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09/09/2014

Libano, quando il nemico è il siriano

Il rapimento e l’uccisione di soldati libanesi da parte di jihadisti provenienti dalla Siria hanno esacerbato le tensioni in Libano. I familiari di alcuni dei soldati e poliziotti rapiti lo scorso mese nella cittadina di Ersal negli scontri contro l’Isil (Stato islamico di Iraq e del Levante) hanno bloccato ieri le strade per protesta e hanno rapito alcuni siriani “per rappresaglia”. Ad aumentare la rabbia e la preoccupazione delle famiglie dei 23 soldati e poliziotti scomparsi è stata la recente decapitazione del Sergente Abbas Medlej, il secondo militare ad essere stato assassinato dall’Isil in meno di due settimane.

Una fonte della sicurezza libanese ha detto che ieri i siriani Hussein al-Fliti e Abdullah al-Breidi di Ersal, città a confine con la Siria e i cui residenti sostengono per lo più l’opposizione siriana, sono stati rapiti dalla famiglia del soldato Ali al-Masri. I rapitori, Mohammad e Hussein al-Masri, sarebbero stati arrestati, ma poi in seguito rilasciati.

“I familiari del soldato chiedono agli abitanti di Ersal di fare pressione sui rapitori jihadisti affinché venga rilasciato il proprio caro e ripetono che non rilasceranno nessuno finché i soldati (rapiti) non saranno liberi” ha dichiarato una fonte vicina ai al-Masri.

Secondo le autorità libanesi altri rapimenti per rappresaglia sarebbero avvenuti ieri in varie parti della valle della Bekaa. Fonti di sicurezza locali sostengono che le famiglie dei soldati catturati dall’Isil non hanno alcun legame con le sparizione dei cittadini siriani. “Alcune bande stanno approfittando del clima settario, delle tensioni del Paese e del caos che regna nella valle della Bekaa per compiere sequestri di persona a scopo di estorsione” ha detto una fonte al quotidiano locale “The Daily Star”.

Gli eventi drammatici degli ultimi giorni hanno ancora di più infiammato una situazione già tesissima. Nel piccolo stato libanese sono presenti più di 1.1 milione di rifugiati siriani. La loro massiccia presenza ha alimentato le tensioni con la popolazione locale che vede nel “siriano” una minaccia e un pericolo oltre ad un grosso peso economico che grava sul bilancio statale.

Il rapimento dei soldati libanesi negli scontri di agosto ad Ersal (i più duri da quando è iniziata la guerra in Siria nel 2011) ha reso ancora più insostenibile la convivenza tra le due comunità. In diverse parti del paese le tende dei campi informali sono state date alle fiamme e molti siriani sono scappati impauriti nella valle della Bekaa temendo (non a torto) ritorsioni nei loro confronti. La notizia di sabato della decapitazione del soldato ha spinto molti libanesi a bloccare le strade e a bruciare i pneumatici per protesta. Secondo l’agenzia di stampa nazionale ad alcuni rifugiati è stato chiesto di evacuare le loro tende. Nel sud del Paese vicino a Tiro ai siriani ospitati in 100 tende sono state “concesse” 48 per lasciare la zona. “Non vogliamo avere cellule terroristiche nei campi” ha detto all’AFP il sindaco di Burj al-Shimali, Ali Deeb.

Episodi di vero e proprio fascismo si segnalano anche a Beirut. Sempre all’AFP un testimone oculare che ha preferito restare anonimo ha detto che un gruppo di cinque libanesi ha circondato e picchiato un giovane quando ha scoperto la sua provenienza siriana.

Di fronte al crescente razzismo, le autorità libanesi provano a smorzare i toni invitando alla calma. “I rifugiati siriani sono la nostra famiglia, hanno chiesto il nostro aiuto e noi li abbiamo assistiti” ha detto in un discorso televisivo il premier Tammam Salam. Il primo ministro ha espresso “sentimenti di tristezza e dolore” per la morte dei soldati. Tuttavia ha aggiunto che “quello che sta accadendo nelle strade danneggia la memoria dei martiri spingendo il Paese in un baratro pericoloso”.

Una situazione denunciata anche dalla ricercatrice di Human Rights Watch, Lama Fakih. “Siamo assistendo – dice Fakih – a misure di ritorsione contro i siriani compiute da individui e dalle municipalità. E questo sta accadendo ovunque nel Paese”.
 
Il Paese dei Cedri, intanto, ha incassato ieri la solidarietà della Lega araba “per la sua battaglia contro il terrorismo”. Nel vertice dei ministri degli Esteri arabi si è sottolineata la necessità di sostenere le forze armate libanesi nella loro lotta contro “il terrorismo e le organizzazioni jihadiste come l’Isis e il qaedista Fronte al-Nusra”. Il consiglio della Lega ha applaudito il miliardo di dollari donato da Riyad per comprare armi per l’esercito libanese “perché esso è la base per la sicurezza, stabilità e la sovranità su tutto il suo territorio”.

Fonte

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