Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Chery. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chery. Mostra tutti i post

03/05/2025

L’automotive cinese rileva i siti in dismissione della Volkswagen in Germania

I dazi non fermano la crescita dell’automotive cinese di qualità in Europa. Il gruppo automobilistico cinese Chery (che commercializza i marchi Omoda e Jaecoo) punta ad affermarsi con forza sul mercato europeo e sarebbe vicino a chiudere un accordo con la tedesca Volkswagen per iniziare la produzione di veicoli in una delle fabbriche tedesche in via di chiusura a causa della crisi dell’industria automobilistica tedesca.

La fabbrica dovrebbe assemblare i modelli del nuovo marchio Lepas, appena lanciato dalla Chery per una offerta di automobili più adatta ai gusti europei. La Lepas produce modelli SUV derivati dalla gamma Tiggo di Chery, ma modificati e adattati per il mercato europeo. I primi tre modelli – due SUV compatti e uno di taglia media – arriveranno nel 2026 e saranno disponibili con motorizzazioni elettriche, ibride plug-in e termiche.

Il vicepresidente di Chery International, Charlie Zhang, ha confermato ad Automotive News Europe che sono in corso discussioni per avviare la produzione in Germania, senza però nominare direttamente Volkswagen. Le trattative sarebbero focalizzate su due ex stabilimenti dello storico gruppo tedesco in fase di dismissione, quelli di Dresda e Osnabrück.

Questa operazione permetterebbe a Chery di ridurre l’impatto dei dazi imposti dall’Unione Europea sulle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina. Del resto la Volkswagen – che prevede migliaia di licenziamenti – potrebbe così placare le proteste sindacali evitando la dismissione totale di alcuni dei propri siti produttivi.

Ma quello in Germania non è l’unico investimento della cinese Chery in Europa. Infatti ha già avviato la produzione attraverso una joint venture con Ebro, nello storico stabilimento ex-Nissan di Barcellona. Attualmente la fabbrica assembla la Ebro S700, versione PHEV della Tiggo 7. Le carrozzerie verniciate e gli interni completi arrivano dalla Cina, mentre in Spagna vengono installati assali, sospensioni, motore e ruote. Inoltre, l’obiettivo è superare il 50% di componentistica non cinese, importando ad esempio le batterie da altri Paesi, così da rispettare i requisiti europei ed evitare i dazi.

Lo scenario spagnolo è emblematico della diversa lungimiranza delle classi dirigenti nei paesi europei. Mentre il governo Meloni si è affrettato tafazzianamente a congelare il Memorandum di Intesa tra Italia e Cina sottoscritto nel 2019 dal governo Conte, il premier spagnolo Sanchez è recentemente volato a Pechino, piuttosto che a Washington, per rafforzare le relazioni economiche.

La Chery intende infatti portare la propria presenza nella rete europea dagli attuali 7 paesi a 19 entro la fine di quest’anno, proiettandosi anche in mercati chiave come Francia e Germania, dove punta ad aprire un centinaio di concessionarie entro dicembre. Al momento non risultano notizie dall’Italia anche se sembrano essere stati avviati contatti in tal senso.

Fonte

30/11/2024

La Spagna apre l’UE alle auto cinesi

Il 23 novembre è iniziata nella Zona Franca di Barcellona la produzione di auto della joint-venture siglata nell’aprile scorso tra il costruttore cinese Chery e quello spagnolo Ebro-EV Motors. L’accordo prevede la produzione di 50.000 veicoli all’anno entro il 2027, per arrivare a 150.000 all’anno entro il 2029.

Per ora si tratta di semplice assemblaggio, tramite un metodo DKD diretto: le parti spedite dalla Cina vengono poi montate in Spagna. Successivamente si passerà a un modello CKD, che include anche saldature, verniciature e assemblaggi locali.

La joint-venture tra Chery ed Ebro-EV Motors ha permesso di resuscitare il marchio Ebro – azienda di veicoli commerciali scomparsa nel 1987 – e darà lavoro a 1.250 persone, tra cui i licenziati per la chiusura dell’impianto Nissan, recuperato per fabbricare i nuovi modelli della joint-venture sino-iberica.

Ebro-EV Motors aveva rilevato da Nissan lo stabilimento dopo che la casa automobilistica giapponese lo aveva chiuso nel 2021. Sotto i nuovi proprietari, l’impianto sfornerà inizialmente tre modelli SUV: subito, S700 e S800, a marchio Ebro (entrambi con motori ibridi plug-in, PHEV, o ICE), basati su Chery Tiggo 7 e Tiggo 8; e, a partire dal primo trimestre 2025, Omoda 5 a marchio Chery (nelle versioni elettrica e a combustione interna, ICE).

L’accordo sino-iberico e il rilancio del marchio Ebro sono il frutto di un investimento di 400 milioni di euro reso possibile dalla collaborazione tra il governo di Madrid, le autorità catalane, i sindacati, investitori e i due produttori. «Non è comune assistere alla rinascita di un marchio iconico e oggi condividiamo tutti un sentimento di gioia», ha commentato il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez.

A Barcellona è attesa anche l’istituzione di un centro di ricerca e sviluppo Chery-Ebro-EV Motors. E, secondo l’agenzia di stato Xinhua, in Spagna verranno aperti 45 punti vendita, 30 dei quali entro la fine dell’anno.

Nel 2023, Chery ha esportato 937.148 veicoli, in crescita del 101,1 per cento su base annua, il volume di export più alto di qualsiasi casa automobilistica cinese. Quest’anno Chery – le cui vendite sono concentrate in Asia centrale, Medio Oriente e America latina – supererà per la prima volta 1 milione di vetture consegnate all’estero.

Chery (compagnia di stato controllata dal governo di Wuhu) è la seconda azienda cinese ad avviare la produzione all’interno dell’Unione Europea, dopo Leapmotor che, in partnership con Stellantis, nel giugno scorso ha iniziato a fabbricare elettriche compatte nel suo impianto di Tychy, in Polonia. Mentre BYD sta costruendo un grosso impianto in Ungheria, che dovrebbe essere inaugurato a fine 2025. In questo modo i carmaker cinesi potranno aggirare l’aumento dei dazi recentemente varato dall’Ue.


Nel 2023 erano di brand cinesi il 7,6 per cento delle auto elettriche vendute nell’Unione Europea.

Al termine dell’indagine “anti sussidi” della Commissione Europea, il 30 ottobre scorso sono entrati in vigore dazi supplementari (che si sommano a quelli preesistenti del 10 per cento) fino al 35,3 per cento sulle importazioni nell’UE di veicoli elettrici fabbricati in Cina.

Martedì scorso la direttrice generale per il commercio dell’Ue ha smentito le voci secondo le quali sarebbe in vista un accordo sul prezzo minimo dei veicoli elettrici importati dalla Cina, che sostituirebbe i nuovi dazi. «Penso che ci siano state notizie piuttosto confuse sull’imminente accordo sui veicoli elettrici a batteria», ha dichiarato a Bruxelles Sabine Weyand, aggiungendo che permangono «questioni strutturali irrisolte con la controparte cinese».

Fonte

24/04/2024

L’Italia aspetta Dongfeng, in Spagna arriva Chery: l’auto elettrica cinese pianta radici nell’UE

Chery produrrà presto macchine a Barcellona, nello stabilimento ex Nissan. L’annuncio è arrivato il 14 aprile scorso dal presidente della casa automobilistica cinese, Yin Tongyue, confermato due giorni dopo dal governo catalano. Dopo BYD, che nel dicembre scorso ha ufficializzato la prossima apertura di una fabbrica a Szeged, nel sud dell’Ungheria, Chery è il secondo grande player dell’automotive cinese a localizzare la produzione nell’Unione Europea.

Venerdì 19 aprile i dettagli della joint-venture tra Chery (che avrà una partecipazione di minoranza) e la spagnola EV Motors (che aveva acquistato da Nissan l’impianto, fermo dal 2021) verranno illustrati nel corso di una cerimonia a Barcellona. L’accordo dovrebbe permettere a 1.600 dipendenti ex Nissan di mantenere il posto di lavoro.

L’investimento cinese in Spagna è molto diverso da quello in Ungheria: nel primo caso la protagonista è una compagnia di stato, nel secondo un’azienda privata; Chery è ancora legata ai veicoli con motore a combustione interna e ibridi, BYD fabbrica solo macchine elettriche e ibride; quello del produttore di Wuhu è un progetto meno ambizioso se paragonato alla fabbrica nuova di zecca che la multinazionale di Shenzhen sta costruendo a Szeged (al confine tra Ungheria, Serbia e Romania), che dovrebbe essere inaugurata nella seconda metà del 2025 e sfornare 200.000 veicoli elettrici all’anno.

La sostanza però e la stessa, i grandi produttori cinesi si sono mossi con decisione per localizzare la produzione di veicoli elettrici all’interno dell’Unione Europea, per una serie di motivi:

- quello dell’Ue è un mercato ricco, aperto, e nel quale – in linea con l’obbligo, a partire dal 2023, di vendere auto solo a nuova energia – la domanda di veicoli elettrici è in costante aumento;

- a causa dei costi, della logistica e delle tensioni commerciali, per le esportazioni cinesi è difficile stare al passo con l’incremento della domanda dell’Ue;

- l’inchiesta lanciata nell’ottobre 2023 dalla Commissione potrebbe determinare un aumento dei dazi d’importazione nell’Ue, attualmente al 10 per cento, fino al 25 per cento.

Secondo le ultime indiscrezioni, per fabbricare le sue auto “made in the EU” l’azienda di stato cinese utilizzerebbe la piattaforma E0X, quella impiegata per la Luxeed S7 sviluppata da Chery assieme a Huawei. A Barcellona Chery inizierebbe subito a produrre i modelli del suo brand Omoda, mentre la spagnola EV Motors seguirebbe, sfornando i suoi dal quarto trimestre di quest’anno.

Le esportazioni di Chery sono più che raddoppiate nel 2023 arrivando a 937.148 veicoli, pari a quasi la metà delle sue vendite annuali totali. Nel primo trimestre di quest’anno, hanno toccato le 253.418 unità, con un aumento su base annua del 40,9 per cento. Il presidente Yin ha rivelato che Chery prevede di introdurre 24 modelli ibridi e 15 completamente elettrici nei prossimi 20 mesi.

L’Italia invece sta pensando a Dongfeng come partner da affiancare a Stellantis. I colloqui con il ministro dell’industria, Adolfo Urso, sono in corso e, secondo quanto trapelato, il governo Meloni offrirà a Dongfeng alcune opzioni per i siti di produzione nelle prossime settimane.

Intanto Qian Xie – responsabile di Dongfeng per l’Europa – ha confermato che sono in corso discussioni «allo stadio iniziale con il governo italiano», aggiungendo che «l’Italia è uno dei maggiori mercati automobilistici europei e per una casa automobilistica cinese avere una produzione locale significa poter rifornire tutti gli altri Paesi dell’area».

L’azienda di stato di Wuhan sarebbe pronta a produrre in Italia oltre 100.000 veicoli all’anno. Ci sono però da superare, tra l’altro, le resistenze di Stellantis, con la quale Urso si è scontrato. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato, Carlos Tavares, ha minacciato di dover prendere «decisioni impopolari» se un produttore cinese di veicoli elettrici dovesse insediarsi in Italia.

Come Chery, Dongfeng è un produttore ancora legato ai veicoli tradizionali e al mercato interno (non è tra i primi dieci esportatori di auto cinesi). Dopo aver raggiunto un picco nel 2017 con 2,83 milioni di consegne, le vendite di Dongfeng sono scese a 1,72 milioni lo scorso anno, con un calo del 38%.

Fonte