di Chiara Cruciati
Lo hanno dato per morto
tante volte, da ultimo lo scorso marzo quando il procuratore Avishai
Mandelblit lo ha incriminato per corruzione. Quel giorno Benjamin Netanyahu aveva risposto: “Resterò premier per molti anni a venire”. Così sarà, o almeno così sembra essere:
le attese elezioni anticipate israeliane si sono chiuse con un pari che
danno al leader del Likud la probabile guida del nuovo esecutivo
israeliano.
Testa a testa per tutta la notte tra Netanyahu e il suo principale
sfidante, il generale ed ex capo di stato maggiore Benny Gantz a capo
della lista Blu e Bianco. Al momento, con il 96% delle schede
scrutinate, alle due liste sono attribuiti 35 seggi a testa. Ieri sera,
mentre gli exit poll in uscita davano risultati contraddittori, sia
Gantz sia Netanyahu avevano rivendicato la vittoria: “E’ una
notte di vittoria colossale – diceva ieri il premier al quartier
generale del Likud – Il blocco della destra continuerà a guidare Israele
per i prossimi quattro anni”.
Ma questa mattina i risultati pressoché definitivi trasformano il risultato: alla destra andrebbero 65 seggi su 120, grazie alle liste minori che hanno già dichiarato l’appoggio al Likud.
I partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism avrebbero ottenuto
otto seggi a testa, Yisrael Beiteinu dell’ex ministro della Difesa
Lieberman e l’Unione della destra (Casa ebraica, Tkuma e Potere ebraico)
cinque l’uno e Kulanu del ministro delle Finanze Moshe Kahlon quattro
seggi. Dall’altra parte, il Labour ottiene il risultato peggiore
della sua storia, pressoché scomparso dopo aver guidato Israele per
decenni dopo la fondazione nel 1948: sei seggi. Tiene Meretz, la
sinistra sionista, con quattro seggi.
“Sono molto commosso dal fatto che la nazione di
Israele ancora una volta si è fidata di me per il quinto mandato – ha
detto questa mattina Netanyahu – e con ancora maggiore fiducia”. Fiducia
che finora non ha del tutto incassato dal nemico-amico Lieberman, il
falco di ultradestra che fino a novembre era ministro del governo
Netanyahu per poi farlo cadere accusando il premier di scarsa durezza
contro Gaza. Stamattina, consapevole del potere che quei seggi gli
danno, non ha ancora sciolto la riserva, se governo o opposizione.
Chi non entra in parlamento è Nuova Destra (Hayamin Hehadash), il
partito di Naftali Bennett, ministro dell’Educazione e Ayelet Shaked,
ministra della Giustizia. Non ha superato la soglia di sbarramento del
3,25%, così come il destrorso Zehut di Moshe Feiglin. A sorpresa, in
qualche modo, entrano entrambe le liste palestinesi,
Hadash-Taal, la lista di sinistra araba, e Raam-Balad, islamisti e
laici, con sei seggi il primo e quattro il secondo, fino all’ultimo date
a rischio a causa prima della scissione della Lista Araba
Unita – che nel 201 ottenne ben 13 seggi – e poi dalla bassissima
affluenza palestinese.
Poco più del 46% dei palestinesi cittadini d’Israele si sono recati
alle urne (contro il 63% di quattro anni fa) per una serie di ragioni:
per il boicottaggio politico, che da decenni caratterizza la comunità,
per la disillusione e la convinzione di restare cittadini di serie B, ma
anche per lo scandalo esploso ieri durante il voto.
Migliaia di telecamere nascoste sono state introdotte nei
seggi arabi da sostenitori del Likud. Telecamere “spia” per osservare e
registrare volti, parole e voti palestinesi che subito Hadash ha
denunciato. La polizia si è rivolta subito al Comitato
elettorale, ma le autorità israeliane non hanno affatto preso sul serio,
sebbene si tratti di una chiara violazione del segreto dell’urna.
Ora la palla passa al presidente israeliano, Reuven Rivlin, che dovrà
consultare i leader delle varie liste e individuare quello in grado di
formare un governo di coalizione. Molto probabilmente, il redivivo
Netanyahu che così guadagnerà il record di sempre: il premier più
longevo della storia di Israele, superando anche il “padre della patria”
David Ben-Gurion. Una realtà che potrebbe condurre a un ulteriore inasprimento delle politiche di destra del Likud, ormai radicate nel paese.
Chiaro è il rafforzamento delle liste ultraortodosse. La
destra ha tenuta, ma quella più radicale – a eccezione dell’Unione
della destra – non sfonda, finendo per cedere i propri consensi proprio
al Likud: alla vigilia il premier temeva che quei partitini, razzisti e
di ultradestra, potessero erodere la sua percentuale, ma alla fine –
forse per il timore di una vittoria di Gantz – l’elettorato di destra ha
ridato fiducia a Netanyahu. Eclatante la sconfitta della sinistra, scomparsa dai radar:
il partito laburista in particolare non aveva mai ottenuto un risultato
tanto risicato, addirittura sotto i partiti ultraortodossi.
Nel mirino del Likud, ora, potrebbero esserci i Territori Occupati:
con il via libera del paese e la benedizione statunitense, Netanyahu
potrebbe davvero procedere con le minacce pre-elettorali, una forma di
annessione ufficiale della Cisgiordania, delle sue terre ma non dei suoi
cittadini. Ufficiosa l’annessione lo è già, ma stavolta dalla sua parte
Tel Aviv ha una Casa Bianca particolarmente favorevole a “chiudere” la
questione palestinese calpestando i diritti del popolo palestinese.
AGGIORNAMENTI
Ore 11.10 – L’ultradestra chiede già due ministeri
Rami Peretz, leader della lista Unione della
destra, di cui fa parte anche Potere ebraico di dichiarata ispirazione
kahanista, ha già chiesto due ministeri, la giustizia e l’educazione, in
cambio dell’appoggio al governo Netanyahu.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento