Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

08/02/2015

Case farmaceutiche e naturopatia

Premessa

Premesso che i balzi in avanti e le scoperte fatte in campo medico dalla scoperta della penicillina ad oggi sono stati estremamente importanti e che qui non si intende ne generalizzare ne voler convincere nessuno, intendo porre l’attenzione sul sistema che si è venuto a creare intorno alla salute e agli interessi che gli girano intorno e prendere in considerazione le alternative.

Oggi c’è un movimento di pensiero diffuso in tutto il mondo che, pur riconoscendo la validità della medicina scientifica, sente la necessità di ricontattare le radici antiche e in molti casi si incominciano a trovare le spiegazioni (medicina quantistica) di quelli che per gli antichi erano solo intuizione o addirittura “magia”. Oltretutto, c’è da ragionare sulla relatività del concetto salute e sulla forza dei modelli culturali capaci di espandersi a suon di investimenti miliardari. Gli Stati Uniti, si sa, sono la patria dell’extra large e anche in ambito farmaceutico stanno facendo scuola alla vecchia Europa. Negli Usa una persona su quattro prende ogni giorno la pillola per tenere a bada la pressione e i medicinali contro gli stati ansiosi sono ormai alla portata dei bambini di quattro anni. Donne isteriche? Uomini disoccupati? Adolescenti inquieti? Tutti in fila per la terapia, magari venduta via internet con sconti favolosi, giusto per invogliare il cliente.

Introduzione sul business delle industrie farmaceutiche e gli interessi che ci girano intorno

Che ci sia qualcosa che non torna lo si capisce del fatto che la maggior parte della ricerca medica è finanziata dalle industrie farmaceutiche che ne traggono guadagno; esse non solo pagano gli stipendi dei ricercatori, ma spesso decidono dove e se essi possono pubblicare i risultati. John Rengen Virapen ha fatto carriera nel mondo dell’industria farmaceutica. Partito come semplice rappresentante di medicinali, è arrivato a dirigere la filiale svedese della Eli Lilly, uno dei colossi farmaceutici mondiali che compongono la cosiddetta Big Pharma, il cartello che riunisce in se tutte le più grandi multinazionali del farmaco, ovvero la potentissima lobby che detiene il monopolio delle cure sulla nostra salute.

Dopo aver vissuto una vita da nababbo, dove nessun lusso gli era negato, Rengen è andato in pensione, si è sposato ed ha avuto un figlio. Solo vedendo il modo in cui la medicina ufficiale trattava suo figlio – racconta lui – si è reso conto della mostruosità di un meccanismo criminale di cui lui stesso aveva fatto parte per 35 anni. «Io ho corrotto il governo svedese per ottenere l'autorizzazione a vendere il Prozac in Svezia. E la Svezia ha il Premio Nobel per la Medicina. E così l'evento è stato un esempio per gli altri paesi. Perché l'ho fatto? Perché la società mi disse che la mia carriera professionale avrebbe potuto dipendere da questo...» Da qui il suo pentimento, e la decisione di denunciare pubblicamente (tramite un libro e una serie di conferenze) la vera natura dell’industria farmaceutica. Chissà se da noi i medicinali vengono tutti approvati per “libera e responsabile valutazione” da parte degli addetti del ministero…

Secondo Virapen, le lobby farmaceutiche hanno il solo scopo di fare sentire le persone malate e di proporre loro nuovi farmaci i quali modificano artificialmente i delicati equilibri fisiologici. Il paziente prendendo un antinfiammatorio per curare un dolore muscolare, danneggia inevitabilmente il suo stomaco. Con questo piccolo esempio lui afferma e conferma che le case farmaceutiche studiano nei minimi particolari come creare dipendenza dai farmaci. Noi quando prendiamo medicine e guariamo da una malattia nel nostro corpo se ne manifesta un'altra che richiederà il ricorso a nuovi farmaci... Nel libro “Side effects: Death. Confessions of a Pharma-Insider” (“Effetti collaterali: morte. Confessioni di un membro interno della Pharma”) l'ex manager racconta nei dettagli tutti i meccanismi geniali del mercato delle medicine e parla del caso PROZAC (uno degli psicofarmaci più venduti al mondo prodotto dalla stessa Eli Lilly).

BIG PHARMA TRUFFE E BUGIE SULLA NOSTRA SALUTE

Intervista alla dottoressa Marcia Angell (senior lecturer in Social medicine, Harvard Medical School, ex direttore del New England Journal of Medicine)

“C’è una pericolosa alleanza fra medici e case farmaceutiche. L’industria farmaceutica è l’industria di maggior successo al mondo. Quello che non vogliono è che tu guarisca, perché se tu guarisci, loro hanno finito di fare soldi”. Le medicine o farmaci di sintesi, di fatto sono INIBITORI chimici. Mentre da un lato "addormentano" il problema, da un altro inibiscono altri processi naturali del corpo umano, mai eliminando le origini della causa, di fatto quindi, sono DROGHE.

Sulla pericolosa volontà di vendere medicine ai sani, Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, spiega: “Questa idea di curare i sani è solo l’ultimo atto di una strategia che inizialmente è partita allargando artificialmente la platea dei malati. Non è un caso che i valori-soglia considerati un tempo normali per la glicemia, il colesterolo o la pressione arteriosa siano stati progressivamente abbassati: per ognuno di questi aggiustamenti è cresciuto a dismisura il numero di persone cui prescrivere medicinali”. E se la prossima volta che leggerete sul giornale un mega inserto sulla salute dove si parla di doloretti alla schiena, tenete a mente che: “La fibromialgia, per esempio, è una ‘nuova’ malattia che sembra fatta apposta allo scopo di vendere analgesici”.

Quali risposte? Partiamo da un approccio diverso alla malattia. 

Spiegazione di Naturopatia e concetto di malattia

La Naturopatia è una scienza olistica (da olos che significa intero) e al contrario della medicina organicista, che pone l’attenzione su una parte del corpo, lavora in maniera globale su tutti i livelli dell’essere (fisico, emotivo, mentale e spirituale) evidenziando il collegamento tra mente, corpo e spirito. E’ una multidisciplina, (dal momento che si fonda su un’integrazione di molteplici metodologie e tecniche naturali e non invasive per il mantenimento e la promozione della salute e del benessere individuale) salutistica riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che agisce favorendo la capacità innata dell’organismo di star bene, armonizzando naturalmente le funzioni corporee e normalizzando gli equilibri alterati. Non vi è dunque separazione tra mente e corpo, cosi come non esiste il concetto per cui vi è un misterioso salto tra mente e corpo che spinge i medici ad occuparsi esclusivamente del corpo e gli psicanalisti ad occuparsi della psiche. La malattia non va vista come un nemico che va eliminato, combattuto e distrutto, ma è piuttosto un alleata, un messaggero che invita ad un cambiamento, a una trasformazione. Essa è una reazione opportuna che serve a ripristinare lo stato di salute e non va trattata con terapie oppressive perché queste possono indurre un profondo peggioramento della salute dell’individuo. In ogni cellula del corpo umano sono contenute tutte le informazioni relative all’intero organismo e, in singole parti del corpo, le informazioni relative alla persona intera (es. la riflessologia plantare dove nel piede ogni zona è collegata ad un organo). Si è dimostrato come si possono produrre malattie partendo da un atteggiamento mentale di stress, depressione, profonda tristezza ecc. Il grado di intossicazione mente/corpo (intossicata la mente lo è anche il corpo e viceversa) è indice di un intossicazione a livello tissutale e cellulare alla cui guarigione si può intervenire evitando stili di vita e abitudini che danneggiano l’organismo e utilizzando tecniche che ne stimolano i processi di riequilibrio. La cellula, quindi, non può essere studiata, compresa e guarita a prescindere dal suo ambiente vitale, cosi come nessun essere umano può guarire se non vive in armonia con l’ambiente e i propri simili.

Come agiscono i farmaci e la medicina tradizionale

Il concetto di convalescenza oggi, soprattutto in Occidente, è molto trascurato. La necessità di accelerare i tempi per interessi di tipo economico e di produttività, non da più il tempo necessario per rimettersi completamente dalle malattie e, ancora peggio, dai traumi psichici. Il farmaco, la pillola, fanno dimenticare presto la malattia, la percezione del malessere viene fatta tacere e non c’è tempo per guarire bene e a fondo; lo psicofarmaco riduce la percezione del disagio e del trauma e non c’è tempo per elaborare e poi rilasciare. Non stiamo parlando di farmaci che in alcune situazioni sono indispensabili, ma di un certo stile di vita portato a trascurare le necessità più normali dell’individuo. 

Concetto di infiammazione

L’infiammazione, anche di origine batterica, è un opportuna reazione biologica ed ha il compito di bruciare le scorie che gli organi emuntori non riescono ad eliminare. Essa non dovrebbe mai essere soppressa con antibiotici, sulfamidici ed altro, ma dev’essere biologicamente guidata e perfino sostenuta per poter eliminare le tossine responsabili. I batteri sono quindi degli “spazzini biologici” attivati dall’organismo stesso che se ne serve e una eventuale produzione di pus indica che l’organismo sta portando a termine la guarigione attraverso una sorta di drenaggio. Una serie di meccanismi immunitari controlla poi la proliferazione batterica perché non sia eccessiva e nel momento in cui questa diventa un danno è perché l’organismo è defedato a livello immunitario. Utilizzando il cortisone non si accompagna il processo infiammatorio che viene soppresso troppo presto non lasciando tempo sufficiente per la digestione e trasformazione delle tossine. Continuando a sopprimere l’infiammazione la malattia non farà altro che progredire e alla fine l’organismo non sarà più in grado di reagire e la malattia diventerà cronica. Con la repressione della febbre, cioè col blocco del meccanismo di disintossicazione, si aumenta il processo d’intossicazione con il quale le tossine penetrano a livello intracellulare portando a degenerazioni croniche ed arrivando a danneggiare perfino il nucleo. In breve se si continuano a sopprimere i sintomi e le forme di eliminazione che l’organismo attua quando riesce a racimolare l’energia necessaria, la malattia si porterà sempre più all’interno fino a colpire gli organi vitali 

Breve accenno delle discipline Naturopatiche

Il principio di base della naturopatia è molto semplice: il corpo ha il potere di curarsi da sé, se solo gliene diamo la possibilità. Il lavoro del naturopata è quindi quello di aiutare l’organismo a mantenere questo potere e a stimolarlo quando è necessario. Essa utilizza infatti un approccio globale alla salute, per cui ogni individuo viene visto nella sua totalità, a prescindere dai singoli disturbi, e unicità, sulla base delle specifiche caratteristiche costituzionali e di stile di vita. Non si procede secondo logiche di diagnosi e terapia tipiche ed esclusive della medicina allopatica, ma si prefigge il compito di riequilibrare il sistema psico-fisico-emozionale e di stimolare in maniera dolce e non invasiva le capacità di autodifesa, autoregolazione e autoguarigione insite in ognuno di noi, coadiuvando i meccanismi fisiologici legati alle naturali risorse dell’uomo. In particolare sono importanti i seguenti punti:

Aspetto costituzionale
Lo stile di vita
L’alimentazione
L’ambiente
Il rapporto con se stessi e gli altri

La naturopatia ritiene che ogni malattia abbia radici profonde, che vanno ricercate al di là del germe o della causa fisica: nelle caratteristiche costituzionali, nell’ambiente, nell’alimentazione, nelle abitudini. Per star bene è quindi necessario scoprire il fattore che ha permesso lo sviluppo della malattia e agire su di esso. Il Naturopata punta all’attuazione di una “pedagogia della salute”, educando la persona a stili di vita salubri e incoraggiandone la responsabilizzazione.

La naturopatia ritiene infatti che ciascuno di noi debba svolgere un ruolo attivo nella salvaguardia del proprio benessere. Con alcune differenze da paese a paese, il patrimonio culturale sia teorico sia pratico della naturopatia europea ed extraeuropea contempla numerose tecniche, metodiche e discipline di tipo valutativo-analitico, nutrizionale, bioenergetico, riflessologico, manuale, motivazionale, di rilassamento e di miglioramento dello stile di vita. Essa si divide in naturopatia occidentale, che prevede la conoscenza dell’erboristeria della floriterapia, della fisiognomica, dell’idroterapia, aromaterapia oltre certamente alle materie puramente scientifiche,e in naturopatia occidentale – orientale che è legata alle energie e a tutte quelle tecniche che permettono il suo convogliamento. In questo caso è necessario lo studio della Medicina Tradizionale Cinese e della medicina Vedica e la pratica delle discipline orientali legate ad esse (digitopressione, reiki, cromopuntura auricolare e tante altre) oltre alle tecniche e conoscenze di cui alla naturopatia occidentale. L’uso delle erbe come medicine a livello sia fisico sia più profondo è comune a tutte le culture a noi conosciute.

Cenni storici: Considerato che il collegamento tra la vita umana e le erbe risananti era gia presente ai tempi dell’uomo di Neanderthal, 60.000 anni fa, i primi erboristi noti in ogni cultura furono sciamani, vale a dire uomini e donne importanti i cui istinti avevano gia raggiunto un livello elevato grazie ad anni di allenamento del loro sesto senso. Questa percezione profonda consentiva loro di comunicare direttamente con il mondo delle piante.

Il padre della medicina è considerato Ippocrate, antico medico e filosofo greco del V sec A.C. Egli osservò che il corpo era soggetto alle leggi naturali e che la suscettibilità alla malattia dipendeva dalla costituzione e dalle tendenze ereditarie di una persona, nonché dall’influenza di fattori ambientali quali la dieta, l’acqua, l’igiene, il clima e la società. Egli sottolineò il valore della medicina etica, del lavoro per il bene del malato e non solo per il guadagno del medico. Basando l’osservazione del paziente attraverso i sensi (tatto, olfatto, udito) teorizzò la “medicina dei cinque elementi” (etere, acqua, terra, aria, fuoco) che procedeva parallelamente ad altri grandi sistemi tradizionali in India e Cina dove dal medico si va in uno stato di salute a scopo preventivo e il medico viene pagato solo in caso di salute del paziente e non viceversa come da noi dove un medico è bravo se “cura” la malattia e non se mantiene lo stato di salute dei pazienti.

Tra il IX e il XIII secolo, la medicina Greco-Romana di Ippocrate e Galeno venne assimilata dagli Arabi, e si sviluppò una tradizione di medicina Araba nota come Unani Tibb da cui Unani=Ionico e Tibb= “conoscenza degli stati del corpo umano in salute e in malattia” ossia medicina.

La medicina Tibetana è un sistema molto evoluto che si è sviluppato come sintesi della conoscenza e della saggezza medica dell’Ayurveda indiano, dalla medicina tradizionale cinese, dalla medicina Greca e dall’Unani Tibb. E’ profondamente radicata nella filosofia buddista che venne introdotta oltre 2mila anni fa e considera la malattia fisica come inestricabilmente legata alla malattia mentale, sociale e spirituale. Il nome “Ayurveda” deriva da due parole sanscrite: ayur=vita, veda=conoscenza. Esso è più di un sistema di medicina, è uno stile di vita che comprande scienza, religione e filosofia ed esalta il benessere, aumenta la longevità e consente l’autorealizzazione. Mira a raggiungere un’unione di salute fisica, emozionale e spirituale per raggiungere il “moksha” ovvero la liberazione.

La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) è un sistema di guarigione antico, complicato per la nostra visione settoriale dell’organismo (non mi sento di spiegarla qui ed ora), quanto l’Ayurveda che risale al 2500 a.C, e include le tradizioni orientali del Sud-Est asiatico giunte in origine dalla Cina. Il primo erborista cinese fu Shennong che impartì agli agricoltori la sua conoscenza su centinaia di piante medicinali e velenose.

Inviato a Senza Soste da Er Chakra 

5 febbraio 2015

Fonte

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