Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

06/03/2017

Renzi, Consip e i compagni di merende

La vicenda che pare proprio coinvolgere la famiglia Renzi, assieme a un giro di amici noti alle cronache nazionali, ripercorre schemi già noti. Quelli di una rete – territoriale o familiare a seconda del processo di formazione – in grado di entrare nell’amministrazione dello stato, di affiliarsi con altre reti simili per estrarre fondi quanto più possibile grazie ad attività di relazione e di mediazione.

Le modalità familistiche o territoriali di formazione della rete, o quelle di rafforzamento di vere e proprie strutture di clan professionali, fanno capire molto dello spessore antropologico del potere italiano. In poche parole, del potere reale quello che si nasconde, spesso nemmeno troppo, dietro le forme. I Renzi sono una delle forme che ha assunto, più recentemente, questo potere.

L’alleanza della rete Renzi con Verdini, che queste forme del potere le conosce bene essendo stato in Forza Italia (la struttura di celebrazione del potere neotribale italiano recente), è forse quella che aiuta di più a leggere questo spessore antropologico. Quello che caratterizza la rete dei Renzi, e comunque in tutte le reti di potere che mantengono un carattere provinciale, è la persistenza del potere patriarcale del capostipite. Una persistenza tale da mettere nei guai i figli. Si pensi non solo a Tiziano Renzi, ormai onnipresente sui media, ma anche a una delle famiglie affiliate ai Renzi, i Boschi, le cui vicende bancarie del padre hanno politicamente messo in difficoltà la figlia Maria Elena. Per non parlare dei Lotti, altra famiglia affiliata ai Renzi, nei quali la figura del padre è ancora forte (e toccata dalle cronache). Mattone, relazioni, banche: questo il terreno di formazione originaria dei Renzi, intesi come famiglia forte di una rete di potere familistico formata da altre unità.
C’è poi l’allargamento al business dei grandi appalti come nell’ormai nota vicenda Consip. Vicenda che coinvolge, come indagati anche il capo dell’arma dei carabinieri, prorogato e quindi confermato nella carica dal governo Gentiloni, e il ministro dello sport, Lotti. Vicenda che, quindi, fa capire come la struttura di governo sia condizionata da quella della rete di potere familistica che ospita. Non si tratta certo di una novità nemmeno nella politica progressista contemporanea, si pensi ai Clinton, ma di un fatto strutturale con il quale fare i conti. E il fatto strutturale è quello di una economia dei favori, l’espressione è quello di una ricerca antropologica tratta da un testo di Henig e Makovicky, che si riproduce aspirando risorse a danno del resto della società. Ed è un fatto strutturale che avvicina le società occidentale alle altre, facendo saltare il confine tra potere statale e reti privatistiche di pressione, e in maniera accelerata negli ultimi anni. Se si va infatti a vedere un recente articolo di Carolyn Warner (Sources of Corruption in the European Union) un motivo, di questo avvicinamento e di questa accelerazione, emerge chiaramente. Ovvero i processi di privatizzazione e di decentralizzazione attuati dall’Ue negli ultimi anni sono stati tutti occasione, per le reti dell’economia del favore e dell’accumulazione privata, di accelerare i processi corruttivi.

A guardare lo specifico della vicenda Consip, i favori sul mega appalto, sembra però che anche i processi di centralizzazione della spesa, decisi per risparmiare sulla spesa pubblica, servano perfettamente alle esigenze di riproduzione dell’economia del favore. C’è una struttura materiale delle reti sociali di corruzione, di cui i singoli rappresentano sempre e solo la punta dell’iceberg, che andrebbe quindi stroncata più a fondo. Specie quando misure che parevano centrate secondo la retorica politica corrente, come la centralizzazione della spesa per ridurre gli sprechi, si rivelano utili solo per nuove occasioni di accaparramento privato. Con il coinvolgimento, stando alle cronache sulla vicenda Consip, dei livelli più alti del paese: arma dei carabinieri, governo, principale partito di maggioranza.

Tutte vicende già conosciute con la Dc, e dopo, ma sulle quali, all’epoca, veniva data una spiegazione salvifica: una volta attuati i processi di privatizzazione il paese sarebbe diventato più efficiente quindi più equo. È andata a finire che i processi di privatizzazione, e di relativo dissolvimento delle entità politiche organizzate, hanno favorito chi era organizzato dal punto di vista delle reti familistiche e di potere. Garantendo accaparramento. Reti familistiche informali, e mobili, si intende. Quando si parla di affiliazione, qui, non si intende certo un rito di sangue. Ma qualcosa che si ferma a riti e simbolico ben minori. Per poter dire più facilmente, di fronte ad una inchiesta, che non ci sono le prove di una rete reale tra famiglie sodali. O per riconvertire velocemente alleanze in caso di bisogno. Un familismo pronto a dissolversi all’istante quindi. E a descrivere le proprie conoscenze in un qualcosa di molto simile al ritrovo occasionale e per scopi puramente ricreativi. Compagni di merende, appunto.

Per Senza Soste, nique la police
3 marzo 2017

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