Premessa
Premesso che i balzi
in avanti e le scoperte fatte in campo medico dalla scoperta della
penicillina ad oggi sono stati estremamente importanti e che qui non si
intende ne generalizzare ne voler convincere nessuno, intendo porre
l’attenzione sul sistema che si è venuto a creare intorno alla salute e
agli interessi che gli girano intorno e prendere in considerazione le
alternative.
Oggi c’è un movimento
di pensiero diffuso in tutto il mondo che, pur riconoscendo la validità
della medicina scientifica, sente la necessità di ricontattare le
radici antiche e in molti casi si incominciano a trovare le spiegazioni
(medicina quantistica) di quelli che per gli antichi erano solo
intuizione o addirittura “magia”. Oltretutto, c’è da ragionare sulla
relatività del concetto salute e sulla forza dei modelli culturali
capaci di espandersi a suon di investimenti miliardari. Gli Stati Uniti, si sa, sono la patria dell’extra large e anche in ambito farmaceutico stanno facendo scuola alla vecchia Europa.
Negli Usa una persona su quattro prende ogni giorno la pillola per
tenere a bada la pressione e i medicinali contro gli stati ansiosi sono
ormai alla portata dei bambini di quattro anni. Donne isteriche? Uomini
disoccupati? Adolescenti inquieti? Tutti in fila per la terapia, magari
venduta via internet con sconti favolosi, giusto per invogliare il cliente.
Introduzione sul business delle industrie farmaceutiche e gli interessi che ci girano intorno
Che ci sia qualcosa
che non torna lo si capisce del fatto che la maggior parte della ricerca
medica è finanziata dalle industrie farmaceutiche che ne traggono
guadagno; esse non solo pagano gli stipendi dei ricercatori, ma spesso
decidono dove e se essi possono pubblicare i risultati. John
Rengen Virapen ha fatto carriera nel mondo dell’industria farmaceutica.
Partito come semplice rappresentante di medicinali, è arrivato a
dirigere la filiale svedese della Eli Lilly, uno dei colossi
farmaceutici mondiali che compongono la cosiddetta Big Pharma, il
cartello che riunisce in se tutte le più grandi multinazionali del
farmaco, ovvero la potentissima lobby che detiene il monopolio delle
cure sulla nostra salute.
Dopo aver vissuto una vita da nababbo, dove nessun lusso gli era negato, Rengen è
andato in pensione, si è sposato ed ha avuto un figlio. Solo vedendo il
modo in cui la medicina ufficiale trattava suo figlio – racconta lui –
si è reso conto della mostruosità di un meccanismo criminale di cui lui
stesso aveva fatto parte per 35 anni. «Io ho corrotto il governo svedese
per ottenere l'autorizzazione a vendere il Prozac in Svezia. E la
Svezia ha il Premio Nobel per la Medicina. E così l'evento è stato un
esempio per gli altri paesi. Perché l'ho fatto? Perché la società mi
disse che la mia carriera professionale avrebbe potuto dipendere da
questo...» Da qui il suo pentimento, e la decisione di denunciare
pubblicamente (tramite un libro e una serie di conferenze) la vera
natura dell’industria farmaceutica. Chissà se da noi i medicinali
vengono tutti approvati per “libera e responsabile valutazione” da parte
degli addetti del ministero…
Secondo
Virapen, le lobby farmaceutiche hanno il solo scopo di fare sentire le
persone malate e di proporre loro nuovi farmaci i quali modificano
artificialmente i delicati equilibri fisiologici. Il paziente prendendo
un antinfiammatorio per curare un dolore muscolare, danneggia
inevitabilmente il suo stomaco. Con questo piccolo esempio lui afferma e
conferma che le case farmaceutiche studiano nei minimi particolari come
creare dipendenza dai farmaci. Noi quando prendiamo medicine e guariamo
da una malattia nel nostro corpo se ne manifesta un'altra che
richiederà il ricorso a nuovi farmaci... Nel libro “Side effects: Death.
Confessions of a Pharma-Insider” (“Effetti collaterali: morte.
Confessioni di un membro interno della Pharma”) l'ex manager racconta
nei dettagli tutti i meccanismi geniali del mercato delle medicine e
parla del caso PROZAC (uno degli psicofarmaci più venduti al mondo
prodotto dalla stessa Eli Lilly).
BIG PHARMA TRUFFE E BUGIE SULLA NOSTRA
SALUTE
Intervista alla
dottoressa Marcia Angell (senior lecturer in Social medicine, Harvard
Medical School, ex direttore del New England Journal of Medicine)
“C’è una
pericolosa alleanza fra medici e case farmaceutiche. L’industria
farmaceutica è l’industria di maggior successo al mondo. Quello che non
vogliono è che tu guarisca, perché se tu guarisci, loro hanno finito di
fare soldi”. Le medicine o farmaci di sintesi, di fatto sono INIBITORI
chimici. Mentre da un lato "addormentano" il problema, da un altro
inibiscono altri processi naturali del corpo umano, mai eliminando le
origini della causa, di fatto quindi, sono DROGHE.
Sulla pericolosa volontà di vendere medicine ai sani, Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri
di Milano, spiega: “Questa idea di curare i sani è solo l’ultimo atto
di una strategia che inizialmente è partita allargando artificialmente
la platea dei malati. Non è un caso che i valori-soglia considerati un
tempo normali per la glicemia, il colesterolo o la pressione arteriosa
siano stati progressivamente abbassati: per ognuno di questi
aggiustamenti è cresciuto a dismisura il numero di persone cui
prescrivere medicinali”. E se la prossima volta che leggerete sul
giornale un mega inserto sulla salute dove si parla di doloretti alla
schiena, tenete a mente che: “La fibromialgia, per esempio, è una ‘nuova’ malattia che sembra fatta apposta allo scopo di vendere analgesici”.
Quali risposte? Partiamo da un approccio diverso alla malattia.
Spiegazione di Naturopatia e concetto di malattia
La Naturopatia è una
scienza olistica (da olos che significa intero) e al contrario della
medicina organicista, che pone l’attenzione su una parte del corpo, lavora
in maniera globale su tutti i livelli dell’essere
(fisico, emotivo, mentale e spirituale) evidenziando il collegamento tra
mente, corpo e spirito. E’ una multidisciplina,
(dal momento che si fonda su un’integrazione di molteplici metodologie e
tecniche naturali e non invasive per il mantenimento e la promozione
della salute e del benessere individuale) salutistica riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che agisce favorendo
la capacità innata dell’organismo di star bene, armonizzando
naturalmente le funzioni corporee e normalizzando gli equilibri alterati.
Non vi è dunque separazione tra mente e corpo, cosi come non esiste il
concetto per cui vi è un misterioso salto tra mente e corpo che spinge i
medici ad occuparsi esclusivamente del corpo e gli psicanalisti ad
occuparsi della psiche. La malattia non va vista come un nemico che va
eliminato, combattuto e distrutto, ma è piuttosto un alleata, un
messaggero che invita ad un cambiamento, a una trasformazione. Essa è
una reazione opportuna che serve a ripristinare lo stato di salute e non
va trattata con terapie oppressive perché queste possono indurre un
profondo peggioramento della salute dell’individuo. In ogni cellula del
corpo umano sono contenute tutte le informazioni relative all’intero
organismo e, in singole parti del corpo, le informazioni relative alla
persona intera (es. la riflessologia plantare dove nel piede ogni zona è
collegata ad un organo). Si è dimostrato come si possono produrre
malattie partendo da un atteggiamento mentale di stress, depressione,
profonda tristezza ecc. Il grado di intossicazione mente/corpo
(intossicata la mente lo è anche il corpo e viceversa) è indice di un
intossicazione a livello tissutale e cellulare alla cui guarigione si
può intervenire evitando stili di vita e abitudini che danneggiano
l’organismo e utilizzando tecniche che ne stimolano i processi di
riequilibrio. La cellula, quindi, non può essere studiata, compresa e
guarita a prescindere dal suo ambiente vitale, cosi come nessun essere
umano può guarire se non vive in armonia con l’ambiente e i propri
simili.
Come agiscono i farmaci e la medicina tradizionale
Il concetto di convalescenza
oggi, soprattutto in Occidente, è molto trascurato. La necessità di
accelerare i tempi per interessi di tipo economico e di produttività,
non da più il tempo necessario per rimettersi completamente dalle
malattie e, ancora peggio, dai traumi psichici. Il farmaco, la pillola,
fanno dimenticare presto la malattia, la percezione del malessere viene
fatta tacere e non c’è tempo per guarire bene e a fondo; lo psicofarmaco
riduce la percezione del disagio e del trauma e non c’è tempo per
elaborare e poi rilasciare. Non stiamo parlando di farmaci che in alcune
situazioni sono indispensabili, ma di un certo stile di vita portato a
trascurare le necessità più normali dell’individuo.
Concetto di infiammazione
L’infiammazione,
anche di origine batterica, è un opportuna reazione biologica ed ha il
compito di bruciare le scorie che gli organi emuntori non riescono ad
eliminare. Essa non dovrebbe mai essere soppressa con antibiotici,
sulfamidici ed altro, ma dev’essere biologicamente guidata e perfino
sostenuta per poter eliminare le tossine responsabili. I batteri sono
quindi degli “spazzini biologici” attivati dall’organismo stesso che se
ne serve e una eventuale produzione di pus indica che l’organismo sta
portando a termine la guarigione attraverso una sorta di drenaggio. Una
serie di meccanismi immunitari controlla poi la proliferazione batterica
perché non sia eccessiva e nel momento in cui questa diventa un danno è
perché l’organismo è defedato a livello immunitario. Utilizzando il
cortisone non si accompagna il processo infiammatorio che viene
soppresso troppo presto non lasciando tempo sufficiente per la
digestione e trasformazione delle tossine. Continuando a sopprimere
l’infiammazione la malattia non farà altro che progredire e alla fine
l’organismo non sarà più in grado di reagire e la malattia diventerà
cronica. Con la repressione della febbre, cioè col blocco del meccanismo
di disintossicazione, si aumenta il processo d’intossicazione con il
quale le tossine penetrano a livello intracellulare portando a
degenerazioni croniche ed arrivando a danneggiare perfino il nucleo. In
breve se si continuano a sopprimere i sintomi e le forme di
eliminazione che l’organismo attua quando riesce a racimolare l’energia
necessaria, la malattia si porterà sempre più all’interno fino a colpire
gli organi vitali
Breve accenno delle discipline Naturopatiche
Il principio di base della naturopatia è molto semplice: il corpo ha il potere di curarsi da sé, se solo gliene diamo la possibilità. Il lavoro del naturopata è quindi quello di aiutare l’organismo a mantenere questo potere e a stimolarlo quando è necessario. Essa utilizza infatti un approccio globale alla salute, per cui ogni individuo viene visto nella sua totalità,
a prescindere dai singoli disturbi, e unicità, sulla base delle
specifiche caratteristiche costituzionali e di stile di vita. Non si
procede secondo logiche di diagnosi e terapia tipiche ed esclusive della
medicina allopatica, ma si prefigge il compito di riequilibrare
il sistema psico-fisico-emozionale e di stimolare in maniera dolce e
non invasiva le capacità di autodifesa, autoregolazione e autoguarigione
insite in ognuno di noi, coadiuvando i meccanismi fisiologici legati alle naturali risorse dell’uomo. In particolare sono importanti i seguenti punti:
Aspetto costituzionale
Lo stile di vita
L’alimentazione
L’ambiente
Il rapporto con se stessi e gli altri
La naturopatia
ritiene che ogni malattia abbia radici profonde, che vanno ricercate al
di là del germe o della causa fisica: nelle caratteristiche
costituzionali, nell’ambiente, nell’alimentazione, nelle abitudini. Per
star bene è quindi necessario scoprire il fattore che ha permesso lo
sviluppo della malattia e agire su di esso. Il Naturopata punta
all’attuazione di una “pedagogia della salute”,
educando la persona a stili di vita salubri e incoraggiandone la
responsabilizzazione.
La naturopatia ritiene infatti che ciascuno di noi
debba svolgere un ruolo attivo nella salvaguardia del proprio
benessere. Con alcune differenze da paese a paese, il patrimonio
culturale sia teorico sia pratico della naturopatia europea ed
extraeuropea contempla numerose tecniche, metodiche e discipline
di tipo valutativo-analitico, nutrizionale, bioenergetico,
riflessologico, manuale, motivazionale, di rilassamento e di
miglioramento dello stile di vita. Essa si divide in naturopatia
occidentale, che prevede la conoscenza dell’erboristeria della
floriterapia, della fisiognomica, dell’idroterapia, aromaterapia oltre
certamente alle materie puramente scientifiche,e in naturopatia
occidentale – orientale che è legata alle energie e a tutte quelle
tecniche che permettono il suo convogliamento. In questo caso è
necessario lo studio della Medicina Tradizionale Cinese e della medicina
Vedica e la pratica delle discipline orientali legate ad esse
(digitopressione, reiki, cromopuntura auricolare e tante altre) oltre
alle tecniche e conoscenze di cui alla naturopatia occidentale. L’uso
delle erbe come medicine a livello sia fisico sia più profondo è comune a
tutte le culture a noi conosciute.
Cenni storici:
Considerato che il collegamento tra la vita umana e le erbe risananti
era gia presente ai tempi dell’uomo di Neanderthal, 60.000 anni fa, i
primi erboristi noti in ogni cultura furono sciamani, vale a dire uomini
e donne importanti i cui istinti avevano gia raggiunto un livello
elevato grazie ad anni di allenamento del loro sesto senso. Questa
percezione profonda consentiva loro di comunicare direttamente con il
mondo delle piante.
Il padre della
medicina è considerato Ippocrate, antico medico e filosofo greco del V
sec A.C. Egli osservò che il corpo era soggetto alle leggi naturali e
che la suscettibilità alla malattia dipendeva dalla costituzione e dalle
tendenze ereditarie di una persona, nonché dall’influenza di fattori
ambientali quali la dieta, l’acqua, l’igiene, il clima e la società.
Egli sottolineò il valore della medicina etica, del lavoro per il bene
del malato e non solo per il guadagno del medico. Basando l’osservazione
del paziente attraverso i sensi (tatto, olfatto, udito) teorizzò la
“medicina dei cinque elementi” (etere, acqua, terra, aria, fuoco) che
procedeva parallelamente ad altri grandi sistemi tradizionali in India e
Cina dove dal medico si va in uno stato di salute a scopo preventivo e
il medico viene pagato solo in caso di salute del paziente e non
viceversa come da noi dove un medico è bravo se “cura” la malattia e non
se mantiene lo stato di salute dei pazienti.
Tra il IX e il XIII
secolo, la medicina Greco-Romana di Ippocrate e Galeno venne assimilata
dagli Arabi, e si sviluppò una tradizione di medicina Araba nota come
Unani Tibb da cui Unani=Ionico e Tibb= “conoscenza degli stati del corpo
umano in salute e in malattia” ossia medicina.
La medicina Tibetana è
un sistema molto evoluto che si è sviluppato come sintesi della
conoscenza e della saggezza medica dell’Ayurveda indiano, dalla medicina
tradizionale cinese, dalla medicina Greca e dall’Unani Tibb. E’
profondamente radicata nella filosofia buddista che venne introdotta
oltre 2mila anni fa e considera la malattia fisica come
inestricabilmente legata alla malattia mentale, sociale e spirituale. Il
nome “Ayurveda” deriva da due parole sanscrite: ayur=vita,
veda=conoscenza. Esso è più di un sistema di medicina, è uno stile di
vita che comprande scienza, religione e filosofia ed esalta il
benessere, aumenta la longevità e consente l’autorealizzazione. Mira a
raggiungere un’unione di salute fisica, emozionale e spirituale per
raggiungere il “moksha” ovvero la liberazione.
La Medicina
Tradizionale Cinese (MTC) è un sistema di guarigione antico, complicato
per la nostra visione settoriale dell’organismo (non mi sento di
spiegarla qui ed ora), quanto l’Ayurveda che risale al 2500 a.C, e
include le tradizioni orientali del Sud-Est asiatico giunte in origine
dalla Cina. Il primo erborista cinese fu Shennong che impartì agli
agricoltori la sua conoscenza su centinaia di piante medicinali e
velenose.
Inviato a Senza Soste da Er Chakra
5 febbraio 2015
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento