E siamo a cinque: un'altra delle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale, il Kirghizistan, entra oggi a far parte dell'Unione Economica Eurasiatica, la comunità di stati ideata da Nursultan Nazarbajev e decisamente sostenuta e perseguita da Vladimir Putin con l'intento di creare un vasto blocco regionale che sottragga i territori dell'ex Urss all'influenza dell'Unione Europea e degli Stati Uniti e limiti l'isolamento di Mosca.
L'Unione, nata ufficialmente il primo gennaio del 2015 dopo pochi anni di gestazione, già comprende Russia, Kazakistan, Bielorussia e Armenia. Il 23 dicembre 2014 al Cremlino era stato firmato l'accordo che ha sancito l'ingresso odierno del Kirghizistan nell'Unione, mentre a inizio agosto è stata ratificata l'intesa che consente a Bishkek di essere, a pieno titolo, il quinto membro dell'Unione. "È stato appena firmato il trattato di adesione del Kirghizistan", aveva annunciato Putin davanti alla stampa. "Siamo convinti che l'adesione di Armenia e Kirghizistan nell'Unione economica eurasiatica corrisponde agli interessi fondamentali nazionali di questi paesi ", aveva detto il leader russo.
Dopo il colpo di stato filoccidentale andato in scena a Kiev nel 2014, l'imposizione delle sanzioni occidentali a Mosca, l'inizio della guerra contro le popolazioni del Donbass e l'aumento dell'accerchiamento militare della Federazione Russa da parte della Nato, il processo di formazione del blocco regionale ha visto una estrema accelerazione.
Produzione industriale, agricoltura, trasporti e successivamente energia rientreranno negli accordi di mercato comune, ma a scaglioni. L'intenzione è avere già dal 2017 un mercato comune dell'energia elettrica e successivamente quello del petrolio e di altri tipi di energia. Tuttavia le questioni monetarie, soprattutto alla luce di un rublo sempre più debole, iniziano a farsi complicate mettendo parzialmente in contraddizione gli interessi tra Mosca e Astana, mentre il bielorusso Aleksandr Lukashenko continua ad alzare la posta, mantenendo stretti rapporti anche con l'Ue.
Lo scopo dell'Unione resta comunque favorire una maggiore coesione economica tra gli stati, componenti dell'organizzazione, creando un'area dove la libera circolazione delle merci e dei capitali possa favorire la crescita di tutti i suoi membri.
Tuttavia il Kirghizistan ha mantenuto un elenco di prodotti per i quali, durante un periodo transitorio, sarà necessario applicare aliquote doganali di importazione in vigore precedentemente. La lista si compone di 163 articoli e comprende 25 gruppi di prodotto.
Politicamente il Kirghizistan resta una pedina strategica per il Cremlino. Non a caso lo stesso Putin ha interrotto la famosa e chiacchieratissima assenza di marzo (dopo l'omicidio di Boris Nemtsov) incontrando il 16 marzo il presidente kirghizo, Almazbek Atambayev, a San Pietroburgo: chiaro segnale che Atambayev rappresenta un alleato fidato. Soprattutto dopo il tentativo di rivoluzione colorata (quella “dei Tulipani”) che ha tentato di imporre a Bishkek, dal 2005 al 2010, un regime pro occidentale, e gli anni di violenze e incertezze, concluse proprio con il ritiro di Roza Otunbayeva, l'oppositrice che lasciò libero il passaggio all'attuale leader verso le urne nel 2011.
"Il fatto che noi firmiamo per l'adesione all'Unione euroasiatica il 23 dicembre - aveva detto al Cremlino l'attuale presidente kirghizo - è significativo. Ieri è stata la notte più lunga e io spero che per noi dopo di questo tornerà ad allungarsi il tempo per la luce".
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12/08/2015
23/04/2015
No del Kazakistan alla moneta unica con la Russia
Il Kazakistan non accetterà che vi sia una moneta unica all'interno dell'area di libero scambio con la Russia, la Bielorussia e l'Armenia, come invece vorrebbe il presidente russo Vladimir Putin. L'ha chiarito nei giorni scorsi il viceministro dell'Economia della repubblica ex sovietica, Timur Zhaksylykov.
Putin aveva proposto una moneta comune all'interno dell'Unione economia euroasiatica (EEU), l’alleanza che Mosca ha promosso come contraltare economico dell'Unione europea. "Noi non stiamo discutendo questioni di questo tipo" ha detto il viceministro kazako parlando coi giornalisti. "Vorrei dire - ha aggiunto - che il Kazakistan ha una posizione chiara e precisa nell'escludere la possibilità d'introdurre una moneta unica nella cornice dell'EEU". Putin aveva avanzato la sua proposta nel corso di un vertice con il presidente kazako Nursultan Nazarbayev e con quello bielorusso Alexander Lukashenko il mese scorso. "Noi pensiamo che sia giunto il tempo per discutere opportunità come una potenziale unione monetaria" aveva detto allora il leader del Cremlino.
Le dichiarazioni di Zhaksylykov giungono in un momento in cui esiste una certa tensione nei rapporti economici tra Mosca e Astana, anche se le due parti evitano di parlare apertamente di una guerra commerciale in atto. Da fine marzo il Kazakistan ha iniziato a limitare le vendite di diversi prodotti alimentari russi, adducendo presunti pericoli per la salute dei consumatori. Citando le stesse ragioni, la Russia ha risposto questo mese vietando i prodotti caseari kazaki, la frutta e vegetali. I produttori kazaki sono entrati in sofferenza a causa della caduta del rublo che ha avuto come effetto collaterale una notevole competitività rispetto ai concorrenti kazaki.
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Putin aveva proposto una moneta comune all'interno dell'Unione economia euroasiatica (EEU), l’alleanza che Mosca ha promosso come contraltare economico dell'Unione europea. "Noi non stiamo discutendo questioni di questo tipo" ha detto il viceministro kazako parlando coi giornalisti. "Vorrei dire - ha aggiunto - che il Kazakistan ha una posizione chiara e precisa nell'escludere la possibilità d'introdurre una moneta unica nella cornice dell'EEU". Putin aveva avanzato la sua proposta nel corso di un vertice con il presidente kazako Nursultan Nazarbayev e con quello bielorusso Alexander Lukashenko il mese scorso. "Noi pensiamo che sia giunto il tempo per discutere opportunità come una potenziale unione monetaria" aveva detto allora il leader del Cremlino.
Le dichiarazioni di Zhaksylykov giungono in un momento in cui esiste una certa tensione nei rapporti economici tra Mosca e Astana, anche se le due parti evitano di parlare apertamente di una guerra commerciale in atto. Da fine marzo il Kazakistan ha iniziato a limitare le vendite di diversi prodotti alimentari russi, adducendo presunti pericoli per la salute dei consumatori. Citando le stesse ragioni, la Russia ha risposto questo mese vietando i prodotti caseari kazaki, la frutta e vegetali. I produttori kazaki sono entrati in sofferenza a causa della caduta del rublo che ha avuto come effetto collaterale una notevole competitività rispetto ai concorrenti kazaki.
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11/12/2014
Unione Euroasiatica, avvicinamento tra Russia e Uzbekistan
Il presidente russo Vladimir Putin ha concesso all'Uzbekistan la cancellazione di gran parte del suo debito verso Mosca, nel tentativo di convincere le autorità della repubblica ex sovietica ad avvicinarsi all'Unione economica eurasiatica.
Uzbekistan e Russia hanno comunque già deciso di aprire una consultazione sulla creazione di una zona di libero scambio tra Tashkent e l'unione guidata da Mosca.
"Abbiamo convenuto che avvieremo una consultazione per la possibile firma di un accordo tra Uzbekistan e Unione economica eurasiatica su una zona di libero scambio" ha detto Putin ai giornalisti dopo un incontro con il presidente uzbeko Islam Karimov. "L'accordo per regolare le reciproche richieste finanziarie contribuirà ad ampliare i nostri legami economici" ha aggiunto il capo dello stato russo, riferendosi all'intesa per cancellare gran parte del debito di Tashkent, che secondo le agenzie russe riguarda una cifra di 865 milioni di dollari su un totale di impegni uzbeki verso Mosca di 890 milioni.
Tashkent è sempre stata relativamente critica nei confronti dell'Unione eurasiatica, perché la popolosa repubblica centroasiatica teme di perdere autonomia politica. Karimov oggi ha suggerito che Mosca dovrebbe sostenere l'attuale Comunità degli stati indipendenti, composta dai Paesi dell'ex blocco sovietico, piuttosto che promuovere nuove alleanze. Ma, ha aggiunto, l'Uzbekistan "è sempre stato aperto alla Russia" e spera di "rafforzare lo sviluppo delle relazioni uzbeko-russe".
Russia e Uzbekistan hanno discusso anche questioni di sicurezza regionale e Karimov ha espresso preoccupazioni per il ritiro delle truppe occidentali dal vicino Afghanistan. Non perché a Tashkent ci siano particolari simpatie per la Nato, quando per la possibilità che il ritiro delle truppe straniere permetta una nuova offensiva islamista in tutta la regione. "Ciò che causa massima preoccupazione è l'espansione dell'estremismo militante" ha detto Karimov. "Qualunque vuoto della sicurezza in Afghanistan verrebbe riempito rapidamente da vari gruppi terroristici... Ci sono già segnali di elementi dell'Isis in ingresso in Afghanistan" ha aggiunto il presidente uzbeko.
Creata da Russia, Bielorussia e Kazakistan, l'alleanza economica sarà operativa dal prossimo 1 gennaio 2015, sulla base dell'unione doganale già in vigore tra i tre paesi ex sovietici. Nell'Unione è entrata di recente anche l'Armenia, che ha voltato le spalle alla Ue, con la quale stava negoziando un accordo di Associazione ritenuto svantaggioso e pericoloso per l’economia del piccolo paese.
Intanto sembrano essersi relativamente normalizzate le repubbliche caucasiche della Federazione Russa. In particolare il Daghestan, a lungo epicentro degli attacchi islamisti non solo contro Mosca, che negli ultimi tempi si sta candidando a diventare un territorio leader nella produzione di petrolio e gas. Almeno questi sono i piani esposti dall'amministratore delegato della Compagnia petrolifera e del gas daghestana Lev Yusufov, annunciando a Mosca che questo ambizioso obiettivo sarà realizzato attraverso l'accesso ai giacimenti offshore nel Mar Caspio.
Le enormi riserve scoperte potrebbero valere sino a 200 miliardi di dollari, cosa nota sin dall'epoca sovietica, ma finora il Cremlino aveva sempre rimandato lo sfruttamento su larga scala soprattutto a causa dell'instabilità della zona, dovuta alle tensioni generate da alcune minoranze islamiste fomentate dai network jihadisti e da alcuni centri occidentali di destabilizzazione.
Ma in epoca di rinnovato scontro tra blocchi e di sanzioni e controsanzioni l'oro nero del Daghestan potrebbe diventare fondamentale per Mosca che potrebbe utilizzare una parte dei proventi per placare le spinte secessioniste e islamiste radicali di una parte della popolazione del territorio non certo economicamente sviluppato.
La nuova società punta a tassi di produzione di 6-7 milioni di tonnellate di petrolio all'anno, 5-7 miliardi di metri cubi all'anno di gas e 0,5 milioni di tonnellate all'anno di gas condensato. La "State Oil Company" della Repubblica del Daghestan è stata creata nel giugno 2014 dal governo della Repubblica federata alla Russia e il 100% delle azioni sono di proprietà dello Stato.
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12/10/2014
L'Armenia entra nell'Unione Eurasiatica
Botta e risposta tra Mosca e il fronte occidentale. Se pochi giorni fa il Kazakistan ha siglato un patto di collaborazione rafforzata con l'Unione Europea, ieri l'Armenia ha firmato a Minsk l'accordo di adesione all'Unione Economica Euroasiatica. Si tratta del quarto Paese ad entrare dopo Bielorussia, Kazakistan e Russia.
L'Unione è state creata a maggio alla presenza dei presidenti russo, bielorusso e kazako ad Astana, e ricrea uno spazio economico su parte del territorio ex sovietico di vitale importanza per la Russia accerchiata militarmente e colpita da ingenti sanzioni economiche, commerciali e diplomatiche.
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01/07/2014
Gas, sanzioni e Unione Euroasiatica, Russia in difficoltà
Non ci sono in queste ore "elementi concreti" che inducono all'ottimismo su una rapida soluzione negoziale della crisi in Ucraina: e pur auspicando "segnali positivi" a breve, a fronte di "progressi lenti" e qualora la situazione non dovesse mutare, l'Unione europea "è pronta a prendere in considerazione ulteriori sanzioni nei confronti della Russia". E' abbastanza esplicito il risultato della riunione avvenuta ieri alla Farnesina tra i ministri degli Esteri di Italia, Lettonia e Lussemburgo, Federica Mogherini, Edgars Rinkevics e Jean Asselborn, che gestiranno la presidenza di turno dell'Ue nei prossimi 18 mesi.
In realtà la Mogherini ha voluto segnalare qualche elemento di ottimismo sulla possibilità che la Russia faccia qualche “passo indietro” nella crisi aperta in Ucraina dal golpe filoccidentale. "Se anche passassimo a un'ulteriore fase del livello sanzionatorio, non si tratterebbe della soluzione del conflitto, che va cercata al tavolo negoziale", ha insistito il ministro di Renzi alla vigilia dell'inizio del semestre di presidenza italiana dell'Ue.
E’ stato invece più esplicito il suo collega lussemburghese, secondo il quale l'obiettivo dell'Ue, almeno quello iniziale, deve essere "aiutare il presidente ucraino Petro Poroshenko a far sì che il suo piano di pace abbia successo, incoraggiando anche la Russia a impedire qualsiasi tipo di penetrazione di armi e combattenti dal confine". Alla luce del fatto che Poroshenko ieri sera ha posto fine ad un cessate il fuoco rispettato solo in parte, l'ipotesi di nuove sanzioni contro Mosca resta sul tavolo. "Il Consiglio Ue ha chiesto alla Russia di agire per porre in sicurezza la frontiera. Certamente ci sono progressi lenti, ma l'Ue è pronta a prendere in considerazione ulteriori sanzioni nei confronti della Russia. Se non vedremo alcun progresso, e la situazione attuale si protrarrà nel tempo malgrado il piano di Poroshenko, certamente ci troveremo costretti a considerare l'ipotesi di ulteriori sanzioni e pressioni economiche su entrambi i paesi", ha spiegato da parte sua il ministro lettone.
La Russia quindi per sperare di ridurre l’isolamento che la comprime ‘deve fare la brava’, è il messaggio dell’Unione Europea e a maggior ragione dell’amministrazione Obama. Nel tentativo di evitare il terzo pacchetto di sanzioni Vladimir Putin oggi incontrerà gli ambasciatori e i rappresentanti permanenti della Federazione Russa, designando un piano d'azione comune in politica estera, visti i timori che nuove misure dell’Ovest - dopo l'Accordo di associazione di Ucraina, Georgia e Moldova con l'Ue - possano colpire ulteriormente e più seriamente l'economia russa. E in questo clima anche Washington preme sull’acceleratore dell’isolamento. Basta guardare al fatto che John F. Tefft, noto per le sue posizioni contro Mosca, sarà con tutta probabilità il prossimo ambasciatore Usa in Russia, per capire verso quale strategia sono orientati gli Stati Uniti.
Qualche guaio in più rispetto al previsto potrebbe venire dal fronte dei rapporti commerciali con i paesi che non aderiscono al boicottaggio occidentale. Crescono in questi giorni i dubbi che lo storico accordo per la fornitura di gas firmato da Russia e Cina entri nel vivo nei tempi previsti e, anzi, le cose potrebbero andare per le lunghe, creando problemi alla crescita della Cina, sempre più assetata d'energia, ed anche alla Russia, assetata di esportazioni. A rinfocolare i dubbi è stato ieri il quotidiano South China Morning Post secondo il quale gli analisti della Macquarie Securities sostengono che il flusso di gas russo in Cina non comincerà ad essere operativo prima del 2019 e ci metterà almeno cinque anni per raggiungere il pieno regime. Una stima in linea con quanto prospettato dall'Oxford Institute for Energy Studies. "I progetti russi sfondano di solito il budget e hanno ritardi", si legge nel rapporto di Macquarie, che cita la società di consulenza industriale Wood Mackenzie. "Viste le probabili difficoltà dello sviluppo upstream e il fatto che il gas andrà verso mercati del gas nascenti nelle città, Wood Mackenzie s'attende una fornitura di 5 miliardi di metri cubi attraverso il gasdotto 'Power of Russia' nel 2020 e poi una graduale crescita fino al volume contrattuale di 38 miliardi di metri cubi nel 2025: sette anni dopo rispetto a quando previsto dalle notizie dei media". Nel frattempo Mosca potrebbe perdere parecchi miliardi di mancate esportazioni ad ovest e Pechino dovrebbe mantenere gli accordi per le importazioni di greggio e gas con le petromonarchie favorendo indirettamente alcuni dei più acerrimi nemici della Russia. E nel frattempo Washington potrebbe fornire risorse energetiche ad un’Europa sempre più in rotta di collisione con Mosca accelerando così l’isolamento internazionale della Russia.
Anche sul fronte dell’Unione Euroasiatica si profilano alcuni problemi. Teoricamente l'Armenia dovrebbe entrare a giorni nell'Unione doganale, l’alleanza commerciale che per ora include Russia, Bielorussia e Kazakistan e che dal gennaio 2015 diventerà Unione economica eurasiatica. Ma l’ultimo colloquio tra il presidente russo Vladimir Putin e il collega armeno Serzh Sarkisian non ha chiarito né la data né l'effettiva fattibilità dell'adesione di Erevan al patto proposto dal Cremlino per fronteggiare la rapida avanzata di Bruxelles verso est.
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In realtà la Mogherini ha voluto segnalare qualche elemento di ottimismo sulla possibilità che la Russia faccia qualche “passo indietro” nella crisi aperta in Ucraina dal golpe filoccidentale. "Se anche passassimo a un'ulteriore fase del livello sanzionatorio, non si tratterebbe della soluzione del conflitto, che va cercata al tavolo negoziale", ha insistito il ministro di Renzi alla vigilia dell'inizio del semestre di presidenza italiana dell'Ue.
E’ stato invece più esplicito il suo collega lussemburghese, secondo il quale l'obiettivo dell'Ue, almeno quello iniziale, deve essere "aiutare il presidente ucraino Petro Poroshenko a far sì che il suo piano di pace abbia successo, incoraggiando anche la Russia a impedire qualsiasi tipo di penetrazione di armi e combattenti dal confine". Alla luce del fatto che Poroshenko ieri sera ha posto fine ad un cessate il fuoco rispettato solo in parte, l'ipotesi di nuove sanzioni contro Mosca resta sul tavolo. "Il Consiglio Ue ha chiesto alla Russia di agire per porre in sicurezza la frontiera. Certamente ci sono progressi lenti, ma l'Ue è pronta a prendere in considerazione ulteriori sanzioni nei confronti della Russia. Se non vedremo alcun progresso, e la situazione attuale si protrarrà nel tempo malgrado il piano di Poroshenko, certamente ci troveremo costretti a considerare l'ipotesi di ulteriori sanzioni e pressioni economiche su entrambi i paesi", ha spiegato da parte sua il ministro lettone.
La Russia quindi per sperare di ridurre l’isolamento che la comprime ‘deve fare la brava’, è il messaggio dell’Unione Europea e a maggior ragione dell’amministrazione Obama. Nel tentativo di evitare il terzo pacchetto di sanzioni Vladimir Putin oggi incontrerà gli ambasciatori e i rappresentanti permanenti della Federazione Russa, designando un piano d'azione comune in politica estera, visti i timori che nuove misure dell’Ovest - dopo l'Accordo di associazione di Ucraina, Georgia e Moldova con l'Ue - possano colpire ulteriormente e più seriamente l'economia russa. E in questo clima anche Washington preme sull’acceleratore dell’isolamento. Basta guardare al fatto che John F. Tefft, noto per le sue posizioni contro Mosca, sarà con tutta probabilità il prossimo ambasciatore Usa in Russia, per capire verso quale strategia sono orientati gli Stati Uniti.
Qualche guaio in più rispetto al previsto potrebbe venire dal fronte dei rapporti commerciali con i paesi che non aderiscono al boicottaggio occidentale. Crescono in questi giorni i dubbi che lo storico accordo per la fornitura di gas firmato da Russia e Cina entri nel vivo nei tempi previsti e, anzi, le cose potrebbero andare per le lunghe, creando problemi alla crescita della Cina, sempre più assetata d'energia, ed anche alla Russia, assetata di esportazioni. A rinfocolare i dubbi è stato ieri il quotidiano South China Morning Post secondo il quale gli analisti della Macquarie Securities sostengono che il flusso di gas russo in Cina non comincerà ad essere operativo prima del 2019 e ci metterà almeno cinque anni per raggiungere il pieno regime. Una stima in linea con quanto prospettato dall'Oxford Institute for Energy Studies. "I progetti russi sfondano di solito il budget e hanno ritardi", si legge nel rapporto di Macquarie, che cita la società di consulenza industriale Wood Mackenzie. "Viste le probabili difficoltà dello sviluppo upstream e il fatto che il gas andrà verso mercati del gas nascenti nelle città, Wood Mackenzie s'attende una fornitura di 5 miliardi di metri cubi attraverso il gasdotto 'Power of Russia' nel 2020 e poi una graduale crescita fino al volume contrattuale di 38 miliardi di metri cubi nel 2025: sette anni dopo rispetto a quando previsto dalle notizie dei media". Nel frattempo Mosca potrebbe perdere parecchi miliardi di mancate esportazioni ad ovest e Pechino dovrebbe mantenere gli accordi per le importazioni di greggio e gas con le petromonarchie favorendo indirettamente alcuni dei più acerrimi nemici della Russia. E nel frattempo Washington potrebbe fornire risorse energetiche ad un’Europa sempre più in rotta di collisione con Mosca accelerando così l’isolamento internazionale della Russia.
Anche sul fronte dell’Unione Euroasiatica si profilano alcuni problemi. Teoricamente l'Armenia dovrebbe entrare a giorni nell'Unione doganale, l’alleanza commerciale che per ora include Russia, Bielorussia e Kazakistan e che dal gennaio 2015 diventerà Unione economica eurasiatica. Ma l’ultimo colloquio tra il presidente russo Vladimir Putin e il collega armeno Serzh Sarkisian non ha chiarito né la data né l'effettiva fattibilità dell'adesione di Erevan al patto proposto dal Cremlino per fronteggiare la rapida avanzata di Bruxelles verso est.
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03/06/2014
Unione euroasiatica concorrente orientale dell’Unione Euro-Nato
In Ucraina è guerra aperta con spunti di tale ferocia da far temere che non si potrà più tentare una futura convivenza. Un’Ucraina associata dagli Stati Uniti all’Ovest, sul fonte Nato, contro il suo Est separato nei fatti. Contro la traballante Unione Europea, l’Unione euroasiatica di Mosca.
Nel silenzio dell’Europa, il presidente Usa Obama incontrerà domani 3 giugno a Varsavia il neo presidente ucraino Poroshenko prima del suo formale insediamento il 7 a Kiev. Subito dopo la benedizione statunitense, il presidente ucraino potrebbe firmare l’accordo di associazione con l’Unione Europea che aveva scatenato le prime proteste a Kiev.
Si torna da capo: mossa decisa da tempo. Scontata e decisamente ‘sostanziosa’ la contromossa.
Putin il 29 maggio ha firmato con Bielorussia e Kazakistan l’accordo per l’Unione Euroasiatica.
Attiva dal gennaio 2015, l’Unione avrà nel giugno successivo l’adesione anche dell’Armenia.
Sarà il nuovo spazio economico con libera circolazione di prodotti, servizi, capitali e lavoratori in un mercato di 170 milioni di persone con un PIL di oltre 2000 miliardi di euro, il 20% delle riserve mondiali di gas e il 15% di quelle petrolifere.
Un successo per almeno tre motivi.
Il Trattato è il passo successivo dell’Unione Doganale creata nel 2010 dagli stessi Paesi e un punto fermo in quella strategia di mercato comune orientale a guida russa elaborata sin dal 1991 da Eltsin alla formazione della Comunità degli Stati Indipendenti.
Individuati già allora quattro “insiemi economici”: Unione Doganale, Spazio Economico Unico, Comunità Economica Euroasiatica e Zona di Libero Scambio.
La prospettiva verso l’Unione Economica Euroasiatica - copia alternativa dell’Unione Europea - incentrata sull’asse Russia, Bielorussia e Kazakhistan che prevede allargamenti a geometria variabile.
Oltre al Trattato di Sicurezza Collettiva, struttura militare di cui oggi fanno parte Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tajikistan, dopo la fuoriuscita di Azerbaijan, Georgia e Uzbekistan.
Secondo punto a favore di Putin nell’iniziativa dell’Unione Euroasiatica.
Il leader russo è riuscito a superare l’isolamento evidenziato il 27 marzo nel voto all’ONU sulla Risoluzione che condannava l’annessione della Crimea con 100 voti a favore, 58 astenuti fra cui Cina e Kazakistan, e solo 9 contro, mentre Kirghizistan e Tagikistan non hanno neppure partecipato al voto.
Oggi, sommando il Trattato Euroasiatico al recente accordo con la Cina sulle risorse energetiche, la Russia ha depotenziato le sanzioni subite da USA ed EU, ha segnato la fine della leadership mondiale unilaterale a guida USA e ha dimostrato di non esitare a risolvere conflitti anche con l’uso delle armi.
Segnali giunti già nell’agosto 2008, quando la Georgia bombardò Tskhinvali in Ossezia del Sud e la caserma dei militari russi che vi si trovavano. Mosca prese allora il controllo di tutto l’Ovest della Georgia e riconobbe le regioni secessioniste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud.
Allo stesso modo, dopo che nel 2008 USA ed EU avevano proposto anche all’Ucraina di entrare nella NATO e alla fine del 2013 negoziato con Kiev un accordo di associazione con l’EU, Mosca non ha esitato a inviare truppe ai confini orientali dell’Ucraina fino ad annettere la Crimea.
Quest’ultima mossa - la Crimea - può invece produrre ricadute negative.
In Estonia e Lettonia, i russi sono il 25% della popolazione e l’annessione della Crimea può suonare come un campanello d’allarme, come nello stesso Kazakhistan, la cui parte settentrionale è russofona.
Ancora più difficile diventa la posizione della Moldavia, da oltre 20 anni in lotta con la regione della Trasnistria.
Con solo 500 mila abitanti la regione ha oltre 200 mila russi e di fatto si comporta come una Repubblica indipendente pur facendo parte de iure della Moldavia.
Sostenuta economicamente dalla Russia, intenderebbe essere riconosciuta come Stato indipendente e sollecitare l’annessione alla Russia stessa.
In merito, mentre il Presidente del Parlamento Mikhail Burla avrebbe attivato una procedura in tal senso, il 23 maggio nella capitale moldava, Chisinau, il Presidente EU José Manuel Barroso e il Premier moldavo Iuria Ceauko si sono incontrati per discutere sull’associazione della Moldavia all’EU, cui ha promesso 160 milioni di euro per il 2014.
L’accordo eventuale verrebbe discusso il 27 giugno e riguarda il settore energetico.
Potrebbe portare a un’altra crisi, con esiti imprevedibili.
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