Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

06/02/2016

Perché intervistare un “carnefice” è utile


Negli ultimi giorni la trasmissione Storie maledette è stata oggetto di forte critica perché nell’ultima puntata è stato intervistato, per un’ora e mezza circa, Luca Varani, ex di quella Lucia Annibali che è stata sfregiata, mutilata, con l’acido. Per quanto io trovi particolarmente brava la Leosini e trovi questa trasmissione assai migliore di Amore Criminale, pur essendo molto disposta ad ascoltare, non sono riuscita a sentire la prima parte dell’intervista, quella in cui si ricordano i primi incontri, l’inizio, la fase romantica, e bla bla di contorno. Non condivido però l’opinione di chi dice che la trasmissione non avrebbe dovuto essere mandata in onda, per quanto capisca chi si preoccupa di quel che potrà succedere nel caso in cui la Annibali si sentisse lesa e volesse intraprendere azione legale e richiesta di risarcimento.

Per me queste trasmissioni, così come le parole degli accusati o condannati, se intervistati da persone in gamba e non in trasmissioni che diventano spot in difesa degli accusati, sono importanti perché documentano la assoluta “banalità del male”. Documentano il fatto che la violenza si annida nella normalità. Si parla di uomini che immaginano sia normale non accettare un no, perseguitare la ex, infliggerle violenza. Uomini che a prescindere dal fatto che siano condannati o meno continuano, in qualche modo, a minimizzare, a negare alcune azioni o a motivarle come conseguenze di sentimenti assolutamente umani.

 Trovo che un’intervista del genere, che poi ho ripreso a guardare dal 30esimo minuto in poi, ovvero quando si comincia a ricordare la parte successiva ai primi incontri, sia un importante documento perché l’incalzare di Franca Leosini riesce a sortire reazioni, risposte, che, a prescindere dal fatto che corrispondono a verità o meno, dimostrano come questi fatti avvengano in contesti normali, tra persone normali, in una società che non c’entra con degrado e immaginarie mostruosità, perché di queste vicende ne avvengono ovunque e relegarle ad ambiti esclusivamente estranei non fa altro che allontanare l’idea che questi comportamenti si potrebbero prevenire con azioni educative e culturali mirate.

Un’altra trasmissione importante è Un giorno in pretura, che per la prima volta portò nelle nostre case le modalità processuali, per esempio, che venivano usate in caso di stupro, di maltrattamenti, di uccisione di donne. E lì potevi sentire i tanti “se l’è cercata”, le difese volgari di avvocati della difesa profondamente sessisti. Lì vedevi svelata la mentalità che sta dietro a molti episodi di violenza sulle donne. Evitare l’ascolto di quel che dicono gli accusati/condannati, non serve, secondo me. Serve un commento critico, senza sostituirsi ai tribunali. Serve continuare ad analizzare la cultura che muove azioni di questo tipo.

 L’intervista a Varani volge quasi al termine. Si parla del momento in cui il volto di Lucia Annibali viene deturpato dall’acido. Si parla di “reazioni vivaci” di Varani, duranti gli ultimi incontri conflittuali. Lui racconta che stava con la sua fidanzata storica e che all’epoca aspettava un figlio. Che il legame con Lucia non riusciva a sciogliersi, ché si preoccupava di quel che la fidanzata potesse venire a sapere. Si dice (ne parla Lucia) che la violenza sia stata come un punto di definitiva rottura, dopo il quale ciascuno dei due sarebbe finalmente andato in direzioni diverse: lei combattendo e costruendo la sua vita e lui pagando la sua colpa.

Si continua ancora e l’azione viene definita superficiale, immatura, una stupidaggine, pensata con leggerezza. Una cosa di cui si pente, si dispiace, ma non può tornare indietro. Tra uno botta e risposta, tra negazioni, chiarimenti e le domande della Leosini che, carte alla mano, riferisce esattamente quel che risulta dalla attenta ricostruzione della vicenda, così come le indagini rivelano, si vede un uomo che mostra milioni di limiti, che non riesce a rispondere alla domanda “perché”, che in qualche modo attribuisce l’idea di fare male fisico alla Annibali soprattutto ai due uomini assoldati per, secondo quel che lui dice, danneggiare l’auto di Lucia (e null’altro). In ogni caso lui viene condannato a 20 anni in primo grado e in appello (si attende la cassazione) come mandante, mentre – tiene a dire che – genitori e fidanzata non l’hanno abbandonato e può godere delle visite della figlia di due anni alla quale la compagna Ada provvede.

Ascoltare tutto questo da un lato può risultare spiacevole per chi non ama vedere in tv il pentimento, che può considerarsi vittimista e autoassolutorio, di una persona come Varani. Dall’altro, secondo me, non è forse questa un’immagine utile da rendere quando si parla di violenza sulle donne? Non è forse utile rinviare l’immagine di una figura che non è per niente un modello maschile da seguire? Guardatelo bene: per qualunque persona che ancora ritiene che fare del male ad una donna che ha detto no, che si è liberata dalla morsa di un uomo, sia qualcosa di “assolvibile”. Per quelli ai quali viene in mente di scambiare lo stalking per “seduzione” e che pensano di fare del male a qualcun@ presumendo di rimanere interi. Per quelli che ora, in questo momento, stanno pensando di compiere un crimine ai danni di una donna. Quel che succede è che il vostro destino sarà quello di uomini piegati che elemosinano una nuova occasione e che a volte non tollerano le conseguenze dei propri cattivi gesti e si suicidano. Quello che succede è che ci saranno tante vite rovinate. Compresa la vostra. Pensateci.

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