Renzi, contrariamente alle
indicazioni sullo smaltimento dei rifiuti che giungono a livello europeo
e mondiale, punta tutto sugli inceneritori, anche in Toscana. E la
situazione di Aamps mette Livorno in condizione di debolezza, sia per il
quadro nazionale sia per le scelte cervellotiche dell’Amministrazione, a
partire dal concordato.
Sono le parole di qualche visionario o
di qualche sognatore additato da quelli che la sanno lunga come il
solito illuso che chiacchiera senza cavare mai un ragno da un buco? No, è
una comunicazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo dal
titolo “Verso un'economia circolare: programma per un'Europa a zero rifiuti”.
In un mondo con 8 miliardi di persone e con risorse sempre più scarse,
anche chi ci comanda e ci rende la vita sempre peggiore in cambio dei
loro profitti, si è accorto che la cultura dell'usa, getta (discarica) o
brucia (inceneritore) non è più sostenibile dal punto di vista sia
economico che ambientale, salute compresa. Anzi, i rifiuti sono
diventati una cosiddetta miniera urbana visto che si sta sempre più
sviluppando (lentamente perché non sostenuto da politiche economiche
incentivanti) un mercato delle materie prime-seconde, cioè derivate dal
recupero e dal riciclaggio dei rifiuti. La vera sfida del futuro sarà
però una politica per la riduzione dei rifiuti, a partire dagli
imballaggi.
Renzi in controtendenza.
Mentre a Parigi al Cop21 si parla di ambiente, a Roma gira una bozza
dei decreti attuativi del famigerato “Sblocca Italia” dove si parla di 9 nuovi inceneritori in 8 regioni.
A luglio dovevano essere 12, ma Piemonte, Lombardia e Veneto sono stati
graziati sia perché territori già altamente inquinati, sia perché hanno
raggiunto livelli di raccolta differenziata molto alti, tra cui spicca
il Veneto con il 76%. La Toscana secondo gli ultimi dati Arpat è ferma
al 45% e avrà un inceneritore in più oltre a quello già in costruzione a
Sesto Fiorentino. Ma perché l'Italia continua su questo crinale? Perché
rischia la procedura di infrazione Ue per eccesso di rifiuti in
discarica e perché il decreto “Sblocca Italia” ha fatto degli inceneritori “infrastrutture strategiche di interesse nazionale”
(autorizzazioni più veloci e meno poteri di controllo locale). Renzi
unisce quindi l'utile al dilettevole: evita la procedura di infrazione e
regala profitti alle multiutilities come Hera, Iren e A2A che
gestiscono i principali inceneritori italiani, che dopo questo decreto diventeranno 55
(40 in attività, 6 in costruzione e 9 autorizzati). L’Ue, in realtà, ci
sanziona non perché mancano inceneritori, ma per il mancato rispetto
dell’obbligo di pre trattamento del rifiuto che va in discarica. In 10
anni in Italia i rifiuti bruciati sono aumentati del 34%, ma aumentano
anche i tumori: Il Fatto Quotidiano in un articolo sulle bozze di questi
decreti svela anche che a giugno lo studio epidemiologico Arpa
sull’inceneritore di Vercelli ha dimostrato che, tra la popolazione
esposta, la mortalità aumenta del 20% e la comparsa di tumori maligni
del 60% (+400% al colon-retto e +180% al polmone). L'Ue
considera l'incenerimento come ultima istanza per lo smaltimento dei
rifiuti, vale a dire per tutto ciò che non si può riciclare (senza
dimenticarsi che gli inceneritori producono tonnellate di ceneri
tossiche che poi vanno smaltite). In Italia però non è stato raggiunto
il livello del 65% di differenziata entro il 2012, come era previsto e
per cui tutti continuiamo a pagare multe. Morale della favola: siccome è
stato fatto poco fino ad oggi per un ciclo dei rifiuti virtuosi e
siccome lo stesso Ministero ha ribadito che tutto ciò che va in
discarica va “pretrattato” e non buttato “tal quale” come prima, i costi
di conferimento in discarica sono aumentati e allora, secondo loro,
meglio fare tanti inceneritori. Ma gli inceneritori
disincentivano la raccolta differenziata perché hanno bisogno di rifiuti
da bruciare per produrre energia e incassare per rientrare dei grossi
costi di costruzione e gestione. È un cane che si morde la
coda, dove però alla fine ci rimettono i cittadini e la salute e ci
guadagnano i capitali. Ottimo per Renzi, meno per noi.
Reti Ambiente. In una
recente intervista uscita su Il Tirreno l’assessore pisano all’ambiente,
Sanzo, ha svelato quale sarà la strategia di Pisa, che ricordiamo è la
provincia all’interno dell’Ato Costa (Livorno, Pisa, Massa Carrara,
Lucca) che spinge di più per entrare in Reti Ambiente: porta a porta
sempre maggiore per ridurre i rifiuti, e differenziarli meglio perché
ormai conferire il “tal quale” in discarica non si può più e quindi
diventa poco conveniente. Per fare un porta a porta generalizzato
chiederanno una Tari un po’ più salata fino al 2018, calcolando che poi
con un buon livello di differenziata la bolletta scenderà. Quindi anche i
privatizzatori e gli inceneritoristi più convinti sanno che quel
sistema di raccolta e differenziazione alla lunga porta vantaggi al
portafoglio e alla salute. Ma come fa allora a conciliarsi differenziazione e inceneritori? Si conciliano malissimo,
perché come mostrano i dati di Brescia e come può confermare ogni
investitore, un inceneritore per avere un equilibrio tra costi e ricavi
deve bruciare a pieno regime i rifiuti, prendendoli anche da fuori, e
tutto ciò scoraggia investimenti nel porta a porta o in impianti di
riciclo. E allora perché vogliono entrare in Reti Ambiente?
Per le economie di scala risponde l’assessore. Più grande è l’azienda
più si riducono i costi fissi. In Ato Sud (Grosseto, Siena e Arezzo)
però, non sembrerebbe così.
Infatti con la gara per la gestione unica
vinta da Seitoscana Srl, le bollette sono aumentate di oltre il 10% e
nel giro di un anno e mezzo le quote pubbliche (60%) sono state mangiate
in parte dal privato che ora la fa da padrone. Ma cosa dice il “nostro” Ato Costa sui lavoratori?
Dice che, per 5 anni, i circa 1500 lavoratori non potranno essere
trasferiti dai territori in cui lavorano. Dopo quel termine invece è
tutto buono e un dipendente di Livorno potrà andare a lavorare a Massa
se ce ne sarà bisogno. E l’inceneritore del Picchianti? Basta andare al punto 4.5.2.1 del Piano Straordinario dal titolo “Prescrizioni per l'inceneritore di Livorno”: L'impianto
è previsto come impianto a regime. La gestione dell'impianto compete
al gestore unico. Il Gestore unico realizzerà gli adeguamenti,
conversioni e ristrutturazioni necessarie all'esercizio dell'impianto
per la durata dell'affidamento.
Cosa significa?
Che Livorno contribuirà con l’impianto di incenerimento che brucerà
quanto ritenuto necessario a mantenere l’equilibrio economico e la
chiusura del ciclo dei rifiuti di Ato. Quindi l’inceneritore potrebbe
rimanere a regime delle 60/70 mila tonnellate annue oppure essere
adeguato, convertito e ristrutturato calibrandolo su altre quantità di
rifiuto. Decideranno loro.
Aamps. Su Aamps ci siamo già espressi in modo costante sul nostro sito. La scelta dell’Amministrazione di andare al concordato (se verrà concretizzata, dato che il CdA non ha ancora inoltrato la richiesta) la riteniamo un salto nel buio, o meglio una delega che mette in mano il futuro dell’azienda ed un servizio essenziale (e le scelte che ne comportano) ad un giudice.
La questione dei precari è solo un primo assaggio di ciò che comporta
aver scelto la via del concordato. Non bisogna mai scordarsi, in ogni
modo, che i punti nodali per garantire un servizio come quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani sono due: l’individuazione del ciclo dei rifiuti che si vuole intraprendere (con calcolo delle tonnellate di rifiuti prodotti e costi) e l’individuazione delle risorse finanziarie per gli investimenti a sostegno del ciclo
che si è scelto (elemento difficilissimo in questa fase visto che i
soldi della bolletta coprono a mala pena il servizio ma non gli
investimenti). L’ex sindaco Cosimi, come ha ribadito in sede di
commissione di inchiesta, aveva individuato questi due punti nel
raddoppio dell’inceneritore del Picchianti e nel conferimento
dell’azienda in Reti Ambiente. A noi quella scelta non piaceva, e ci
siamo opposti insieme a tanti altri in questa città. Per contrastare
quel sistema però ne serve uno alternativo. E non bisogna mai scordarsi
che i due punti nodali sono ineludibili. L’Amministrazione sul ciclo dei rifiuti e su Aamps si gioca una larga fetta di credibilità
e quindi non c’è da fare troppa retorica o politiche dell’annuncio ma
trovare soluzioni concrete percorribili. Mandare tutto a rotoli o
eludere i due punti nodali significherebbe far sì che in una situazione
di vuoto e di emergenza emergerebbe il più forte (banche e capitali
privati). E il più forte solitamente è anche il più pericoloso. Basti
vedere che depredano territori e risorse pubbliche dall’alto per poi
presentarsi come risolutori.
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