“Non
ci sarà nessuna cosa chiamata ‘Fratelli Musulmani’ durante il mio
incarico” ha detto Sisi intervistato dai canali egiziani CBC e ONTV.
Le sue dichiarazioni, sebbene prevedibili, sono la più chiara
dimostrazione che una possibile riconciliazione politica con il
movimento islamista sarà impossibile e che, quindi, la dura repressione
dei suoi leader e sostenitori continuerà.
Da
quando è stato rimosso il Presidente islamista Morsi con il colpo di stato
militare dello scorso luglio, la Fratellanza ha subito un durissimo giro
di vite. Il movimento è stato dichiarato “organizzazione terroristica” a
Natale ed è accusata dal governo di essere responsabile degli attacchi terroristici che colpiscono il Paese.
Sisi ha provato poi a smarcarsi dall’esercito. L’ex maresciallo ha detto che, anche se eletto, i militari “non avranno un ruolo di governo in Egitto” aggiungendo di “non essere un loro candidato”.
Un esercito che nella storia dell’Egitto è sempre stato alla guida del
Paese. Ad eccezione dell’anno di presidenza di Morsi, infatti, tutti i
precedenti Presidenti egiziani facevano parte dell’esercito. Tra questi
anche il “faraone” Mubarak rimosso dopo una rivolta popolare durata 18
giorni agli inizi del 2011.
Le
elezioni Presidenziali egiziane, programmate per il 26 e 27 maggio,
avranno luogo in un Paese lacerato da profonde divisioni sociali. Almeno
16.000 persone sono state imprigionate e 2.500 sono le vittime da
quando è stato deposto Morsi con il colpo di stato militare dello scorso luglio.
Ma se a pagare un prezzo altissimo sono stati i Fratelli Musulmani, non
meno grave è stata la repressione che hanno subito (e subiscono) la
sinistra e, più in generale, qualunque forma di dissenso. Lo
scorso mese una tribunale egiziano ha messo fuori legge il movimento 6
aprile tra i principali protagonisti delle proteste anti-Mubarak.
Nel
corso delle interviste l’ex Maresciallo ha voluto anche respingere le
accuse dell’opposizione secondo cui la sua ascesa al potere era
programmata da tempo. “Non ero interessato al potere” – ha detto –
aggiungendo che ha scelto di candidarsi alla Presidenza solo alla fine
di febbraio dopo aver ricevuto il sostegno del Consiglio Supremo
Egiziano per le forze armate. Sisi ha affermato che la sua scelta di
candidarsi deriva da un dovere patriottico perché era necessario salvare
la nazione “dove il tasso di disoccupazione è vergognoso”.
Un
recente sondaggio del centro Baseera sostiene che il 72% di coloro che
si recheranno alle urne sosterrà Sisi. Mentre solo il 2% voterà il
nasseriano Sabahi, il suo unico sfidante. Molti egiziani vedono nell’ex
Maresciallo l’unico leader che può riportare la sicurezza nelle strade e
migliorare la disastrata economia egiziana.
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