Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/03/2016

Nel 2015 80 milioni di soldi pubblici al rigassificatore Olt: ecco il documento della Aeegsii

Pioggia di milioni su OLT, che paghiamo noi

Dopo i 45 milioni di euro ricevuti dal governo per il 2013/14, arrivano altri 80 milioni per il 2015 al rigassificatore OLT con la Determinazione del 26 febbraio 2016, n. 7/2016 dell’Autorità dell’energia elettrica e il gas “Nulla osta all’erogazione delle spettanze relative al fattore di copertura dei ricavi di competenza della società Olt offshore lng  Toscana s.p.a. per l’anno 2015” (vedi foto). In altre parole, paga il governo, cioè noi con la fiscalità generale e le bollette, la cattedrale della Meloria, che resta sistematicamente vuota. E’ un vero scandalo, che denunciamo con forza.

In una città come Livorno, dove si tagliano i fondi per il sociale, aumentano gli sfratti e il disagio abitativo, aumenta la disoccupazione  e si tagliano tutti i servizi, dalla sanità ai trasporti, si trovano oltre 80 milioni di euro per finanziare un’opera inutile e pericolosa come il rigassificatore OLT.

Olt riceve esattamente 80.378.834,72 euro per il 2015: dato che ha dichiarato di aver investito nel rigassificatore circa 900 milioni di euro, questa rendita, ottenuta senza fare niente, ammonta a quasi il 10% dell’investimento, una rendita che neanche  le banche più speculative riescono ad ottenere. Sono i miracoli dell’era Renzi-Merkel, dove si toglie drasticamente ai poveri e ai diritti sociali, per dare ai ricchi e alla speculazione. Niente di nuovo sotto il sole? No, questa è una novità, questo tipo di “incentivo”  era inedito e non ancora praticato da nessuno.

Chiediamo che il Comune di Livorno, le associazioni di difesa dei consumatori e le forze politiche democratiche (quali?) prendano una dura posizione contro questi abusi legalizzati, e chiedano al governo  di interrompere questi sostegni  indecenti. Anche per fermare la nuova speculazione – identica a quella di OLT – che si profila con il progetto del rigassificatore Edison a Rosignano.

Medicina Democratica, 11.3.2016

Fonte

14/01/2015

Rigassificatore Livorno, raddoppia peso su bollette: nel 2015 costerà 83 milioni

Nel 2015 il rigassificatore Olt di Livorno peserà sulle tasche dei consumatori quasi il doppio rispetto ai due anni precedenti. L’Autorità per l’energia e il gas ha stimato in 83 milioni di euro il “carico” sulle bollette del gas per il fattore di garanzia – in pratica una garanzia pubblica sui ricavi – concesso al terminale livornese destinato a riportare il gas liquido allo stato gassoso per poi immetterlo nella rete. Si tratta di circa un euro e 60 centesimi in più all’anno per consumatore tipo: per il 2013 e 2014 l’onere è stato 45 milioni.

L’impianto, controllato da Iren ed E.On, è stato infatti dichiarato dal governo “infrastruttura strategica” e, in questo modo, ha ottenuto appunto il diritto al “fattore di garanzia”. Cioè gode di una tariffa sicura anche in caso di inattività: gli eventuali mancati incassi vengono risarciti e il rischio di impresa si azzera. Il tutto viene finanziato appunto attraverso un aumento della bolletta del gas. Con la dichiarazione di strategicità dell’impianto, Olt ha inoltre messo a disposizione il suo impianto di qualsiasi nave metaniera pronta a scaricare il prodotto. Questo significa che il terminale può rimanere in funzione anche senza prenotazioni di carichi da rigassificare. Tutto ciò deve però ancora essere approvato dalla Commissione europea. Fino ad allora, il meccanismo non sarà operativo.

Così un gruppo di eurodeputati del Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per sapere come intenda procedere e chiedere l’apertura di un’indagine formale. Già a novembre alcuni senatori pentastellati avevano chiesto all’Antitrust italiana l’apertura di un’istruttoria per verificare eventuali “comportamenti lesivi di diritti ed interessi dei consumatori” e vigilare affinché il fattore di garanzia “non venga impiegato come un aiuto di Stato”.

Perlomeno, ora il rigassificatore non è vuoto: il primo gennaio sono stati scaricati circa 100mila metri cubi di Gnl. L’operazione fa seguito alla gara indetta da Olt nell’ambito della procedure per il servizio di peak shaving, una delle misure di emergenza decise dal governo per garantire la sicurezza del sistema gas: in caso di necessità il gas precedentemente scaricato e stoccato nei serbatoi del terminale può essere messo in rete con breve preavviso evitando picchi dei prezzi.

Fonte

05/01/2015

Rigassificatore OLT: la truffa dello stoccaggio strategico

Dalla stampa apprendiamo che il primo gennaio il rigassificatore di Livorno ha ricevuto 100mila m3 di gas liquido che stoccherà nei propri serbatoi nell’ambito, ci dicono, del piano di emergenza che il ministero dello sviluppo economico (MISE) ha organizzato per far fronte ad eventuali crisi nell’approvvigionamento del gas.

Occorre chiarire di cosa effettivamente si tratta.

Il GNL è stato scaricato dalla M/C LNG Leo, da tempo affittata dalla E.On, uno dei proprietari del rigassificatore di Livorno.

Ufficialmente il gas è stato introdotto da una società olandese, la Gunvor International Bv, uno dei maggiori trader mondiali di prodotti energetici. La Gunvor è una società molto “chiaccherata” poiché fino al marzo 2014, cioè fino a che non sono scattate le sanzioni contro la Russia per la crisi ucraina, era di proprietà di un noto oligarca russo Ghennadij Timchenko. Dopo l’inizio della crisi, Timchenko, notoriamente molto vicino a Putin, ha velocemente ceduto la sua quota di proprietà.

Il fatto che il trasporto sia stato fatto dalla LNG Leo, che aveva effettuato anche gli scarichi di prova dell’autunno scorso, lascerebbe intendere che il gas sia comunque di proprietà della E.On e che la Gunvor sia un'intermediaria, utilizzata per motivi che francamente ci sfuggono.

Ma, a parte il problema non secondario su chi effettivamente può aver avuto interesse a lasciare immobilizzati per tre mesi – il piano di emergenza prevede che lo stoccaggio termini il 31 marzo – 100mila m3 di gas, la questione centrale è un’altra: serve veramente questo stoccaggio agli interessi strategici dell’Italia?

Attualmente in Italia si consumano una media di 191 milioni (mln) di gas ogni giorno, con punte superiori d’inverno e inferiori d’estate. Il record è stato toccato nel dicembre 2010 quando si arrivò ad un massimo di 458 mln di m3 di gas (venerdì 17 dicembre). Considerato il calo verticale dei consumi di gas – oggi si utilizza tanto gas quanto nel 1998 – e la conseguente sovrabbondanza di gas in arrivo, è evidente che una crisi potrebbe avvenire solo in caso di un picco dei consumi dovuto ad una ondata eccezionale di freddo. Per far fronte a questi picchi i siti di stoccaggio italiani sono attualmente pieni al 97% della loro potenzialità, cioè l’Italia ha oggi 16 miliardi di m3 di gas di riserva.

Allora è lecito domandarsi (anche perché i media si guardano bene dal farsi questi “scomodi” interrogativi), in caso di crisi quale sarà il contributo dei 100mila m3 stoccati nel rigassificatore OLT di Livorno?

Due conti ci aiutano a comprendere: 100mila m3 di gas liquido sono pari a 60 mln di m3 di gas (la conversione è di 1 a 600, da li il vantaggio della liquefazione del gas per trasportarlo “compatto” via nave). Questo vuol dire che in caso di crisi e di punta dei consumi, poniamo, considerato il calo dei consumi, con punte di 350mln di m3, il gas stoccato nel rigassificatore di Livorno garantirà al massimo 1/6 del gas consumato per 1 giorno in Italia. Praticamente nulla!

Per questo "grande" contributo lo Stato italiano ha considerato il rigassificatore di Livorno “strategico” in modo da poter versare ai padroni della OLT 45 mln di euro ogni anno e per 20 anni, grazie all’aumento sulle bollette.

Questa storia dello “stoccaggio strategico” è quindi solo una buffonata che serve allo Stato italiano per giustificare il sussidio garantito ad un progetto fallimentare: dall’inizio ufficiale delle sue attività commerciali, 19 dicembre 2013, il rigassificatore di Livorno non ha immesso in rete un m3 di gas e senza la sovvenzione statale la E.On – che, sia detto per inciso, vuole abbandonare l’Italia ma non riesce a vendere la sua quota nella OLT perché nessuno la vuole – ma soprattutto la IREN, la società molto cara al braccio destro di Renzi, Del Rio, vedrebbero crescere la voragine di debiti creata dalla OLT.

Ma tanto, nel silenzio generale, paga Pantalone!

Per Senza Soste, Jack La Cayenne

5 gennaio 2015


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22/11/2014

Rigassificatore OLT, i 5 Stelle svelano i numeri: 45 milioni all'anno per rimanere vuoto


Dopo interrogazioni parlamentari e articoli di denuncia, il Movimento 5 Stelle porta fino in fondo la sua denuncia contro gli aiuti di Stato al Rigassificatore Olt di Livorno e presenta un esposto all'Antitrust chiedendo di vigilare e impedire che vengano dati arbitrariamente sussidi pubblici che rischiano di arricchire alcuni operatori e danneggiare i consumatori.

La vicenda è nota: il Ministero dello Sviluppo Economico ha riconosciuto l'impianto livornese come "infrastruttura strategica e indispensabile per la sicurezza del sistema nazionale del gas", concedendogli il diritto a una garanzia sui ricavi, il cosiddetto "fattore di garanzia". Parliamo di sussidi pari a 25 milioni di euro per il 2014 e 25 milioni per il 2015 destinati in sostanza ad un impianto che sino ad oggi non ha mai funzionato.

Infatti, tutti sanno che il Rigassificatore al largo delle coste di Livorno - il cui scopo è riportare il gas liquido (Gnl) allo stato gassoso per poi immetterlo nella rete nazionale - è un terminale di proprietà dei Gruppi E.ON, IREN, OLT Energy Toscana e GOLAN LNG destinato ad un servizio di 'peak shaving', ovvero ad operare solo nel caso di una punta eccezionale di richiesta di gas da parte del sistema. E infatti dal dicembre 2013 al settembre 2014 il terminale non ha rilasciato alcuna capacità (dati pubblicati da OLT Offshore LNG Toscana Spa), cioè non è mai entrato in funzione.

Eppure nei mesi scorsi il governo decide di concedergli un fattore di garanzia che gli assicura la copertura di una quota di ricavo. L'Autorità per l'energia elettrica e il gas dispone che l'onere in questione sia posto in capo al conto di gestione alimentare della componente tariffaria addizionale della tariffa di trasporto CVFG. Tradotto: il 'regalo' al Rigassificatore che non ha mai funzionato porterà ad un aumento delle tariffe di luce e gas, che i consumatori si ritroveranno dritti dritti in bolletta.

Per questo abbiamo chiesto all'Authority di vigilare sulla correttezza dell'applicazione del riconoscimento del fattore di garanzia a OLT Offshore LNG Toscana S.p.a., per il periodo 2013-2014, tenuto conto che dai dati del funzionamento dell'impianto si mostra palesemente l'inattività per l'anno 2013 e parte del 2014 facendo così mancare i presupposti richiesti per essere individuato come "infrastruttura strategica" e quelli per accedere conseguentemente al riconoscimento del fattore di garanzia. 

Abbiamo chiesto di vigilare affinché l'onere, stimabile pari a circa 45 milioni di euro, non pesi impropriamente sui costi sostenuti da parte dei consumatori nella bolletta energetica del gas anche in coerenza di un più generale obiettivo di ridurre la tariffa elettrica; e di vigilare affinché il fattore di garanzia riconosciuto non venga impiegato come un aiuto di Stato che favorisce un'impresa o minaccia di falsare la concorrenza secondo quanto disposto dal Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea; e che non si verifichino arricchimenti anomali da parte di taluni operatori a scapito di altri e, soprattutto, a scapito dei consumatori finali.

20 novembre 2014

Fonte

26/09/2014

Trasferimento De Falco: l'ufficiale punta il dito su rigassificatore e Moby Prince

In un articolo del Corriere della Sera sul trasferimento punitivo dell'ufficiale De Falco, salito agli onori della cronaca per quel "Salga a bordo, cazzo!" rivolto a Schettino, vengono ipotizzati i motivi del suo allontanamento. E vengono rammentati anche il rigassificatore di Livorno e la vicenda Moby Prince.

Da oggi a Livorno ci sono molte persone che devono spiegare parecchie cose alla cittadinanza. Sul Corriere della Sera del 25 settembre è apparso un articolo sull'ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio De Falco, che si è levato qualche sassolino dalle scarpe dopo un trasferimento ad uffici amministrativi che sa di punizione. Proprio lui che la notte del naufragio della Concordia diresse le operazioni di soccorso dalla Capitaneria di Porto di Livorno e si rivolse con tono perentorio al comandante Schettino intimandogli di tornare a bordo.

In un passaggio dell'articolo in cui si elencano i motivi dei contrasti con l'ex comandante della Capitaneria di Porto, Ilarione dell'Anna, l'articolo tira fuori due faccende molto scomode per Livorno: il rigassificatore e la tragedia del Moby Prince. Ecco il passaggio.

Come quando, da comandante a Santa Margherita Ligure aveva proibito alle navi da crociera (quasi un tormento del destino) di ormeggiare nell’area protetta di Portofino contro tutto e contro tutti e si mise in contrasto con il comandante della Capitaneria di Genova, Marco Brusco, poi comandante generale del corpo durante la sciagura della Concordia. Qualcuno ricorda la convocazione al comando generale di Roma, quando De Falco pubblicamente s’espresse favorevolmente su una nuova inchiesta per chiarire la sciagura del Moby Prince. Altri rammentano la sua relazione negativa firmata a luglio sulla sicurezza a bordo del nuovo rigassificatore costruito a Livorno e la non convocazione alla seconda ispezione. «Lo fecero fuori anche quella volta», dice un commilitone con un sorriso amaro.

Non pensiamo ci sia da aggiungere altro se non che qualcuno debba dare delle spiegazioni. Anche perchè il comandante Ilarione Dell'Anna era già finito nel mirino del Comitato No Offshore che ne chiese le dimissioni dopo che si presentò in una conferenza stampa congiunta insieme a coloro che doveva controllare e autorizzare (Saipem e OLT).

Ora vediamo se questo articolo smuoverà oltre che un po' di coscienze, anche qualche autorità preposta.

Redazione 25 settembre 2014

21/09/2014

Vertenza Livorno: "Le bugie sul risparmio in bolletta grazie al rigassificatore"

Apprendiamo dalla stampa che il rigassificatore della OLT è stata considerato dal governo “struttura strategica” con il susseguente riconoscimento di un rimborso pari al 64% del mancato introito nel caso l’impianto rimanga inoperoso.

Il viceministro dell’Economia, De Vincenti, ha difeso la scelta di sussidiare l’impianto di Livorno con il contributo che quest’ultimo darebbe al servizio di peak shaving, cioè grazie al fatto che il rigassificatore di Livorno, assieme agli altri due operanti in Italia, ha messo a disposizione del governo una parte consistente dei suoi serbatoi (d’altra parte, come noto, completamente vuoti) al fine di stoccarvi gas da impiegare in caso di crisi energetica. Questo, secondo De Vincenti, farebbe risparmiare circa 160 mln di euro l’anno, il doppio di quanto lo Stato verserà nelle esauste casse della OLT.

Il risparmio sarebbe dovuto al fatto che la OLT non farebbe gravare sul sistema gli oneri della non interrompibilità delle forniture del gas (70 mln) e quelli del mantenimento in stand by delle centrali ad olio (90 mln).

Francamente abbiamo molte difficoltà a comprendere gli argomenti del viceministro De Vincenti.

Il decreto del MiSE sul servizio di peak shaving è del 13 ottobre 2013; la OLT ha pubblicato sul suo sito il bando di gara per l’assegnazione dei serbatoi del rigassificatore il 6 dicembre; il bando è andato deserto. Vorremmo che De Vincenti spiegasse che contributo avrebbe potuto dare la OLT, con i propri serbatoi vuoti, ad una eventuale crisi.

De Vincenti sostiene che il risparmio per l’erario sarà di 160 mln di euro l’anno dovuti alla mancata messa in opera dei contratti che prevedono la interrompibilità dell’erogazione di gas alle grandi imprese e il mantenimento in stand by (cioè nell’eventuale attesa di messa in produzione in caso di crisi) di centrali ad olio combustibile. Ma questi contratti sono stati disdetti e le centrali sono state chiuse? Non ci sembra.

E ancora: che senso ha parlare di 160 mln di risparmi paragonando una uscita certa (80 mln di euro l’anno per il sussidio alla OLT) con entrate quanto meno incerte, tutte da dimostrare e comunque legate ad eventi (crisi energetiche) straordinari e non prevedibili?

Il viceministro ci comunica che il sussidio statale alla OLT da ricaricare nelle bollette degli italiani sarà pari a 80 mln di euro l’anno. Cioè il viceministro sa già che la OLT non tratterà gas anche nei prossimi anni? In pratica De Vincenti, molto candidamente, ci fa sapere che un impianto dotato di una tecnologia teoricamente sofisticata e mai testata, trattandosi del primo e unico del suo genere al mondo, verrà utilizzato (ma solo in caso di crisi) come sito di stoccaggio! C’è da rimanere allibiti di fronte a certi ragionamenti: lo Stato aumenterà le bollette del gas per ripagare un investimento faraonico, 900 mln di euro, che si ridurrà ad un sito di stoccaggio: allucinante!

Terminiamo con alcune domande anche se sappiamo bene che rimarranno senza risposta:

1) l'autorizzazione all'esercizio del rigassificatore è valida se questo viene utilizzato nel modo previsto dal progetto. Se cambia sensibilmente il modo di utilizzo, è ancora valida l'autorizzazione, visto il sorgere di nuovi problemi di sicurezza?

2) normalmente il gas si conserva (in caverne) allo stato gassoso; conservarlo allo stato liquido in serbatoi artificiali costa in quanto bisogna mantenere il gas a temperature molto basse. Quindi risulta poco conveniente conservarlo a lungo allo stato liquido: quanto costerebbe?

3) la conservazione a lungo del gas liquido in un serbatoio galleggiante, in un mare soggetto anche a forti burrasche come quello di Livorno può comportare rischi: come e quando questi rischi sono stati considerati dal Ministero?

Comitato contro il rigassificatore di Livorno
Vertenza Livorno
19/09/2014


Fonte

16/09/2014

Il rigassificatore Olt riconosciuto strategico: al via finanziamenti pubblici e bollette più care

La Reuters svela una notizia che si attendeva da mesi

Ora è ufficiale. La Reuters ha svelato che acune fonti hanno confermato la presenza del dossier che regalerebbe al rigassificatore OLT (e quindi alle società che lo detengono) una valanga di soldi da prendere dalle nostre bollette.

Oggi che il terminale della OLT giace inoperoso di fronte alle nostre coste, il progetto si mostra per quello che è sempre stato, cioè inutile perché di gas in Italia ne arriva fin troppo soprattutto oggi con la crisi economica e la concorrenza delle rinnovabili. Oltre ad essere pericoloso per i rischi di incidente e dannoso per l’ambiente. Eppure per anni i livornesi sono stati bombardati da una propaganda tesa a dipingere il terminale come un grande beneficio per la città. Salvataggio del Cantiere Navale, metanizzazione della centrale ENEL, benefici occupazionali, riduzioni della bollette del gas, compensazioni per sistemare lo stadio, tutte promesse rivelatesi con il passare del tempo per quello che erano: bugie.

Ecco di seguito la breve nota dell'agenzia.

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Italia riconosce rigassificatore "strategico"
lunedì 15 settembre 2014 18:11

ROMA, 15 settembre (Reuters) - Il ministero dello Sviluppo economico ha riconosciuto al rigassificatore galleggiante Olt (Offshore Lng Toscana), controllato da E.On e Iren e situato al largo di Livorno, la qualifica di infrastruttura strategica che dà diritto al riconoscimento di una tariffa sicura anche in caso di mancato riempimento dei serbatoi.

Lo riferiscono due fonti a conoscenza del dossier.

"Il 3 settembre è stato firmato il decreto", ha detto la prima fonte.

La seconda fonte dell'autorità dell'Energia spiega che il meccanismo proposto "è una garanzia di pagamento della tariffa che può arrivare al 64% nel caso in cui il serbatoio rimanesse completamente vuoto".

In caso di riempimento al 50% la società si vedrebbe riconosciuti ricavi sicuri per il 14%, pari alla differenza tra il livello di riempimento (50%) e il tetto del 64% fissato dall'autorità, ha spiegato ancora la fonte.

L'autorità ha previsto per l'infrastruttura Olt un livello di garanzia lievemente inferiore a quello generalmente riconosciuto alle opere classificate come strategiche. Questo perché la società aveva inizialmente richiesto una deroga dall'obbligo di cessione a terzi della capacità per poi ritornare sui propri passi e chiedere la qualifica di infrastruttura strategica.

(Alberto Sisto)

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Da parte nostra non possiamo che mettere di seguito tutti i link che parlano di questo ennesimo balzello messo per sostenere un progetto che per almeno 10 anni è stato definito da una parte di città "inutile, dannoso e pericoloso".

Fonte

14/05/2014

Report smaschera il rigassificatore: inutile, costoso e pagato con le nostre bollette

Lunedì sera Report ha mandato in onda un buon servizio sul rigassificatore di Livorno (guarda i 9 minuti del video).

soldi cessoIl servizio è stato senz'altro buono e ha colto uno dei tanti aspetti scandalosi della vicenda rigassificatore OLT. Noi non abbiamo, tuttavia, la certezza piena che ha la Gabbanelli sulla necessità di rigassificatori per differenziare le fonti di approvigionamento. Intanto partiamo dal presupposto che siamo contrari a impianti offshore per il grande impatto ambientale che hanno. A Rovigo i danni sono già evidenti e clamorosi. Secondo, al di là dei miti, l'Italia è il paese europeo con meno dipendenza dalla Russia (eccetto la Francia nucleare) e che differenzia già con Algeria, Libia e con la partecipazione a South Stream, oltre che con il progetto Tap che porterà il gas kasako in Puglia.

Che ci sarebbe stata la bolla si sapeva da anni, quando in Italia Prodi e Fassino dicevano che l'Italia doveva diventare un hub europeo del gas mentre i Tg facevano terrorismo verso la cittadinanza dicendo che saremmo rimasti al freddo.

Adesso, in mezzo ad una bolla esplosa e ad un mercato che dice che in Italia di gas ne arriva anche troppo (non solo per colpa della crisi ma anche per scelte sbagliate), cercano di rilanciare i rigassificatori con la storia del gas americano ottenuto da fracking ed esportabile in Europa. Nessuno dice però che l'eventuale Gnl ottenuto con il fracking ha costi di trasporto dagli Usa altissimi e oltretutto il rigassificatore di Livorno non è attrezzato per le meganavi che dovrebbero abbattere un po' i costi.

Che il rigassificatore OLT fosse un impianto pericoloso, inutile e dannoso, il Comitato No Offshore di Livorno lo dice da 10 anni. A questo dobbiamo aggiungere l'incompetenza nella progettazione (3 anni ai cantieri di Dubai fermo per problemi di progettazione) e la frittata è fatta: 900 milioni da sborsare dalle nostre tasche. E la classe politica livornese dovrebbe nascondersi per altri 10 anni dopo aver preso in giro la cittadinanza con promesse di falsi posti di lavoro e di bollette tagliate...

Ridurre i consumi, maggiore efficienza ed energie rinnovabili. Con tutti questi soldi buttati via si farebbe un bel passo avanti.

Redazione - 13 maggio 2014

04/04/2014

Il rigassificatore lo paghiamo noi

Dopo l’arroganza, il falso ottimismo e le bugie di manager e politici rimane l’unico fatto: il flop del rigassificatore lo troveremo in bolletta. Secondo Repubblica OLT riceverà con le nostre bollette dai 110 ai 90 milioni all’anno per 20 anni fino a pagamento dell’investimento

Giornalista: Se io fossi un livornese le direi: Sindaco, ma a me che me ne viene?

Cosimi: La possibilità di avere un abbattimento sulla questione della tariffa del gas, possibilità di vedere implementata l'occupazione a Livorno intorno alle duecento unità, possibilità di essere un punto tecnologico anche per chi fa questi serbatoi e per chi li manutiene…


In queste poche parole, riprese da una intervista rilasciata dal sindaco a Controradio nel marzo 2007, c’è il sunto di come la sedicente classe dirigente cittadina ha affrontato il problema rigassificatore: un misto di ignoranza, di arroganza, di ottimismo da due soldi, e soprattutto di bugie. Ignoranza di chi scambia un terminale di rigassificazione con la possibilità di avere l’energia (come se il gas fosse arrivato a Livorno per il territorio e non per essere messo in rete e quindi essere venduto magari agli austriaci o agli sloveni);

Il problema, però, non è solo Cosimi perché la questione rigassificatore mostra il fallimento di un’intera classe dirigente, di destra come di sinistra, sindacati e Confindustria, manager e giornalisti, con pochissime eccezioni, tutti intenti a fare business, sul rigassificatore come su decine di altre questioni, facendolo pagare alla città.

Oggi che il terminale della OLT giace inoperoso di fronte alle nostre coste, il progetto si mostra per quello che è sempre stato, cioè inutile perché di gas in Italia ne arriva fin troppo soprattutto oggi con la crisi economica e la concorrenza delle rinnovabili. Oltre ad essere pericoloso per i rischi di incidente e dannoso per l’ambiente. Eppure per anni i livornesi sono stati bombardati da una propaganda tesa a dipingere il terminale come un grande beneficio per la città. Salvataggio del Cantiere Navale, metanizzazione della centrale ENEL, benefici occupazionali, riduzioni della bollette del gas, compensazioni per sistemare lo stadio, tutte promesse rivelatesi con il passare del tempo per quello che erano: bugie.

Prendiamo ad esempio lo “sconto” sulle bollette, l’abbattimento citato da Cosimi nell’intervista a Controradio. Tutto nasce il 18 maggio 2004 quando Il Tirreno titola trionfalmente “Con l’off shore il gas costerà meno”, lo afferma Silvano Cinuzzi, presidente di ASA-TRADE nonché componente del consiglio di amministrazione della OLT. Cinuzzi precisa che “non si tratta di un semplice annuncio ma di un preciso impegno verso i cittadini”. Il suo obiettivo dichiarato è di partire con uno sconto del 10% per le famiglie livornesi e per tutta l’area. In realtà si tratta di una clamorosa bugia che i Comitati sputtaneranno in un loro documento del dicembre dello stesso anno. Cinuzzi riprende infatti un documento presentato dalla OLT a corredo della sua richiesta di autorizzazione, in quei mesi al vaglio delle autorità governative. Nel documento, realizzato da Dionisia Cazzaniga Francesetti, professore dell’Università di Pisa, si legge che la riduzione del 10% del prezzo del gas è “stimata dalla OLT”; la professoressa si guarda bene però dal quantificare un sicuro ribasso sia per le bollette livornesi che per le altre. Quindi una “stima” della OLT fatta diventare da politicanti e manager da due soldi una “certezza”, amplificata con la connivenza dei media cittadini al fine di creare un clima favorevole alla realizzazione del rigassificatore.

Oggi sappiamo che le bollette del gas non solo non diminuiranno ma aumenteranno, a Livorno come altrove, perché approfittando di una decisione del 2006 (governo Prodi) la OLT incasserà il sussidio statale garantito ai gestori di rigassificatori che rimangano inutilizzati. Secondo quanto riferisce Repubblica del 6/9/2013, la OLT starebbe per riscuotere «dai 110 ai 90 milioni all’anno per 20 anni (a decrescere) fino a pagamento dei 900 milioni dell’investimento». E questo senza ricevere una goccia di gas!

Inutile dire che quei soldi lo Stato se li prenderà aumentando le nostre bollette del gas. Una vergogna nazionale, se si pensa che i sussidi non andranno solo alla OLT ma anche alle società che gestiscono il terminale di Panigaglia (La Spezia), fermo da un anno, e di Rovigo, che oggi lavora a circa il 50% del suo potenziale.

La parola rigassificatore ormai crea imbarazzo nei palazzi, l’unico che ha provato a dire qualcosa, o meglio dare la colpa ad altri, è stato colui che ci ha lasciato tre giorni senza acqua: Fabio del Nista, presidente di Asa spa che ha un piedino del progetto con 5,08% del 46,79% in mano ad Iren. Proprio quel partner privato di cui Del Nista si lamenta perché della nostra acqua se ne frega e non fa investimenti. Ma come, i privati non erano quelli che dovevano migliorare il servizio? Tornando al rigassificatore, Del Nista dà la colpa a coloro che hanno fatto ritardare il progetto facendolo partire in un periodo sfavorevole. Forse Del Nista, quello per cui quando rimanemmo senza acqua in realtà non era successo nulla e non era colpa di nessuno, non si ricorda che l’autorizzazione al terminale OLT fu data nel febbraio 2006, che la nave Golar Frost (cioè il rigassificatore) era ormeggiata in Sudafrica nel 2008 ed è entrata nei cantieri di Dubai il 21 giugno 2009 per subire i lavori di conversione dove è rimasta per 4 anni a fronte dei 6 mesi previsti a causa dei problemi finanziari sia dei cantieri di Dubai stessi che della Saipem che doveva gestire la costruzione e soprattutto a causa di errori di progettazione nella fase di conversione. Se Del Nista si riferiva alle colpe dei comitati e dei cittadini lo fa sapendo di mentire perché nonostante l’egregio lavoro di informazione e i tentativi di referendum e opposizione al progetto, purtroppo i cittadini hanno determinato veramente poco in questa scelta sconsiderata.

Aristide Colli

tratto da Senza Soste n.90 (febbraio-marzo 2014)


Fonte

27/03/2014

Il rigassificatore strategico? Da dicembre ha prodotto ZERO, e lo dice il Ministero

A commento delle affermazioni del viceministro allo sviluppo economico Claudio De Vincenti, riportate sulla stampa di oggi, riguardo il rigassificatore OLT di Livorno (il risparmio fatto fare da OLT all’Italia sarebbe “molto significativo” e quindi l’impianto risulta di “strategica” importanza per gli interessi del paese), riporto la tabella facilmente reperibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico a questo indirizzo:


Come si vede in gennaio il contributo del rigassificatore OLT alle importazioni di gas dell’Italia è stato pari a ZERO. Da fonti certe è dato sapere che il contributo del rigassificatore di Livorno alle importazioni di gas nel mese di febbraio è stato anch’esso pari a ZERO. Quindi da quando il rigassificatore di Livorno ha iniziato le attività commerciale, cioè dal 19 dicembre 2013, le importazioni di gas dal terminale di Livorno sono state pari a ZERO. Alla faccia del contributo strategico!

Parrebbe il caso che qualcuno avvertisse il viceministro De Vincenti di quello che pubblica il suo stesso ministero. Magari gli eviterebbe di dire inutili sciocchezze.

Inviato a Senza Soste da Aristide Colli

Livorno 25 03 2014

Fonte

26/01/2014

Rigassificatore inutilizzato! Il comitato No Offshore pone delle domande a OLT

Il 31 agosto con grande strombazzamento mediatico il terminale di rigassificazione è arrivato di fronte alle coste livornesi. Il 20 dicembre la OLT, proprietaria del terminale, ha annunciato con uno striminzito comunicato di cinque righe e mezzo l’avvio delle attività commerciali del terminale di rigassificazione. Poiché ci sembra doveroso che la popolazione livornese sia correttamente informata sulle prospettive di questo impianto chiediamo alla OLT:

Quanti contratti essa abbia concluso per l’arrivo di navi gasiere al terminale.

Quanti contratti essa abbia concluso con società disposte a utilizzare in “affitto” il terminale per farvi arrivare proprie navi gasiere.

Quanti contratti essa abbia concluso per la vendita del gas, che a quanto pare sarebbe stato stoccato presso il terminale in attesa di acquirenti.

Quanti lavoratori sono stati assunti direttamente dalla OLT, quanti dalla società Ecos, quanti dalla società Fratelli Neri.

Infine chiediamo alla OLT se è vero che l’amministratore delegato della IREN, comproprietaria della OLT, ha dichiarato ai propri azionisti che i ricavi del rigassificatore per il 2014 sono garantiti dallo Stato, cioè da un aggravio sulle bollette del gas.

Ci auguriamo che la OLT vorrà rispondere a queste poche e semplici domande perché se da una parte non possiamo che constatare con soddisfazione che il terminale giace inoperoso, evitando quindi la devastazione del mare e i rischi di incidente, dall’altra riteniamo scandaloso che i costi di questo dissennato progetto (circa 1 miliardo di euro) vengano fatti pagare ai contribuenti.

Comitato contro il rigassificatore

Livorno 23/01/2014

Nota redazionale

Anche La Repubblica abbandona il rigassificatore ed è costretta a dire la verità: Il rigassificatore è al palo scatta l'ipotesi porta a porta. 

Ora spunta l'ipotesi di un utilizzo del rigassificatore nell'ambito della riconversione a gas delle navi. Una prospettiva di lunghissimo periodo in cui addirittura ogni porto dovrebbe avere un centro di stoccaggio del gas liquido arrivato con le bettoline e un piccolo rigassificatore per poter rifornire le navi. La realtà è un'altra: il rigassificatore è un flop totale a nostre spese. E quando leggiamo queste ipotesi ci sembra di ascoltare in sottofondo il rumore delle unghie aggrappate agli specchi