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giovedì 18 aprile 2019

Riparte il Ttip e la Lega passa al “prima gli amerikani”

Nel silenzio pressoché generale – soltanto un articolo de Il Fatto Quotidiano l’aveva preannunciato – l’Unione Europea ha riaperto la trattativa con gli Stati Uniti intorno alle materie del trattato Ttip.

Il Consiglio dei ministri per l’Agricoltura, lunedì 15 aprile, ha in effetti approvato due mandati a trattare con l’obbiettivo di “chiudere” entro l’estate. Ossia prima che si possa insediare – con i suoi già scarsi poteri – il nuovo Parlamento europeo, che sarà eletto a fine maggio.

Tanta fretta ha un’ovvia ragione: la pressione dei dazi imposti da Trump a merci europee per circa 11 miliardi di euro. Per impedire che diventino effettivi – devastando buona parte del già sofferente comparto agricolo-alimentare (grazie alle sanzioni contro la Russia) – bisogna procedere di corsa.

Dal sito del Consiglio Europeo apprendiamo infatti che:
“Oggi il Consiglio ha approvato mandati che autorizzano la Commissione ad avviare negoziati con gli Stati Uniti relativamente a due accordi: un accordo commerciale che si limita alla soppressione dei dazi sui soli beni industriali, a esclusione dei prodotti agricoli; un accordo sulla valutazione della conformità che punterebbe a eliminare le barriere non tariffarie facilitando le procedure attraverso cui le imprese devono dimostrare che i loro prodotti soddisfano i requisiti tecnici sia nell’UE che negli USA, mantenendo nel contempo un elevato livello di protezione nell’UE”.
I due mandati sono palesemente in relazione, ma il secondo è quello più pericoloso, come sanno tutti coloro che si sono opposti per anni al vecchio Ttip, perché le “barriere non tariffarie” che si punta ad eliminare sono quelle che per esempio vietano o limitano l’uso di Ogm, oltre a diversi tipi di erbicidi, insetticidi, fertilizzanti, ecc. che presentano gravi rischi per la salute.

E ne sono perfettamente consapevoli i ministri dell’agricoltura europei, che ciò nonostante approvano:
“L’UE è ora pronta ad avviare con gli USA negoziati che riguarderanno una serie di questioni rigorosamente limitata derivante dalla dichiarazione congiunta rilasciata a luglio dai presidenti Juncker e Trump. I mandati chiariscono inoltre che le direttive di negoziato per il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), approvate nel giugno 2013, devono essere considerate obsolete e non più pertinenti.

La Commissione negozierà a nome dell’UE assicurando un’adeguata comunicazione con tutti i pertinenti soggetti interessati dell’UE, fra cui la società civile e gli operatori economici. L’accordo finale dovrà essere concluso dal Consiglio previa approvazione del Parlamento europeo.”
Al di là delle dichiarazioni rassicuranti – sia sulle materie da trattare sia sull’approvazione finale del Parlamento – è evidente che si riapre una trattativa durata anni per arrivare ad un accordo in pochissimi mesi, in pratica sotto ricatto dei dazi. E l’accordo finale, se i tempi saranno davvero brevi, potrebbe arrivare prima ancora che il nuovo Parlamento si sia insediato.

Come rilevava Monica Di Sisto su Il Fatto,
“La strategia della Commissione, per stessa ammissione di Jean-Luc Demarty, direttore generale del dipartimento commercio, è di procedere a tappe partendo dalle aree meno controverse, come la rimozione delle tariffe per i prodotti industriali, e di affrontare le richieste degli Stati Uniti in materia di agricoltura in una fase successiva, a condizione che gli americani azzerino i dazi su acciaio e alluminio e presentino una controfferta negli appalti pubblici.”
In pratica, per evitare tracolli in alcuni settori si accetterà la “merda tecnologica” (ogm, glifosato, ecc.) che gli Stati Uniti usano normalmente in campo agricolo.

La cosa che in teoria dovrebbe sorprendere è la firma del ministro italiano – il leghista Gian Marco Centinaio – all’autorizzazione a riaprire la trattativa sul Ttip che il suo “caro leader” Salvini aveva definito con parole di fuoco solo qualche tempo fa: Tramite trattati come il Ttip “è in corso un evidente tentativo di genocidio dei popoli che vivono in questa terra”, “un trattato evidentemente criminale nei confronti dell’economia europea” che “solo dei matti potrebbero avallare”, perché “sarebbe una cessione totale di qualsiasi sovranità e controllo dei nostri commerci e della nostra agricoltura”. Fino alla chiosa decisiva, in chiave populista: “purtroppo la maggioranza di questo Parlamento e di questa Commissione è pagata dai cittadini europei per fare gli interessi di altri e cancellare dalla faccia della terra le popolazioni che da secoli vivono in questi Paesi”.

Se i leghisti potessero essere presi sul serio, ne dovremmo concludere che sono passati in pochi mesi dal “prima gli itagliani” al “prima gli europei” per poi approdare, in un attimo, al solito “prima gli amerikani”.

Un cambiamento davvero epocale, che si vede, si sente, si tocca...

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