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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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19/04/2024

Sicilia, crolla la “Repubblica di Sammartino”

I Carabinieri del comando provinciale di Catania hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 11 persone, esponenti politici, funzionari comunali e imprenditori accusati, a vario titolo, di scambio elettorale politico – mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione aggravata, istigazione alla corruzione e turbativa d’asta.

Tra gli arrestati c’è il sindaco di Tremestieri Etneo, Santi Rando, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare per scambio elettorale politico-mafioso e corruzione aggravata.

Ai domiciliari il suo oppositore politico, il farmacista Mario Ronsisvalle, diventato dopo le elezioni alleato di Rando. Fra i personaggi “che contano”, indagato per corruzione, spicca Luca Rosario Sammartino, della Lega, vice presidente della Regione Siciliana, assessore regionale all’Agricoltura, il quale è stato sospeso dalle funzioni pubbliche per un anno.

Il provvedimento è stato emesso nell’ambito di indagini svolte tra il 2018 e il 2021 e coordinate dalla Procura distrettuale etnea. L’inchiesta, denominata “Pandora”, ha fatto emergere gli accordi illeciti tra alcuni amministratori del Comune di Tremestieri Etneo ed elementi vicini alla cosca mafiosa Santaopaola-Ercolano, riguardanti le elezione (2015), avvenute con l’aperto sostegno di Sammartino, che allora era un esponente di spicco del PD isolano.

Ulteriori indagini hanno fatto luce su quella che la Procura definisce “la successiva degenerazione affaristica dell’Ente, messa in atto dai funzionari infedeli mediante numerose corruttele, per concedere permessi e assegnare lavori agli imprenditori amici”.

Sammartino, chi è...

Nato politicamente nell’Udc, il dentista Sammartino, fra una inchiesta giudiziaria ed un’altra, lasciava la ormai decrepita Udc per far parte del neonato movimento “Articolo 4” fondato da Lino Leanza, che a sua volta aveva abbandonato il Mpa di Raffaele Lombardo.

Successivamente Sammartino, forte di un elevato pacchetto di preferenze elettorali, aderisce al PD, dove diventerà deputato regionale con oltre 30 mila voti di preferenza, mettendo in un angolino non pochi personaggi del PD etneo, fra cui Anthony Barbagallo, l’attuale segretario regionale del PD. Ma non è ancora finita, perché Sammartino seguirà Matteo Renzi, e, quindi, lascia il Pd e aderisce a Italia Viva.

Successivamente, accade una sorta di fulmine a ciel sereno: Sammartino e i suoi voti s’imbarcano nella Lega di Salvini. E con la Lega, finalmente, Sammartino è fra i vincitori delle elezioni regionali e riceve l’incarico di vice presidente della Regione Siciliana e di assessore regionale, che per colpa... del vaso di “Pandora” ... ha dovuto mollare.

Sammartino a caccia di voti per la Chinnici...

In quella che possiamo ben definire la Repubblica di Sammartino è accaduto di tutto, come il sostegno di Sammartino, (all’epoca col PD) alla candidatura alle europee del 2019 di Caterina Chinnici (estranea all’inchiesta) anche lei all’epoca col PD.

Ronsisvalle, titolare di una farmacia a Tremestieri Etneo, scrive la Procura “anche grazie all’intervento di Luca Rosario Sammartino, principale referente politico del sindaco, all’epoca dei fatti deputato regionale e attuale vicepresidente della Regione, sarebbe stato avvantaggiato attraverso la riduzione del numero delle farmacie presenti nella pianta organica comunale, promettendo in cambio il sostegno elettorale, per le elezioni europee del 2019, al candidato sostenuto dal Sammartino”.

La candidata era Chinnici, per la quale in cambio dei voti, alcuni funzionari pubblici avrebbero compiuto “atti contrari ai doveri del loro ufficio”, approvando una delibera che riduceva il numero delle farmacie nel territorio comunale, “in contrasto con i primari interessi della popolazione”. E di seguito, come detto all’inizio, Ronsisvalle divenne il fido sostenitore del sindaco suo avversario.

Sammartino e le “operazioni di bonifica”...

Nella “Repubblica di Sammartino” accade che lo stesso Sammartino avrebbe elargito somme in denaro a un appuntato dei carabinieri in servizio alla sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catania per fare delle bonifiche e raccogliere informazioni sulle indagini in corso.

Insomma, il carabiniere avrebbe eseguito “operazioni di bonifica” negli uffici di Sammartino, “anche attraverso strumentazione tecnica, alla ricerca di microspie”.

Sammartino avrebbe “sollecitato ripetutamente” il carabiniere a eseguire le bonifiche e avrebbe “abusato del proprio ruolo all’interno dell’Ufficio di Procura, informazioni, anche riservate e coperte da segreto istruttorio, in ordine a procedimenti penali a carico del Sammartino”.

Sammartino e la sanità... privata

Ma il cuore della “Repubblica di Sammartino” è la sanità, ovviamente quella privata, dove spicca l’azienda colosso “Humanitas centro catanese di oncologia” che all’apertura era guidata da Ivan Michele Colombo, con amministratore delegato Giuseppe Sciacca, zio dell’odontoiatra Luca Sammartino (appena rieletto nel Partito Democratico con 32mila voti durante le ultime regionali) e direttore sanitario Annunziata Sciacca, mamma di Luca.

Nel frattempo a Catania, territorio della “Repubblica di Sammartino”, arrivava il nuovo prefetto, Claudio Sammartino, lo zio...

Per la cronaca, attualmente “lo zio” è fra i giuristi nominati dal Ministro degli Interni per la commissione d’accesso che sta verificando il ruolo dell’amministrazione comunale barese nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”.

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09/12/2021

Aristocrazia imprenditoriale: la “classe chiusa” e i suoi nemici

Fare e disfare nuove aziende, assumere e licenziare. Ma la scalata dei figli di ‘papà imprenditore’, sovente, è comodamente assicurata. Negli ultimi tempi, diverse sono le testate giornalistiche che pubblicano storie, informazioni o indagini su società ereditate da figli o figliocci. Chi in maniera più enfatica, chi più dubbiosa, nelle pagine interne i racconti dei cambi, o scambi, generazionali in famiglia sono frequenti.

Proprio in questo fine settimana, il Corsera forniva notizie sui Farinetti&Sons, assurgendo, per l’ennesima volta, il patron di Fico e Eataly a paradigma del nuovo modello di ‘azienda liberal’ e, dunque, della conservazione della specie. Padronale.

Uno dei rampolli di famiglia, dopo gli studi negli States, sta per prendere il posto del padre, fino a poco fa, acceso rottamatore del circuito imprenditoriale: largo ai giovani, insomma, purché siano di famiglia. La legge, certamente, non lo vieta, soprattutto se l’azienda è di sua proprietà.

Dalla prima pagina di Domani, invece, con uno sguardo meno entusiastico, si racconta delle recenti vicende di Ita, la nuova compagnia aerea, nata dalle annose ceneri di Alitalia, e dei suoi lavoratori. Il presidente nominato dal “governo dei migliori” è Alfredo Altavilla, già braccio destro di Marchionne.

Sempre dal nuovo giornale di De Benedetti, si apprende che tra i primi accordi che la nuova compagnia aerea ha promosso, c’è stato quello con Helbiz, società di noleggio monopattini, da qualche mese quotata al Nasdaq. In cielo e in terra, in sintesi: con le ali e con le rotelle.

Il capo-prodotto di questa azienda piemontese è tal Emanuele Liatti, che ha tra le sue grandi abilità, oltre ad essere il figlio della stessa compagna di Altavilla, ha rivestito vari ruoli dirigenziali in FCA. Incluso nel biglietto aereo, quindi, ci sarà la possibilità di affittare un monopattino a New York, a Pechino o a Roma; ovunque si atterri.

La collaborazione tra le due società, inoltre, pare si voglia allargare alla mensa dei 3 mila dipendenti di Ita che pure si dovranno rifocillare: infatti, dai monopattini, la Helbiz pare si stia allargando alla ristorazione, campi da sempre attigui (sic.!). Helbiz Kitchen: le magie del mercato.

Non è finita qui: Altavilla, nuovo amministratore di Ita, società al 100% nelle mani del ministero dell’Economia, è vicepresidente e socio al 90% di Amre, società di consulenza del mercato azionario. Un altro 5% di questa società appartiene proprio al figlio della compagna. Sempre Liatti. Una family office, come loro stessi si definiscono. Beautiful family.

Queste operazioni sono certamente meno trasparenti di quella della famiglia Farinetti, almeno a occhio nudo. C’è un grado di opacità diverso, ma entrambe, come tante altre simili conosciute grazie al libero e competitivo mercato, sono testimoni di un atteggiamento, da sempre ordinario nel mondo del capitale: esse denotano quella viscerale, quanto ipocrita tendenza a declamare la “libertà del mercato”, appunto, e delle sue propaggini a cui tutte le mani invisibili possono accedere, ma che, invece, nella realtà, salvo rari e calcolati casi, concedono possibilità di ascesa solo ai membri di caste chiuse, quella del circolo imprenditoriale.

La vera casta che gli anti-casta apparenti non hanno mai voluto guardare. La morale non c’entra e nemmeno l’aspetto strettamente legale. Si tratta della gestione della ricchezza materiale, del potere sacro di ereditare tale agiatezza senza troppi ostacoli, mentre le chiacchiere dei megafoni ammaestrati mainstream elogiano la magnificenza del rodato sistema. Forse, in attesa delle briciole di un posto al sole.

Se a questo, si coniuga la discussione sul taglio dell’Irpef, a vantaggio quasi esclusivo dei redditi al di sopra dei 75 mila euro, il disegno immediato dell’élite dei migliori si completa. Il muro unanime dei partiti in difesa di quella malcelata casta chiude la cornice.

Un altro effetto del capitalismo; un altro buco della sbandierata “meritocrazia” che lubrifica i meccanismi della casta.

Nella Grecia antica, l’aristocrazia era il governo dei migliori, gli aristoi; il governo della classe proprietari della terra. La base di quella forma politica era il diritto ereditario e nessuno, al di fuori dalla casta dominante, poteva ambire a qualsivoglia riscatto sociale. Una società con ruoli bloccati, monopolizzati.

Popper ha lungamente descritto la società liberale come “società aperta”, mentre i suoi teorici nemici, dall’antichità all’età moderna, avrebbero propinato società “chiuse”, non libere. Ma non ci ha detto che all’interno di quella società aperta si arroccano nelle proprie ricchezze, classi chiuse nei meccanismi di auto conservazione. Poco aperti.

La prassi ereditaria è diventata, o forse è sempre stata, modello stabile di salvaguardia del Potere: il processo di consolidamento delle élite è un fatto compiuto. E le aristocrazie antiche non erano diverse.

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08/04/2019

La regola che conferma la regola

di Alessandra Daniele

C’è una regola aurea che vale sia in amore che in politica: chi ti dà sempre ragione vuole fotterti.

Sia che venga da destra, dal centro, dalla sinistra (o presunta tale) da una Chiesa, dalla Rete, dai movimenti reali o virtuali, chi ti dà sempre ragione, anche (e soprattutto) quando palesemente hai torto, vuole fotterti.

Chi ti dice che il tuo è il paese più bello del mondo, che hai tutto il diritto di odiare i profughi (africani) perché il tuo padroncino (brianzolo) sfrutta te (e loro), chi ti applaude sia quando fai la raccolta differenziata sia quando bruci i cassonetti, chi dà sempre a qualcun altro – gli stranieri, i banchieri, i tappezzieri – la colpa delle cazzate che combini, vuole fotterti.

Salirti sulla testa, e usarti come gradino per arrivare al successo, al denaro, al potere.

Chi ti blandisce, ti adula, ti istiga, ti giustifica, alimenta i tuoi istinti più bassi e le tue speranze più assurde, chi ti dice sempre quello che vuoi sentire, scrive sempre quello che vuoi leggere, e sostiene sempre tutte le stronzate a cui preferisci credere, sta cercando di fotterti.

Si dice che i sovranisti siano invisi al capitale.

È una stronzata.

Il capitale adora i sovranisti, perché dirottano la rabbia popolare su capri espiatori e bersagli simbolici, e mantengono comunque le masse all’interno del recinto dell’economia di mercato che è la vera causa della loro miseria.

Inoltre uno spezzatino di nazioni isolate e litigiose è la preda ideale per l’imperialismo politico-economico delle grandi potenze.

Come s’è visto, il talento dei grillini negli affari con l’estero è credibile quanto il loro antifascismo.

Di Maio che s’accorge improvvisamente delle inclinazioni fasciste di Salvini è credibile quanto quelle mogli che sostengono di non essersi mai accorte di nulla mentre il marito abusava sistematicamente dei loro figli. Di solito il magistrato non se la beve.

Si dice che la famiglia tradizionale sia invisa al capitale.

È una stronzata.

Il capitale adora la famiglia – di qualsiasi tipo – perché consuma più dei single. Chi ha famiglia compra pannolini, vestitini, libri scolastici, giocattoli, compra più elettrodomestici, più mobili, più cellulari, chi ha famiglia compra appartamenti e automobili familiari.

Chi ha figli da mantenere è più disponibile a farsi sfruttare.

Tutti gli spot pubblicitari ritraggono famiglie felici e numerose. Il familismo non è solo un veicolo per vendere prodotti, è il primo prodotto che viene venduto.

Se non hai ancora i soldi per mettere su famiglia non è perché il capitale ti voglia single, ma perché sa che pur di guadagnarli lavorerai ancora di più, e rinuncerai anche a quei pochi diritti che ti sono rimasti.

Chi ti dice che hai ragione a credere alle stronzate altrui, sta cercando di farti credere anche alle sue.

Che sia un filosofo (o presunto tale), un trapper, un influencer, o un ministro (o presunto tale) la regola non ha eccezioni. Chi ti dà sempre ragione vuole fotterti.

Fonte

06/03/2017

Renzi, Consip e i compagni di merende

La vicenda che pare proprio coinvolgere la famiglia Renzi, assieme a un giro di amici noti alle cronache nazionali, ripercorre schemi già noti. Quelli di una rete – territoriale o familiare a seconda del processo di formazione – in grado di entrare nell’amministrazione dello stato, di affiliarsi con altre reti simili per estrarre fondi quanto più possibile grazie ad attività di relazione e di mediazione.

Le modalità familistiche o territoriali di formazione della rete, o quelle di rafforzamento di vere e proprie strutture di clan professionali, fanno capire molto dello spessore antropologico del potere italiano. In poche parole, del potere reale quello che si nasconde, spesso nemmeno troppo, dietro le forme. I Renzi sono una delle forme che ha assunto, più recentemente, questo potere.

L’alleanza della rete Renzi con Verdini, che queste forme del potere le conosce bene essendo stato in Forza Italia (la struttura di celebrazione del potere neotribale italiano recente), è forse quella che aiuta di più a leggere questo spessore antropologico. Quello che caratterizza la rete dei Renzi, e comunque in tutte le reti di potere che mantengono un carattere provinciale, è la persistenza del potere patriarcale del capostipite. Una persistenza tale da mettere nei guai i figli. Si pensi non solo a Tiziano Renzi, ormai onnipresente sui media, ma anche a una delle famiglie affiliate ai Renzi, i Boschi, le cui vicende bancarie del padre hanno politicamente messo in difficoltà la figlia Maria Elena. Per non parlare dei Lotti, altra famiglia affiliata ai Renzi, nei quali la figura del padre è ancora forte (e toccata dalle cronache). Mattone, relazioni, banche: questo il terreno di formazione originaria dei Renzi, intesi come famiglia forte di una rete di potere familistico formata da altre unità.
C’è poi l’allargamento al business dei grandi appalti come nell’ormai nota vicenda Consip. Vicenda che coinvolge, come indagati anche il capo dell’arma dei carabinieri, prorogato e quindi confermato nella carica dal governo Gentiloni, e il ministro dello sport, Lotti. Vicenda che, quindi, fa capire come la struttura di governo sia condizionata da quella della rete di potere familistica che ospita. Non si tratta certo di una novità nemmeno nella politica progressista contemporanea, si pensi ai Clinton, ma di un fatto strutturale con il quale fare i conti. E il fatto strutturale è quello di una economia dei favori, l’espressione è quello di una ricerca antropologica tratta da un testo di Henig e Makovicky, che si riproduce aspirando risorse a danno del resto della società. Ed è un fatto strutturale che avvicina le società occidentale alle altre, facendo saltare il confine tra potere statale e reti privatistiche di pressione, e in maniera accelerata negli ultimi anni. Se si va infatti a vedere un recente articolo di Carolyn Warner (Sources of Corruption in the European Union) un motivo, di questo avvicinamento e di questa accelerazione, emerge chiaramente. Ovvero i processi di privatizzazione e di decentralizzazione attuati dall’Ue negli ultimi anni sono stati tutti occasione, per le reti dell’economia del favore e dell’accumulazione privata, di accelerare i processi corruttivi.

A guardare lo specifico della vicenda Consip, i favori sul mega appalto, sembra però che anche i processi di centralizzazione della spesa, decisi per risparmiare sulla spesa pubblica, servano perfettamente alle esigenze di riproduzione dell’economia del favore. C’è una struttura materiale delle reti sociali di corruzione, di cui i singoli rappresentano sempre e solo la punta dell’iceberg, che andrebbe quindi stroncata più a fondo. Specie quando misure che parevano centrate secondo la retorica politica corrente, come la centralizzazione della spesa per ridurre gli sprechi, si rivelano utili solo per nuove occasioni di accaparramento privato. Con il coinvolgimento, stando alle cronache sulla vicenda Consip, dei livelli più alti del paese: arma dei carabinieri, governo, principale partito di maggioranza.

Tutte vicende già conosciute con la Dc, e dopo, ma sulle quali, all’epoca, veniva data una spiegazione salvifica: una volta attuati i processi di privatizzazione il paese sarebbe diventato più efficiente quindi più equo. È andata a finire che i processi di privatizzazione, e di relativo dissolvimento delle entità politiche organizzate, hanno favorito chi era organizzato dal punto di vista delle reti familistiche e di potere. Garantendo accaparramento. Reti familistiche informali, e mobili, si intende. Quando si parla di affiliazione, qui, non si intende certo un rito di sangue. Ma qualcosa che si ferma a riti e simbolico ben minori. Per poter dire più facilmente, di fronte ad una inchiesta, che non ci sono le prove di una rete reale tra famiglie sodali. O per riconvertire velocemente alleanze in caso di bisogno. Un familismo pronto a dissolversi all’istante quindi. E a descrivere le proprie conoscenze in un qualcosa di molto simile al ritrovo occasionale e per scopi puramente ricreativi. Compagni di merende, appunto.

Per Senza Soste, nique la police
3 marzo 2017