Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/09/2015

Kiev: aumenta il bilancio militare, precipita la spesa sociale

Gli ordini non si discutono: la Nato “raccomanda” ai paesi membri dell'alleanza di innalzare sempre più la percentuale della spesa militare nei propri bilanci e quei paesi che aspirano ardentemente a fare il salto di qualità, da partner a membri a pieno titolo, sono i primi a seguire la raccomandazione.

L'Ucraina al limite del default economico porta quindi il proprio bilancio per la “difesa”(!) al 5% del PIL: per l'esattezza, 4,1 miliardi di $ nel 2016, vale a dire, il doppio del 2015 e il Ministro della difesa lo definisce una “impresa civile del popolo ucraino". Forse a ragion veduta, il presidente Porošenko si era lasciato sfuggire ieri di non prevedere la validità degli accordi di Minsk sul Donbass per il 2016. Al Ministero della difesa non nascondono il fatto che, se nell'autunno 2014 l'Ucraina poteva schierare 50 battaglioni effettivi, a settembre 2015 questi sono diventati ben 150.

Si comprende così che, con un bilancio da mesi al limite del collasso; con le agenzie finanziarie internazionali che tentennano sempre di più a gettare soldi in quello che da tempo pare esser diventato un pozzo senza fondo di accaparramenti privati, “valli europei contro i russi” e armamenti per una guerra che ha tutta l'apparenza di dover continuare a lungo – pur se, al momento, a “bassa intensità” – mancano ovviamente i soldi per le necessità vitali della popolazione.

L'agenzia nnr.su riportava ieri alcuni dati interessanti (e preoccupanti) che fanno ancor più luce su aspetti sociali fondamentali della strada intrapresa un anno e mezzo fa dalla junta “riformatrice” ucraina.

Come risultato delle scelte economiche dettate da FMI e Banca Mondiale, strettamente seguite dalla leadership industrial-bancaria Porošenko-Jatsenjuk, il tasso di natalità in Ucraina sta rapidamente diminuendo. A Zaporože, capoluogo della regione che, ancora di recente, in occasione della discussione sulla cosiddetta riforma costituzionale – che non ha concesso alcuno status speciale al Donbass, come invece previsto dagli accordi di Minsk – aveva posto il problema di uno status autonomo, gruppi di mamme, armate di sonagli, si sono riunite di fronte all'edificio dell'Amministrazione regionale, per attirare l'attenzione del potere sui problemi sociali.

Le organizzatrici della manifestazione lamentano che la politica sociale di Kiev segue la logica dello “stringere sempre di più la cinghia”. A parte il generale rincaro – dettato dagli sponsor mondiali della junta – di tariffe e prezzi, nello specifico sono stati tagliati i contributi per il secondo e il terzo figlio ed eliminati gli aiuti per l'assistenza fino al terzo anno di età. Ci sono inoltre sempre meno posti disponibili nei nidi, il livello dell'assistenza medica è precipitato, le liste d'attesa per i vaccini si allungano. “Il potere non fa altro che proclamare le proprie realizzazioni, che però noi non percepiamo”, dicono le mamme; “così oggi ci siamo riunite coi sonagli, per mostrare che sappiamo far risuonare i nostri problemi”. Le manifestanti sottolineano che per far fronte alle spese (vestiti, medicine, scuola) anche di un solo figlio, sono costrette a ridurre il congedo di maternità e tornare al lavoro.

Secondo i dati ufficiali, il nido costa circa 6mila grivne (poco meno di 250 euro) e altrettanto l'accesso alla prima elementare. Dal luglio 2014, il sussidio di maternità per il primo figlio (41.300 grivne) è stato ridotto di una volta e mezza rispetto a prima; così è stato anche per il secondo (62.000 grivne) e per il terzo figlio (124mila grivne). Sembra che a Zaporože manchino circa duemila posti nei nidi e negli asili per i bambini dai 2 ai 5 anni. E' così che il tasso di natalità generale ucraino, nei primi cinque mesi del 2015, è sceso del 14%.

In questa situazione, si avvicinano sempre più spavaldamente ai centri abitati, quegli elementi selvatici che rimanevano sinora ai margini delle zone meno urbanizzate. Ecco che, dopo aver sperimentato nel suo paese d'origine le “riforme” sociali liberiste e stanco di continuare la gavetta alla periferia del paese di immigrazione, l'ex presidente georgiano e attuale governatore di Odessa, Mikhail-vi-faccio-vedere-io-come-si-fa-Saakašvili, annusando l'odore della carne viva nella persona dell'ormai destinato a una brutta fine – il premier Arsenij Jatsenjuk – non esita a cominciare a dargli qualche zannata, per ora solo ai polpacci. “L'economia dell'Ucraina è precipitata al livello di quella del Gabon” e, per tornare ai livelli del deposto presidente Viktor Janukovič, “occoreranno almeno 15 anni”. Già comincia la competizione tra le fiere per agguantare la parte migliore della preda: se la candidata yankee al posto di premier, l'attuale Ministro delle finanze Natalija Jaresko, aveva proclamato nei giorni scorsi che tra 25 anni l'Ucraina raggiungerà il livello di benessere della Svizzera, ecco che il candidato a vice premier, l'immigrato Mikhail, prova a fare ancora più colpo sul pubblico e si accontenta di una quindicina d'anni. “Il PIL dell'Ucraina si è ridotto da 184 a 115miliardi di $” ha detto Mikhail; “cioè, ci siamo ridotti molto velocemente al livello del Gabon. L'Ucraina, con tutto il rispetto per l'Africa, è come il Gabon” – bontà sua per il rispetto! “Con uno sviluppo del 2-3% annuo – Natalija-Dipartimento-di-stato-Jaresko prevede il 4% – torneremo al livello del 2013 solo nel 2030”. Mikhail, riporta la russa RT, ha anche sottolineato “il sensibile aumento dell'economia sommersa, dal 32 al 47%” e ovviamente, ecco la stoccata da maestro alla vittima predestinata, ciò è avvenuto “nell'ultimo anno e mezzo dell'attuale governo” Jatsenjuk.

Porošenko aveva dunque visto bene, quando – su “suggerimento” d'oltreoceano – aveva nominato Mikhail suo consigliere speciale, offrendogli la cittadinanza ucraina e, dopo, elevandolo a governatore di quella regione che i suoi interessi personali (e solo un po' di stato) gli imponevano di sottrarre all'influenza del magnate suo concorrente ed ex governatore di Dnepropetrovsk Igor Kolomojskij.

I professionisti si riconoscono nelle situazioni più difficili e Mikhail Saakašvili sente ora avvicinarsi il momento in cui è chiamato ad assestare la zampata finale.

Fonte

09/09/2015

Kiev: il regime pronto al sacrificio di Jatsenjuk?

In uno slancio di ottimismo quantomai irrealistico, ieri Natalija-Dipartimento-di-Stato-Jaresko, Ministro delle finanze del governo ucraino, ha pronosticato che l'Ucraina raggiungerà il livello della Svizzera entro il 2040. Intanto l'ex funzionaria dell'ambasciata USA a Kiev, sta lavorando di fino per togliere sabbia da sotto i piedi al premier Jatsenjuk e prendere il suo posto.

Mentre ieri a Minsk si è tenuta l'ennesima riunione del Gruppo di contatto – ancora irrisolte le questioni del ritiro delle artiglierie di calibro inferiore ai 100 mm e del cessate il fuoco – e l'ONU ha reso note le cifre ufficiali sul numero delle vittime (quasi 8mila morti dall'inizio del conflitto) nel Donbass, a Kiev Natalija Jaresko si è sbilanciata su un 4% di crescita annua del PIL ucraino, secondo le indicazioni del FMI. L'attività svolta sinora dal premier per volontà USA Arsenij Jatsenjuk non lascia certo intravedere un tale scenario; è per questo che negli ultimi giorni si sta alacremente lavorando per dargli il benservito, facendo attenzione, nel contempo, a coprirsi le spalle dalle incursioni sia del suo sponsor, il magnate Igor Kolomojskij, sia dei suoi squadristi di Pravyj sektor.

Vengono così alla luce i reali retroscena della baraonda organizzata il 31 agosto all'interno della Rada (mentre fuori volavano bombe a mano) in occasione del voto sulle modifiche costituzionali; il vero obiettivo degli oppositori era solo in parte contrastare l'autonomia del Donbass, l'attacco diretto era al governo. Una lotta tra branchi di lupi per spartirsi il nuovo assetto ministeriale. E' così che ieri un deputato del “Blocco Porošenko" ha annunciato che le frazioni parlamentari di “Autoaiuto” e “Patria” si appresterebbero a seguire il Partito radicale abbandonando la coalizione di governo. Del resto, la caimana di “Patria”, Julija Timošenko aveva chiesto giorni fa le dimissioni del gabinetto Jatsenjuk e ieri il presidente Porošenko ha annunciato che la prossima settimana la Rada dovrà ratificare le dimissioni del vice premier Valerij Voščevskij, in quota Partito radicale.

In verità, che Jatsenjuk, nei piani del Dipartimento di stato Usa, sia un dead-man-walking, da tempo non è un mistero nemmeno per lui. Gli ultimi scambi di convenevoli all'acido muriatico tra lui e il Governatore yankee di Odessa (alias ex presidente georgiano a stelle e strisce) Mikhail Saakašvili, pare preludano allo showdown finale. Ecco che ieri la Tass, riferendo una nota dell'informatissima (e devotissima alla junta) ucraina Apostrof, scriveva del futuro (anche se non proprio prossimo) ricambio a Kiev dando Natalija Jaresko come premier e Mikhail-ricercato-in-patria-Saakašvili suo vice, con delega alle riforme: rimarrebbe solo da stabilire chi tra i due sarà il gatto e chi la volpe.

La Komsomolskaja pravda riferiva le lamentazioni del probo Mikhail all'indirizzo del governo: “il potere è completamente paralizzato! Kiev sabota le riforme! Gli oligarchi dominano tutto! Il Governo serve oggi gli interessi di Kolomojskij, come prima quelli di Akhmetov” e via litaniando. Al che il quasi già catafaltico Arsenij rispondeva che “non conviene all'ex presidente lanciare false accuse. Mi sono imbattuto in una nuova porzione di rivelazioni del principale georgiano di Odessa”, ricordandogli quasi di sfuggita, ma per ben due volte in mezza frase, che anche lui, come le centinaia di migliaia di disperati che sbarcano in Europa, in Ucraina è un immigrato, ancorché investito di autorità “per la sua esperienza nel campo delle riforme”. E, chiamato in causa con nome e cognome, abituato com'è ad affrontare le vertenze (non solo per il controllo su Naftogas) con il mitra in mano, Igor Kolomojskij attacca da par suo il “cane senza museruola” che, se “morde qualcuno, deve essere punito, insieme col padrone. In questi casi, il cane viene abbattuto. Nel nostro caso, si può rispedire per raccomandata in Georgia, perché risponda delle persone che ha morso anche lì”. Tra così armoniose giaculatorie, parabole su appalti truccati e assegnazioni a compagnie offshore o nomine di amici degli amici a capo di porti e aeroporti, zio-Sam-Mikhail replica: “L'oligarca propone di abbattermi come un cane; dopo i tentativi infruttuosi di corruzione e discredito, è passato all'ultimo scenario noto agli oligarchi, le minacce aperte”, dice con tono da novizia, fuggita dalla clausura caucasica dove era ricercata per abuso di potere, peculato e complicità nella morte dell'ex primo ministro Zurab Žvania.

Su di un punto forse Komsomolskaja pravda non ha visto giusto, quando scrive che “nella mischia non è ancora intervenuta l'artiglieria pesante: Pëtr Porošenko e il Dipartimento di stato USA”.

Per quanto riguarda il primo, qualche parola l'ha già spesa e non proprio in favore del suo attuale primo ministro – “il conflitto riflette l'insoddisfazione sui tempi e la profondità delle riforme” – pur cercando di tirare il classico colpo sia al cerchio che alla botte, aggiungendo che “l'insoddisfazione è in tutti: nelle persone, in me, nel primo ministro, nel governatore di Odessa e in tutti e due c'è il desiderio di correggere l'attuale situazione”. E, pilatescamente ma abbastanza chiaramente, “ogni cambiamento nella squadra di governo, qualsiasi cambiamento, io lo accetterò; beninteso adottato dalla coalizione”. Del resto, sarà un caso che la petizione a favore della nomina di Saakašvili a premier, sia stata ospitata sul sito web presidenziale? Il modesto Mikhail, alla notizia che l'istanza, lanciata appena il 28 agosto, ha già raggiunto le 25mila firme necessarie, ha dichiarato con aria vereconda di non vedersi nelle vesti di primo ministro. Per la verità, appena pochi giorni prima, l'emigrante Mikhail aveva anticipato una criptica previsione di una ancor breve sua permanenza sulle rive del mar Nero, quasi a rimembrare il puškiniano “vivevo allora a Odessa”, ma ora guardo già a Kiev.

Per quanto riguarda poi il Dipartimento di stato, pochi in Ucraina pensano che qualsiasi mossa avvenga prima che sia giunta la relativa istruzione dalle rive del Potomac. Dunque, le cose sembrano mettersi decisamente male per Arsenij-vallo-europeo-contro-i-russi-Jatsenjuk. Dove andrà a smaltire la delusione per il trattamento che gli stanno riservando? Di certo non ad est: è di ieri l'anticipazione (l'intervista al presidente del Comitato di indagine federale russa, Aleksandr Bastrykin, esce oggi sulla Rossijskaja gazeta) che a Mosca non hanno più solo pretese finanziarie (per i 3 miliardi di $ di debito ucraino) nei suoi confronti. Testimonianze a quanto sembra più che affidabili danno il giovane Arsenij combattente UNA-UNSO (la formazione di estrema destra fascista sorta a Kiev nel 1990) nelle file cecene e autore di torture e fucilazioni contro soldati russi prigionieri, durante la seconda guerra cecena, nel 1994-'95, decorato per questo da Džokhar Dudaev. E già allora era in buona compagnia: per citare solo i nomi più noti, nazisti dichiarati quali Dmitrij Jaroš e Oleg e Andrej Tjagnibok, membri delle formazioni “Argo” e “Viking” in Cecenia.

Fonte

19/08/2015

Ucraina - Arsenij Jatsenjuk non sarebbe più tanto gradito a Washington

Scrive l'ucraina “Vesti”, basandosi su fonti vicine al premier, che Arsenij Jatsenjuk potrebbe abbandonare la poltrona di Primo ministro per quella di presidente della banca nazionale. Sembra – ma qui le fonti confidenziali governative lasciano il posto ai “si dice” – che tale allettante proposta sia giunta a Jatsenjuk dall'amministrazione presidenziale; ma, visti gli usuali risvolti dell'alternanza di poltrone al vertice ucraino, viene più spontaneo supporre che la cerchia di Pëtr Porošenko abbia semplicemente fatto da portavoce a una decisione assunta (ma davvero?!) fuori dei confini nazionali. Sì, perché, stando sempre alle fonti di “Vesti”, ad andare a occupare la poltrona di Primo ministro sarebbe l'attuale Ministro delle finanze, l'ucraina-americana-ucraina Natalja Jaresko, a suo tempo – 9 mesi fa, al momento della formazione del secondo governo Jatsenjuk – caldamente raccomandata dal Dipartimento di Stato USA.

Ora, oltre alla banca nazionale, a Jatsenjuk e al suo partito, il “Fronte popolare”, verrebbe proposto di unirsi in coalizione con il “Blocco Pëtr Porošenko” in vista delle elezioni regionali fissate per il prossimo 25 ottobre. Gli osservatori fanno notare come, in base al programma governativo approvato dalla Rada al momento dell'insediamento del governo, nel dicembre 2014, per legge Jatsenjuk dovrebbe essere “al sicuro” da qualunque spostamento e potrebbe abbandonare il posto di premier solo di propria volontà. Nelle condizioni createsi in ucraina a partire dal febbraio 2014, parlare di legge e di sicurezza dei posti appare quantomeno dubitativo e le decisioni finali potrebbero riservare qualche sorpresa al “banchiere” prestato alla politica statunitense in Ucraina.

Non meraviglierebbe più di tanto se una qualsiasi (!) Victoria Nuland venisse ancora una volta a Kiev a ricordare al giovane Arsenij che “banchiere eri e banchiere ritornerai”; d'altronde, proprio l'assistente segretario di Stato USA l'aveva imposto nella primavera del 2014, così come aveva imposto l'imprenditore Porošenko, contro il candidato della cancelliera Merkel, il pugile Vitalij Kličko, quale legittima prosecuzione del colloquiale “Fuck the EU” nei confronti delle pretese europee di metter voce sull'Ucraina.

In ogni caso, le premesse “politiche” per un cambio al vertice di governo a Kiev non mancano: ormai da mesi i sondaggi danno a quasi il 70% le valutazioni negative degli ucraini per i risultati disastrosi sia dell'operato presidenziale, che di quello governativo e un'alleanza elettorale tra il partito di Porošenko e quello di Jatsenjuk, potrebbe evitare a quest'ultimo una fine troppo ingloriosa, considerata anche la forte rimonta del partito “Patria” dell'ex principessa del petrolio ed ex premier Julja Timošenko. In ultimo, la recentissima raccomandazione jatsenjukiana agli ucraini, di trasformare eucaristicamente il proprio calore corporeo in riscaldamento domestico, data la carenza di gas russo che Kiev non è più in grado di pagare, hanno dato un'ulteriore spallata all'immagine del primo ministro. Dopo tutto, che le faccende economiche ucraine, con il primo e il secondo governo Jatsenjuk, non abbiano mai cessato di seguire la china del sempre più probabile default, rappresenta un fattore non di poco conto nel declino di un premier che, se verrà ricordato, forse lo sarà solo per le esternazioni sul “vallo europeo” che difenderà dalla “aggressione russa” i paesi a ovest di Kiev “fino al Canada”.

Dunque, Natalja Jaresko, notano gli osservatori, oltre la cittadinanza americana, può vantare almeno un altro paio di punti in più rispetto a Jatsenjuk: non è mai scesa, a differenza del premier attuale, nella retorica volgarmente antirussa e, quindi, potrebbe essere ben vista anche a Mosca; inoltre, non sembra manifestare smodate ambizioni politiche. Su quest'ultimo aspetto, ci si può d'altronde chiedere: e se anche le manifestasse? Conterebbe qualcosa a Washington, la vera capitale politica ucraina? Oltre Oceano sembrano valere di più i crediti maturati dalla Jaresko prima di accedere al soglio ministeriale. E' il caso di ricordare solo i valori principali del suo “portafoglio atlantico”: nata negli Stati Uniti da emigrati ucraini ai tempi dell'Urss (nec plus ultra dei meriti), laureata a Chicago e Harvard, ha lavorato al Dipartimento di Stato (curando l'Urss) e ha poi diretto il reparto economico dell'ambasciata USA a Kiev. Dopo un decennio trascorso nel business privato in Ucraina, occupandosi di fondi di investimento (sponsorizzati dal governo statunitense) nei paesi dell'ex-Urss, ha fatto parte del Consiglio consultivo ucraino per gli investimenti stranieri sotto la presidenza Juščenko; fino alla nomina a Ministro delle finanze nel dicembre 2014 e la correlata concessione della cittadinanza ucraina da parte di Porošenko.

La possibile uscita di Arsenij Jatsenjuk dal primo piano della scena ucraina potrebbe in qualche modo essere legata anche alla traccia di quei 1,8 miliardi di $ prestati dall'Occidente all'Ucraina, di cui scriveva nei giorni scorsi la Nezavisimaja gazeta, con riferimento a una pubblicazione dell'americana Harper's Magazine. Ancora una volta, fa la sua comparsa la caramellaia Victoria Nuland la quale, scrive la rivista americana, nonostante l'ufficiale entusiasmo per Jatsenyuk, sapeva bene chi fosse e chi sia a tenere le redini della politica ucraina – gli oligarchi, primo fra tutti Dmitrij Firtaš – e ha sempre fatto di tutto per la concessione, oltre che di pasticcini ai manifestanti di Majdan, soprattutto di crediti miliardari a Kiev. E sarebbero finiti proprio nelle tasche degli oligarchi (incredibile!) la maggior parte dei miliardi di $ concessi dal FMI per risanare le banche ucraine, guarda caso di proprietà dei vari Firtaš, Porošenko, Kolomojskij, ecc. Ma vi erano finiti non per il risanamento bancario; erano bensì confluiti nei cosiddetti “avamposti della finanza internazionale”; ad esempio, sui conti ciprioti della PrivatBank (cofondatore Igor Kolomojskij) e da lì su conti aperti in Belize, alle Isole Vergini, nell'area caraibica e in altri paradisi finanziari.

In breve, di fronte all'immiserimento, definito dagli stessi ucraini “da Terzo mondo” (“il PIL 2014 si è ridotto a 3.035 $ procapite e, per il 2015, le previsioni del FMI sono di 2.000 $: 3,2 volte meno della Bielorussia, 5,7 volte il Kazakhstan, 7,3 volte la Lituania”, ha scritto il segretario del PC ucraino Pëtr Simonenko), non meraviglia che il 28% della popolazione preveda grandi ondate di protesta e il 18% intenda prendervi parte. Anche se, a parere del politologo russo Bogdan Bezpalko, finché non giungerà l'ordine dall'esterno non è il caso di attendersi una “terza Majdan”, sembra proprio questo il punto nodale: la probabile uscita di Jatsenjuk, dovrebbe in certo qual modo ritardare una nuova Majdan, o ne costituisce invece l'annuncio? Secondo Bezpalko, per l'Occidente l'Ucraina continua a costituire solo lo strumento per destabilizzare la Russia: "una sorta di “Terzo Reich”; ma, per ora, ne è solo una parodia. Non è ciò che volevano i committenti. Sono dunque possibili alcune varianti: golpe di palazzo, lasciare il paese al suo destino, attendere che cada a pezzi, si disintegri e non spendere più un soldo".

Da parte sua, Vladimir Putin ha dichiarato ieri: "Sono fiducioso che, nonostante tutte le complessità del tempo di oggi, la situazione in Ucraina si aggiusterà e il paese si svilupperà e si allontanerà da quella pratica vergognosa che vediamo oggi, vale a dire un vasto paese europeo gestito dall'esterno, con le posizioni chiave nel governo e nelle regioni occupate da cittadini stranieri. Penso che tutto ciò sia umiliante per il popolo ucraino, che ne darà la corretta valutazione. L'Ucraina si risolleverà e si svilupperà positivamente e, insieme alla Russia, costruirà il proprio futuro".

Come dire, parafrasando Stalin "Gli Jatsenjuk, i Porošenko, le Nuland vanno e vengono. Il popolo ucraino rimane"; forse, però, insieme ai Firtaš e ai Kolomojskij e alle banche di investimento russe.

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26/03/2015

Ucraina. Il ministro di fiducia dell'imperialismo

Il suo viso è sulla copertina di Bloomberg Businessweek (9-15 marzo 2015) accanto a un titolo drammatico: Putin contro il ragioniere. Il suo nome è Natalie Jaresko. E, se Brett Forrest di Bloomberg è da credere, questa persona, insieme ad alcuni suoi colleghi,  tiene nelle sue mani il destino dell'Ucraina occidentale. Come ministro delle Finanze, deve trovare un modo per salvare un'economia che è in caduta libera.

Forrest dipinge un quadro lusinghiero ed accattivante di una grintosa emigrata determinata a salvare l'Ucraina dal disastro economico e dalle grinfie del malvagio Putin. La Jaresko viene presentata mentre visita le truppe ferite e ricoverate dopo gli scontri con i combattenti della resistenza in Ucraina orientale, oppure, come preferisce Forrest: mentre "consola i veterani convalescenti dopo le recenti battaglie contro le forze Russe ed i loro alleati nell'Est dell'Ucraina. «Quando sei stato al fronte?» chiede lei, spostandosi lentamente da stanza a stanza. «Come sei stato ferito?»"

Oltre a raccontare la mimica di Jaresko e l'ossequiosa ed opportunistica condiscendenza dei veterani, sbandierata in tutto il mondo dai politici occidentali, Forrest offre una calcolata adulazione del ministro che suscita domande e sospetti molto meno lodevoli.

Per essere una che tiene nelle proprie mani il destino dell'Ucraina, la Jaresko sembra essere una sorta di politico paracadutato e sconosciuto agli elettori. La sua nomina a guidare il ministero delle Finanze è giunta ancor prima che le fosse concessa la cittadinanza ucraina, un fatto che sarebbe curioso solo al di fuori di un governo in cui altri due membri non erano cittadini al momento della nomina: il suo omologo al Ministero dell'Economia e del Commercio, il lituano Aivaras Abromavicius, e il Ministro della Salute, il georgiano Alexander Kvitashvili. La Jaresko, una cittadina degli Stati Uniti, ha due anni per rinunciare alla sua cittadinanza statunitense. La neoministra, insieme ai suoi colleghi "importati" sono stati nominati dal Primo Ministro Arseniy Yatsunyuk, il famigerato "Yats" e caldeggiati dal chiassoso Assistente Segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici, Victoria Nuland.

Ovviamente, gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno dovuto agire in fretta dopo aver incoraggiato e sostenuto il colpo di stato che ha deposto il presidente eletto nel febbraio del 2014. Dovevano cercare al di fuori dell'Ucraina per trovare clienti affidabili al fine di  sostenere il barone delle caramelle eletto in tutta fretta, Petro Pershenko. La storia della goffa formazione del governo post-golpista con l'ingresso di  stranieri, carrieristi ed elementi della destra eversiva potrebbe essere un divertente episodio di House of Cards se i giornalisti occidentali avessero la spina dorsale di raccontarla.
Allora, cosa ha fatto la Jaresko per meritare una telefonata dalla Nuland? E da Pershenko?

Le sue credenziali iniziano con un master alla Kennedy School ad Harvard, un campo di addestramento per coloro che vengono destinati al compito di veicolare il messaggio della classe dirigente degli Stati Uniti ad amici e nemici. Porte immediatamente aperte alla divisione del Dipartimento di Stato per gli affari sovietici. Ha rapportato il suo lavoro presso il Dipartimento di Stato con tutte le grandi organizzazioni professionali ed economiche nazionali ed internazionali. Quando l'Ucraina ha lasciato l'Unione Sovietica, la Jaresko era perfettamente adatta ad operare per conto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti presso l'Ambasciata americana appena insediata. Il suo incarico - capo della sezione economica - è un incarico di fiducia di quelli sempre utilizzati per la stretta collaborazione con i servizi segreti.

Il neoministro ha sfruttato questa esperienza nella creazione di un canale di "investimenti" per gli affari Ucraini, finanziato dall'USAID, un altro incarico di stretta fiducia e spesso associato in molti paesi all'influenza commerciale americana.

Una documentazione del modesto capitale di avviamento veicolato dall'USAID - 150 milioni di dollari - può essere trovata qui. Ci si aspetterebbe che una trentenne a cui venga affidato questo compito, abbia sicuramente goduto della fiducia degli alti funzionari governativi statunitensi.

La sua impresa del 1995 è stata assorbita da una nuova società finanziaria, la Horizon Capital, che la medesima Jaresko ha fondato nel 2006. Il giornalista John Helmer documenta le consistenti perdite di Horizon Capital nel suo dettagliato articolo apparso su "Dances with Bears" (3/12/2014). Nonostante abbia totalizzato solo due anni di modesti guadagni in un decennio, sia Bloomberg sia Forbes lodano il successo di Horizon Capital.

Helmer scopre anche le ricadute del divorzio della Jaresko dal coniuge e socio in affari. Il suo ex marito, Ihor Figlus, l'ha accusata di avergli appioppato dei debiti derivanti da prestiti "impropri". Il loro rapporto conflittuale continua. Helmer commenta: "Non è stato eccezionale per i coniugi americani entrare nel business della gestione dei risparmi nella ex Unione Sovietica, e fare profitti sottoscritti dal governo degli Stati Uniti con le informazioni raccolte grazie ai loro incarichi e contatti nel governo statunitense. Per loro è eccezionale inciampare portando via il bottino".

Lo stesso responsabile della Jaresko per la selezione del personale è eloquente: " ...rappresentanti di un'impresa di "cacciatori di teste" (selezionatori del personale n.d.t.) incaricata dal governo, partner della WE, hanno incontrato la Jaresko negli uffici della Horizon Capital. Hanno discusso le candidature per diversi incarichi governativi prima di chiederle se avrebbe voluto accettare essa stessa l'incarico..." (Bloomberg Businessweek)

Mentre alcuni possono trovare strano che un Stato indipendente e sovrano possa incaricare un'impresa di selezione del personale con base negli USA (capogruppo Korn Ferry) per assegnare gli incarichi politici di vertice, la Jaresko spiega: "Ho pensato che il presidente ed il primo ministro volessero che portassi loro il bagaglio della mia esperienza"

In una settimana la sua candidatura è stata esaminata ed approvata.
Prendendo d'anticipo lo scetticismo, il giornalista di Bloomberg, Brett Forrest, rileva che "la nomina di Jaresko ... fornisce benzina per i teorici del complotto..."
Certamente.

Continuano i suoi apologeti: "Indipendentemente dalla loro origine, questi ministri - e i numerosi polacchi, tedeschi, canadesi ed altri stranieri inclusi negli incarichi governativi di media importanza - stanno remando allo stesso remo". Forrest si unisce a quella compagine di giornalisti e commentatori occidentali che non trovano alcuna contraddizione in un governo rabbiosamente nazionalista composto da membri stranieri.

Nonostante il generoso aiuto degli Stati Uniti, dell'Unione europea e del FMI, l'Ucraina ha subito una perdita del 21% della produzione industriale, un calo del 69% della sua valuta nei confronti del dollaro e un calo del 6,9% del PIL nell'ultimo anno.

Le stime del debito ucraino si attestano sino alla cifra di 40 miliardi di dollari. Recentemente, la Jaresko ha annunciato che gli investitori dovranno aspettarsi un "taglio" che " ... probabilmente comporterà una combinazione di proroghe di scadenza, riduzioni dell'incasso di cedole e riduzioni tout-court del capitale".

Confrontate come è stato raccontato il presente annuncio in giornali come il Financial Times o il Wall Street Journal con la risposta isterica dei media alla minima traccia di una possibile riduzione del debito sovrano greco. E' chiaro che vendere la propria sovranità all'imperialismo assumendo il ruolo di suo fiduciario fa guadagnare una generosa rimessione del debito.

Nonostante le infantili storielle dei media sulla lotta dell'Ucraina per difendere la democrazia, i fatti smentiscono questo favoleggiare. Dietro la cortina dell'inganno e della mistificazione, sta un eterogeneo gruppo di funzionari corrotti, oligarchi, agenti stranieri e neonazisti. Ma non l'avremmo mai saputo dai media occidentali.

Fonte