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domenica 28 aprile 2019

Mattarella avalla la legislazione da “Stato minimo” su legittima difesa

Lo diciamo subito chiaro e tondo: non condividiamo la decisione del Presidente Mattarella di firmare la legge sulla Legittima Difesa. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri ha promulgato la legge recante le modifiche al codice penale e in materia di legittima difesa ed ha contestualmente inviato una lettera ai Presidenti del Senato, della Camera e al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Nella lettera che accompagna la promulgazione della Legge, il Quirinale scrive che: “Va preliminarmente sottolineato che la nuova normativa non indebolisce né attenua la primaria ed esclusiva responsabilità dello Stato nella tutela della incolumità e della sicurezza dei cittadini, esercitata e assicurata attraverso l’azione generosa ed efficace delle Forze di Polizia”. In realtà con la legge approvata avviene il contrario.

Si consegna agli individui la discrezione di valutare la situazione di pericolo e l’eventuale ricorso all’uso di armi. Una contraddizione questa che non viene affatto evidenziata quando nella lettera del Quirinale si scrive che: “L’art.2 della legge, modificando l’art.55 del codice penale, attribuisce rilievo decisivo ‘allo stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto: è evidente che la nuova normativa presuppone, in senso conforme alla Costituzione, una portata obiettiva del grave turbamento e che questo sia effettivamente determinato dalla concreta situazione in cui si manifesta”, scrive il presidente della Repubblica nella lettera, ma è proprio l’assenza di un parametro sulla portata obiettiva che consegna amplissimi spazi alla discrezionalità degli individui nel decidere se usare o meno le armi per “difendersi”.

Infine nella lettera è scritto ancora: “Segnalo che l’articolo 3 della legge in esame subordina al risarcimento del danno la possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena, nel caso di condanna per furto in appartamento o per furto con strappo ma che lo stesso non è previsto per il delitto di rapina. Un trattamento differenziato tra i due reati non è ragionevole poiché – come indicato dalla Corte costituzionale, nella sentenza n. 125 del 2016 – ‘gli indici di pericolosità che possono ravvisarsi nel furto con strappo si rinvengono, incrementati, anche nella rapina”, scrive ancora il presidente della Repubblica.

Già nel 2006, a voler essere precisi, il governo Berlusconi approvò una modifica secondo la quale, in caso di violazione di domicilio, veniva riconosciuto come sussistente un rapporto di proporzionalità tra offesa e reazione.

In un documento del gruppo giustizia di Potere al Popolo si contesta la legge approvata adesso dal Presidente Mattarella. “Con la legge in corso di approvazione, invece, tale proporzionalità viene riconosciuta in maniera assoluta, non solo estendendola a una casistica più ampia, ma togliendo di fatto al giudice ogni possibilità di interpretazione.

Ma la legge in questione interviene anche a proposito dell’eccesso colposo, ovvero di quelle situazioni in cui un cittadino si difende eccessivamente, e per questo eccesso viene punito (riconoscendogli dunque le attenuanti del caso). La legge promossa dalla Lega e appoggiata dal M5S, invece, esclude la possibilità di punire chi, trovandosi in una situazione di pericolo o di grave turbamento commette un omicidio o un tentato omicidio per salvaguardare la propria o l’altrui incolumità.

Siamo abituati a considerare che il grave turbamento sia una condizione psicologica che può anche non essere del tutto dipendente dalla situazione oggettiva di pericolo, trattandosi dunque di una condizione soggettiva che dà luogo a reazioni diverse a seconda della persona coinvolta. In tal caso, di fatto, ogni atto di violenza può essere giustificato perché oltre che sulla base della situazione oggettiva, la reazione della persona coinvolta può essere valutata anche sulla base del turbamento che una particolare situazione di pericolo può provocare nella persona offesa, la quale di fatto è autorizzata a difendersi come ritiene più opportuno, anche attraverso l’uso di armi”
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