ci siano alle porte del Municipio orde di persone che chiedono risposte per ciò che un’Amministrazione può fare (conosciamo bene l’infame quadro nazionale in cui si trovano ad operare) o a rincorrere sciacalli e speculatori. Vedremo. Sappiamo un’altra cosa. Che a differenza di chi ieri ha fatto le sceneggiate, il popolo arrabbiato si sa picchiare un po’ meglio.

Redazione, 14 maggio 2016

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