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18/04/2019

“Ad altri il compito di educare, a noi quello di reprimere!”. Dalla lettera di Matteo ai Prefetti

In Italia la ruota della storia continua a girare all’indietro invece che in avanti. Sul piano dell’ordine pubblico c’è ormai un esplicito ritorno al modello ottocentesco. L’ultima circolare inviata dal ministro degli Interni ai Prefetti ne è la dimostrazione più palese. Possiamo definirlo come un modello “sabaudo” o “bonapartista” , oggi declinato come Daspo urbano, ma di questo si tratta. Abbiamo provato a spiegarlo nel nostro editoriale. E nelle orecchie ci sembra di sentire la voce del superpoliziotto interpretato da Gian Maria Volontè in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”: repressione è civiltà!!



Il pretesto è il degrado dei centri storici (le “vetrine” delle città) ma mette sullo stesso piano mendicanti e piazze di spaccio, venditori abusivi di chincaglierie e borseggiatori. Esattamente come avveniva nell’Ottocento con le leggi contro i poveri che accomunavano le condizioni di indigenza allo status di criminali.

Non è una aberrazione, è una logica, una visione della società che criminalizza non l’azione illegale ma i soggetti sociali, a prescindere. A Modena, visitando il museo nell’ex Albergo dei Poveri, potrete trovare esposto un vecchio documento delle autorità cittadine che censivano i poveri in questuanti, normali e “vergognosi”, ed erano 6.337 su una popolazione che nel primo censimento del 1861 arriverà a 50.629 abitanti. I poveri erano più o meno il 12% , lo stesso dato che viene registrato oggi, nel 2019, a livello nazionale.

Ma in questa nuova circolare ai Prefetti (in precedenza ce ne era stata una nel luglio 2018 sul trattamento a migranti e richiedenti asilo, e poi un’altra a dicembre 2018 esplicativa del Decreto Sicurezza, ndr), il ministro degli Interni Salvini spinge e pretende che i Prefetti intervengano qualora i Sindaci non adempiano adeguatamente ai diktat sull’ordine pubblico. Non solo. Si chiedono relazioni trimestrali che riferiscano se i Sindaci hanno adempiuto o meno.

Le ordinanze modello per Salvini sono quelle emanate nel 2017 dall’allora prefetto di Bologna Matteo Piantedosi (oggi capo di Gabinetto di Salvini) l’ordinanza di quest’anno emanata dal prefetto di Firenze, Laura Lega. Si tratta di misure che creano di fatto delle “zone rosse urbane” vietando lo “stazionamento a persone dedite ad attività illegali, disponendone “l’allontanamento” da alcune aree della città, soprattutto i centri storici, le zone dello shopping o a vocazione turistica. Insomma è una visione da “occhio non vede, cuore non duole”, un vero e proprio inno all’ipocrisia.

Secondo la nuova circolare, i prefetti possono “supplire” ai sindaci “distratti” se il contrasto al degrado non è efficace. Nella direttiva ai Prefetti si chiede di contrastare in modo più efficace il degrado urbano e rafforzare la sicurezza delle città, affiancando le ordinanze prefettizie agli strumenti previsti dal decreto sicurezza.

Salvini chiede a tutti i prefetti di convocare i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica nell’ambito dei quali “dovrà essere avviata una disamina delle eventuali esigenze di tutela rafforzata di taluni luoghi del contesto urbano”. Pretende inoltre, a partire dal prossimo 31 maggio, che “Le risultanze dell’attività svolta dovranno essere tempestivamente comunicate all’Ufficio di Gabinetto, segnalando mediante una articolata relazione gli eventuali provvedimenti adottati. A partire dal prossimo 31 maggio, dovranno inoltre pervenire, con cadenza trimestrale, puntuali report sul monitoraggio condotto in relazione alle ricadute delle ordinanze adottate”.

Di fronte a questa pesantissima ingerenza prefettizia sulle amministrazioni locali, si sono fatte sentire le reazioni di alcuni sindaci. “Noi sindaci amministriamo ogni giorno, tra mille difficoltà e non abbiamo bisogno di essere commissariati da nessuno”, ha replicato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, aggiungendo che: “Il ministro non perde occasione per prendersela con i sindaci che invece dovrebbe considerare come suoi alleati, perché sono gli unici a conoscere il territorio”.

Sulla circolare di Salvini si è fatto sentire anche il sindaco di Milano Sala (quello dei “pattuglioni” alla Stazione Centrale, ndr): “Nel merito, mi sembra essere tra l’inutile e l’autolesionista. Perché oggi sindaci e prefetti, come avviene per esempio a Milano, collaborano già benissimo senza bisogno di indicazioni dall’alto”. Prevedibile per ignoranza il commento del sindaco di Firenze Nardella, secondo cui “Salvini dovrebbe fare il ministro dell’Interno e mandare carabinieri e poliziotti nelle nostre città, vista la carenza”. Nardella proprio in queste settimane ha avallato il modello zone rosse nel centro storico voluta dalla Prefetta di Firenze Laura Lega (nomen omen?!), e forse ignora che l’Italia è già da tempo il paese europeo con il più alto numero di uomini in divisa procapite, più della Turchia.

Se con la stessa proporzione fossero presenti medici e infermieri, la salute pubblica ne gioverebbe molto, ma molto di più. E sarebbe anche l’indicatore di un paese con molti meno poveri di quanti ce siano adesso.

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